Provvedimenti AIFA su farmaci contenenti ranitidina

Last Updated on 26 Settembre 2019 by Segreteria

(da www.aifa.gov.it)  L’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) ha disposto il ritiro dalle farmacie e dalla catena distributiva di tutti i lotti di medicinali contenenti il principio attivo ranitidina prodotto presso l’officina farmaceutica SARACA LABORATORIES LTD – India.   Il motivo è la presenza, in alcuni di questi lotti, di un’impurezza denominata N-nitrosodimetilammina (NDMA) appartenente alla classe delle nitrosammine, già rilevata nel 2018 in una classe di farmaci anti-ipertensivi (sartani).   In questi casi le autorità sanitarie operano secondo il principio di precauzione, che prevede di ridurre al minimo i rischi per il paziente, limitando l’esposizione alla sostanza potenzialmente dannosa.  A scopo precauzionale, l’AIFA ha anche disposto il divieto di utilizzo di tutti i lotti commercializzati in Italia di medicinali contenenti ranitidina prodotta da altre officine farmaceutiche diverse da SARACA LABORATORIES LTD, in attesa che vengano analizzati. Provvedimenti analoghi sono stati assunti o sono in corso di adozione negli altri Paesi dell’Unione Europea e in diversi paesi extraeuropei. L’AIFA sta lavorando insieme all’Agenzia Europea per i Medicinali (EMA) e alle altre agenzie europee per valutare il grado di contaminazione nei prodotti coinvolti e adottare misure correttive.  La ranitidina (antagonista dei recettori H2 dell’istamina) è un inibitore della secrezione acida utilizzato nel trattamento dell’ulcera, del reflusso gastroesofageo, del bruciore di stomaco e di altre condizioni associate a ipersecrezione acida. È commercializzata in Italia sia come medicinale soggetto a prescrizione medica, sia come medicinale di automedicazione, in forma di compresse, sciroppi o soluzioni iniettabili per uso endovenoso.  Sono disponibili in commercio altri medicinali con le stesse indicazioni terapeutiche, pertanto i pazienti che assumono medicinali a base di ranitidina devono rivolgersi al proprio medico per discutere la possibilità di una terapia alternativa. La NDMA è classificata come sostanza probabilmente cancerogena per l’uomo dall’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (IARC) dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) sulla base di studi condotti su animali. È presente in alcuni alimenti e nelle forniture di acqua, ma non ci si attende che possa causare danni quando ingerita in quantità molto basse.

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Agevolazioni per i colleghi in difficoltà con i contributi

Last Updated on 25 Settembre 2019 by Segreteria

In considerazione della mutata situazione economica del Paese e della categoria, l’Enpam ha ottenuto dai ministeri vigilanti di poter rivedere le sanzioni da applicare nei casi di morosità.

Gli iscritti in ritardo con il pagamento dovranno versare i contributi previdenziali con una maggiorazione del 3% annuo (invece che del 5,5% come previsto in precedenza); la maggiorazione resta dell’1% per chi paga la Quota B entro 90 giorni dalla scadenza.
Inoltre è stata cancellata la sanzione aggiuntiva del 4% per tutti coloro che chiedono di mettersi in regola spontaneamente prima che arrivi l’accertamento dell’Enpam.
In aggiunta a queste misure generali, la Fondazione ha deciso di venire incontro alle esigenze di colleghi in particolari difficoltà economiche. Concretamente è stata introdotta la possibilità, rimessa alla valutazione del Presidente dell’Ordine, di chiedere all’Enpam un’ulteriore dilazione del pagamento con un numero maggiore di rate.
Per poter usufruire di quest’agevolazione gli iscritti segnalati dovranno attivare l’addebito diretto dei contributi sul conto corrente. In questo modo, i colleghi che rispetteranno il nuovo piano di rateazione potranno tornare a una situazione di regolarità contributiva.

circolare_ordini_regime_sanzionatorio

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regolamento_del_regime_sanzionatorio_del_fondo_di_previdenza_generale_per_invio_e_pubblicazione

Un ‘etilometro’ nasale fiuterà i batteri e ci eviterà gli antibiotici quando non servono

Last Updated on 24 Settembre 2019 by Segreteria

(da AGI)   Presto, quando ci ammaleremo, un naso elettronico ci dirà se dovremo assumere antibiotici o meno. Il dispositivo creato da James Covington della Warwick University funziona più o meno come l’etilometro. Una volta che il paziente ha soffiato in un tubo, il naso elettronico analizza il campione e ne individua i batteri.  I vantaggi sono duplici, assicura Covington: in primo luogo questo macchinario aiuta a ridurre le prescrizioni – inutili – di antibiotici. Gli esperti auspicano un 20% in meno. In secondo luogo  mette in guardia da malattie del tratto respiratorio alla vigilia di un intervento. Infine, prescrivere meno antibiotici significa allungare la vita di questi farmaci, più efficaci più a lungo se non se ne fa un abuso

Diabete: gli esperti propongono di modificare i criteri diagnostici della curva da carico di glucosio

Last Updated on 24 Settembre 2019 by Segreteria

Un valore di glicemia uguale o superiore a 209 mg/dl, alla prima ora del test di carico orale di glucosio identifica i soggetti con diabete tipo 2 con un’accuratezza maggiore della glicemia a digiuno (≥ 126 mg/dl).e dell’emoglobina glicata (≥ 6,5% o ≥ 48 mmol/mol). Il test ‘accorciato’ a un’ora permette inoltre di risparmiare risorse e spazi in ambulatorio. I risultati arrivano da uno studio internazionale al quale ha preso parte la Società Italiana di Diabetologia. Il prossimo dicembre in occasione del congresso dell’IDF in Corea, verrà proposto alle autorità regolatorie internazionali di inserire nelle linee guida il nuovo criterio diagnostico. Leggi l’articolo completo al LINK   http://www.quotidianosanita.it/scienza-e-farmaci/articolo.php?articolo_id=77017&fr=n

Vita più lunga con le proteine vegetali

Last Updated on 23 Settembre 2019 by Segreteria

(da Quotidiano Sanità e Reuters Health)  Le persone che consumano un quantitativo maggiore di proteine vegetali possono vivere più a lungo di quelle che assumono quasi esclusivamente proteine animali. È quanto emerge da uno studio giapponese pubblicato da ‘JAMA Internal Medicine’.
Lo studio
  I ricercatori – guidati nel lavoro da Norie Sawada del National Cancer Center di Tokyo –
hanno seguito quasi 71.000 giapponesi di mezza età per una media di quasi due decenni. Rispetto alle persone che hanno consumato una minima quantità di proteine vegetali, i partecipanti che ne hanno consumato quantità maggiori hanno fatto registrare il 13% di probabilità in meno di morire durante lo studio e il 16% di probabilità in meno di morire per cause cardiovascolari.
“Precedenti studi hanno scoperto che un maggiore consumo di proteine animali è associato a un aumento di malattie croniche e mortalità, mentre un maggiore consumo di proteine vegetali è associato a un rischio inferiore, ma la maggior parte di questi studi sono stati condotti in popolazioni occidentali, in cui il consumo di proteine animali è molto superiore alle proteine vegetali – dice Frank Hu, presidente del dipartimento di nutrizione della Harvard TH Chan School of Public Health di Boston, non coinvolto nello studio – In questo lavoro giapponese, il consumo di proteine vegetali è piuttosto elevato, mentre il consumo di proteine animali è notevolmente più basso rispetto a quello delle popolazioni occidentali”.
Complessivamente nello studio sono morte 12.381 persone: 5.055 sono stati decessi per cancro, 3.025 per malattie cardiovascolari, 1.528 per malattie cardiache e 1.198 per malattie cerebrovascolari.
Le persone che hanno sostituito il 3% di carne rossa con proteine vegetali hanno fatto registrare il 34% di probabilità in meno di morire per qualsiasi causa, il 39% di probabilità in meno di morire di cancro e il 42% in meno di morire di malattie cardiache durante lo studio.
Inoltre, le persone che hanno sostituito il 4% della carne trasformata nella loro dieta con proteine vegetali hanno avuto il 46% di probabilità in meno di morire per qualsiasi causa e il 50% in meno di morte per cancro.
“Quando gli individui mangiano più alimenti proteici vegetali come noci, soia e lenticchie, si verifica un significativo miglioramento dei fattori di rischio cardiovascolare come lipidi nel sangue, pressione sanguigna e peso corporeo – aggiunge Hu – Vale la pena notare che questi alimenti vegetali contengono non solo proteine, ma anche altri nutrienti benefici come grassi sani, vitamine antiossidanti, minerali e sostanze fitochimiche. D’altra parte, diete ricche di carni rosse e trasformate sono state associate a una vasta gamma di conseguenze sulla salute come il diabete, malattie cardiovascolari e alcuni tumori”.

Non esistono livelli sicuri di PM nell’aria se si guardano i dati di mortalità

Last Updated on 23 Settembre 2019 by Segreteria

(da Univadis)    L’esposizione, anche per poco tempo, al particolato atmosferico è associata ad aumentata mortalità per tutte le cause, per cause cardiovascolari e per cause respiratorie in più di 600 città nel mondo. I risultati confermano quanto emerso da precedenti studi locali e regionali, che avevano identificato un legame tra la concentrazione di PM10 e PM2,5 e la mortalità.

Descrizione dello studio      I dati giornalieri sulla mortalità e l’inquinamento atmosferico sono stati raccolti in 652 città, sparse in 24 Paesi o regioni.  Le informazioni sulle condizioni ambientali sono state ottenute dal Multi-City Multi-Country (MCC) Collaborative Research Network database, la banca dati di un network di ricerca che valuta gli effetti del clima sulla mortalità.  Il periodo interessato va dal 1986 al 2015 e i dati di mortalità sono stati ottenuti dalle autorità locali di ciascun Paese analizzato; le cause di morte sono state classificate secondo la classificazione internazionale ICD-9 o ICD-10.   Le misurazioni di PM10 erano disponibili in 598 città, quelle di PM2,5 in 499. 445 città possedevano dati su entrambi gli inquinanti.  Lo studio è stato finanziato da numerose istituzioni pubbliche e private.

Risultati principali     In media, un aumento giornaliero di 10 μg per metro cubo di PM10 è risultato associato a un aumento dello 0,44% nella mortalità per tutte le cause, dello 0,36% nella mortalità cardiovascolare e dello 0,47% nella mortalità respiratoria.  I corrispondenti aumenti della mortalità per la stessa variazione della concentrazione di PM2,5 sono stati, rispettivamente, 0,68%, 0,55% e 0,74%.  L’associazione rimane significativa anche controllando per gli inquinanti gassosi ed è più forte nei luoghi in cui le concentrazioni medie annue di PM erano più basse e le temperature medie annuali più elevate.

Limiti dello studio      Le stime degli effetti sulla mortalità specifica risentono di possibili errori diagnostici o di codifica, inevitabili in uno studio globale così duraturo e ampio.

Perché è importante     Questo studio internazionale multicentrico, adottando lo stesso protocollo analitico e le stesse specifiche nella stima delle associazioni, permette un miglior confronto dei risultati tra Paesi. È importante capire se le associazioni osservate per i PM sono indipendenti da altri inquinanti per la regolamentazione della qualità dell’aria e la valutazione del rischio. Questo studio fornisce prove circa gli effetti indipendenti del PM.  L’esistenza di un effetto anche dopo un’esposizione breve suggerisce che non esista un livello sicuro di esposizione per PM.  Questo studio non sembra confermare l’ipotesi di curvilinearità nella relazione concentrazione-risposta secondo cui ci sarebbe un’inclinazione minore in corrispondenza di alti livelli di esposizione. Ciò significa che perfino i Paesi ad alto reddito con una qualità dell’aria relativamente buona potrebbero ottenere benefici per la salute pubblica da un’ulteriore riduzione delle concentrazioni di PM ambientale.

(Liu C, Chen R et al. Ambient particulate air pollution and daily mortality in 652 cities. N Engl J Med 381(8), 705-715. 2019. doi: 10.1056/NEJMoa1817364 )

Certificati sportivi: le regole da seguire

Last Updated on 20 Settembre 2019 by Segreteria

(da DottNet)   Ha destato sicuramente scalpore l’inchiesta dei Nas sui certificati sportivi e di cui abbiamo dato ampia risonanza. Alla luce di ciò vediamo dunque di fare chiarezza sull’argomento in concomitanza con la ripresa delle attività scolastiche e sportive. Tre sono le categorie interessate:

– Per l’attività sportiva agonistica, l’idoneità può essere certificata dai medici della Federazione medico-sportiva italiana (che sono in possesso del diploma di specializzazione in Medicina dello sport) e dal personale e dalle strutture pubbliche e private convenzionate, con le modalità fissate dalle Regione d’intesa con il Coni. In questo caso il certificato non solo è obbligatorio e oltre a quanto richiesto dalla visita per il certificato non agonistico, necessita di ulteriori accertamenti. Ad esempio: elettrocardiogramma sotto sforzo; esami del sangue; esame delle urine; test respiratorio; test visivo.

– L’ idoneità all’attività sportiva non agonistica, può essere invece rilasciata dai medici di medicina generale o i pediatri di libera scelta solo relativamente ai propri assistiti, oppure dai medici iscritti alla Federazione Medico Sportiva Italiana sia soci ordinari, vale a dire specialisti in medicina dello sport, sia soci aggregati, vale a dire non specialisti in medicina dello sport, ma comunque tesserati per la  Federazione Medico Sportiva Italiana; in tale caso sul certificato dovrà risultare il numero di iscrizione alla Federazione stessa. Nessuna altra figura o equipollenza è contemplata.  La visita medica consiste in: misurazione della pressione; elettrocardiogramma a riposo; analisi dello stato di salute del paziente.

– Per l’attività ludica amatoriale non è prevista alcuna figura specifica, né alcun titolo specifico oltre alla laurea in medicina e relativa abilitazione e iscrizione all’Ordine dei Medici.

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