Danni da mancata informazione, è onere del paziente formulare correttamente la domanda

(da Doctor33)    Sussiste un danno risarcibile connesso alle conseguenze inaspettate dell'intervento chirurgico, tali proprio perché la condotta dei sanitari non è stata preceduta da una informazione adeguata nei termini evidenziati in premessa. Il paziente, infatti, vanta la legittima pretesa di conoscere con la necessaria e ragionevole precisione le conseguenze dell'intervento medico, onde prepararsi ad affrontarle con maggiore e migliore consapevolezza, atteso che la nostra Costituzione sancisce il rispetto della persona umana in qualsiasi momento della sua vita e nell'integralità della sua essenza psicofisica, in considerazione del fascio di convinzioni morali, religiose, culturali e filosofiche che orientano le sue determinazioni volitive. Il paziente si è limitato a chiedere il risarcimento del danno non patrimoniale da invalidità temporanea assoluta, relativa e permanente, il danno morale e quello alla capacità lavorativa specifica, oltre al danno esistenziale ed alla vita di relazione. (Avv. Ennio Grassini - www.dirittosanitario.net)

Metà degli italiani in sovrappeso, aumenta l’obesità

(da DottNet)   "Ben il 50% della popolazione adulta è in sovrappeso, addirittura, obesa: il tasso di obesità è dell' 11%, pari in valore assoluto a 5,3 milioni di persone, ed è cresciuto di oltre il 20% in 10 anni: un dato davvero allarmante soprattutto perché l' aumento maggiore riguarda i più i giovani". E' quanto sottolinea il Rapporto ristorazione della Fipe, la Federazione italiana pubblici esercizi, presentato oggi a Roma. Quest' anno il report ha voluto indagare approfonditamente 'I nuovi stili alimentari degli italiani'. "I dati dicono che i cittadini consumano meno pane e meno pasta quindi evidentemente questo sovrappeso deriva dal consumo di carboidrati semplici e non complessi - ha affermato nel suo intervento il ministro della Salute Giulia Grillo intervenuta alla presentazione - Dai dati che abbiamo c' è anche un alto consumo di bevande zuccherate e di zuccheri semplici, ovvero dolciumi. Questi sotto il profilo nutrizionale sono i più dannosi perché c' è un aumento dell' indice glicemico e poi del rischio di diabete di tipo 2. Anche su questo - sostiene Grillo - credo che possa essere importante il ruolo degli esercizi commerciali: riscoprire dessert con vecchie ricette, dolci con poco zucchero o essere innovativi con ingredienti a base di zuccheri a minor velocità di assorbimento glicemico".   

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Sistema tessera sanitaria, il fisco a Fnomceo: i medici non inviano dati. Il punto su numeri e possibili sanzioni

(da Doctor33)   Il 18 gennaio l'Igespes, Ispettorato generale per la spesa sociale della ragioneria dello Stato, ha avvertito la Fnomceo: solo il 15% dei medici e dei dentisti iscritti agli albi ha spedito all'Agenzia delle Entrate i dati dei pazienti attraverso il sistema tessera sanitaria. A tredici giorni dalla scadenza la percentuale doveva suonare irrisoria, e la Federazione ha scritto gli ordini perché sollecitassero gli iscritti. Al sistema Ts vanno inviati online i dati delle fatture per l'attività libero professionale, con gli estremi dei destinatari affinché questi ultimi si ritrovino la detrazione delle spese fatte già nel modello 730 precompilato dal Fisco. Quest'anno tra l'altro per la prima volta in un triennio la scadenza non è slittata alla prima settimana di febbraio. Peraltro, il dato del 15% appare allarmante: su circa 400 mila iscritti Fnomceo un 15% sono odontoiatri, per gran parte liberi professionisti, e gli altri? In realtà, fanno sapere dalla Fnomceo, dopo la comunicazione della Federazione agli Ordini agli Omceo, nel giro di una settimana la percentuale di medici che aveva spedito i dati era risalita al 30%. «Io non so quali dati avesse l'Igespes», premette Guido Marinoni membro del comitato centrale Fnomceo, medico di famiglia ed esperto di temi fiscali.

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Salute: donne più a rischio per il troppo “lavoro invisibile”

(da AGI)    Si dice che il lavoro di una mamma non finisce mai. Ma l'enorme pressione che si cela nel doversi prendere cura della casa, dei figli, del partner e di loro stesse, può richiedere un enorme tributo alla loro salute. Come dimostra uno studio americano pubblicato sulla rivista Sex Roles. I risultati hanno dimostrato che la maggior parte delle responsabilità che riguardano la famiglia ricade proprio sulle madri, anche se lavorano e condividono il peso con i loro partner. Ma quel "lavoro invisibile", secondo i ricercatori, lascia le donne meno soddisfatte della loro vita e delle loro relazioni. E questo le rende più inclini alle malattie legate allo stress. "Anche se le donne possono fare fisicamente meno carichi di biancheria, continuano a mantenere la responsabilità di assicurarsi che il detersivo non finisca, che tutti gli indumenti sporchi finiscano nel bucato e che ci siano sempre asciugamani puliti disponibili", spiega il primo autore dello studio, Lucia Ciciolla. "Le donne stanno cominciando a riconoscere di mantenere ancora il peso mentale della famiglia anche se gli altri condividono il lavoro fisico e che questo carico mentale può avere un prezzo", aggiunge. "Fino a poco tempo fa nessuno si fermava a pensare a sua madre", dice Suniya Luthar della Arizona State University, nonché autore senior dello studio. "Dobbiamo occuparci del benessere delle mamme se vogliamo che i bambini facciano bene, e (lo dobbiamo, fare ndr) anche per il loro bene", aggiunge. E' ampiamente riconosciuto che, mentre le dinamiche di genere si sono spostate, rimane uno status quo profondamente radicato. Anche se gli uomini partecipano alle faccende domestiche e si occupano dei bambini, oggi più che in passato, i ricercatori hanno trovato che le donne gestiscono ancora la casa, indipendentemente dal fatto che lavorino più o meno del loro marito. Per indagare su come questo influisca sulla salute delle donne, i ricercatori hanno deciso di intervistare 393 donne con famiglia.

GB, troppa coda dal medico? SSN arruola prescrittori di sport e arte

(da AdnKronos Salute)   Tutti in coda dal medico di famiglia. Anche quando per curare il proprio malessere non c'è bisogno di farmaci, ma basterebbe una 'terapia sociale', come entrare in un gruppo dedito all'attività fisica per perdere un pò di peso o iscriversi in una classe di arte per liberare la mente e tenerla attiva. Proprio pensando a come alleggerire la pressione sugli studi medici sovraffollati, in Gran Bretagna il Servizio sanitario nazionale inglese (Nhs England) ha escogitato una strategia che prevede l'arruolamento di una figura altrove inedita: quella dei 'prescrittori socialì', personale addestrato a rispondere alle esigenze di salute di pazienti che non presentano situazioni per le quali è richiesto l'intervento di un camice bianco. Secondo i piani del National Health Service, il numero di questi operatori di collegamento - 'link worker' - a supporto dei medici di famiglia è destinato a crescere. L'idea è di arruolarne più di mille entro il 2020-21, riporta la Bbc online, per ridurre il carico di lavoro dei 'general pratictioner', i medici di medicina generale. A loro la missione di aiutare i pazienti a trovare attività comunitarie adeguate per migliorare la loro salute e il loro benessere. A lungo termine si punta a far sì che gestiscano circa 900 mila appuntamenti all'anno. Si ritiene infatti che un numero significativo di persone che si presentano negli ambulatori dei camici di famiglia non abbia necessità mediche, spiegano dal Nhs.

Il nostro Ordine aggiorna il documento “Tariffe Indicate”

Nel corso della seduta consiliare del 22 Gennaio u.s., facendo seguito alle richieste di diversi iscritti, il nostro Consiglio ha deliberato un aggiornamento del documento "Tariffe indicate" per quanto riguarda le certificazioni da rendere in libera professione, che risaliva al 2011. L'aggiornamento è consistito in un adeguamento delle definizioni delle prestazioni e in una puntualizzazione su quali sono da fatturare con IVA o meno. Sono anche state leggermente riviste alcune delle tariffe indicate per ogni prestazione, anche se ricordiamo a tutti gli iscritti che le medesime tariffe sono da considerarsi indicative e che ogni iscritto può liberamente discostarsi dalle indicazioni, sempre nei canoni della dignità professionale In allegato la copia della delibera ed il nuovo documento "Tariffe Indicate 2019" Delibera Tariffario TARIFFE INDICATE NON AUMENTATE 2019

Psoriasi e salute orale: il rischio è la parodontite

(da Odontoiatria33)    La psoriasi è una malattia cronica autoimmune della cute che si manifesta con prurito, arrossamento della pelle, presenza di macchie squamose generalmente ai gomiti e al cuoio capelluto ma possono interessare varie parti del corpo.

Tipologia di ricerca e modalità di analisi     Da uno studio prospettico condotto da Sirka Woeste, ricercatrice presso la Kiel University Clinic of Conservative Dentistry and Periodontology (Germania) e recentemente pubblicato sul Journal of Investigative Dermatology, emerge che i soggetti affetti da psoriasi hanno un elevato rischio di ammalarsi di malattia parodontale.   La ricerca ha coinvolto due coorti di pazienti. La prima composta da 100 soggetti affetti da psoriasi e la seconda da 101 pazienti senza psoriasi. La salute orale dei volontari è stata valutata con il CPICommunity Periodontal Index(sanguinamento, tartaro, sondaggio) e il DMF (decay, missing, filled teeth).  I pazienti hanno, inoltre, compilato un questionario per rilevare età, lo stato di fumatore, il livello di istruzione e le abitudini di igiene. Gli autori hanno così rilevato il quadro completo dello stato orale dei due gruppi; in letteratura non esistevano, infatti, dati coerenti ed esaustivi sulla salute orale dei soggetti affetti da psoriasi.

Due le analisi statistiche eseguite:   l’abbinamento dei pazienti con età, abitudini all’igiene, indici di massa corporea e livelli di istruzione simili appartenenti a coorti diverse che ha individuato 53 coppie di pazienti; l’analisi della regressione logistica che partendo da un’unica coorte di 201 pazienti può identificare se la psoriasi può essere un fattore di rischio indipendentemente dalla malattia parodontale.

Risultati     Secondo le analisi dell’abbinamento, i pazienti con psoriasi hanno una situazione parodontale significativamente deteriorata rispetto a quelli senza psoriasi. Gli indici di sanguinamento e il CPI presentano valori peggiori. L’analisi della regressione logistica ha confermato che la psoriasi è un fattore di rischio per la malattia parodontale. Sanguinamento, profondità di sondaggio parodontale e gli altri punteggi CPI risultano più elevati.

Conclusioni    La gestione della psoriasi, concludono gli autori, deve includere regolari controlli sullo stato dentale e parodontale e il rispettivo trattamento dove richiesto. Le due patologie hanno infatti in comune fattori di rischio, patogenesi infiammatoria e fattori genetici che dovranno essere indagati con ulteriori studi.

(Woeste S, Graetz C, Gerdes S, Mrowietz U. Oral health in patients with psoriasis - a prospective study. Journal of Investigative Dermatology. In Press.)