Allarme medici, nel mondo 1 su 4 vicino alla pensione

(da fimmgnotizie.org)   Da qui a 10 anni 1 medico su 4 nel mondo potrebbe andare in pensione, contribuendo a una carenza di operatori sanitari che già nel 2030 sarà di circa 11,1 milioni di unità. È l'allarme lanciato da un rapporto dell'Organizzazione mondiale della sanità (Oms). Nell'ultimo ventennio il numero di professionisti della salute è salito del 52% su scala globale, passando da 44,8 per 10 mila abitanti nel 2006 a 67,9 nel 2025. Al momento si contano più di 70 milioni di operatori sanitari, in particolare 14,8 milioni di medici e  32,7 milioni di infermieri. Il miglioramento, precisa l'Oms, maschera però profonde disuguaglianze tra le diverse aree del Pianeta. Nella regione europea dell'Oms, per esempio, la densità di medici è 13 volte superiore rispetto alla regione africana; quella di infermieri e ostetriche è invece 6 volte più alta.  "Nonostante i miglioramenti persistono carenze gravi e disomogenee di operatori sanitari e socio-sanitari e la densità del personale sanitario rimane fortemente correlata al reddito nazionale", ha spiegato in una nota Khassoum Diallo, a capo dell'unità per le politiche e i dati sulla forza lavoro sanitaria dell'Oms. Il trend positivo registrato negli ultimi anni, inoltre, rischia di non durare nel tempo e la mancanza di personale sanitario potrebbe tornare ad acuirsi a causa dell'aumento dell'aspettativa di vita della popolazione mondiale, che aumenterà il bisogno di assistenza sanitaria, e dell'invecchiamento degli stessi sanitari. Quest'ultimo fenomeno è particolarmente marcato per i medici. Quasi 1 dottore su 4 ha più di 55 anni e andrà in pensione nel prossimo decennio. Nei paesi ad alto reddito, la quota aumenta a quasi 1 su 3. "L'invecchiamento è la crisi nascosta della forza lavoro sanitaria e richiede un'attenzione urgente", ha aggiunto Diallo, che invita a investire subito nella forza lavoro. Tra i paesi ad alto reddito che soffrono una situazione di particolare vulnerabilità per l'alta età media dei professionisti, l'Italia si piazza ai primissimi posti. Secondo l'ultima rilevazione Ocse, il 44% dei medici italiani ha più di 55 anni; quote più alte si registrano soltanto in Bulgaria, Lettonia ed Estonia. Nel nostro Paese si registra inoltre il record di medici con più di 65 anni: nel nel 2023 hanno superato il 20%.

FondoSanità diventa FondoPro e si apre a tutti i professionisti

(da enpam.it)     Dal 1° ottobre FondoSanità cambia nome e diventa FondoPro, Fondo pensione complementare a capitalizzazione per i Professionisti. Non sarà soltanto un cambio di denominazione, logo e immagine, ma l’avvio di una nuova fase per una realtà che amplia il proprio perimetro di riferimento, aprendo l’adesione a tutti i professionisti e non più soltanto a quelli dell’area medico-sanitaria.  La trasformazione punta così ad allargare sensibilmente la platea dei potenziali aderenti e, di conseguenza, a rafforzare ulteriormente un Fondo che ha già costruito nel tempo risultati molto soddisfacenti. L’ingresso di nuovi professionisti potrà quindi sostenere la crescita dimensionale del Fondo, consolidandone il ruolo nella previdenza complementare dedicata al mondo delle libere professioni. Il passaggio a FondoPro rappresenta un’evoluzione nel segno della continuità. Per gli attuali iscritti non cambieranno la posizione previdenziale, la sede del Fondo né l’Iban utilizzato per i versamenti. Dal 1° ottobre cambieranno invece il nome, il logo, i colori, il sito internet (www.fondopro.it) e i canali social.  “Il Fondo ha sempre creduto nell’importanza di una previdenza complementare capace di affiancare quella obbligatoria e, proprio per questo, nella necessità di renderla accessibile a una platea sempre più ampia di professionisti – sottolinea Stefano Mirenghi, presidente di FondoSanità e ora di FondoPro – . L’apertura a tutte le libere professioni è una scelta coerente con la nostra missione e con l’obiettivo di far crescere il numero degli aderenti. Siamo orgogliosi di questo nuovo passaggio, che rappresenta un’evoluzione naturale della nostra storia. Guardiamo al futuro con l’ambizione di costruire un Fondo sempre più ampio, inclusivo e vicino alle esigenze dei professionisti”. Il nuovo nome sintetizza dunque l’ambizione di una realtà che vuole superare i confini originari per rivolgersi all’intero universo delle professioni. Una crescita della comunità degli aderenti che, oltre ad ampliare l’accesso alla previdenza complementare, potrà contribuire a rafforzare ulteriormente la dimensione e la solidità del Fondo.

Chi tira i fili? Da burattino a essere umano: uso ragionato dell’IA in sanità

«Chi tira i fili?» nasce dall’idea di creare un workshop utilizzando una fiaba come chiave per comprendere l’intelligenza artificiale in medicina.  L’edizione 2026 sceglie Le avventure di Pinocchio: la storia di una trasformazione, dal burattino mosso dai fili al bambino vero. È l’immagine perfetta del nostro rapporto con l’IA — possiamo lasciarci muovere come marionette, oppure imparare a tenerne i fili. Come Pinocchio, non diventiamo «più umani» grazie a un upgrade improvviso, ma lungo un percorso fatto di studio, errori e cura: è il percorso, non il risultato, il vero fine. Da qui il principio guida del corso: l’IA deve amplificare l’intelligenza del medico, non sostituirla. Non vogliamo «medici di legno». La giornata si alterna tra i temi più caldi dell’IA in sanità e momenti più pratici per imparare a usare — con metodo e spirito critico — le principali piattaforme di IA generativa, oltre a un panorama delle applicazioni cliniche per specialità. I temi affrontati spazieranno dai fondamenti dell’IA generativa al suo sviluppo ed utilizzo etica passando per i bias algoritmici ma anche cognitivi dell’essere umano come dipendenza e deskilling. Continua

Sette bambini obesi su dieci rischiano di restarlo da adulti: l’allarme degli esperti

(da DottNet)  L'idea che un bambino con obesità possa "allungarsi" crescendo e lasciarsi alle spalle i chili in eccesso è ancora molto diffusa. Ma la realtà raccontata dagli esperti è molto diversa. Nella maggior parte dei casi l’obesità non scompare con il passare degli anni e può trasformarsi in una condizione che accompagna la persona per tutta la vita, aumentando il rischio di sviluppare malattie croniche già in giovane età. Il monito arriva dall’Istituto superiore di sanità (Iss), che insieme all'Associazione medici endocrinologi (Ame Ets) ha dedicato un convegno al tema dell'obesità infantile e delle sue conseguenze a lungo termine. Il problema I numeri spiegano bene la portata del fenomeno. Secondo gli studi citati dagli specialisti, circa il 55% dei bambini con obesità continua a esserlo durante l'adolescenza e oltre il 70% degli adolescenti con obesità mantiene la stessa condizione anche da adulto. «Diversi studi hanno evidenziato che circa il 55% dei bambini obesi rimane obeso durante l'adolescenza e che oltre il 70% degli adolescenti con obesità continua a esserlo in età adulta», afferma Rocco Bellantone, presidente dell'Istituto Superiore di Sanità. Gli esperti definiscono questo fenomeno tracking dell'obesità: una sorta di traccia che tende a mantenersi nel tempo, rendendo sempre più difficile invertire la rotta se non si interviene precocemente. I rischi per la salute L’obesità infantile non è soltanto una questione estetica. Restare esposti per anni a un eccesso di tessuto adiposo può infatti favorire l'insorgenza di numerose patologie. Tra le conseguenze più rilevanti figurano il diabete di tipo 2, le malattie cardiovascolari, alcune forme di tumore e diversi disturbi psicologici. Un carico di problemi che può accumularsi progressivamente già dai primi anni di vita. «L'esposizione prolungata all'eccesso di tessuto adiposo determina un accumulo progressivo di danni metabolici e vascolari», spiega Marco Silano dell'Istituto superiore di sanità. Secondo gli esperti, questo processo può favorire la comparsa precoce di ipertensione, alterazioni dei grassi nel sangue e aterosclerosi, aumentando il rischio di eventi cardiovascolari nel corso della vita. L'adolescenza, momento chiave Aspettare che il problema si risolva da solo non è la strategia giusta, avvertono gli specialisti. Proprio l'adolescenza rappresenta infatti una fase decisiva in cui è possibile modificare il decorso della malattia. «L'obesità non va considerata una fase transitoria, dalla quale si possa semplicemente attendere di uscire con la crescita – sottolinea Roberto Vettor, endocrinologo dell'Irccs Istituto Clinico Humanitas Research Hospital di Rozzano – L'adolescenza rappresenta una finestra decisiva: intervenire precocemente modifica la traiettoria della malattia prima che questa si consolidi nell'età adulta». Per questo, aggiunge l'esperto, è necessario garantire un percorso di cura continuo, capace di accompagnare il paziente nelle diverse fasi della vita e non limitato ai soli interventi effettuati durante l'infanzia. In Italia quasi un bambino su cinque è in sovrappeso Nel nostro Paese il fenomeno continua a interessare una quota importante della popolazione più giovane. Tra i bambini di 8-9 anni, il 19% è in sovrappeso, il 10% vive con obesità e un ulteriore 2,6% presenta una forma grave della malattia. Le differenze territoriali restano marcate: le regioni meridionali e i contesti socioeconomici più fragili mostrano livelli più elevati di eccesso ponderale, confermando il ruolo che ambiente, reddito e opportunità educative possono avere sulla salute. Una nuova linea guida per i casi più difficili Per affrontare il problema, il Sistema nazionale linee guida dell'Iss ha pubblicato a luglio 2026 una nuova raccomandazione dedicata alla terapia del sovrappeso e dell'obesità resistenti al trattamento comportamentale negli adolescenti tra i 12 e i 18 anni. L'obiettivo è offrire ai professionisti strumenti aggiornati per gestire i casi in cui modificare alimentazione e stile di vita non basta. Un passo che riflette un cambiamento culturale importante: l'obesità non è una semplice mancanza di volontà, ma una malattia cronica che richiede diagnosi, cure e continuità assistenziale. Intervenire presto significa aumentare le possibilità di cambiare il futuro di un ragazzo, evitando che un problema nato nell'infanzia si trasformi in un peso per tutta la vita.