Sicurezza vaccini anti Covid. Il rapporto Aifa: “Su 108,5 milioni somministrazioni gli eventi gravi sono lo 0,02%. Su 758 decessi segnalati solo 22 correlabili.

Per dose booster meno eventi avversi e al momento nessun problema sicurezza fascia 5-11 anni  Pubblicato il rapporto annuale sulla sicurezza dei vaccini anti Covid che copre il periodo che va dal dicembre 2020 a dicembre 2021.  Nel rapporto evidenziati i dati delle segnalazioni di eventi avversi provenienti dalla rete di farmacovigilanza italiana. In tutto segnalati 117.920 sospetti eventi avversi pari a 109 segnalazioni ogni 100mila dosi somministrate. Di queste l’83,7%  è riferita a eventi non gravi e il 16,2% a eventi avversi gravi. L'analisi sugli eventi con esito fatale ha rilevato che dei 758 decessi segnalati solo 22 sono correlabili con la vaccinazione di cui 10 dovuti a fallimento vaccinale.   Leggi L'articolo completo al LINK

Le certificazioni esenzioni vaccinazione anti Covid-19 solo in formato digitale, sul Sistema

(da DottNet)   Ai sensi del DPCM del 4 febbraio 2022 le certificazioni di esenzione dalla vaccinazione anti COVID-19 sono emesse, dal 7 febbraio 2022, esclusivamente in formato digitale in modo analogo a quanto già avviene per le Certificazioni verdi COVID-19 ("Green Pass") e avranno validità sul solo territorio nazionale.

Chi è già in possesso di un certificato di esenzione cartaceo deve ora richiedere la nuova certificazione con il QR code analogo a quello delle Certificazioni verdi COVID-19. Fino al 27 febbraio sarà possibile usare sia le precedenti certificazioni cartacee, sia quelle digitali. Ma dal 28 febbraio sarà necessario avere il certificato in formato elettronico per accedere a luoghi e servizi dove è richiesta la Certificazione verde COVID-19.

L'attestazione di esenzione con il codice CUEV, che genera la certificazione di esenzione con il QR code, è rilasciata, a titolo gratuito e su richiesta dell'assistito, dai medici di medicina generale o pediatri di libera scelta, da medici vaccinatori delle strutture sanitarie, pubbliche e private accreditate e dai medici USMAF o medici SASN operativi nella campagna di vaccinazione anti Covid-19.

Alla certificazione è associato un codice univoco di esenzione dalla vaccinazione (CUEV) attraverso cui si potrà scaricare la certificazione di esenzione digitale con il QR code. Verrà inoltre inviato, via SMS o email, ai recapiti indicati dall’assistito, un codice AUTHCODE, che può essere utilizzato in alternativa al codice CUEV per scaricare la certificazione attraverso gli stessi canali attualmente utilizzati per ottenere il Green Pass.

La APP verificaC19 è già predisposta per il loro riconoscimento in piena sicurezza. Si tutela in questo modo il diritto alla privacy dei cittadini esenti e si rendono più rapide le operazioni di verifica. Hanno diritto al certificato di esenzione tutti coloro che, per la presenza di specifiche condizioni cliniche documentate, non possono essere vaccinati o per cui la vaccinazione debba essere differita.

La validità delle certificazioni di esenzione dipende dalla specifica condizione clinica che ne ha giustificato il rilascio ed è indicata nella certificazione stessa. In caso di sopravvenuta positività a SARS-CoV-2 anche le certificazioni di esenzione sono revocate e poi riattivate automaticamente con la guarigione.

Quanti richiami ci vogliono contro le fake news?

(da Univadis)   Per parlare di disinformazione già si usavano da prima della pandemia metafore tratte dalla medicina e dall’infettivologia: si diceva che le fake-news si diffondono in maniera “virale”, che certe categorie di persone, per esempio appartenenti a determinati partiti politici o gruppi religiosi, sono particolarmente “suscettibili”, che per evitare di cadere nelle bufale la società deve produrre sani “anticorpi” e che per “prevenire” occorre insegnare spirito critico, metodo scientifico, nozioni di base per la comprensione del mondo e in particolare della ricerca e della medicina.

A questo vocabolario si potrebbe aggiungere un elemento nuovo: la necessità, anche in questo campo, di sottoporre le persone a dei “richiami”, perché la capacità “neutralizzante” dei fatti nei confronti delle false credenze svanisce nel tempo, come il titolo anticorpale che ci protegge dall’infezione. A dimostrarlo è stato Brendan Nyhan, vecchia conoscenza per chi studia i temi della comunicazione della salute, e in particolare dei vaccini. Il ricercatore aveva infatti già pubblicato nel 2014 un poi citatissimo studio su Pediatrics, in cui dimostrava come nessuno dei quattro diversi approcci comunicativi testati riusciva a vincere la resistenza contro i vaccini di genitori esitanti. Anzi, in certi casi, dimostrare con i fatti agli interlocutori che avevano torto rinforzava la loro riluttanza e ostilità. Era il cosiddetto “effetto backfire”.

Da allora Nyhan con i suoi collaboratori hanno continuato a studiare il fenomeno, allargando lo sguardo ai social media e approfondendo le modalità di diffusione e contrasto alla disinformazione in medicina come modello da applicare poi alla politica, il loro principale campo di interesse. In un lavoro appena pubblicato su 'Nature Human Behaviour' il politologo aggiorna la domanda che si era posto quasi vent’anni fa: le spiegazioni “fattuali” riescono a contrastare le percezioni errate su covid-19?

Diverse ricerche successive al famoso studio del 2014 avevano messo in dubbio le sue conclusioni: in una metanalisi del 2017, di primo acchito, i fatti sembravano poter avere la meglio sulle credenze errate e anche altri lavori più recenti , delineavano in che condizioni il debunking potesse in realtà essere utile  e di come ciò fosse possibile anche sui social media.

Ma poi lo studio applica all’infodemia di notizie false la stessa domanda che gli immunologi si fanno riguardo al vaccino: quanto dura l’”immunità”? Una persona che ha capito e si è convinta di aver sbagliato a credere a una bufala conserverà nel tempo il suo nuovo punto di vista o viceversa potrà ricadere nella trappola iniziale?

Il risultato, purtroppo, è a metà e metà. Da un lato, il lavoro più recente, condotto durante i mesi più caldi della pandemia in Gran Bretagna, Canada e Stati Uniti, mostra che la popolazione di tutti e tre questi Paesi molto diversi per livello di polarizzazione e conflittualità sulla pandemia reagisce positivamente al fact-checking. Non appena i gruppi più a rischio di disinformazione venivano messi a conoscenza dei fatti che smentivano l’origine ai fini di guerra biologica di SARS-CoV-2 o il ruolo terapeutico dell’idrossiclorochina, per fare due esempi, si otteneva un sostanziale calo del loro livello di adesione a queste teorie. D’altra parte, lo stesso studio mostra quanto questo risultato sia effimero, e sparisca nel giro di poche settimane.

Insomma, anche la memoria dei dati scientifici, come quella del sistema immunitario nei confronti di SARS-CoV-2, tende a calare col tempo. Un gruppo scozzese guidato da Sergio Della Sala aveva già osservato nel 2017 quanto sia labile il tentativo di scalzare la disinformazione dalla memoria. Per farlo occorrono ripetuti richiami, continuando a esporre il pubblico a una corretta informazione. Ma ancora più efficace è il “vaccino”, che previene la formazione di idee distorte. Fornire prontamente ai cittadini una corretta e onesta interpretazione dei fatti, prima che qualcuno vada a raccontare una spiegazione complottista di quel che accade, è il modo migliore per andare a caccia di bufale. La prima versione non si scorda mai.

Una donna su sei partorisce con il Covid e sei su dieci non erano vaccinate al momento del parto.

I dati di 12 ospedali “sentinella” della Fiaso. “La presenza di pazienti gravide positive - sottolinea Fiaso - pone un problema dal punto di vista gestionale: a differenza di tante altre condizioni di positività che possono essere gestite in reparti multidiscliplinari, una partoriente positiva al Covid va ricoverata nei reparti di Ostetricia e questo impone la duplicazione dei percorsi per l’assistenza di pazienti negative e positive, che devono essere separate, con il conseguente raddoppio delle risorse necessario”

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Progetto europeo sulla vaccinazione degli anziani

A gennaio 2019 è stato avviato un progetto internazionale chiamato VITAL ("I vaccini e le malattie infettive nella popolazione che invecchia"), finanziato dalla Comunità Europea e condotto in collaborazione da realtà pubbliche e private di 11 Paesi.  La vaccinazione degli anziani è in genere considerata meno importante per la società rispetto a quella di neonati e bambini. Tuttavia, le persone anziane sono più soggette alle infezioni e di conseguenza le malattie infettive diventeranno più comuni in una società che invecchia.  Uno degli obiettivi del progetto VITAL, di cui l’Università di Ferrara è partner, è quello di sviluppare una piattaforma educativa per la formazione/aggiornamento degli operatori sanitari in merito alle vaccinazioni per gli anziani. Con questo obiettivo, abbiamo sviluppato un questionario che si compila online (circa 15 minuti): i dati anonimi che raccoglieremo saranno usati per comprendere al meglio le esigenze di aggiornamento/formazione del personale medico-sanitario in merito alla vaccinazione degli anziani.

Siamo anche interessati a conoscere il suo punto di vista sulle vaccinazioni per gli anziani. Utilizzando queste informazioni, potremo adattare la piattaforma educativa il più possibile alle sue esigenze.  La ringraziamo sin d’ora per il fondamentale aiuto che vorrà dare al nostro studio dedicando un po’ di tempo alla compilazione del questionario.

Il link per partecipare al questionario è: https://vitalresearch.eu/i/E5B9p5lFi

Prof. Riccardo Gavioli, Prof. Antonella Caputo, Dr. Francesco Nicoli

Dipartimento di Scienze Chimiche, Farmaceutiche e Agrarie Università di Ferrara

Adolescenti, uno su quattro ha sintomi di depressione da Covid. Raddoppiati i casi in due anni

(da Doctor33)   L'incidenza di depressione e ansia fra gli adolescenti è raddoppiata rispetto a prima della pandemia di Covid-19 e questo diffuso disagio mentale rischia di mettere una seria ipoteca sulla salute futura dei ragazzi. Lo sottolineano gli esperti riuniti per il XXIII congresso nazionale virtuale della Società Italiana di NeuroPsicoFarmacologia, discutendo i dati degli studi più recenti sull'argomento. Un'ampia metanalisi appena pubblicata su 'JAMA Pediatrics', che ha incluso 29 studi condotti su oltre 80 mila giovani, ha infatti dimostrato che oggi un adolescente su quattro ha i sintomi clinici di depressione e uno su cinque segni di un disturbo d'ansia.
Una situazione che potrà purtroppo avere conseguenze negative sul lungo periodo: è stato infatti dimostrato che soffrire di depressione durante l'infanzia e l'adolescenza si associa da adulti a una salute peggiore, mentale e non solo, e a maggiori difficoltà nelle relazioni e nella vita in generale. Questo è vero soprattutto per chi ha sofferto in maniera persistente di sintomi depressivi: essere costantemente 'sotto tono', specialmente durante l'adolescenza, ha ripercussioni più negative di un singolo episodio depressivo anche molto precoce, se questo viene poi risolto. "Tutte le ricerche concordano: con la pandemia un'allarmante percentuale di giovanissimi sta manifestando i segni di un disagio mentale - spiega Claudio Mencacci, co-presidente della Società Italiana di NeuroPsicoFarmacologia e direttore emerito di neuroscienze e salute mentale all'ASST Fatebenefratelli-Sacco di Milano -. I tassi di depressione e ansia che si registrano sono direttamente correlati alle restrizioni: si impennano cioè quando viene impedita la socialità, quando si deve tornare alla didattica a distanza, quando non si possono coltivare le relazioni con i coetanei che in adolescenza sono indispensabili". Le conseguenze sono più negative per chi soffre di depressione durante l'adolescenza. "Questi dati confermano la necessità di intercettare e trattare la depressione nei giovanissimi, un problema che sta emergendo con sempre maggiore forza a causa della pandemia", commenta Matteo Balestrieri, co-presidente della Società Italiana di NeuroPsicoFarmacologia e professore ordinario di Psichiatria all'Università di Udine.
Il primo passo è una corretta diagnosi. Gli esperti evidenziano come i farmaci non sono indicati in depressioni lievi né come prima linea di trattamento, ma con opportuni accorgimenti possono essere d'aiuto quando la psicoterapia da sola non basta, per evitare che la depressione diventi persistente e quindi più pericolosa per il benessere presente e futuro dell'adolescente. In età evolutiva molti farmaci vengono tuttora utilizzati off-label, ovvero prescritti al di fuori delle indicazioni per cui sono approvati: tanti principi attivi utilizzati nelle patologie psichiatriche di bambini e adolescenti hanno l'approvazione regolatoria solo per gli adulti e anche per colmare le lacune di conoscenza e rispondere ai bisogni dei giovani pazienti all'interno di SINPF è nato il Gruppo di Ricerca in NeuroPsicoFarmacologia dell'Infanzia e Adolescenza, che oltre a favorire la ricerca scientifica nel settore potrà dare opportune indicazioni per la gestione adeguata dei giovani pazienti.

Rischio clinico e responsabilità professionale. Ecco i nuovi requisiti minimi delle polizze assicurative. Pronta la nuova bozza del regolamento attesa in Conferenza Stato Regioni

Tra le novità rispetto alla precedente bozza lo stralcio dell'obbligo formativo per poter godere della copertura assicurativa. La misura resta comunque in vigore come recepita nel Decreto Pnrr ma con riferimento temporale al triennio formativo 2023-2025. Per le strutture che svolgono anche attività chirurgica, ortopedica, anestesiologica e parto, il massimale sale ad almeno 5milioni per sinistro. I massimali di garanzia potranno essere rideterminati annualmente. Leggi L'articolo completo al LINK

http://www.quotidianosanita.it/governo-e-parlamento/articolo.php?articolo_id=101681&fr=n

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