L’ictus raddoppia il rischio di demenza

(da Fimmg.org)   Le persone colpite da ictus hanno circa il doppio delle probabilità di sviluppare demenza, secondo il più grande studio mai condotto nel suo genere. L’University of Exeter Medical School (UK) ha condotto uno studio che ha analizzato i dati sul rischio d’ictus e demenza su 3,2 milioni di persone in tutto il mondo. Il legame tra ictus e demenza si è mantenuto anche dopo aver preso in considerazione altri fattori di rischio di demenza come ipertensione arteriosa, diabete e malattie cardiovascolari. Lo studio rileva che essere colpiti da ictus aumenta significativamente il rischio di demenza, basandosi su ricerche precedenti che avevano stabilito il legame tra ictus e demenza, sebbene non avessero quantificato la gravità dopo la quale l'ictus aumentava il rischio di demenza.

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Pronto soccorso. Rivoluzione in Emilia Romagna: “Non permetteremo attese oltre le 6 ore”

Più personale (circa 130, tra medici, infermieri e oss), diversa organizzazione dell’attività (cinque codici e tre livelli di intensità”, spazi ridisegnati e più comfort per pazienti e operatori. Questo il piano della Regione da 7 milioni di euro. Sei ore sarà il tempo massimo previsto di permanenza, “ma già va così in circa l’85% dei casi”. Le novità illustrate dal presidente della Giunta e dall'assessore alle Politiche per la salute.  Leggi l'articolo completo al LINK

La parodontite potrebbe favorire l’emicrania

(da DottNet)   La parodontite potrebbe favorire anche la cefalea, in particolare l'emicrania: infatti uno studio condotto da uno scienziato italiano ha evidenziato che chi soffre di parodontite ha un rischio del 50% maggiore di soffrire anche di emicrania. Lo studio è stato condotto da Francesco D'Aiuto, direttore dell'Unità di Parodontologia della University College di Londra - Eastman Dental Institute e pubblicato sulla rivista 'Odontology'. Lo studio ha coinvolto 651 individui che soffrivano di emicrania, dei quali 393 presentavano di emicrania cronica. È emerso che il 50,2% degli individui con emicrania ha riferito di avere anche la parodontite.   "I dati sono ancora preliminari - ha spiegato D'Aiuto che è anche membro della Società Italiana di Parodontoloiga e Implantologia - ma le evidenze riscontrate dimostrano che i pazienti con parodontite hanno almeno il 50% di probabilità in più di soffrire di emicranie rispetto agli individui di controllo. La peculiarità di questa associazione - ha aggiunto - è che la diagnosi di parodontite può essere associata alla cronicità dell'emicrania stessa. Le ricerche del nostro gruppo seguite da Yago Leira in collaborazione con l'Università di Santiago di Compostela in Spagna confermano queste associazioni indipendentemente dai fattori di rischio tipici dell'emicrania".    "Le ipotesi patogenetiche dell'associazione tra emicrania e parodontite - ha concluso l'esperto - si fondano sulla capacità della malattia gengivale di favorire l'infiammazione 'sistemica' (relativa a tutto l'organismo, quindi non solo locale) e la disfunzione endoteliale (delle pareti dei vasi sanguigni). Questi due processi (infiammazione e danno endoteliale) sono entrambi implicati nell'insorgenza e soprattutto nell'esacerbazione dell'emicrania".

Sanità senza personale: dal 2012 al 2017 persi 26.500 operatori. I vuoti più vistosi tra infermieri, amministrativi, tecnici e medici

Tra il 2012 e il 2017 quelli in assoluto ad essere scesi di più sono gli infermieri (-7.055), seguiti dagli amministrativi (-6.102), dai tecnici (-4.727) e dai medici (-3.448). In totale il Ssn può contare su 648 mila unità. Questa la fotografia che emerge dall’elaborazione effettuata da Quotidiano Sanità sugli ultimi dati del Conto annuale pubblicati dall’Aran. Per quanto riguarda il totale della PA solo il personale delle Regioni ha perso più unità del Ssn (-55 mila). Al contrario la Scuola ha visto crescere i suoi lavoratori (+111 mila).  Leggi l'articolo completo al LINK

Rischio cardiovascolare maggiore in chi salta la colazione

(da Doctor33)   Secondo uno studio pubblicato su JAAC, saltare abitualmente la colazione aumenta il rischio di morire a causa di malattie cardiovascolari. «Il nostro studio sostiene i benefici del fare colazione nel supportare la salute cardiovascolare» scrive il primo autore Shuang Rong della Wuhan University of Science and Technology, in Cina. Lo studio ha coinvolto 6.550 persone, con un'età compresa tra i 40 e i 70 anni e che avevano partecipato al National Health and Nutrition Examination Survey III del 1988-1994, intervistate sulle abitudini relative alla colazione. I ricercatori hanno riportato che più della metà dei partecipanti (59%) consumava il pasto del mattino ogni giorno, mentre il 5,1% non faceva mai colazione, il 10,9% raramente e il 25% solo qualche volta. Durante i 19 anni di follow-up, il 9,5% dei partecipanti è deceduto a causa di malattie cardiovascolari. Le analisi sono state aggiustate per diversi fattori confondenti, come età, sesso, razza/etnia, stato socioeconomico, dieta, stile di vita, indice di massa corporea e rischi cardiovascolari. È stato stimato un hazard ratio per la mortalità cardiovascolare di 1,87% per il gruppo di persone che non facevano mai colazione rispetto a quello che la consumava abitualmente. Inoltre, l'associazione tra il saltare la colazione e la mortalità per cause cardiovascolari si è stata dimostrata più forte in caso di decesso per ictus. «Non è chiaro se l'associazione trovata sia di tipo causale» spiegano in un editoriale correlato Borja Ibáñez e Juan Fernández-Alvira, del Centro Nacional de Investigaciones Cardiovasculares in Spagna, ma saltare la colazione identifica una popolazione a rischio per le malattie cardiovascolari.

(JAAC 2019. Doi: 10.1016/j.jacc.2019.01.065  http://www.onlinejacc.org/content/73/16/2025) (JAAC 2019. Doi: 10.1016/j.jacc.2019.02.033  http://www.onlinejacc.org/content/73/16/2033)

GB, crisi sanità pubblica, crolla il numero dei medici di famiglia

(da Ansa.it)   Continua il declino della sanità pubblica britannica (Nhs) innescato da anni di tagli e dalle politiche di austerity. Lo confermano i dati di una ricerca condotta dal think tank Nuffield Trust per conto della Bbc, stando ai quali il numero dei cosiddetti Gp, i medici di famiglia del Regno, è sceso da una media di 65 per 100.000 abitanti registrata nel 2014 a non più di 60 l'anno scorso: un calo mai visto a questa velocità da mezzo secolo. A provocare il fuggi fuggi, fra dimissioni e nuovi ingressi mancati, sono le condizioni di superlavoro e gli stipendi insufficienti, sostengono le organizzazioni mediche. «Non si può permettere che la rete dei Gp collassi in questo modo, è un pilastro assolutamente cruciale del sistema sanitario nazionale», ha commentato raccogliendo l'allarme Helen Stokes-Lampard, presidente del Royal College dei medici di base. La crisi si traduce in tempi d'attesa per una visita standard che in alcune zone dell'isola hanno toccato le 7 settimane e nell'impossibilità di un terzo dei pazienti di ricevere assistenza in giornata dall'Nhs anche in caso di urgenze. Il governo Tory di Theresa May si difende evidenziando di aver avviato negli ultimi anni un primo rilancio di risorse pubbliche per la sanità. Briciole, replica l'opposizione laburista di Jeremy Corbyn.

E’ boom di antidepressivi tra medici e operatori sanitari

(da DottNet)   'Prevenzione e gestione degli atti di violenza nei confronti degli operatori sanitari' è il titolo della prima edizione del corso di formazione organizzato dalla Asl Roma 2 all' ospedale Sant' Eugenio, patrocinato dall' Ordine dei Medici e dall' Ordine delle Professioni Infermieristiche di Roma. Quello dell' aggressione ai medici e agli operatori sanitari è tema ancora al centro delle cronache e lascia strascichi psicologici e psichiatrici notevoli come stress, disturbo post-traumatico da stress, disturbi d' ansia e forme depressive medio-gravi.   Ma l'elemento nuovo emerso da uno studio condotto dalla dottoressa Cannavò sulla totalità degli operatori ha messo in evidenza che addirittura il 93% dei dipendenti ha riferito stress legato a frequenti episodi di violenza . Ma il dato ancora più allarmante è che se lo stress si cronicizza i medici e gli operatori sanitari, in mancanza di centri dedicati alla prevenzione e alla gestione delle conseguenze della violenza sugli operatori sanitari, si tutelano come possono, addirittura autosomministrandosi benzodiazepine e antidepressivi senza controllo specialistico psichiatrico, con tutte le ricadute personali e lavorative del caso non solo sul singolo lavoratore stressato, ma sulla qualità delle cure rivolte ai cittadini, sull' immagine dell' azienda e del Ssn. Come dichiarato dall' Oms nel 2020 la depressione sarà la vera emergenza mondiale e tra le fila dei nuovi pazienti ci saranno proprio i medici e gli operatori sanitari.   Poiché la violenza è ormai considerata il più importante fattore di rischio specifico di stress lavoro, bisognerebbe intervenire sui primi segnali di stress dell'operatore sanitario e non intervenire soltanto quando le vittime hanno subito episodi di violenza, proprio per prevenire ed evitare gravi conseguenze psichiatriche. Per violenza nei luoghi di lavoro non si intende solo la grave lesione fisica, ma soprattutto i maltrattamenti verbali, che sono, sempre secondo quanto emerso, la forma più frequente di violenza psicologica e che si consumano quotidianamente ormai in tutte le strutture sanitarie.     Bisognerebbe per questo agire su più fronti, compreso quello della comunicazione, per capire cosa porta al gap che si crea tra i medici e operatori sanitari e i pazienti e i familiari che sentono negati i propri diritti, disattese le loro aspettative e che agiscono in modo 'violento' con il malcapitato di turno. Al riguardo, bisognerebbe fare anche delle indagini, chiedendo direttamente ai cittadini quali siano le loro aspettative.   Il problema della violenza ai danni degli esercenti le professioni sanitarie è così sentito che, su proposta del ministro della Salute, Giulia Grillo, è all'esame del Senato un DDL antiviolenza per proteggere le professioni sanitarie. Il provvedimento prevede un' integrazione dell' articolo 61 del codice penale ('Circostanze aggravanti comuni') che disciplina le circostanze aggravanti nei confronti di chi commette reati con violenza o minacce in danno degli operatori sanitari nell' esercizio delle loro funzioni. Tuttavia, quel che è certo è che la violenza non può essere solamente considerata come un problema di sicurezza nei luoghi di lavoro o come un reato da perseguire penalmente. L'obiettivo primario dovrebbe essere proprio la tutela del benessere degli operatori sanitari, intesa sia come miglioramento della soddisfazione lavorativa sia della loro salute. Per questo si deve agire sulla prevenzione dello stress, per evitare conseguenze mediche importanti, come l' ipertensione e le malattie cardiache, e le patologie psichiatriche gravi come il disturbo posttraumatico da stress, i disturbi d' ansia e i disturbi depressivi.

‘Nascere in sicurezza’: il nuovo corso di formazione a distanza della Fnomceo

1,32 figli per donna, mentre l’età media della madre al primo parto avanza a 31,1 anni: i dati Eurostat resi pubblici lo scorso marzo, e relativi al 2017, confermano L'Italia tra gli Stati europei dove la fertilità e la natalità sono più basse, l'età delle madri più alta e il primo figlio arriva più tardi. Quali le cause reali, quale il ruolo dei curanti, quali le azioni possibili? Se lo è chiesto la Federazione nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri (Fnomceo) che ha dedicato al ‘Nascere in sicurezza’ il nuovo corso di formazione a distanza aperto a medici e odontoiatri, da pochi giorni on line sulla piattaforma Fadinmed, gratuito e accreditato nel programma di Educazione Continua in Medicina per 14 crediti.

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Una buona igiene orale per prevenire la disfunzione erettile

(da M.D.Digital)   Gli uomini che soffrono di parodontite sono a maggior rischio di soffrire di disfunzione erettile. La buona notizia è che un efficace spazzolamento dei denti, associato a una buona igiene orale, può aiutare a prevenire la disfunzione sessuale maschile.    Questo è il messaggio di uno studio condotto da un gruppo di ricercatori del Dipartimento di Chirurgia e Specialità Chirurgiche (Urologia) e del Dipartimento di Stomatologia dell'Università spagnola di Granada.  I batteri parodontali o le citochine infiammatorie prodotte a livello gengivale danneggiano le cellule endoteliali vascolari e se questa disfunzione endoteliale coinvolge i vasi sanguigni del pene, l’alterazione dei flussi sanguigni può tradursi in disfunzione erettile.  Questo studio è stato condotto su un campione di 80 uomini, utilizzando 78 controlli: i partecipanti hanno fornito i loro dati sociodemografici, sono stati sottoposti a un esame parodontale e sono stati testati per livelli di testosterone, profilo lipidico, proteina C-reattiva, livelli di glucosio nel sangue e emoglobina glicata.  I ricercatori hanno scoperto che il 74% dei pazienti con disfunzione erettile mostrava segni di parodontite. Quelli con la forma più grave di disfunzione erettile presentavano il peggior quadro di danno parodontale, mentre i pazienti con parodontite presentavano una probabilità di presentare una disfunzione erettile superiore di 2.28 volte rispetto ai pazienti con gengive sane. Le variabili biochimiche associate alla disfunzione erettile erano trigliceridi, proteina C-reattiva e emoglobina glicata. (Martín A, et al. Chronic periodontitis is associated with erectile dysfunction. A case-control study in european population. J Clin Periodontol 2018; 45: 791-798) 

 

Giornata mondiale per la pulizia delle mani. L’Oms: “Una semplice abitudine contro le infezioni che può salvare vite umane”

“Il semplice gesto di lavarsi le mani può ridurre sensibilmente il numero di infezioni che vengono contratte dai pazienti nel corso di cure sanitarie”, afferma l'esperto di controllo delle epidemie Mitchell Schwaber, e fa parte di un quadro più ampio di interventi dell’Oms che includono i piani di risposta alle emergenze, il controllo delle epidemie e la lotta alla resistenza antimicrobica.  Leggi l'articolo completo al LINK

http://www.quotidianosanita.it/scienza-e-farmaci/articolo.php?articolo_id=73607&fr=n

Rischi del 5G, ISDE chiede al governo una maggiore cautela

(da Doctor33)    «Il percorso per il 5G nel nostro Paese, ma anche a livello internazionale, è stato intrapreso senza le dovute cautele; sono stati valutati tutti gli aspetti tranne quello ambientale e sanitario, che dovrebbe stare più a cuore a tutti quanti». Lo denuncia il presidente del Comitato scientifico dell'Associazione italiana medici per l'ambiente Isde, Agostino Di Ciaula, che ha indirizzato nelle scorse settimane una lettera aperta al ministro del Lavoro Luigi Di Maio.   «Ci sono ormai innumerevoli evidenze che i campi elettromagnetici ad alta frequenza in generale, e il 5G in particolare, causano effetti biologici di vario tipo. Chi sostiene che non c'è molta letteratura riguardo ai danni possibili dei 5G o non è medico o non conosce la letteratura scientifica esistente» dichiara Di Ciaula, che lo scorso anno ha pubblicato su 'The International Journal of Hygiene and Environmental Health'  una revisione degli studi esistenti sul tema. 

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Obesità infantile: Italia tra i paesi europei ad alto rischio. Ecco i risultati dei due ultimi studi OMS

I paesi dell'Europa meridionale (Grecia, Malta, Italia, Spagna e San Marino) hanno avuto i più alti livelli di obesità grave, superiore al 4%, mentre la più alta prevalenza di obesità è stata osservata in Spagna (17,7%), seguita da Malta (17,2%) e Italia (16,8%). Italia, Malta e Spagna, inoltre, hanno mostrato la più alta prevalenza di obesità tra i bambini che non sono mai stati allattati al seno.  Leggi l'articolo completo al LINK

http://www.quotidianosanita.it/scienza-e-farmaci/articolo.php?articolo_id=73555&fr=n

Cuore e cervello, stessi fattori di rischio

(da MSD Saluete e Reuters Health)   Un recente studio dell’Università di Edimburgo pubblicato su 'European Health Journal' indica che le persone con fattori di rischio vascolare per cardiopatia, come diabete, ipertensione e obesità, potrebbero avere maggiori probabilità di sviluppare cambiamenti strutturali nel cervello che possono portare a demenza.  I ricercatori hanno analizzato i dati relativi a 9.772 adulti, con un’età compresa tra i 44 e i 79 anni, che si erano sottoposti ad almeno una risonanza magnetica cerebrale e avevano fornito informazioni sulla loro salute e cartelle cliniche per l’analisi.

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Carie nei bambini. La genetica conta poco

(da Quotidiano Sanità e Reuters Health)   Più che la genetica, nell’insorgenza della carie nei bambini sembrano giocare un ruolo importante i fattori ambientali. È quanto emerge da uno studio condotto su gemelli australiani, pubblicato su 'Pediatrics'.  I ricercatori – guidati da Mihiri Silva della University of Melbourne e del Murdoch Children’s Research Institute del Royal Children’s Hospital della città australiana – hanno seguito 345 gemelli dalla 24° settimana di gestazione fino ai sei anni. A quest’età, il 32% dei bambini presentava carie e il 24% carie avanzata.  Per vedere quale fosse il ruolo della genetica nel rischio di carie, i ricercatori hanno osservato la frequenza di questa patologie dei denti in coppie di gemelli identici – che hanno identiche variazioni genetiche – e in gemelli fraterni, che solitamente condividono circa la metà delle loro variazioni.  Il rischio che entrambi i fratelli sviluppassero qualsiasi forma di carie era simile per coppie identiche e fraterne, e questo suggerisce che la genetica non spiega gran parte del rischio di sviluppare una carie. “Questo potrebbe sfatare l’idea che le persone siano geneticamente destinate ad avere denti meno forti e dovrebbe spingerci a trovare il modo di affrontare i fattori di rischio che sappiamo essere importanti per la salute dentale”, dice Mihiri Silva.   Nello studio australiano, in 29 coppie di gemelli entrambi i bambini hanno avuto carie, mentre in altre 33 solo un bambino ne era affetto. In 26 coppie entrambi i bambini hanno presentato carie avanzata, mentre in altre 31 a esserne affetto era un solo componente. Tre fattori ambientali hanno avuto un particolare impatto sul rischio di carie: obesità materna, difetti nella mineralizzazione dello smalto dei denti e mancanza di fluorizzazione dell’acqua.  Lo studio non era un esperimento controllato progettato per dimostrare se o come uno qualsiasi di questi fattori potesse causare direttamente carie, ma è possibile che l’obesità materna possa influenzare il rischio di problemi di salute orale dei bambini a causa di abitudini alimentari o di stile di vita condivisi che influenzano la suscettibilità ai problemi dentali. Le madri obese, per esempio, potrebbero essere più propense a comprare alimenti poco sani che possono contribuire alla carie. La fluorizzazione dell’acqua potabile ha dimostrato di ridurre il rischio di carie, ma non è universalmente disponibile negli acquedotti pubblici. E i difetti nella mineralizzazione che indeboliscono lo smalto possono iniziare a svilupparsi nell’utero e nella prima infanzia. Questofenomeno può essere causato da alcuni farmaci assunti dalle donne durante la gravidanza o dai bambini nelle prime fasi della vita, nonché da una cattiva alimentazione e da alcune malattie nella prima infanzia.

Malattie neurodegenerative, nuove speranze da un farmaco per l’ipertensione

(da Doctor33)  Felodipina, un farmaco attualmente usato per l'ipertensione, potrebbe essere un candidato promettente per il trattamento di patologie neurodegenerative, secondo uno studio pubblicato su 'Nature Communications'. In sperimentazioni su modelli animali, la molecola ha infatti dimostrato la capacità di indurre un processo di autofagia in grado di eliminare le proteine tossiche dalle cellule cerebrali. «I nostri dati suggeriscono che felodipina induca l'autofagia nei neuroni e aumenti la rimozione di huntingtina mutante, caratteristica della malattia di Huntington, alfa-sinucleina mutante, presente nel morbo di Parkinson, e proteina tau, tipica del morbo di Alzheimer» spiega David Rubinsztein, della University of Cambridge, autore senior dello studio. «In particolare dobbiamo sottolineare che felodipina riesce a rimuovere l'alfa-sinucleina mutante dal cervello dei topi a livelli ematici simili a quelli che si vedrebbero negli esseri umani che assumono il farmaco per l'ipertensione» aggiunge. Gli esperti hanno utilizzato topi e zebrafish geneticamente modificati per il loro studio. I topi presentavano infatti alterazioni geniche che li inducevano a sviluppare la malattia di Huntington o una malattia simile a quella di Parkinson, mentre i pesci avevano alterazioni che inducevano cambiamenti simili a una demenza.   I ricercatori hanno inserito minipompe sotto la pelle dei topi per consentire la somministrazione di concentrazioni di farmaci a livelli simili a quelle utilizzate negli uomini e per mantenere i livelli stabili senza fluttuazioni. Ebbene, il trattamento con felodipina ha ridotto l'accumulo delle proteine tossiche e dei segni della malattia nei modelli murini della malattia di Huntington e del morbo di Parkinson, nonché nel modello di demenza in zebrafish. «I dati che abbiamo rilevato dopo questa somministrazione con pompe suggeriscono che, a concentrazioni plasmatiche simili a quelle tollerabili nell'uomo, la felodipina possa indurre autofagia nel cervello dei modelli animali ed eliminare le proteine che sono alla base di alcune malattie» scrivono gli autori. Tuttavia, questi risultati rappresentano solo un inizio, come sottolinea Rubinsztein. «Dobbiamo essere cauti, ma vorrei dire che possiamo essere cautamente ottimisti. Il farmaco ora secondo noi merita di essere testato nell'uomo» conclude l'esperto. (Nat Commun. 2019. Doi: 10.1038/s41467-019-09494-2 https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/31000720)

Nella barba degli uomini più germi che nel pelo dei cani

(da DottNet)   Cattive notizie per gli hipster: gli uomini con la barba nascondono più germi di quanti se ne annidino nel pelo dei cani. A lanciare il curioso avvertimento, da cui deriva il consiglio di usare più spesso uno shampoo per barbe, è uno studio svizzero, dell'Hirslanden Klinik, pubblicato su 'European Radiology'. Gli studiosi hanno voluto scoprire se c'era il rischio che gli uomini potessero contrarre una malattia trasmessa dai cani da uno scanner per la risonanza magnetica utilizzato anche per gli esami da parte dei veterinari.  Hanno prelevato dei tamponi dalla barba di 18 uomini, tutti di età compresa fra 18 e 76 anni, e dal collo di 30 cani, di varie razze, confrontando i risultati.  È stato riscontrato così che vi era un carico batterico significativamente più alto in campioni prelevati dalla barba maschile rispetto a quelli che provenivano dal pelo dei cani.  Tutti gli uomini hanno mostrato una conta batterica elevata, mentre tra gli animali ad averla erano 23 su 30, gli altri si attestavano su livelli moderati.  In sette campioni prelevati da uomini, in più, sono stati trovati microbi che rappresentano una potenziale minaccia per la salute umana.  Dopo esami di risonanza magnetica dei cani, gli scanner sono stati disinfettati e gli studiosi hanno osservato un numero di batteri significativamente inferiore rispetto ai livelli osservati quando gli stessi macchinari erano stati utilizzati dagli uomini.  Sulla base di questi risultati, concludono gli studiosi, "i cani possono essere considerati puliti rispetto agli uomini barbuti".

Nasce il comitato dei medici vessati dai pazienti: “Arroganti e maleducati, pretendono le diagnosi via Whatsapp”

(da TGCom24)  Nasce il comitato dei medici vessati. Un dottore di Treviso, Gianfranco Aretini, e alcuni suoi colleghi - per ora una decina - hanno deciso di unire le forze e fondare un comitato che tuteli i professionisti e promuova iniziative volte a ricostruire il rapporto medico-paziente. "Ormai i pazienti vengono da noi e chiedono farmaci come al supermercato ordinano un etto di prosciutto. L’atmosfera è sempre più tesa, siamo in prima linea, vessati e maltrattati. I nostri pazienti sono sempre più arroganti, maleducati, pretenziosi. Pretendono di sapere già tutto perché lo hanno letto su Internet, vogliono una diagnosi su due piedi e via Whatsapp", spiega il medico di famiglia Aretini a 'La Tribuna di Treviso'.  "Partiamo da un dato di fatto imprescindibile. Se un medico sbaglia, è giusto che paghi. La mia non è una difesa di categoria, sia chiaro. E non sono iscritto a nessun partito. Ma non si può stare in silenzio di fronte a ciò che accade nei nostri ambulatori", spiega il medico. Tra gli esempi riportati da Aretini al quotidiano di Treviso un paziente che ha fatto irruzione nel suo studio mentre stava visitando perché non voleva aspettare, uno che minaccia denunce di continuo. E ancora quello che ha chiesto una diagnosi dermatologica via Whatsapp. "Poi ci sono i colleghi ospedalieri, che subiscono l’ira dei parenti, denunce continue. Lavorano in condizioni sempre più difficili e non c’è mai un grazie, solo pretese", continua il dottore.  "È un problema grave, profondo, che va risolto. Tanti miei colleghi hanno scelto di lasciare il lavoro grazie a Quota 100 perché non ce la fanno più. La professione medica sta diventando sempre più difficile da svolgere. Eppure gli strumenti sono sempre più precisi, raffinati. Il problema vero è il rapporto con il paziente. È una questione che va affrontata. Non ha senso spendere milioni di euro per realizzare un nuovo ospedale se poi nessuno vi lavorerà. Le istituzioni sanitarie devono intervenire quanto prima, anche se in realtà è già troppo tardi. Lo fa capire il fatto che la professione medica ha perso appeal tra i giovani, il fatto che i pazienti non abbiano più alcun rispetto per noi professionisti. Il comitato nasce proprio per sensibilizzare l’opinione pubblica attraverso la stampa, ma anche la politica e le istituzioni", spiega ancora Aretini.  "Non c’è tempo da perdere - conclude - Gli ospedali rischiano di svuotarsi di professionisti e anche la medicina generale non se la passa bene. Chi curerà quando nessuno vorrà più fare il medico?".
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