Fine vita, Fnomceo ribadisce il suo no al suicidio assistito
(da Doctor33) Nessun abbandono del paziente - seguito e accompagnato in ogni attimo per lenire il suo dolore - ma il medico "non compirà l'atto fisico di somministrare la morte" ad una persona. È questa la linea emersa a Parma all'interno della Consulta di Bioetica della Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri, alla luce della recente sentenza della Corte Costituzionale sulla vicenda di 'Dj Fabo' che ha stabilito come in presenza di determinate condizioni l'aiuto al suicidio non sia punibile, in attesa che il parlamento regolamenti queste situazioni. Una posizione, quella della Fnomceo, assunta al convegno nazionale su "Il suicidio assistito tra diritto e deontologia. La legge, il consenso e la palliazione", che verrà portata all'attenzione del Consiglio Nazionale dei 106 presidenti degli ordini locali in programma a novembre. «Il medico - ha argomentato il presidente della federazione dei dottori italiani, Filippo Anelli - non abbandonerà mai a se stesso il paziente, assicurerà sempre le cure si palliative per contenere il dolore sino alla sedazione profonda e sarà presente fin dopo il decesso, che certificherà, ma non compirà l'atto fisico di somministrare la morte». D'altronde, ha puntualizzato nell'assise parmigiana, «il medico ha per missione quella di combattere le malattie, tutelare la vita e alleviare le sofferenze. Quello del suicidio assistito è quindi un processo estraneo a questo impegno». Ad ogni modo, ha aggiunto Anelli «si vuole certamente rispettare la volontà di chi decide di porre fine alla propria esistenza ritenuta troppo penosa e non più degna di essere prolungata, nei limiti previsti dalla Corte Costituzionale, ma si chiede anche di lasciare la nostra categoria estranea a questo atto suicidario». Quanto al problema di chi raccoglierà il consenso del paziente e di chi lo aiuterà nel suo intento, prosegue il presidente della Fnomceo, «una legge dello Stato dovrà trovare una terza persona per raccogliere la volontà suicidaria, e quanto a chi fisicamente aiuterà il malato a morire, forse è ragionevole supporre che debba essere il paziente stesso a poterlo decidere».
Anni di specializzazione, ok a ricongiunzione
(da www.enpam.it) La Corte di cassazione ha dato il via libera alla ricongiunzione dei contributi previdenziali dalla gestione separata dell’Inps verso le Casse dei professionisti. Questo significa che i medici che hanno frequentato una scuola di specializzazione potrebbero chiedere di trasferire dall’Inps all’Enpam i contributi prelevati sulle borse di studio, una possibilità che finora era sempre stata negata. La sentenza (n. 26039/2019) è arrivata su iniziativa di un commercialista e riguarda l’Istituto pubblico e il suo ente previdenziale di categoria. Tuttavia la portata delle argomentazioni dei giudici è più generale. “È stato riconosciuto il principio, già stabilito in passato dalla Corte costituzionale, che un soggetto può scegliere qual è lo strumento giuridico per lui migliore per raggiungere l’obiettivo di avere un’unica pensione”, commenta il vicedirettore generale dell’Enpam Vittorio Pulci. “Gli strumenti che sono a disposizione per valorizzare diversi spezzoni contributivi sono la ricongiunzione, la totalizzazione, il cumulo; ciascuno con i propri pregi e i propri difetti – continua Pulci –. La Cassazione ribadisce che ognuno può scegliere qual è lo strumento migliore. Un principio fondamentale che non può essere disconosciuto”.
A CHI CONVIENE I calcoli variano da persona a persona. È tuttavia immaginabile che a trovare vantaggio nella ricongiunzione dalla gestione separata saranno soprattutto gli specialisti ambulatoriali convenzionati o i medici specializzati che sono iscritti alla gestione Enpam della medicina generale, come ad esempio i pediatri di libera scelta. Ad ogni modo la ricongiunzione non vale solo per i contributi prelevati sulle borse di specializzazione ma anche per quelli relativi ad altri tipi di compensi per i quali, a torto o a ragione, i versamenti sono stati fatti alla Gestione separata Inps. Chi lo desidera può fare domanda di ricongiunzione anche subito attraverso l’area riservata del sito Enpam.it.
COSA PUÒ ANDARE STORTO Da un punto di vista pratico, comunque, la sentenza della Cassazione ha conseguenze solo sul caso del singolo commercialista, a meno che l’Inps non si adegui volontariamente. È quindi possibile che pur facendo una domanda di ricongiunzione simile, un altro professionista se la possa vedere rigettata. Se questo accadesse, però, la recente sentenza potrebbe essere usata per rafforzare un eventuale ricorso. Un’altra insidia potrebbe venire da un cambiamento delle leggi. Infatti poiché una ricongiunzione dall’Inps verso l’Enpam comporta uno spostamento di denaro con conseguenze sulle casse dello Stato, non è da escludere che in una prossima legge o nelle pieghe di qualche decreto venga inserito un emendamento per depotenziare il diritto affermato dalla sentenza. Nel frattempo chi è fortemente interessato a trasferire i propri contributi versati alla Gestione separata Inps, può fare domanda di ricongiunzione e attendere l’esito.
Se il reddito diminuisce il rischio cardiovascolare aumenta
(da Doctor33) Uno studio pubblicato su JAMA Cardiology ha dimostrato che il rischio di malattie cardiovascolari (CVD) cresce in seguito a una riduzione del reddito, mentre diminuisce se il reddito aumenta. «Gli operatori sanitari dovrebbero avere una maggiore consapevolezza dell'influenza delle variazioni del reddito sulla salute dei pazienti» afferma il primo autore Stephen Wang dell'Harvard Medical School di Boston. Un basso reddito era già stato associato a un più alto rischio CVD, ma gli studi sull'influenza di un cambiamento del reddito erano limitati. I ricercatori hanno così coinvolto quasi 9.000 persone tra i 45 e i 64 anni residenti in 4 centri degli Stati Uniti arruolate nello studio ARIC (Atherosclerosis Risk in Communities) e le hanno suddivise in base al cambiamento del loro reddito in 6 anni, dal 1987-1989 al 1993-1995. Dopo aggiustamento per variabili sociodemografiche, comportamenti di salute e biomarcatori, gli individui che hanno subito un calo del reddito di almeno il 50% (n=900) hanno avuto, nei circa 17 anni successivi, un aumento del rischio CVD (infarto del miocardio, malattia coronarica fatale, insufficienza cardiaca o ictus) rispetto a chi ha mantenuto invariato i propri guadagni sono o li ha modificati in percentuale minore (n=6.284). Al contrario, il 50% di aumento del reddito (n=1.805) è stato associato a un abbassamento del rischio. Un limite notato dagli autori è rappresentato dalla possibilità che siano stati i problemi di salute ad aumentare le probabilità di subire una riduzione del reddito. Per Edward Havranek della University of Colorado School of Medicine di Aurora, comprendere i mediatori dell'associazione tra il cambiamento del reddito e il rischio CVD è importante per lo sviluppo di strategie per mitigarne l'impatto. Alcuni eventi, come il divorzio o il decesso del consorte, o lo stress derivante da un cambio improvviso nelle risorse materiali potrebbero giocare un ruolo, così come la minor possibilità di accedere alle cure sanitarie. «La domanda più ampia che questo articolo ci pone è come noi medici dovremmo rispondere a un problema sociale che porta alla malattia» scrive in un editoriale correlato. Inoltre Havraneknota che i medici hanno preso posizioni forti quando i problemi della società sono stati il fumo e l'obesità infantile, ma non quando hanno riguardato la politica, sottolineando la responsabilità che hanno nel promuovere la piena comprensione degli effetti sulla salute della struttura sociale. «Questo studio è un chiaro passo in questa direzione» conclude.
(JAMA Cardiol. 2019 Oct 9. doi: 10.1001/jamacardio.2019.3788. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/31596441
JAMA Cardiol. 2019 Oct 9. doi: 10.1001/jamacardio.2019.3802. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/31596424)
Decalogo per un corretto uso degli Integratori Alimentari
(da Univadis) Dal Ministero della Salute arriva un Decalogo per un corretto uso degli Integratori Alimentari in formato .pdf. Gli integratori alimentari sono alimenti presentati in piccole unità di consumo come capsule, compresse, fialoidi e simili. Si caratterizzano come fonti concentrate di nutrienti o altre sostanze ad effetto "fisiologico" che non hanno una finalità di cura, prerogativa esclusiva dei farmaci, perché sono ideati e proposti per favorire nell'organismo il regolare svolgimento di specifiche funzioni o la normalità di specifici parametri funzionali o per ridurre i fattori di rischio di malattia. L'impiego di integratori, per risultare sicuro e adatto alle specifiche esigenze individuali, deve avvenire in modo consapevole e informato sulla loro funzione e sulla valenza degli effetti svolti, senza entrare in contrasto con l'esigenza di salvaguardare abitudini alimentari e comportamenti corretti nell'ambito di uno stile di vita sano e attivo.
FondoSanità premiato quale fondo complementare italiano a maggior rendimento: 7,3% annuo
(da Fimmg.org) Giovedì 17 ottobre è stato assegnato a FondoSanità il premio quale fondo pensione complementare italiano a maggior rendimento degli ultimi dieci anni. La premiazione è avvenuta nell'ambito di "Milano Finanza Insurance & Previdenza Awards 2019". Il premio è stato ritirato dal dr. Carlo Maria Teruzzi che da oltre 10 anni riveste incarichi all'interno del fondo e che dal 2017 ne è il Presidente. Con motivata soddisfazione il presidente sottolinea che "si tratta di un fondo i cui investimenti sono gestiti in maniera rigorosa e per fini esclusivamente previdenziali e non speculativi, essendo un fondo non a scopo di lucro. La buona gestione di questi anni ci ha consentito di assicurare ai nostri iscritti un rendimento del 7,3% annuo. Questo importante risultato è dovuto alla attenta gestione del nostro staff ma in particolare al nostro consulente, il prof. Stefano Gatti, docente di strumenti finanziari alla Bocconi, al nostro responsabile finanziario dr. Luigi Daleffe e al direttore generale Ernesto del Sordo". FondoSanità, (https://www.fondosanita.it/) che è un fondo pensione chiuso, offre a medici, odontoiatri, infermieri, farmacisti e veterinari la possibilità di costruirsi una pensione complementare. Nei programmi della attuale presidenza c'è la volontà di estendere il fondo anche ad altre categorie libero professioniali. “Vogliamo ampliare la nostra base di adesione e accogliere nel nostro fondo anche tutti gli altri liberi professionisti purtroppo ancora privi di un fondo a loro dedicato ”, racconta il presidente Carlo Maria Teruzzi, che nei suoi primi due anni alla guida del fondo ha visto crescere gli iscritti di quasi il 17 per cento. A caratterizzare FondoSanità inoltre c’è anche il forte orientamento verso il mondo giovanile. “In un momento in cui la libera professione ha profili di precarietà, la nostra priorità è garantire una pensione a tutti i giovani e questa particolare attenzione ci ha fatto raggiungere percentuali di adesione del 35% annuo tra i giovani professionisti laddove la media nazionale si aggira attorno all'8 - 10%”, aggiunge il presidente." Non a caso, grazie a risorse messe a disposizione dall’Enpam, tutti i medici e i dentisti fino a 35 anni di età possono iscriversi a FondoSanità senza costi di ingresso. Un vantaggio, quello dell’iscrizione gratuita, che quest’anno è stato esteso anche agli studenti del quinto e sesto anno dei corsi di laurea di Medicina e Odontoiatria che hanno aperto una posizione presso il loro ente previdenziale di categoria.
Camminata più lenta segno di invecchiamento precoce
(da AGI) La velocità della camminata di una persona di 40 anni è un segno di quanto il cervello, così come il corpo, stia invecchiando; lo rileva uno studio condotto in Nuova Zelanda pubblicato dal sito della Bbc. Usando un semplice test della velocità dell'andatura, i ricercatori sono stati in grado di misurare il processo di invecchiamento. I medici spesso misurano la velocità dell'andatura per misurare la salute generale, in particolare negli over 65, perché è un buon indicatore di forza muscolare, funzione polmonare, equilibrio, forza della colonna vertebrale e vista. La velocità di deambulazione più lenta in età avanzata è stata anche collegata ad un maggior rischio di demenza e declino senile. In questo studio, su 1.000 persone in Nuova Zelanda - nate negli anni '70 e seguite fino all'età di 45 anni - il test di velocità di deambulazione è stato utilizzato molto prima dei 65 anni. I partecipanti allo studio si erano sottoposti anche a test fisici, test di funzionalità cerebrale e scansioni cerebrali, e durante la loro infanzia avevano sostenuto test cognitivi ogni due anni.