Perché preferire la ricongiunzione al cumulo
(da www.enpam.it) La recente sentenza della Cassazione che ha sdoganato la ricongiunzione anche per la gestione separata Inps, fa tornare d’attualità il quesito: “è meglio ricongiungere i contributi o cumularli?” Il costo dell’operazione e l’importo della pensione futura variano da caso a caso. Ma a parità di condizioni economiche, ci sono altre ragioni per cui potrebbe essere prudente spostare i propri contributi dall’Inps all’Enpam, ricevendo un’unica pensione dall’ente di categoria.
FAMILIARI Gli assegni versati dall’ente di previdenza dei medici e degli odontoiatri non seguono infatti le normali regole pubbliche per quanto riguarda la reversibilità. In caso di decesso, per esempio, l’Inps verserebbe al coniuge superstite solo il 60 per cento della pensione, mentre la percentuale riconosciuta dall’Enpam è del 70 per cento. Stessa differenza di trattamento si ha anche nel caso in cui si lasciasse un orfano (Inps darebbe il 70 per cento; Enpam l’80 per cento) oppure due orfani (Inps accorderebbe l’80 per cento mentre Enpam pagherebbe il 90 per cento della pensione). Altro dettaglio non da poco è la cumulabilità con altri redditi. Mentre la Cassa dei medici e degli odontoiatri paga la cifra spettante e basta, l’Istituto pubblico – nel caso il beneficiario della pensione abbia ulteriori redditi – può applicare tagli che possono ridurre ulteriormente l’assegno, fino a dimezzarlo (ad esempio una vedova invece di prendere il 60 per cento della pensione del coniuge, potrebbe percepire anche solo il 30 per cento).
INABILI Capita inoltre che alcuni medici o dentisti debbano andare in pensione perché inabili, pur avendo magari un riscatto ancora in corso. In questi casi chi domanderà la pensione in cumulo avrà l’amara sorpresa di dover saldare subito tutte le rate restanti del riscatto chiesto. Invece, agli inabili con riscatti in corso, l’Enpam riconosce subito il vantaggio derivanti dagli anni riscattati, anche se non ha finito di pagarli; le rate restanti verranno detratte mensilmente dalla pensione.
RISCHIO LEGISLATIVO Un ultimo aspetto da tenere in considerazione è la volatilità legislativa. Infatti le pensioni Inps, essendo pubbliche, risentono automaticamente dei cambiamenti imposti da Governo e Parlamento. L’Enpam invece, essendo una fondazione privata e godendo di autonomia gestionale, organizzativa e contabile è risultata spesso indenne da misure che miravano a salvaguardare il bilancio dello Stato. Ad esempio, a differenza dell’Inps, l’Enpam non ha mai bloccato l’adeguamento delle pensioni all’inflazione.
Non c’è parità di genere nelle esacerbazioni di BPCO
(da Univadis) Le donne presentano un maggior rischio di esacerbazione della broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO) rispetto agli uomini. Le differenze di genere sono risultate più evidenti nei soggetti più giovani, in quelli con asma pre-esistente, con limitazione moderata e grave del flusso respiratorio e in quelli nei gruppi GOLD B, C e D. Nella pratica clinica c’è la necessità urgente di un’identificazione e una gestione appropriata delle donne con BPCO.
Descrizione dello studio Lo studio retrospettivo di coorte ha confrontato donne e uomini con diagnosi incidente di BPCO utilizzando i dati del Clinical Practice Research Datalink e i dati Hospital Episode Statistics ad essi associati. Sono stati analizzati dati di pazienti che avevano ricevuto diagnosi incidente di BPCO tra il 1 gennaio 2010 e il 28 febbraio 2015. Fonte di finanziamento: Novartis Pharma AG, Basilea, Svizzera.
Risultati principali Nello studio sono stati inclusi 22.429 pazienti, il 48% dei quali era rappresentato da donne. Il rischio di prima esacerbazione moderata o grave è risultato del 17% più alto nelle donne che negli uomini (hazard ratio [HR] 1,17). Il tempo mediano alla prima esacerbazione è stato di 504 giorni per le donne e 637 giorni per gli uomini. Le differenze sono risultate più evidenti nei gruppi di età più giovani (età uguale o superiore a 40 e inferiore a 65 anni), così come nei gruppo B, C e D della Global Initiative for Chronic Obstructive Lung Disease (GOLD) 2016 e nei soggetti con ostruzione del flusso respiratorio da moderata a grave. Il tasso annuale di esacerbazioni da moderate a gravi è risultato maggiore nelle donne rispetto agli uomini nel primo, secondo e terzo anno di follow-up.
Limiti dello studio La fonte dei dati è costituita da medici di medicina generale e non da specialisti. Non è possibile definire con certezza le ragioni alla base del maggiore rischio di prima esacerbazione nelle donne. La bronchiectasia non è stata presa in considerazione nell’analisi.
Perché è importante Prevalenza e mortalità legate a BPCO hanno mostrato un incremento tra le donne negli ultimi anni. Studi suggeriscono differenze di genere nella risposta ai trattamenti. Una conoscenza approfondita di tali differenze potrebbe aiutare a gestire la patologia in modo più personalizzato.
(Stolz D, Kostikas K, et al. Differences in COPD Exacerbation Risk Between Women and Men. Analysis From the UK Clinical Practice Research Datalink Data. Chest 2019. Doi: 10.1016/j.chest.2019.04.107 )
“No al triage del Pronto soccorso solo in mano agli infermieri”. L’appello del Coas Medici
Per il segretario Garau: “Già a luglio avevamo denunciato il fatto che le linee guida inviate dal Ministero della Salute alle Regioni sono a dir poco preoccupanti. Quando chiedevamo una soluzione per i problemi che si vivono ogni giorno nei Pronto Soccorso, non avremmo mai pensato che il problema della carenza di medici sarebbe stato risolto delegando le responsabilità al personale infermieristico”. Leggi l'articolo completo al LINK
Morbillo colpisce due volte, annulla memoria immunitaria
(da Fimmg.org) Il virus del morbillo è come il tasto 'reset' per il nostro sistema immunitario: ne cancella la memoria spazzando via fino al 73% degli anticorpi che ci difendono da altre malattie come influenza, herpes e polmoniti. Questa 'amnesia immunitarià, che può durare anche mesi, è stata documentata per la prima volta in un gruppo di 77 bambini olandesi non vaccinati, al centro di due studi internazionali pubblicati sulle riviste 'Science' e 'Science Immunology'. Come sottolineano gli stessi ricercatori, i risultati dimostrano che «il morbillo è più pericoloso di quanto immaginiamo» e che «il vaccino ha benefici addirittura superiori all'atteso», dal momento che può proteggere anche da infezioni secondarie alla malattia. Proprio la vaccinazione ha abbattuto dell'80% i casi di morbillo nel mondo tra il 2000 e il 2017 salvando 2,1 milioni di vite, ma a causa delle più recenti campagne no-vax la tendenza si è invertita, tanto che il numero dei casi dal 2018 a oggi è aumentato del 300%. Anche l'Italia sta vivendo questo fenomeno: secondo l'ultimo rapporto dell'Istituto Superiore di Sanità, sono 1.596 i casi di morbillo segnalati dal primo gennaio al 30 settembre 2019, con un decesso per complicanze respiratorie in un adulto di 45 anni non vaccinato e con patologie concomitanti. Valutare l'impatto della vaccinazione è stato l'obiettivo dello studio pubblicato su Science dall'Howard Hughes Medical Institute di Boston con l'Harvard Medical School e l'Erasmus University Medical Center di Rotterdam. I ricercatori hanno usato il test VirScan per analizzare il sangue dei bambini e misurare i livelli di migliaia di anticorpi diretti contro virus e batteri. L'esame, fatto prima del morbillo e due mesi dopo l'infezione, ha rivelato che la malattia cancella dall'11 al 73% delle difese anticorpali. Lo stesso test, ripetuto sui macachi prima del morbillo e cinque mesi dopo l'infezione, ha confermato la perdita del 40-60% degli anticorpi. Risultati complementari sono stati ottenuti dal secondo studio, pubblicato su Science Immunology dal britannico Wellcome Sanger Institute con l'Università di Amsterdam. Condotto sempre sullo stesso gruppo di 77 bambini protestanti ortodossi non vaccinati, dimostra che il morbillo causa la perdita di specifiche cellule della memoria immunitaria, lasciando i bambini vulnerabili come neonati incapaci di reagire a nuove infezioni. Gli effetti di questa temporanea amnesia immunitaria sono stati testati sui furetti vaccinati contro l'influenza: una volta colpiti dal morbillo hanno perso gran parte dei loro anticorpi, tanto da diventare di nuovo suscettibili all'influenza con sintomi ancora più severi. Questo dato dimostra dunque che il morbillo può cancellare anche gli effetti delle vaccinazioni fatte contro altre malattie infettive, e perciò i ricercatori suggeriscono ai medici di potenziare le difese dei pazienti guariti dal morbillo facendo dei richiami dei vaccini di routine somministrati in precedenza.