Medicina di Genere. Entra in campo l’Osservatorio OMCeO Forlì-Cesena
La Medicina di Genere si può definire come quella branca della medicina che studia le differenze biologiche e socioculturali tra uomini e donne e l'influenza di questi fattori sullo stato di salute e di malattia, nonché sulla risposta alle terapie. La Legge "Lorenzin" del 2018 ha disposto la predisposizione di un piano volto alla diffusione della medicina di genere L'intenzione è quella di garantire la qualità e l'appropriatezza delle prestazioni erogate dal SSN in modo omogeneo sul territorio nazionale, considerando, appunto, le differenze derivanti dal sesso e dal genere
La FNOMCeO e l'Istituto Superiore di Sanità se ne stanno occupando attivamente, con specifiche commissioni e azioni di promozione, come si può vedere al LINK https://portale.fnomceo.it/medicina-di-genere-fnomceo/ e tre anni fa la stessa FNOMCeO ha promosso un corso di aggiornamento/FAD sulla Medicina di Genere.
Il nostro Osservatorio Pari Opportunità e Medicina di Genere ha ideato una inchiesta on line per stimolare i colleghi ad approfondire queste tematiche ed allo stesso tempo per raccogliere informazioni sullo stato delle conoscenze e della sensibilità dei professionisti su questo argomento.
Il Questionario, rigorosamente anonimo, è disponibile a questo LINK
https://forms.gle/57RLYV97AdhpNnxV6
Invitiamo tutti gli iscritti a dedicare pochi minuti del loro tempo per rispondere.
Dott.ssa Paola Possanzini
Coordinatrice Commissione Pari Opportunità e Medicina di Genere
Dott. Michele Gaudio
Presidente OMCeO Forlì-Cesena
Dott. Gian Galeazzzo Pascucci
Coordinatore Commissione Comunicazione ed Informazione
AstraZeneca-Pfizer, mix vaccini funziona: studio su Nature
da AdnKronos) Combinare, nella campagna vaccinale, Pfizer-BioNTech e AstraZeneca produce "una potente risposta immunitaria contro il virus Sars-CoV-2". E' quanto hanno evidenziato i risultati preliminari di uno studio spagnolo, condotto dal Carlos III Health Institute di Madrid, su 663 volontari e pubblicato su 'Nature'. Una sperimentazione condotta nel Regno Unito, per verificare la strategia di mixare i due vaccini, aveva già dato rassicurazioni sulla sicurezza e presto fornirà ulteriori dati sulle risposte immunitarie. La speranza dei ricercatori è che la strategia di 'mix & match' dei vaccini, "possa semplificare gli sforzi di immunizzazione per i paesi che affrontano forniture fluttuanti dei vari vaccini", sottolinea lo studio. Ad aprile lo studio 'Combivacs' ha arruolato 663 persone che avevano già ricevuto una prima dose del vaccino AstraZeneca. Due terzi dei partecipanti allo studio, in modo casuale, hanno ricevuto dopo 8 settimane il richiamo con il vaccino mRNA prodotto da Pfizer. Un gruppo di controllo di 232 persone non ha ancora ricevuto la seconda dose. Dopo la seconda dose, i partecipanti hanno iniziato "a produrre livelli di anticorpi molto più elevati rispetto a prima e questi anticorpi nei test di laboratorio sono stati in grado di riconoscere e inattivare Sars-CoV-2 - rileva lo studio - I partecipanti che non hanno ricevuto il richiamo non hanno registrato alcun cambiamento nei livelli di anticorpi".
Vaccino: ‘green pass’ già da prima dose, validità 9 mesi
(da AGI) Il 'green pass', il certificato verde che fungerà da passepartout una volta in vigore (per spostarsi tra regioni di colore diverso, ma anche per partecipare a eventi, convegni, eventi civili e religiosi) avrà una validità di 9 mesi (non sei quindi, come inizialmente ipotizzato), e, altra novità rispetto a quanto previsto, sarà rilasciato già dopo la prima dose. E' quanto prevede il dl Covid pubblicato in Gazzetta Ufficiale e in vigore dal 19 Maggio. Il pass (su cui è ancora in corso la discussione a livello europeo per varare un documento comune che consenta di spostarsi anche tra Paesi) verrà rilasciato "anche contestualmente alla somministrazione della prima dose di vaccino e ha validità dal quindicesimo giorno successivo alla somministrazione fino alla data prevista per il completamento del ciclo vaccinale". Una volta fatto il richiamo, la stessa certificazione automaticamente diventa valida per i successivi nove mesi. La durata effettiva, insomma, è variabile perché legata alla tempistica prevista per i richiami. Il documento è rilasciato, "su richiesta dell'interessato - come prevede il dl di aprile - in formato cartaceo o digitale, dalla struttura sanitaria ovvero dall'esercente la professione sanitaria che effettua la vaccinazione e contestualmente alla stessa, al termine del prescritto ciclo (passaggio questo modificato, come detto, nel nuovo decreto, ndr), e reca indicazione del numero di dosi somministrate rispetto al numero di dosi previste per l'interessato. Contestualmente al rilascio, la predetta struttura sanitaria, ovvero il predetto esercente la professione sanitaria, anche per il tramite dei sistemi informativi regionali, provvede a rendere disponibile detta certificazione nel fascicolo sanitario elettronico dell'interessato". Oltre che per avvenuta vaccinazione, si potrà ottenere anche dopo la guarigione dal Covid o dopo un tampone: nel primo caso lo rilascerà il medico di medicina generale oppure la struttura ospedaliera dove si è stati curati. Nel caso di certificazione per tampone negativo (molecolare o antigenico), viene rilasciato dal laboratorio dove è stato effettuato.
I vaccini Covid sono sicuri in gravidanza e non danneggiano la placenta
(da DottNet) I vaccini Covid sono sicuri in gravidanza e non danneggiano la placenta, che è un po' come la 'scatola nera' di un aeroplano, un indicatore dell'andamento della gestazione. A rassicurare e' uno studio della Northwestern University, pubblicato su 'Obstetrics & Gynecology'. In particolare, si vuole smentire una credenza che perlomeno negli Usa si è diffusa attraverso i social, secondo cui il vaccino può potenzialmente innescare una risposta immunologica che induce la madre a rifiutare il feto. "I risultati ci portano a credere che non succeda " spiega Jeffery Goldstein, uno degli autori dello studio. Per arrivare a una conclusione positiva sulla sicurezza dei vaccini i ricercatori hanno raccolto placente da 84 pazienti vaccinate e 116 non vaccinate che hanno partorito al Prentice Women's Hospital di Chicago, esaminandole patologicamente da intere e dopo la nascita microscopicamente. La maggior parte delle pazienti immunizzate aveva ricevuto vaccini Moderna o Pfizer durante il terzo trimestre. "Se qualcosa va storto con una gravidanza - evidenzia Goldstein - di solito vediamo cambiamenti nella placenta che possono aiutarci a capire cosa è successo. Da ciò che possiamo dire, il vaccino Covid non la danneggia". Lo scorso maggio, gli stessi studiosi hanno invece evidenziato in una ricerca che le placente di donne risultate positive al virus durante la gravidanza hanno mostrato prove di lesioni, in termini di flusso sanguigno anormale tra madre e bambino in utero. Il messaggio dei ricercatori e' quindi che le pazienti incinte che vogliono essere vaccinate per evitare di contrarre la malattia dovrebbero sentirsi sicure nel farlo. Lo scorso aprile, sempre lo stesso team di ricerca ha pubblicato uno studio che mostra che le donne incinte producono anticorpi COVID dopo la vaccinazione e li trasferiscono con successo ai loro feti.