Pronto Soccorso del Bufalini, dal 7 marzo 2020 unico punto di accesso tramite la camera calda
Unica modalità di accesso al Pronto Soccorso dell’ospedale Bufalini di Cesena sarà tramite il portellone della camera calda, sia per il paziente trasportato in ambulanza o in automobile, sia per il paziente che vi accede a piedi.
La misura, adottata nell’ambito delle disposizioni per la gestione dell’emergenza sanitaria Coronavirus, ha lo scopo di favorire il lavoro del personale di Pronto Soccorso addetto alle funzioni di pre-triage e triage.
Si sottolinea che il punto di accesso unico è riservato ai soli pazienti di Pronto Soccorso, e non può essere utilizzato come entrata in Ospedale alternativa agli altri punti di accesso (ingresso principale e ingresso lato monte)
Enpam al governo: garantire retribuzione a tutti i medici in quarantena
L’Enpam ha chiesto al governo di mantenere la retribuzione anche ai medici e agli odontoiatri convenzionati messi in quarantena, come già deciso per i dipendenti pubblici. L’articolo 19 del decreto legge 9/2020 non fa distinzione fra coloro che sono messi in quarantena, al fine di garantire la salute pubblica, poiché entrati in contatto con soggetti infetti e coloro che sono affetti (in maniera sintomatica o asintomatica) da Covid-19. I medici dipendenti pubblici che si trovano in una qualsiasi di queste situazioni sono considerati come se fossero ricoverati in ospedale, e dunque conservano lo stipendio. “Invece i medici che svolgono servizio pubblico per il Servizio sanitario nazionale in regime di convenzione, non vengono tutelati dallo Stato se posti in quarantena – osserva il presidente dell’Enpam Alberto Oliveti –. Ad esempio, un medico di guardia o un medico convenzionato del 118 che entrano in contatto con un paziente affetto, vengono posti in quarantena ma perdono la retribuzione”. Buttando il cuore oltre l’ostacolo, Enpam ha comunque annunciato che tutti i medici in prima linea saranno tutelati, sulla base dell’autorizzazione data dal ministro del Lavoro Catalfo nel corso di un incontro diretto avvenuto il 25 febbraio. “In quell’incontro si è parlato tuttavia della sola zona rossa formalmente intesa, ma questa è un’emergenza nazionale e per i sanitari andrebbe considerata zona rossa ogni luogo del territorio italiano in cui entrano in contatto con il Covid-19”, continua Oliveti.
De Masi, il coronavirus è stato un grande test di sociologia
(da DottNet) L'epidemia del coronavirus che sta mettendo sotto assedio la vita di tante persone è una vicenda inedita in questi anni connessi e digitali e pone non solo interrogativi medico-scientifici. "E' anche un grande e prezioso esperimento sociologico. Ci fa capire che viviamo in un grande vicinato unico in cui le cose risuonano in modo rapido. Il modello per il futuro ha come pilastri la globalizzazione e la tecnologia": è questo il parere di Domenico De Masi, professore emerito di sociologia del lavoro all'Università La Sapienza di Roma, a 'Coronavirus - il punto' dell'ANSA. "Sotto la pressione di fatti imprevisti e di forte rilevanza - aggiunge il sociologo - scopriamo una serie di cose che avremmo potuto capire per conto nostro e con l'agio del tempo a disposizione. Penso alla dimensione globale - osserva - proprio mentre si parlava da più parte di una crisi della globalizzazione, la globalizzazione è esplosa in tutta la sua forza. Stiamo capendo che una cosa che avviene in una remota regione della Cina risuona da noi e rimbalza altrove. Ma penso anche all'importanza di lavorare da casa quando il lavoro lo consente - sottolinea De Masi - Si risparmia tempo e denaro, si può programmare la giornata e la vita e c'è meno inquinamento in città. In altri paesi il 10-15% dei lavoratori fa smart working, in Italia solo 500mila lavoratori su 23 milioni, una percentuale irrisoria dovuta ad una serie di motivi di carattere culturale". "Oggi le tecnologie ci consentono di interagire e le vedo in maniera ottimistica per le relazioni sociali, anche tra i ragazzi, non favoriscono l'isolamento. E nel caso del coronavirus sono fondamentali - riflette De Masi - Mentre si sta in quarantena con il corpo imbrigliato in quattro mura, la mente può spaziare dovunque interagendo. Abbiamo la fortuna, nella sfortuna, che questa situazione è capitata quando c'è Internet". Un'esperienza ansiogena e globale come quella che stiamo vivendo può modificare la nostra società? "Quello che sta avvenendo in questi giorni è un prezioso esperimento sociologico. E' un passaggio ulteriore in una società post-industriale che rispetto a quelle precedenti non ha un modello teorico e vive un disorientamento totale - spiega il sociologo - Di certo stiamo capendo che il modello per il futuro ha come pilastri la tecnologia e la globalizzazione e abbiamo il beneficio di capire che siamo in un grande vicinato unico in cui le cose risuonano in modo rapido. E' stato anche interessante vedere come gli italiani, che prima sono stati drastici con i cinesi, ora si lamentano perché all'estero fanno cose analoghe con noi. Così come è stato interessante notare un eccesso di allarmismo anche in una città razionale come Milano che si è presentata come un modello assoluto di convivenza, non ci si sarebbe aspettato un infantilismo di questo genere. Questo - conclude De Masi - è anche dovuto al fatto che non si è creata una regia centrale che obbligasse le regioni a fare le regioni. In un momento di urgenza, il comando centrale spetta allo Stato che prende decisioni per tutti, senza che tutti parlino, anche di fatti medici di cui non sanno nulla".
CORONAVIRUS: GRAZIE AGLI OPERATORI DEI NOSTRI OSPEDALI E SERVIZI SANITARI!
La Presidenza della Conferenza Territoriale Sociale e Sanitaria della Romagna, certa di interpretare tutti i romagnoli, vuole ringraziare dirigenti, medici, infermieri e tecnici, dipendenti e convenzionati, che operano nei nostri ospedali e nei servizi sanitari per il lavoro svolto in questi giorni di difficoltà, e per la professionalità e il senso di responsabilità dimostrati ancora una volta.
La nostra riconoscenza si estende ai Medici di Medicina Generale e ai Pediatri di Libera Scelta, alle Forze dell’Ordine, ai gruppi Volontari e a tutti coloro che in questi giorni stanno facendo fronte, anche solo veicolando corrette informazioni, a questa difficile situazione.
Ci preme esprimere pubblicamente la nostra gratitudine perché, con il vostro lavoro e i servizi che ogni giorno assicurate alle nostre comunità, siete garanzia per tutti i cittadini, ai quali, assumendo tutte le precauzioni del caso, state consentendo di fare una vita quasi normale.
Attraverso il coordinamento della Regione Emilia - Romagna, rispondendo ai Decreti della Presidenza del Consiglio dei Ministri e con il lavoro efficiente e pronto dell’ASL Romagna, le Istituzioni romagnole hanno dimostrato di sapere collaborare, per questo ringraziamo anche le Prefetture che si sono fatte tramite del coordinamento necessario e indispensabile in casi come questo.
Ancora dobbiamo fare attenzione e tenere alta la guardia, per questo saranno decisive responsabilità e collaborazione non solo del Servizio Sanitario e delle Istituzioni, ma di tutti i concittadini e le concittadine, nel rispetto delle indicazioni di comportamento e delle limitazioni che anche per i prossimi giorni ci saranno date.
Siamo fiduciosi.
La Presidenza della CTSS della Romagna