Covid. l’effetto del lockdown sul picco è stato immediato

(da DottNet)   I Big Data lo confermano, il lockdown ha interrotto la catena di contagi da Covid-19, e l'effetto si è visto in tempi immediati. La prova arriva da uno studio italiano che ha utilizzato i dati di telefonia mobile per analizzare gli spostamenti delle persone nelle regioni Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna. Ne è emerso che, tra lo stop a movimenti e l'inizio del calo dei contagi, sono passati dai 9 ai 25 giorni.  Lo studio, pubblicato su 'EClinicalMedicine', rivista open access del gruppo Lancet, rappresenta il primo mai effettuato sull'adesione al lockdown in un paese occidentale e il primo in assoluto a stimarne l'effettiva efficacia nell'accorciare il picco epidemico.  I ricercatori del Dipartimento di Scienze Biomediche, Metaboliche e Neuroscienze di Unimore hanno analizzato, su base spaziale e temporale, l'intero patrimonio informativo dei movimenti dei telefoni cellulari, superiori ai 2 km, nelle tre regioni più colpite dal Covid-19. Il tempo trascorso dall'adozione del lockdown dell'8 marzo al picco dell'infezione è stato tanto più breve quanto più radicale è stato l'abbattimento della mobilità: ha oscillato tra 9 giorni nelle province più fortemente colpite, come Cremona o Bergamo, a 25 giorni nelle aree con minor diffusione dell'infezione. Tenuto conto del periodo di incubazione del Sars-Cov-2 (circa 5 giorni) e del ritardo 'diagnostico' medio nella comunicazione ufficiale dell'esito del tampone, si può affermare come l'effetto del lockdown sull'interruzione della catena dei contagi sia stato praticamente immediato. "Abbiamo verificato - spiega Marco Vinceti docente di Igiene e Sanità Pubblica presso la Facoltà di Medicina di Unimore - come l'efficacia del lockdown sia stata di fatto istantanea nelle aree più colpite e dove la popolazione ha rispettato in misura maggiore il messaggio 'state a casa'".

Moduli per accessi a strutture ospedaliere e nuovi controlli per prevenzione covid

L’Ausl Romagna è al lavoro per recepire e dare applicazione alle indicazioni dell’ultima ordinanza della Regione Emilia Romagna mirata a prevenire e limitare al massimo la diffusione del contagio da Covid 19. L’ordinanza regionale prevede che le visite ai degenti in ospedale e agli ospiti di strutture residenziali per anziani e disabili, da parte di familiari o altri soggetti, richiedano la presentazione di un’autodichiarazione che attesti di non essere sottoposti al regime della quarantena o dell’isolamento fiduciario, né di essere rientrati da meno di 14 giorni da Paesi esteri di cui sopra. Ciò a tutela della sicurezza sai di chi è accolto in una struttura e dei relativi operatori, sia di chi vi entra.
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Si sposta l’età degli anziani: 73 anni

(da DottNet)  Nei "mitici anni '60" si diventava anziani al 65/o compleanno, ma oggi a questa età ci si sente e si è considerati ancora nel pieno del benessere psico-fisico, si può essere ancora inseriti nel mondo del lavoro o ci si può occupare attivamente dei propri interessi personali o familiari. Nel 1980 un uomo era anziano a 66 anni e una donna a 70, nel 2000 l'anzianità arrivava a 70 anni per gli uomini e 74 per le donne.

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Covid-19: Continuano le segnalazioni di danni neurologici

(da M.D.Digital)   Deliri, psicosi, infiammazioni al cervello e anche ictus. Sono i problemi neurologici riscontrati in pazienti lievemente colpiti da Covid-19 o in fase di recupero. L'allarme arriva da uno studio pubblicato su Brain nel quale i ricercatori dell'Institute of Neurology dell'University College London Hospital hanno rivelato un aumento di una condizione pericolosa, l’encefalomielite acuta disseminata (Adem), nei pazienti positivi al coronovirus durante la prima ondata di infezioni che ha colpito la Gran Bretagna. I casi sono aumentati da uno al mese prima della pandemia, a due o tre alla settimana in aprile e maggio, hanno sottolineato i neurologi.   I ricercatori hanno evidenziato come in alcuni di questi pazienti con Adem è possibile scoprire una grave neurologia ma in realtà il soggetto sembra soffrire si un interessamento del polmone. I ricercatori suggerisco  di prestare attenzione  a queste complicanze del coronavirus, con un invito rivolto soprattutto ai medici di base: se osservano nei pazienti problemi cognitivi, vuoti di memoria, affaticamento, intorpidimento o debolezza, dovrebbero discutere il caso con i neurologi.

(Paterson RW, et al. The Emerging Spectrum of COVID-19 Neurology: Clinical, Radiological and Laboratory Findings. Brain 2020; doi: 10.1093/brain/awaa240)

Il movimento aiuta davvero a vivere più a lungo

(da Univadis)   Nella popolazione statunitense adulta, il rispetto delle raccomandazioni pubblicate nel 2018 sui livelli di attività fisica si traduce in una riduzione della mortalità per tutte le cause e per cause specifiche.   I benefici sono presenti e comparabili con almeno 150 minuti a settimana di attività aerobica da lieve a moderata e con almeno 75 minuti di attività intensa.  Andare oltre le soglie indicate dalle linee guida può portare benefici aggiuntivi.
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