Stipendi dei medici italiani a confronto con Europa e Usa: i dati impietosi

Stipendi dei medici italiani a confronto con Europa e Usa: i dati impietosi

(da DottNet)   Il rapporto Ocse sugli stipendi dei medici è senza scampo per i professionisti italiani: sono messi davvero male se confrontati con i loro colleghi di Europa e Usa. In particolare, il rapporto rivela che i camici bianchi italiani guadagnano in media 110mila dollari all’anno, molto meno, ad esempio, dei colleghi tedeschi, che si attestano sui 187mila dollari. Un divario del 70%, riscontrabile, sia pur in maniera meno evidente, anche nel confronto con i medici belgi (27%), spagnoli (41%) e francesi (8%).

Ecco una lista degli stipendi più elevati percepiti dai medici nel mondo. Si tenga presente, però, che si tratta di cifre approssimative e variabili nel tempo, in base a fonti diverse.

- Svizzera – Stipendio medio annuo di un medico generalista intorno a 200.000-250.000 USD;

- Stati Uniti – Variazione significativa a seconda della specializzazione, ma i medici possono guadagnare dai 150.000 USD ai 500.000 USD o più all’anno;

- Qatar – I medici specialisti possono guadagnare in media da 120.000 a 180.000 USD all’anno;

- Emirati Arabi Uniti – Stipendio annuo medio di un medico specialista tra 150.000 e 300.000 USD;

- Regno Unito – Stipendio medio annuo di un medico generale tra 50.000 e 90.000 GBP (70.000-125.000 USD);

- Canada – Stipendio medio annuo di un medico generale tra 150.000 e 250.000 CAD (120.000-200.000 USD);

- Germania – I medici guadagnano mediamente tra 60.000 e 120.000 EUR all’anno (70.000-140.000 USD).

Naturalmente, poi, in città costose (es. New York, Londra) gli stipendi possono aumentare ancora di più e superare i 200.000 USD.

Molto dipende, comunque, dalla specializzazione acquisita. Ecco qualche dato in merito.

- Neurochirurgia: guadagni medi annui possono superare i 500.000 USD;

- Dermatologia: stipendio medio annuo di circa 300.000 USD;

- Pediatria: guadagni medi annui tra 150.000 e 200.000 USD;

- Medicina Generale: in alcune nazioni i medici generalisti possono guadagnare tra 100.000 e 200.000 USD all’anno.

Le implicazioni della disparità di trattamento economico tra medici italiani ed esteri sono profonde e possono influenzare sia la qualità dell’assistenza fornita ai pazienti che la soddisfazione e la motivazione dei professionisti della salute. Il dibattito sulle riforme nel settore sanitario italiano dovrebbe sicuramente tener conto di questi dati, cercando soluzioni per riequilibrare le retribuzioni e creare un ambiente lavorativo più equo, incentrato sul benessere di medici e infermieri.

Ordini Medici, ‘no a stop numero chiuso Medicina, programmare bene’

(da Adnkronos Salute) - Un fermo no al superamento del numero programmato per la facoltà di Medicina. Apertura, invece, sull’ampliamento dei posti disponibili per gli aspiranti medici. Ma a due condizioni: che siano pianificati di conseguenza anche i posti nelle scuole di specializzazione e gli sbocchi lavorativi all’interno del Servizio sanitario nazionale, per non creare un nuovo 'imbuto formativo', né una nuova pletora medica senza occupazione. E' questa, in estrema sintesi, la posizione della Federazione nazionale degli Ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri (Fnomceo), espressa dal Filippo Anelli, in merito alle dichiarazioni di esponenti del Governo che, in questi giorni, hanno espresso la volontà di 'superare il numero chiuso' per gli aspiranti camici bianchi.

"Una corretta programmazione - spiega Anelli - andrebbe fatta sui fabbisogni, da qui a 11 anni, di specialisti e medici di medicina generale. I ragazzi che a settembre entreranno a Medicina, infatti, solo tra 9-11 anni saranno completamente formati e pronti per entrare a pieno titolo nel nostro Servizio sanitario nazionale. Le proiezioni, al contrario, mostrano che, per allora, la gobba pensionistica sarà superata, mentre saranno pronti i nuovi specialisti, creati grazie all’aumento delle borse".

"Il progetto del ministro dell'Università e della Ricerca, Anna Maria Bernini, e del Governo di un’apertura 'sostenibile' della facoltà di Medicina - aggiunge - con un aumento graduale dei posti, legato da una parte alla capacità formativa degli atenei, dall’altra a un aumento delle borse nelle Scuole di specializzazione, può essere accolto, purché entrambe queste condizioni vengano effettivamente soddisfatte. E, soprattutto, purché si tenga conto anche del contesto lavorativo che attenderà i futuri colleghi e si crei, già da oggi, un modello organizzativo adeguato, parametrato alle esigenze assistenziali della popolazione e in grado di assorbire tutti i professionisti".

"Far saltare il numero programmato – sottolinea Anelli – significa, in definitiva, consentire a tutti di poter accedere a Medicina, senza salvaguardare la qualità della formazione, che oggi il mondo ci invidia. Significa non poter garantire a tutti una borsa di specializzazione, ricreando l’imbuto formativo. Significa, alla fine della catena, trovarci con più medici di quanti il Servizio sanitario nazionale sia in grado di assorbire".

"Già oggi, in Italia - precisa - sempre secondo l’Ocse, ci sono 4 medici ogni mille abitanti: una delle proporzioni più alte tra tutti i paesi europei. Mentre i medici all’interno del Servizio sanitario nazionale, come evidenzia Agenas, sono circa 145mila. Ed è la stessa Agenas a ribadire l’importanza di una attenta pianificazione, che permetta di disporre di risorse sufficienti e di evitare ridondanze che comprometterebbero l’efficienza del sistema in condizioni ordinarie".

"Ed è ancora l’Agenas ad avvertire che la pianificazione dell’offerta formativa, per essere efficace, deve essere coordinata con l’adozione di un sistema di incentivi in grado di rendere più attrattivi i profili di impiego in cui si prevedono fabbisogni più consistenti. Per questo, ribadiamo l’importanza di una programmazione efficace ed efficiente, e del coinvolgimento dei medici nel metterla in atto, rapportandola con modelli organizzativi e assistenziali altrettanto efficaci ed efficienti. Rinnoviamo pertanto l’appello affinché le rappresentanze esponenziali dei medici possano sedere ai tavoli dove si decide il futuro della formazione", conclude.

SISA consiglia il gelato anche come sostituto di un pranzo, ma attenzione alla qualità e alla materia prima

(da DottNet -  riproduzione parziale)   Un gelato, se di buona qualità e inserito nel contesto di una dieta equilibrata, può sostituire un pasto. Questo, in sintesi, uno dei messaggi lanciati dalla Società Italiana di Scienze dell’Alimentazione – SISA. Una notizia che farà sicuramente piacere a italiani e turisti che in questi giorni di grande caldo sono alla ricerca di piaceri rinfrescanti. Ma tra i requisiti necessari vi sono ingredienti di qualità e materie prime del territorio, come avviene con alcuni artigiani gelatieri che con le loro microimprese e la valorizzazione del proprio territorio conservano il loro mestiere in piccoli centri.

DIMAGRIRE CON GUSTO: LA DIETA DEL GELATO –  "Il gelato offre un buon apporto nutritivo ed è gratificante - sottolinea la Prof.ssa Silvia Migliaccio, Presidente della Società Italiana di Alimentazione, SISA – Con una dieta adeguata, è possibile perdere due o tre chili in pochi giorni, concedendosi il piacere di uno, talvolta anche due, gelati al giorno. Il gelato, infatti, è un alimento con molte qualità e che, anche psicologicamente, aiuta ad affrontare meglio una dieta ipocalorica. L’importante è mangiarlo come alternativa ad un pasto e non aggiungerlo a primo e secondo come dessert. È prodotto con latte, uova, zucchero, più caffè, cacao o frutta, tutti alimenti con buon valore nutrizionale. Mangiando, per esempio, un gelato alla crema introduciamo proteine di alto valore biologico, grassi di qualità, glucidi a rapido assorbimento e a pronta disponibilità energetica come lattosio e saccarosio. Ma apporta anche  vitamine A e B2, oltre che sali minerali, come calcio e fosforo. Se poi aggiungiamo un paio di cialde o un biscotto, che sono a base di cereali, la composizione nutrizionale del pasto si arricchisce di amido". Il programma di dieta settimanale, modificabile a seconda delle specifiche esigenze, prevede un massimo di una porzione al giorno e l’assenza di altri dolci; può essere applicata a uomini e donne di diverse età, ma è sconsigliata ai diabetici. "Voglio suggerire un piccolo segreto – conclude la Prof.ssa Migliaccio – Se non ci si ferma qualche secondo tra una leccata e un morso, si rischia di anestetizzare le papille gustative! Meglio aspettare qualche secondo, per gustare meglio, alternando morsi piccoli e morsi grandi. Così diventerà possibile fruire di un momento speciale di relax e piacere".