Ictus, più tempo a disposizione per il trattamento

Last Updated on 5 Luglio 2019 by Segreteria

(da Doctor33)  Più tempo a disposizione per il trattamento dell’ictus. Una novità scientifica di cui si è discusso al congresso dell’European Stroke Organisation (ESO) di Milano (22-24 maggio). In alcuni casi infatti la terapia trombolitica può essere somministrata fino a 9 ore dopo la comparsa dei sintomi dell’ictus, mentre oggi si interviene entro 4,5 ore con farmaco trombolitico o entro 6 con trombectomia meccanica al fine di aumentare le possibilità di recupero e limitare le conseguenze disabilitanti causate dall’ictus cerebrale. «L’efficacia della terapia dipende dal tempo. È stato dimostrato che la mortalità, il rischio di emorragie intracraniche e le disabilità permanenti diminuiscono in maniera significativa ogni 15 minuti giocati in anticipo sull’ictus» conferma Danilo Toni, del Policlinico Umberto I di Roma. Nel corso del congresso si è posta l’attenzione sui 7 campi inseriti nel Piano di Azione per l’Ictus in Europa 2018-2030: prevenzione primaria, organizzazione dei servizi, gestione dell’ictus acuto, prevenzione secondaria con follow-up organizzato, riabilitazione, valutazione degli esiti e della qualità dei servizi, la vita dopo l’ictus. Si stima che nell’Unione Europea ci sarà un aumento del 34% del numero totale di eventi cerebrovascolari acuti entro il 2035. In Italia, l’ictus colpisce circa 150.000 persone e le donne sono le più colpite, soprattutto in caso di diabete o di presenza di fattori di rischio, come il fumo. Si calcola che una donna su 5 avrà un ictus nel corso della vita, mentre per gli uomini la proporzione è di uno su sei. Disuguaglianza di genere che si conferma per quanto riguarda l’accesso alle cure, la dimensione organizzativa nel post-ictus, ma anche nell’ambito lavorativo, peggiorando in caso di carriera accademica. Quest’ultimo è un argomento molto sentito dall’Osservatorio Ictus Italia, ma anche dall’ESO che nel 2014 ha eletto la prima Presidente donna della sua storia, Valeria Caso dell’Ospedale Misericordia di Perugia, la quale ha fatto sì che la percentuale di donne aderenti alla società aumentasse dal 31% nel 2014 al 40% nel 2017. Alla luce di tutto questo, è fondamentale fare in modo che ci siano informazioni sull’ictus specifiche per le donne in merito a prevenzione, fattori di rischio modificabili e cure, ma anche che si portino avanti tutte le azioni volte a sensibilizzare la popolazione.

Vaccini: Unicef contro i no vax: “Sfruttano i social per creare pericolosa disinformazione”

Last Updated on 5 Luglio 2019 by Segreteria

(da Quotidiano Sanità)   “La disinformazione sui vaccini è pericolosa come una malattia che si diffonde rapidamente e rappresenta una minaccia imminente per la salute pubblica”. È quanto ha dichiarato il direttore esecutivo dell’Unicef Henrietta Fore che ha lanciato in un evento Onu sui vaccini una forte accusa contro i gruppi no vax.  “Negli ultimi trent’anni – rileva l’Unicef -, il mondo ha visto miglioramenti significativi nella salute e nel benessere dei bambini, con le vaccinazioni che hanno contribuito a una drastica diminuzione dei decessi sotto i cinque anni. E ora, sull’orlo dell’eradicazione di malattie mortali che colpiscono milioni di bambini, stanno emergendo serie sfide”.   L’Unicef rileva come “nonostante le chiare prove del potere dei vaccini per salvare vite e controllare le malattie, milioni di bambini in tutto il mondo continuano a non essere coperti, mettendo a rischio le comunità di essere vittime epidemie mortali. L’accesso alla qualità dell’assistenza sanitaria di base, compresa l’immunizzazione, è fortemente minata da deboli sistemi sanitari, povertà e conflitti”.
L’Unicef afferma senza mezzi termini che “i gruppi anti-vaccino hanno sfruttato efficacemente i social media, creando confusione e alimentando paure tra i genitori, potenzialmente minando i progressi nel raggiungere la copertura vaccinale di tutti i bambini”.  “Le vaccinazioni fanno risparmiare fino a tre milioni di vite ogni anno, ovvero più di cinque vite salvate ogni minuto”, ha affermato il capo dell’Unicef Tuttavia, ha osservato che occorre fare di più perché “mancano ancora 20 milioni di bambini”.

 

Salute mentale, presentato rapporto Ministero. In aumento le persone con disturbi psichiatrici

Last Updated on 4 Luglio 2019 by Segreteria

(da Doctor33)   Le persone con disturbi psichiatrici assistite dai servizi specialistici nel 2017 sono state poco più di 851.000, in lieve aumento rispetto agli 805.000 del 2016 (quando però mancavano all’appello i pazienti della Val d’Aosta): si tratta nel 53% dei casi di donne e la loro età riflette l’invecchiamento della popolazione generale, con un’ampia percentuale di pazienti al di sopra dei 45 anni (67%). E’ quanto emerge dal Rapporto sulla Salute Mentale 2017, presentato al Ministro della Salute. Rispetto alla popolazione generale si tratta di 169 persone in cura per 10.000 abitanti in Italia, ma con grandi differenze regionali: si va infatti dal 80 per 10.000 abitanti adulti in Sardegna fino a 230 nella regione Puglia. Nel 2017 i pazienti che sono entrati in contatto per la prima volta durante l’anno con i Dipartimenti di Salute Mentale sono stati 335.794. Quanto alle patologie, i disturbi schizofrenici, di personalità, da abuso di sostanze e il ritardo mentale sono maggiori nel sesso maschile rispetto a quello femminile, mentre l’opposto avviene per i disturbi affettivi, nevrotici e depressivi. In particolare, per la depressione il tasso degli utenti di sesso femminile è quasi doppio rispetto a quello del sesso maschile (29 per 10.000 abitanti nei maschi e 48 per 10.000 abitanti nelle femmine). Le prestazioni erogate nel 2017 dai servizi territoriali, secondo il Rapporto del Ministero, sono state quasi 11,5 milioni con una media di 15 prestazioni per utente. Ma complessivamente il 78% degli interventi è effettuato in sede, mentre solo il 7,9% a domicilio.

Diete per vivere 120 anni? ‘Nessuna prova’ per medici anti-bufale

Last Updated on 3 Luglio 2019 by Segreteria

(da AdnKronos Salute)   Esistono diete che permettono di vivere fino a 120 anni? Sui giornali e soprattutto in alcune trasmissioni televisive si è parlato molto di una dieta ormai popolare che si inserisce nell’ampio filone delle diete a basso consumo di carboidrati, identificati come causa di molte malattie. “La proposta raccomanda di eliminare i carboidrati e di assumere costosi integratori a base di spezie commercializzati tramite la società Life-120”. Ebbene, “nessuna evidenza scientifica assicura di vivere fino a 120 anni seguendo lo stile di vita proposto da questi regimi alimentari”. A fare chiarezza è il sito anti-fake news ‘dottoremaeveroche’ della Federazione nazionale degli Ordini dei medici (Fnomceo), che dedica un articolo al tema.  “Va detto che la riconsiderazione del ruolo dei carboidrati nella dieta e la riduzione del loro consumo è una prospettiva interessante su cui, soprattutto negli Stati Uniti, si discute da tempo anche in ambienti scientificamente qualificati. Le perplessità nascono però quando queste indicazioni giungono da persone che non hanno alcuna specifica competenza in materia e, soprattutto, possono avere un interesse personale nel commercializzare i prodotti suggeriti”, spiegano i dottori anti-bufale.

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Sangue. Sistema autosufficiente ma in sofferenza, mancano medici e i donatori sono sempre più vecchi

Last Updated on 2 Luglio 2019 by Segreteria

Le trasfusioni effettuate durante l’anno sono state quasi 3 milioni e nonostante il calo di donatori in aferesi sono stati raccolti 840mila chilogrammi di plasma, 4mila in più rispetto al 2017. Questi in sintesi i dati del Centro Nazionale Sangue, resi noti oggi al ministero della Salute, in occasione del World Blood Donor Day che si è celebrato il 14 giugno. Presentato il nuovo portale realizzato in collaborazione da ministero e Cns.  Leggi l’articolo completo al LINK 

http://www.quotidianosanita.it/studi-e-analisi/articolo.php?articolo_id=74894&fr=n

 

Informazione sanitaria: i presidenti CAO hanno definito le Raccomandazioni, presto la loro divulgazione

Last Updated on 2 Luglio 2019 by Segreteria

(da Odontoiatria33)  Non Linee guida come precedentemente ipotizzato ma Raccomandazioni per guidare le CAO provinciali nel valutare la correttezza dei messaggi informativi. Raccomandazioni che saranno raccolte in un documento che la CAO Nazionale elaborerà e presenterà a breve (probabilmente già la prossima settimana), sulla base delle indicazioni ad un documento di base ricevute dai presidenti CAO riuniti in Assemblea lo scorso fine settimana a L’Aquila.   “La necessità di elaborare le Raccomandazioni è espressione della funzione di coordinamento attribuita alla CAO Nazionale al fine di assicurare, ove possibile, la corretta e uniforme interpretazione, da parte delle CAO territoriali della disciplina normativa in materia”, spiega il presidente della CAO nazionale, Raffaele Iandolo.  

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