Comunicato stampa Ausl Romagna “L’ERRORE UMANO SI BATTE IN “SALA PROVE”. NASCE IN ROMAGNA LA RETE DEI FACILITATORI DI SIMULAZIONI PER LA SICUREZZA DELLE CURE”

Una nuova frontiera della sicurezza ospedaliera. In Romagna si è appena concluso il percorso d'eccellenza “Train the Trainer – Corso Facilitatori di tecniche di simulazione”, un progetto che ha visto la partecipazione di team di tutte le Aziende Sanitarie regionali. La prima edizione è stata dedicata a professionisti dell’Azienda Usl Romagna e la seconda a team di tutte le altre Aziende Sanitarie della Regione Emilia Romagna nell’ambito di una collaborazione con il Centro Regionale Gestione del Rischio Sanitario, contribuendo così alla diffusione di competenze e metodologie formative innovative. Dimenticate le vecchie lezioni in aula: qui il cuore pulsante è la simulazione full-scale, l’obiettivo: ridurre incidenti, errori o altri eventi indesiderati. Medici, infermieri e ostetriche, sono stati immersi in scenari critici – dalle emergenze in sala operatoria ai casi clinici più complessi    in reparto o in Pronto Soccorso – dove manichini ad alta tecnologia e  ambienti speculari a quelli reali diventano il terreno di prova per affinare   competenze che vanno ben oltre la tecnica. QUANDO LA SICUREZZA DIVENTA SCUOLA Il fulcro del progetto, organizzato dalla Struttura di Gestione del Rischio e Sicurezza delle Cure della Direzione Sanitaria AUSL Romagna, è la creazione di una rete di "Facilitatori della Simulazione". Questi professionisti non sono semplici istruttori, ma veri e propri "registi" capaci di progettare situazioni ad alto stress per allenare le cosiddette Non-Technical Skills (NTS): leadership, comunicazione rapida, capacità decisionale sotto pressione e lavoro di squadra. "La simulazione rappresenta oggi lo strumento più potente per garantire la sicurezza del paziente- spiegano i coordinatori del progetto (Elena Bigi, Annita Caminati, Maurizio Menarini, Riccardo Triani, Nicola Zanini) - Consentiamo ai professionisti di mettersi alla prova in un ambiente protetto, analizzando nel debriefing post-scenario comportamenti e decisioni, trasformando ogni esperienza in un'opportunità di apprendimento”. UNA RETE REGIONALE CONTRO IL RISCHIO CLINICO Con sessanta esperti formati nelle prime due edizioni, il progetto "Train the Trainer" si pone come un modello di riferimento. Grazie all'approccio del Crisis Resource Management (CRM), lo standard di sicurezza utilizzato nei settori ad alto rischio come l’aeronautica, l'Emilia-Romagna investe sulla cultura del "fattore umano". Il programma ha integrato teoria avanzata e pratica immersiva, coinvolgendo un team multidisciplinare di docenti provenienti dalle aree dell'emergenza territoriale, dell’anestesia e rianimazione, della sala operatoria e della gestione del rischio. Investire nella simulazione significa anticipare il futuro.

Fondazione ENPAM 5X1000

Ti ricordo che con la dichiarazione dei redditi è possibile destinare il proprio 5 per mille alla “Fondazione Enpam 5x1000 ETS”, ente costituito dall’ENPAM con gli obiettivi di sostenere la ricerca e attivare interventi assistenziali aggiuntivi in favore degli iscritti. Per farlo è sufficiente firmare nello spazio “Sostegno degli enti del Terzo settore…” del modello CU, 730, o redditi PF e indicare il codice fiscale 96413820588. Più persone donano alla Fondazione il loro 5 per mille e maggiore sarà la possibilità di sostenere iniziative in favore di medici e odontoiatri. A tal proposito Ti inoltro il link al video. Alberto Oliveti

IA. Il Governo vara le nuove regole

(da MSD Salute e Quotidiano Sanità)   L’intelligenza artificiale entra ufficialmente nella sanità italiana, ma con una regola precisa: gli algoritmi dovranno affiancare i professionisti, non sostituirli. È questo il principio che emerge dalle disposizioni contenute nel decreto legislativo approvato dal Consiglio dei ministri per l’attuazione del Regolamento europeo sull’intelligenza artificiale (AI Act), che dedica un capitolo specifico alla formazione del personale sanitario, alla governance delle nuove tecnologie e alla loro integrazione nei percorsi assistenziali del Servizio sanitario nazionale. Uno degli interventi più significativi riguarda la formazione continua in medicina. Il decreto stabilisce che la Commissione nazionale per la formazione continua dovrà individuare una quota specifica dell’obbligo formativo ECM da destinare all’alfabetizzazione e all’utilizzo dell’intelligenza artificiale. Medici, infermieri, farmacisti e tutte le professioni sanitarie saranno quindi chiamati ad acquisire competenze non soltanto tecniche, ma anche etiche, giuridiche e deontologiche legate all’impiego di questi strumenti nella pratica professionale. La scelta nasce dalla consapevolezza che l’intelligenza artificiale non rappresenta più una prospettiva futura ma una realtà già presente nella diagnostica, nell’analisi dei dati clinici, nella gestione dei percorsi di cura e nell’organizzazione dei servizi. Per questo il legislatore punta a rendere strutturale la formazione, inserendola all’interno del sistema ECM che costituisce il principale strumento di aggiornamento professionale del personale sanitario. Accanto alla formazione degli operatori, il decreto interviene anche sulla preparazione della classe dirigente della sanità pubblica. Ad Agenas viene affidato il compito di individuare specifici programmi formativi dedicati all’intelligenza artificiale da inserire nei corsi manageriali destinati ai direttori generali, sanitari e amministrativi delle aziende del Servizio sanitario nazionale. L’obiettivo è fornire ai vertici delle organizzazioni sanitarie le competenze necessarie per governare processi sempre più complessi, caratterizzati dall’introduzione di sistemi digitali avanzati e strumenti di supporto decisionale basati sull’IA. La relazione illustrativa collega esplicitamente queste disposizioni agli investimenti del PNRR destinati alla sanità territoriale. In particolare viene richiamato il progetto che prevede la realizzazione di un’infrastruttura nazionale di intelligenza artificiale a supporto delle cure primarie e delle Case di comunità. Si tratta di sistemi progettati per assistere i professionisti nella gestione dei pazienti cronici attraverso suggerimenti diagnostici e terapeutici non vincolanti, lasciando sempre al medico la responsabilità finale delle decisioni cliniche. Proprio il mantenimento del controllo umano rappresenta uno dei principi cardine dell’intero impianto normativo. Il decreto recepisce infatti la filosofia dell’AI Act europeo secondo cui i sistemi di intelligenza artificiale possono supportare l’attività professionale, ma non sostituire il giudizio e la responsabilità delle persone. Un principio che assume particolare rilevanza in sanità, dove le decisioni incidono direttamente sulla salute e sulla sicurezza dei cittadini. Un altro capitolo importante riguarda il lavoro nelle strutture sanitarie. Le norme introdotte stabiliscono che nessuna decisione relativa all’assunzione, alla carriera, alla valutazione professionale o all’eventuale cessazione del rapporto di lavoro possa essere adottata esclusivamente da sistemi automatizzati. La decisione finale deve sempre essere assunta da una persona fisica dotata dei necessari poteri decisionali, che conserva la possibilità di valutare criticamente le indicazioni fornite dagli algoritmi. Il decreto interviene inoltre sulla tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro, prevedendo che l’utilizzo dell’intelligenza artificiale venga considerato all’interno della valutazione dei rischi quando può incidere sull’organizzazione del lavoro, sui carichi professionali o sulle modalità di svolgimento delle attività. Le aziende sanitarie saranno quindi chiamate a valutare preventivamente l’impatto delle nuove tecnologie e a garantire adeguata informazione e formazione al personale. Infine, il provvedimento apre la strada alla sperimentazione controllata di nuove applicazioni dell’intelligenza artificiale attraverso gli spazi di sperimentazione normativa previsti dall’AI Act. Questi ambienti consentiranno di testare in condizioni controllate sistemi innovativi, comprese soluzioni destinate all’ambito sanitario, favorendo lo sviluppo di nuove tecnologie senza rinunciare alle necessarie garanzie di sicurezza.

Vitamina K e rallentamento dell’aterosclerosi coronarica

(da M.D.Digital) Uno studio clinico randomizzato e controllato con placebo VitaK-Cac, condotto presso il Maastricht University Medical Center, ha analizzato gli effetti della supplementazione con menachinone-7 (MK-7) — un omologo della vitamina K2 — sulla progressione della calcificazione delle arterie coronarie (Cac). La ricerca ha coinvolto 180 pazienti sintomatici con punteggi Cac basali tra 50 e 400 Au, trattati con una dose giornaliera di 360 µg di MK-7 per un periodo di due anni. Dal punto di vista biochimico, il menachinone-7 è un potente inibitore della calcificazione vascolare, caratterizzato da un'elevata biodisponibilità e da un'emivita prolungata, proprietà che lo rendono un candidato ideale per la protezione cardiovascolare. I risultati hanno evidenziato una superiorità statistica dell'MK-7 nel rallentare l'avanzamento della Cac. Al termine dei 24 mesi, il gruppo di intervento ha mostrato un incremento del punteggio Cac significativamente inferiore rispetto al gruppo placebo (184 AU vs 214 AU, P=0.02). Parallelamente, la massa calcica è aumentata in misura ridotta nei soggetti trattati (da 25 mg a 32 mg) rispetto ai controlli (da 26 mg a 38 mg, P=0.02). Le analisi mediante angio-Tc hanno specificato che il beneficio è circoscritto alla frenata della calcificazione nelle placche non calcificate di stadio iniziale o moderato, senza effetti significativi su lesioni avanzate o sulla stenosi dei vasi. In questo scenario, il ruolo del medico di medicina generale emerge come fondamentale per la traslazione di tali evidenze nella pratica clinica. Sebbene la rilevanza clinica in termini di riduzione di eventi cardiovascolari acuti debba ancora essere confermata da trial su larga scala, il Mmg agisce come principale gestore del rischio aterosclerotico del paziente. Spetta al medico territoriale identificare i soggetti in fase precoce di malattia — dove il MK-7 ha dimostrato la massima efficacia — e coordinare interventi preventivi personalizzati. L'integrazione di tali supplementi, sicuri e privi di effetti avversi rilevanti, potrebbe arricchire l'arsenale terapeutico a disposizione della medicina generale per la gestione della stabilità della placca e della resilienza vascolare a lungo termine.

Cesena: ricerca studio medico professionale in affitto

Si ricerca, con disponibilità immediata, uno studio medico professionale in affitto, conforme ai requisiti comunali e AUSL Emilia-Romagna, di almeno 75 m², con due/tre studi da 12 m² (come da normative), sala d’attesa, bagno disabili e locali tecnici. Zone di interesse: Cesena, dall’area casello autostradale (Cesena Sud), Vigne, Sant’Egidio, Villa Chiaviche, Cervese, via Madonna dello Schioppo, via Calcinaro, Centro Coming, via Ravennate, zona stadio di Cesena e zona Montefiore. Per proposte e contatti si prega di inviare una mail a studiomedicoprof@libero.it

La riforma Schillaci si arena. Ma il Rapporto PIT spiega perché una riforma resta indispensabile

(da DottNet)    La riforma della medicina generale si è fermata prima ancora di arrivare in Parlamento. Travolta dalle divisioni politiche, dalle resistenze sindacali e dalle incertezze che hanno accompagnato il dibattito delle ultime settimane, la proposta del ministro Orazio Schillaci sembra destinata a lasciare il posto a una soluzione negoziale incerta e - allo stato - ancora tutta da costruire.   E così, mentre la politica discute dei vincitori e dei vinti, ecco un documento che riporta l'attenzione sul punto essenziale: i problemi che quella riforma avrebbe dovuto affrontare continuano a esistere.  È quanto emerge dal Rapporto PIT Salute 2026 di Cittadinanzattiva, basato su oltre 14.000 segnalazioni raccolte attraverso la rete nazionale di tutela dei cittadini. Il quadro che ne emerge non fotografa un singolo problema, ma una serie di criticità che accompagnano quotidianamente milioni di persone nel loro rapporto con il Servizio sanitario nazionale. Le liste d'attesa restano il volto più visibile della crisi Quasi la metà delle segnalazioni raccolte dal PIT Salute riguarda l'accesso alle prestazioni sanitarie. All'interno di questa categoria, le liste d'attesa rappresentano il problema principale, seguite dalle difficoltà di prenotazione e dalle agende chiuse.  Per i cittadini questi problemi hanno spesso un volto molto concreto. Sono le visite specialistiche fissate a distanza di mesi rispetto ai tempi indicati dal medico, gli esami diagnostici che non trovano disponibilità, le prenotazioni sospese per indisponibilità di posti o la necessità di rivolgersi al privato per ottenere una prestazione in tempi compatibili con il proprio stato di salute. Criticità note da anni, ma che continuano a rappresentare il principale motivo di contatto con i servizi di tutela. La sanità territoriale continua a mostrare fragilità Un'altra parte consistente delle segnalazioni riguarda l'assistenza territoriale. In questo ambito emergono problematiche legate ai medici di medicina generale e ai pediatri di libera scelta, alla salute mentale, alle RSA e all'assistenza domiciliare.   Il rapporto evidenzia come oltre il 60% delle segnalazioni relative all'assistenza territoriale riguardi proprio il rapporto con medici di famiglia e pediatri. Un dato che assume un significato particolare nelle stesse settimane in cui si è acceso il confronto sulla riforma della medicina generale.  Anche l'assistenza domiciliare continua a essere percepita da molti cittadini come una successione di interventi separati piuttosto che come un percorso realmente integrato di presa in carico. Una criticità che richiama direttamente uno degli obiettivi dichiarati delle riforme territoriali degli ultimi anni. Le Case di Comunità faticano ancora a diventare un riferimento Tra i temi affrontati dal rapporto compare anche il destino delle Case di Comunità, uno degli investimenti più significativi finanziati dal PNRR. Secondo Cittadinanzattiva, le nuove strutture faticano a essere percepite come un punto di riferimento concreto per i cittadini e a esprimere pienamente il ruolo per cui sono state progettate.  Una considerazione che inevitabilmente si intreccia con il dibattito sulle modalità di organizzazione della medicina territoriale e sulla presenza dei professionisti all'interno delle nuove strutture. Non solo attese: cresce il disagio in altri settori dell'assistenza Il rapporto segnala anche un aumento delle criticità relative all'assistenza protesica e integrativa, passate in un anno dallo 0,9% al 7% delle segnalazioni. Una crescita che Cittadinanzattiva collega alle difficoltà applicative seguite all'entrata in vigore del nuovo nomenclatore tariffario.   Restano inoltre presenti segnalazioni relative all'accesso alle cure per la salute mentale, alle strutture residenziali e ai percorsi assistenziali destinati alle persone più fragili, confermando come la pressione sul sistema non riguardi soltanto l'attività ospedaliera ma l'intera rete dei servizi territoriali. Non una difesa della riforma, ma delle ragioni che l'hanno generata Il Rapporto PIT non entra nel merito delle scelte del Governo e non esprime giudizi sulla proposta di riforma della medicina generale. Tuttavia fotografa con chiarezza le difficoltà che cittadini e pazienti continuano a incontrare: tempi di attesa incompatibili con i bisogni di cura, difficoltà di accesso ai servizi, percorsi assistenziali frammentati e strutture territoriali che non sempre riescono a svolgere il ruolo per cui sono state pensate.  Per questo il documento arriva in un momento particolarmente significativo. Mentre una riforma sanitaria si arena, i cittadini continuano a segnalare le stesse criticità che da anni attendono una risposta. La discussione sulla riforma può essersi fermata. Le ragioni che avevano reso necessario aprire quel confronto, invece, sono ancora tutte sul tavolo.