Restare seduti a lungo aumenta il rischio di malattie cardiovascolari nelle donne anziane

da Doctor33)  Secondo uno studio pubblicato sulla rivista 'Circulation', stare seduti o stesi per lunghi periodi di tempo aumenta il rischio di sviluppare malattie cardiovascolari nelle donne anziane. I dati mostrano che, quando il periodo sedentario totale si riduce anche solo di un'ora al giorno, il rischio diminuisce del 12%. Inoltre, quando il periodo sedentario è lungo e ininterrotto, rispetto a uno composto da sessioni brevi e regolarmente interrotte anche se solo da un'attività fisica moderata, il rischio è più alto del 52%. «Questa è la prima volta che un periodo di comportamento sedentario, e non solo la media nel corso dell'intera giornata, è associato al rischio» osserva Joseph Hill, della University of Texas Southwestern Medical Center di Dallas, sottolineando cosi l'importanza della scoperta per la comunità cardiologica.

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Trapianti da vivente, la generosità è donna

(da Univadis)   In Italia le donne che donano i propri organi per un trapianto da vivente sono il doppio degli uomini: è il dato emerso da una rilevazione del Centro nazionale trapianti sulle differenze di genere nelle donazioni in vita.  Dal 2001 al 2017 sono state 3487 le persone che hanno scelto di donare un rene o una porzione del fegato: 2322 donne (il 66,6%) e 1165 uomini (33,4%). Un divario ancora più accentuato per quanto riguarda il solo trapianto di rene: in questo caso la percentuale di donatrici sale al 68,9% (2151 donne contro 973 uomini).

ITALIANE PRIME IN EUROPA

Il dato italiano rappresenta un primato anche a livello europeo. Secondo EDQM, che prende in analisi l’attività trapiantologica dei paesi membri del Consiglio d’Europa, nel 2017 le donazioni di rene da vivente effettuate da donne sono state in media il 58% del totale, mentre in Italia rappresentano il 70%: una percentuale superiore a quella di tutti gli stati con un volume di trapianti comparabile al nostro come Spagna (65%), Gran Bretagna, Turchia (55%) e Francia (48%).

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I tratti della personalità possono incidere sul diabete 2

(da DottNet)  I tratti positivi della personalità, come l'ottimismo, possono aiutare a ridurre il rischio di sviluppare il diabete 2. Fattori come obesità, una storia familiare di malattia, inattività fisica possono avere un ruolo nello sviluppo della patologia, ma non sono gli unici determinanti. Anche cinismo e depressione sono associati a un aumentato rischio di diabete. Lo rileva una ricerca Usa, di diverse realtà tra le quali l'Indiana University Bloomington e la Harvard Medical School, pubblicata sulla rivista 'Menopause'. L'obiettivo dello studio era esaminare se i tratti della personalità, tra cui l'ottimismo, la negatività e l'ostilità, fossero associati al rischio di sviluppare il diabete di tipo 2 nelle donne in menopausa. La ricerca ha proseguito interrogandosi sul fatto se l'associazione potesse essere mediata da percorsi comportamentali, come dieta, attività fisica, fumo o forte consumo di alcol.  Lo studio ha seguito 139.924 donne in menopausa della Women's Health Initiative, una ricerca sulla salute femminile, che all'inizio del monitoraggio non avevano il diabete. Durante i 14 anni nei quali sono state seguite, sono stati identificati invece 19.240 casi della malattia. Rispetto alle donne collocate nel gruppo con minori livelli di ottimismo quelle che invece che erano nel gruppo con livelli più elevati avevano un rischio di incidenza del diabete il 12% inferiore. Le partecipanti allo studio che si collocavano invece al livello più alto per l'espressività emotiva negativa o l'ostilità, avevano un rischio di sviluppare la malattia del 9% e del 17% più alto.L'associazione di ostilità con il rischio di diabete era più forte nelle donne che non erano obese.  Dai risultati dello studio è possibile secondo i ricercatori concludere che il basso ottimismo, l'alta negatività e l'ostilità sono associati a un aumento del rischio di diabete nelle donne in menopausa.

Facebook lancia offensiva contro disinformazione sui vaccini

(da AGI/AFP)  Facebook lancia un'offensiva per bloccare l'onda di disinformazione sul tema dei vaccini. L'annuncio arriva dopo che il social network nelle scorse settimane aveva ricevuto molte pressioni dopo l'esplosione di nuovi casi di morbillo negli Usa attribuita al fatto che un numero sempre crescente di genitori rifiutano di far vaccinare i loro figli. Monika Bickert, vicepresidente di Facebook, ha affermato che la compagnia prendera' misure per ridurre la diffusione di "dati falsi" cercando di fornire agli utenti informazioni sui vaccini verificate scientificamente. "Ridurremo il ranking di gruppi e pagine che diffondono disinformazioni sui vaccini nei newsfeed e nei motori di ricerca", ha detto Bickert. L'Organizzazione mondiale della sanita' e i Centri per la prevenzione delle malattie negli Usa hanno identificato "dei falsi sui vaccini", e se questi "apparriranno su Facebook noi prenderemo delle misure". L'Oms il mese scorso ha identificato la resistenza a ricorrere ai vaccino come una delle dieci maggiori minacce alla salute nel 2019.

Deprescrizione e riconciliazione terapeutica, al via il primo ambulatorio a Torino

(da M.D.Digital)   Dopo i primi esperimenti in Emilia-Romagna e Toscana sbarca anche in Piemonte la “deprescrizione”, ossia la revisione critica dei trattamenti farmacologici seguiti da anziani e cronici per sfoltire la lista dei medicinali assunti. Il merito va all’Asl 3 di Torino, che nella Casa della salute di Torre Pellice ha aperto il primo ambulatorio per la Deprescrizione e riconciliazione terapeutica (Dert). Inaugurato di recente sulla base di un progetto-pilota proposto dai medici di famiglia che operano nella struttura, il Dert accoglie i pazienti inviati dai loro curanti per rivalutare le terapie in corso e migliorare l’aderenza terapeutica.

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Medici con dolore muscolo-scheletrico

(da Univadis)  In base a una recente metanalisi pubblicata su JAMA, quasi il 60% di 5828 medici con un’età media di 46 anni  hanno segnalato dolore muscolo-scheletrico e il 12% ha fatto ricorso a giorni di assenza dal lavoro, limitazioni sul lavoro o pensionamento anticipato a causa del dolore. Queste percentuali inseriscono i professionisti sanitari nella stessa categoria degli operai edili e altri lavoratori ad alto rischio in termini di disturbi muscolo-scheletrici associati al lavoro.

(Epstein S, et al. JAMA Surg. 27 dic 2017 [Pubblicazione online prima della stampa]. doi:

10.1001/jamasurg.2017.4947.  https://jamanetwork.com/journals/jamasurgery/article-abstract/2666200 )