“Usa le scale”. Avvisi sugli ascensori come sui pacchetti di sigarette, la proposta del presidente del Veneto Luca Zaia

“L’ascensore è un grande segno di civiltà, perché aiuta chi ha difficoltà motorie, però ci sono molti cittadini che hanno la possibilità di fare le scale e per questo vogliamo incentivare, come Regione, l’utilizzo delle scale e non degli ascensori. Aiuta la salute e aiuta tutti noi ad essere più in forma”, ha spiegato il governatore.  Leggi l’articolo completo al LINK

http://www.quotidianosanita.it/regioni-e-asl/articolo.php?articolo_id=73346&fr=n

L’ictus raddoppia il rischio di demenza

(da Fimmg.org)   Le persone colpite da ictus hanno circa il doppio delle probabilità di sviluppare demenza, secondo il più grande studio mai condotto nel suo genere. L’University of Exeter Medical School (UK) ha condotto uno studio che ha analizzato i dati sul rischio d’ictus e demenza su 3,2 milioni di persone in tutto il mondo. Il legame tra ictus e demenza si è mantenuto anche dopo aver preso in considerazione altri fattori di rischio di demenza come ipertensione arteriosa, diabete e malattie cardiovascolari. Lo studio rileva che essere colpiti da ictus aumenta significativamente il rischio di demenza, basandosi su ricerche precedenti che avevano stabilito il legame tra ictus e demenza, sebbene non avessero quantificato la gravità dopo la quale l’ictus aumentava il rischio di demenza.

Leggi tutto

Pronto soccorso. Rivoluzione in Emilia Romagna: “Non permetteremo attese oltre le 6 ore”

Più personale (circa 130, tra medici, infermieri e oss), diversa organizzazione dell’attività (cinque codici e tre livelli di intensità”, spazi ridisegnati e più comfort per pazienti e operatori. Questo il piano della Regione da 7 milioni di euro. Sei ore sarà il tempo massimo previsto di permanenza, “ma già va così in circa l’85% dei casi”. Le novità illustrate dal presidente della Giunta e dall’assessore alle Politiche per la salute.  Leggi l’articolo completo al LINK

La parodontite potrebbe favorire l’emicrania

(da DottNet)   La parodontite potrebbe favorire anche la cefalea, in particolare l’emicrania: infatti uno studio condotto da uno scienziato italiano ha evidenziato che chi soffre di parodontite ha un rischio del 50% maggiore di soffrire anche di emicrania. Lo studio è stato condotto da Francesco D’Aiuto, direttore dell’Unità di Parodontologia della University College di Londra – Eastman Dental Institute e pubblicato sulla rivista ‘Odontology’. Lo studio ha coinvolto 651 individui che soffrivano di emicrania, dei quali 393 presentavano di emicrania cronica. È emerso che il 50,2% degli individui con emicrania ha riferito di avere anche la parodontite.   “I dati sono ancora preliminari – ha spiegato D’Aiuto che è anche membro della Società Italiana di Parodontoloiga e Implantologia – ma le evidenze riscontrate dimostrano che i pazienti con parodontite hanno almeno il 50% di probabilità in più di soffrire di emicranie rispetto agli individui di controllo. La peculiarità di questa associazione – ha aggiunto – è che la diagnosi di parodontite può essere associata alla cronicità dell’emicrania stessa. Le ricerche del nostro gruppo seguite da Yago Leira in collaborazione con l’Università di Santiago di Compostela in Spagna confermano queste associazioni indipendentemente dai fattori di rischio tipici dell’emicrania”.    “Le ipotesi patogenetiche dell’associazione tra emicrania e parodontite – ha concluso l’esperto – si fondano sulla capacità della malattia gengivale di favorire l’infiammazione ‘sistemica’ (relativa a tutto l’organismo, quindi non solo locale) e la disfunzione endoteliale (delle pareti dei vasi sanguigni). Questi due processi (infiammazione e danno endoteliale) sono entrambi implicati nell’insorgenza e soprattutto nell’esacerbazione dell’emicrania”.

Sanità senza personale: dal 2012 al 2017 persi 26.500 operatori. I vuoti più vistosi tra infermieri, amministrativi, tecnici e medici

Tra il 2012 e il 2017 quelli in assoluto ad essere scesi di più sono gli infermieri (-7.055), seguiti dagli amministrativi (-6.102), dai tecnici (-4.727) e dai medici (-3.448). In totale il Ssn può contare su 648 mila unità. Questa la fotografia che emerge dall’elaborazione effettuata da Quotidiano Sanità sugli ultimi dati del Conto annuale pubblicati dall’Aran. Per quanto riguarda il totale della PA solo il personale delle Regioni ha perso più unità del Ssn (-55 mila). Al contrario la Scuola ha visto crescere i suoi lavoratori (+111 mila).  Leggi l’articolo completo al LINK

Rischio cardiovascolare maggiore in chi salta la colazione

(da Doctor33)   Secondo uno studio pubblicato su JAAC, saltare abitualmente la colazione aumenta il rischio di morire a causa di malattie cardiovascolari. «Il nostro studio sostiene i benefici del fare colazione nel supportare la salute cardiovascolare» scrive il primo autore Shuang Rong della Wuhan University of Science and Technology, in Cina. Lo studio ha coinvolto 6.550 persone, con un’età compresa tra i 40 e i 70 anni e che avevano partecipato al National Health and Nutrition Examination Survey III del 1988-1994, intervistate sulle abitudini relative alla colazione. I ricercatori hanno riportato che più della metà dei partecipanti (59%) consumava il pasto del mattino ogni giorno, mentre il 5,1% non faceva mai colazione, il 10,9% raramente e il 25% solo qualche volta. Durante i 19 anni di follow-up, il 9,5% dei partecipanti è deceduto a causa di malattie cardiovascolari. Le analisi sono state aggiustate per diversi fattori confondenti, come età, sesso, razza/etnia, stato socioeconomico, dieta, stile di vita, indice di massa corporea e rischi cardiovascolari. È stato stimato un hazard ratio per la mortalità cardiovascolare di 1,87% per il gruppo di persone che non facevano mai colazione rispetto a quello che la consumava abitualmente. Inoltre, l’associazione tra il saltare la colazione e la mortalità per cause cardiovascolari si è stata dimostrata più forte in caso di decesso per ictus. «Non è chiaro se l’associazione trovata sia di tipo causale» spiegano in un editoriale correlato Borja Ibáñez e Juan Fernández-Alvira, del Centro Nacional de Investigaciones Cardiovasculares in Spagna, ma saltare la colazione identifica una popolazione a rischio per le malattie cardiovascolari.

(JAAC 2019. Doi: 10.1016/j.jacc.2019.01.065  http://www.onlinejacc.org/content/73/16/2025)
(JAAC 2019. Doi: 10.1016/j.jacc.2019.02.033  http://www.onlinejacc.org/content/73/16/2033)

GB, crisi sanità pubblica, crolla il numero dei medici di famiglia

(da Ansa.it)   Continua il declino della sanità pubblica britannica (Nhs) innescato da anni di tagli e dalle politiche di austerity. Lo confermano i dati di una ricerca condotta dal think tank Nuffield Trust per conto della Bbc, stando ai quali il numero dei cosiddetti Gp, i medici di famiglia del Regno, è sceso da una media di 65 per 100.000 abitanti registrata nel 2014 a non più di 60 l’anno scorso: un calo mai visto a questa velocità da mezzo secolo. A provocare il fuggi fuggi, fra dimissioni e nuovi ingressi mancati, sono le condizioni di superlavoro e gli stipendi insufficienti, sostengono le organizzazioni mediche. «Non si può permettere che la rete dei Gp collassi in questo modo, è un pilastro assolutamente cruciale del sistema sanitario nazionale», ha commentato raccogliendo l’allarme Helen Stokes-Lampard, presidente del Royal College dei medici di base. La crisi si traduce in tempi d’attesa per una visita standard che in alcune zone dell’isola hanno toccato le 7 settimane e nell’impossibilità di un terzo dei pazienti di ricevere assistenza in giornata dall’Nhs anche in caso di urgenze. Il governo Tory di Theresa May si difende evidenziando di aver avviato negli ultimi anni un primo rilancio di risorse pubbliche per la sanità. Briciole, replica l’opposizione laburista di Jeremy Corbyn.

1 402 403 404 405 406 521