Il colesterolo alto prima dei 40 anni è un rischio cardiovascolare per i successivi 30.

(da Doctor33)   Secondo uno studio, pubblicato su 'JAAC', il monitoraggio dei lipidi tra i 25 e i 40 anni è un mezzo per misurare il futuro rischio cardiovascolare (CVD). «I risultati dimostrano che il monitoraggio precoce dei lipidi prima dei 40 anni identificherebbe la maggioranza dei soggetti con alta probabilità di elevati livelli lipidici nel corso della vita e alto rischio CVD a lungo termine» afferma il primo autore Karol Pencina, della Harvard Medical School, negli Stati Uniti. Sembra infatti che la maggior parte dei giovani adulti con elevati livelli di colesterolo non-HDL (non-HDL-C) continui ad averli alti anche nei successivi 25-30 anni. I ricercatori hanno modellato la progressione del non-HDL-C per più di 30 anni di circa 2.500 partecipanti (25-40 anni) allo studio Framingham Offspring. Durante il follow-up, le traiettorie dei livelli lipidici erano generalmente stabili. Le persone quindi potevano essere assegnate in modo affidabile al gruppo con non-HDL-C alto (≥160 mg/dL) o basso (<130 mg/dL) sulla base di 2 misurazioni effettuate tra i 25 e i 40 anni di età. Con 2 valori elevati, la probabilità di avere un valore di non-HDL-C alto nei successivi 3 decenni era dell'80%. Al contrario, con 2 valori bassi, la probabilità di avere il non-HDL-C ≤160 mg/dL era dell'88%. Inoltre, il rischio CVD nei successivi 25 anni era del 22,6% nei giovani adulti con non-HDL-C alto, contro il 6,4% in coloro con livelli bassi. Quando si calcola il rischio CVD, l'età è un fattore dominante, così i farmaci preventivi vengono prescritti solo per un numero esiguo di giovani anche nel caso di un profilo a rischio. Gli autori hanno calcolato che la terapia con statine avrebbe evitato 1 evento CVD ogni 8 individui trattati. I risultati, oltre a sottolineare l'importanza di monitorare i livelli di non-HDL-C prima dei 40 anni per prevenire il rischio CVD, identificano un sottogruppo di giovani adulti che beneficerebbe della terapia con statine nel lungo termine. «Queste informazioni potrebbero facilitare la discussione informata medico-paziente sui potenziali benefici degli sforzi preventivi di riduzione dei lipidi durante la mezza età» conclude Pencina. In un editoriale correlato Michael Miller, della University of Maryland School of Medicine, commenta: «Lo studio mette in risalto il ruolo del non-HDL-C come biomarker stabile in grado di prevedere eventi CVD che vanno oltre la giovane età adulta».

(J Am Coll Cardiol. 2019 Jul 9;74(1):70-79. doi: 10.1016/j.jacc.2019.04.047.  https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/31272554

J Am Coll Cardiol. 2019 Jul 9;74(1):80-82. doi: 10.1016/j.jacc.2019.04.048.  https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/31272555)

Vitamina D per rallentare il diabete di tipo 2

(da DottNet)    Aumentare l' assunzione di vitamina D può rallentare la progressione del diabete di tipo 2 nei pazienti che hanno per la prima volta una diagnosi e in quelli con un forma di prediabete. Lo ha stabilito uno studio dell' Université Laval in Quebec, pubblicato sull''European Journal of Endocrinology'. I risultati della ricerca suggeriscono che l' integrazione con alte dosi (circa 5-10 volte la dose raccomandata) di vitamina D può migliorare il metabolismo del glucosio e aiutare a prevenire lo sviluppo e la progressione del diabete, malattia sempre più diffusa, che può portare ai gravi problemi di salute tra cui danni al sistema nervoso, cecità e insufficienza renale. "Non è chiara la ragione per cui abbiamo riscontrato un miglioramento del metabolismo del glucosio a seguito dell' aumento di vitamina D in soggetti ad alto rischio di diabete o con diabete di nuova diagnosi - spiega Claudia Gagnon, tra gli autori della ricerca - altri studi infatti non erano riusciti a dimostrare un effetto nelle persone con diabete di tipo 2 di lunga data. Ciò potrebbe essere dovuto al fatto che i miglioramenti nella funzione metabolica sono più difficili da rilevare in quei soggetti con malattia a lungo termine, o al fatto che è necessario un tempo di trattamento più lungo per vedere i benefici".

Consumo di bevande alcoliche: rischio di demenza a lungo termine

(da Univadis)  Secondo lo studio 'Whitehall II' britannico, il rischio relativo (RR) di demenza a lungo termine nei soggetti di mezza età (35-55 anni) con un consumo tipicamente moderato di alcol (1-14 unità/settimana) è inferiore rispetto al rischio nei soggetti che non bevono alcool o che ne consumano molto.  Lo studio ha arruolato 9.000 partecipanti dal 1985 al 1988 e ha osservato che, dopo un follow-up mediano di 23 anni, il rischio di demenza è maggiore nei casi di consumo di alcol >14 U/settimana (aumento RR lineare del 17% per ogni 7 U/settimana in più) e nei casi di astinenza totale (RR = 1,47), rispetto al consumo moderato. Tuttavia, il rischio accresciuto per i soggetti astemi era parzialmente spiegato dalla presenza simultanea di malattie cardiometaboliche.

(https://www.bmj.com/content/362/bmj.k2927)

Screening dell’abuso sessuale e domestico

(da Univadis)    La US Preventive Services Task Force (USPSTF) ha valutato gli studi sullo screening per violenza sessuale e maltrattamenti nelle donne in età riproduttiva, stabilendo l’appropriatezza dell’intervento e dell’invio dei soggetti risultati positivi a servizi di assistenza specializzati (raccomandazione di grado B). Viceversa, lo screening dell’abuso domestico negli anziani e nelle persone fragili non appare supportato dalla letteratura disponibile, in gran parte per la mancanza di strumenti e studi adeguati.

Leggi tutto

Il sole: una terapia contro l’infarto

La luce del sole è vivificante, è un potente anti-depressivo, protegge le nostre ossa, fa crescere le piante. Nessuno però aveva mai sostenuto che l’esposizione ad una luce intensa potesse avere un effetto anti-infarto. Eppure è quanto suggeriscono i risultati di un singolare studio pubblicato su Cell Reports. La luce intensa aumenta l’espressione del gene PER2 e le concentrazioni di adenosina cardiaca, due condizioni che aumentano la cardio-protezione.  Leggi l'articolo completo al LINK

http://www.quotidianosanita.it/scienza-e-farmaci/articolo.php?articolo_id=76441&fr=n

Donazione organi, Grillo firma regolamento per silenzio-assenso

(da AdnKronos Salute)    Via libera al regolamento per l'attuazione delle norme sul silenzio-assenso per la donazione degli organi. Il ministro della Salute, Giulia Grillo, ha firmato il decreto ministeriale sul Sistema informativo trapianti (Sit), "previsto dalla legge n. 91 del 1 aprile 1999, che regola il principio del silenzio-assenso sulla donazione di organi", si legge in una nota del dicastero.   "Abbiamo finalmente sbloccato dopo vent'anni - dichiara Grillo - un passaggio fondamentale per l'applicazione del silenzio-assenso previsto dalla legge sulla donazione degli organi approvata nel 1999, ma rimasto lettera morta. Due decenni sono troppi per attuare una legge di civiltà di cui il Paese ha bisogno. Potranno così essere salvate molte più vite, ma per farlo i cittadini devono essere adeguatamente informati e consapevoli e per questo lanceremo una nuova campagna informativa".    Il Sit, spiega il ministero, "regolamenta la tracciabilità e la trasparenza dell'intero processo di donazione-prelievo-trapianto di organi. Il decreto ministeriale contiene anche disposizioni relative al Registro nazionale dei donatori di cellule per la procreazione medicalmente assistita eterologa, prevista dalla legge 190 del 2014. Nei prossimi mesi inoltre saranno attuate le altre prescrizione della legge 91/1999, cioè l'adeguamento dell'Anagrafe nazionale degli assistiti (Ana) in tutte le aziende sanitarie".

Responsabilità medici, decreti attuativi in arrivo. Rischio rivalsa verso chi non è in regola con fabbisogno Ecm

(da Doctor33)   Sono in arrivo i decreti attuativi della legge sulla sicurezza delle cure che rivede la responsabilità del medico e del sanitario dipendente e convenzionato - da contrattuale ad extracontrattuale - nonché l'onere della prova ponendolo a carico dell'accusa, e il periodo di prescrizione, da 10 a 5 anni. Sembra in particolare in dirittura il primo e più corposo dei quattro, che individua sia i requisiti minimi delle polizze, sia le regole per le strutture che si auto-assicurano, per le compagnie che subentrano nell'assicurare strutture o sanitari, e per la messa a bilancio dei fondi di rischio e di riserva per i risarcimenti. Altri tre decreti si attendono rispettivamente su: vigilanza dell'Ivass sulle compagnie assicuratrici; dati delle polizze, da conferire all'Osservatorio nazionale buone pratiche e sicurezza in sanità; fondo di solidarietà per ristorare i pazienti che non possono ottenere il risarcimento cui hanno diritto (per massimali non sufficienti o fallimento della compagnia) e coprire i liberi professionisti con problemi ad assicurarsi. Due anni dopo la scadenza prefissata, il Ministero dello Sviluppo ha recepito molte delle istanze di un tavolo tecnico di cui fanno parte assicuratori ANIA, broker, Fiaso e Federsanità per le aziende sanitarie pubbliche, Aris ed Aiop per l'ospedalità privata.

Leggi tutto

Sensibilità al glutine in assenza di celiachia

(da Univadis)  Uno studio randomizzato, controllato, di crossover, in doppio cieco ha rilevato che nei soggetti che lamentano sintomi correlati al consumo di glutine e nei quali la celiachia sia stata formalmente esclusa, i punteggi relativi alla sindrome dell’intestino irritabile (irritable bowel syndrome, IBS) non sono significativamente alterati, durante la reintroduzione temporanea e consecutiva di glutine, fruttani e placebo. Tuttavia, il peggioramento dei punteggi gastrointestinali, così come quello dell’energia, era più marcato dopo la reintroduzione dei fruttani rispetto a quello del glutine.

(Fructan, Rather Than Gluten, Induces Symptoms in Patients With Self-Reported Non-Celiac Gluten Sensitivity https://www.gastrojournal.org/article/S0016-5085(17)36302-3/fulltext )

Gli alberi ad alto fusto aiutano a migliorare la salute mentale e fisica nelle città

(da Doctor33)     Conservare e aumentare la quantità di alberi ad alto fusto e altri interventi che portino più verde nelle città potrebbero promuovere la salute mentale nelle comunità. Questo è quanto afferma uno studio pubblicato su JAMA Network Open, portato avanti a Sydney, Wollongong e Newcastle, in Australia. «Studi recenti indicano che vivere vicino a spazi verdi può favorire la salute mentale e la salute in generale, e può anche prevenire la depressione. Tuttavia, la maggior parte degli studi sull'argomento è trasversale e pochi hanno valutato se alcuni tipi di spazi verdi contano più di altri per la salute mentale» affermano Thomas Astell-Burt e Xiaoqi Feng, della University of Wollongong, New South Wales, Australia, autori dello studio. Per valutare se gli spazi verdi in generale e nello specifico alberi ad alto fusto, prati o vegetazione bassa siano effettivamente associati a una migliore salute mentale, gli esperti hanno studiato un campione di 46.786 partecipanti, misurando tre variabili al basale e sei anni dopo, ovvero il rischio di stress psicologico, la depressione e l'ansia diagnosticate da un medico e lo stato di salute generale auto-valutato, da discreto a scarso. L'analisi dei dati - aggiustata per età, sesso, reddito, stato economico, stato di coppia e livello di istruzione - ha indicato che le esposizioni del 30% o più al verde in generale, e ad alberi nello specifico, sono state associate a una minore incidenza di stress psicologico. Un'esposizione agli alberi del 30% o più, rispetto a esposizioni dello 0%-9%, è stata associata anche a una minore incidenza di condizioni generali di salute da discrete a cattive. Un'esposizione all'erba del 30% o più, rispetto a un'esposizione dello 0%-4%, è stata associata invece a maggiori probabilità di salute generale da sufficiente a cattiva e disagio psicologico prevalente. L'esposizione a vegetazione bassa non è stata invece correlata in maniera costante a nessun risultato. Limitazioni dello studio includono il fatto che gli stati di salute sono stati riferiti dalle persone stesse e che la disponibilità di spazi verdi possono essere diminuite nel tempo in alcune zone, il che può significare che i risultati sottostimano le associazioni. Sjerp de Vries, della Wageningen University & Research, nei Paesi Bassi, sostiene in un commento che questi risultati sembrano essere argomento interessante per ulteriori indagini. (JAMA Netw Open. 2019. doi: 10.1001/jamanetworkopen.2019.8209 https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/31348510 JAMA Netw Open. 2019. doi: 10.1001/jamanetworkopen.2019.8215 https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/31348502)