Ufficializzato il progetto FAD CAO: sarà attivo già nei primi mesi del 2026
(da Odontoiatria33) L’obiettivo del progetto FAD della CAO nazionale è quello di sostenere una formazione di qualità che abbia un obiettivo preciso: analizzare le interconnessioni tra salute generale ed orale valorizzando l’obiettivo terapeutico e il risultato, rafforzando le capacità cliniche esistenti e favorendo l’acquisizione di nuove. La mission del progetto è quello di non subire, ma essere compartecipi della progettazione del futuro. Il progetto, già annunciato qualche mese fa è stato dettagliato dal prof. Giuseppe Lo Giudice – che insieme al presidente Mario Marrone segue il progetto- ai 106 presidenti provinciali CAO riuniti in Assemblea a Roma venerdì scorso.
Il progetto FAD (Formazione a Distanza) è aperto a tutti (medici e odontoiatri), gratuito, non vuole essere alternativo ad altri ma integrarsi in una offerta formativa soprattutto con quella proposta dalle CAO territoriali. L’organizzazione di percorsi comuni mira ed enfatizzare la cura della persona. Le tematiche, analizzate in ottica interdisciplinare integrata per ottenere una visione globale della salute della persona, previste per l’anno 2026 includono patologie orali dei pazienti special needs, patologie cardiovascolari, medicina del lavoro, odontoiatria di genere/medicina personalizzata e malattie virali/vaccinazioni. La progettualità si articola in FAD gratuite aperte a tutti, meeting informativi per i presidenti CAO e un congresso annuale. Il primo corso FAD sarà disponibile già nei primi mesi del 2026, non appena attiva la nuova piattaforma FAD FNOMCeO
Questi i primi argomenti oggetto di corso FAD che verranno attivati:
1) Patologie orali nei pazienti special needs.
2) Patologie cardiovascolari e implicazioni odontoiatriche.
3) Medicina del lavoro e odontoiatria.
4) Odontoiatria di genere e medicina personalizzata.
5) Malattie virali e vaccinazioni in odontoiatria.
Troppi energy drink aumentano il rischio di ictus
(da Univadis) Il consumo regolare e in forti quantità di bevande energetiche (in inglese energy drink, ED) è un fattore di rischio di ictus potenzialmente sottovalutato. Queste bevande sono state messe sotto accusa principalmente per via dell’alto apporto di zuccheri che può favorire diabete e obesità. La loro potenziale pericolosità per il sistema cardiovascolare non è però ancora riconosciuta appieno dalla classe medica, affermano in un articolo pubblicato sulla rivista ‘BMJ Case Reports’ Martha Coyle e Sunil Munshi del Nottingham University Hospitals NHS Trust (UK). Partendo da un caso clinico gestito dalla Stroke Unit dell’ospedale, i due ricercatori analizzano i meccanismi con cui gli ED possono contribuire al rischio di ictus.
Mancava un’informazione chiave Il caso riportato è quello di un uomo di 50 anni precedentemente sano con improvviso intorpidimento e instabilità dell’emisoma sinistro. All’ammissione in ospedale la pressione arteriosa (PA) era 254/150 mm Hg. La valutazione neurologica ha portato alla diagnosi di un ictus lieve (National Institutes of Health Stroke Scale = 4). Il paziente è stato dimesso 3 giorni dopo con la prescrizione della terapia antiaggregante piastrinica, di una statina e della terapia antipertensiva (losartan e amlodipina). Dopo le dimissioni, la PA è aumentata di nuovo ed è rimasta persistentemente alta nonostante l’intensificazione della terapia (fino a cinque farmaci antipertensivi). Coyle e Munshi riferiscono che al momento dell’ictus era stato chiesto al paziente se fumasse, consumasse alcol o facesse uso di sostanze, ottenendo risposte negative. Solo dopo 3 mesi di follow-up e in virtù della difficoltà a controllare l’ipertensione erano state esaminate in maniera più approfondita le abitudini del paziente ed era emerso che beveva mediamente 8 lattine di ED al giorno: ogni lattina conteneva 160 mg di caffeina, pari a un’assunzione giornaliera di 1,2-1,3 g di caffeina, laddove le linee guida del NICE raccomandano di non superare i 400 mg/die. Una settimana dopo aver abbandonato completamente il consumo di ED, i valori della PA si erano normalizzati e nel giro di 3 settimane il paziente aveva sospeso tutti i farmaci antipertensivi mantenendo valori pressori adeguati. “Si è quindi ritenuto probabile che il consumo di bevande energetiche ad alta potenza da parte del paziente fosse, almeno in parte, un fattore che aveva contribuito all’ipertensione secondaria e, di conseguenza, all’ictus”, scrivono gli autori dell’articolo.
Tanti effetti e una raccomandazione Le bevande energetiche possono aumentare il rischio di ictus attraverso numerosi meccanismi:
– causando ipertensione (mediata dalla caffeina e potenziata da ingredienti inotropi come taurina e guaranà);
– contribuendo alla disfunzione endoteliale (mediata dagli zuccheri);
– favorendo le aritmie, inclusa la fibrillazione atriale (mediata dalla caffeina);
– aumentando l’aggregazione piastrinica (legata all’iperglicemia, ma osservabile anche nei drink sugar-free in quanto caffeina e taurina sembrano favorire uno stato di iperaggregazione piastrinica transiente);
– inducendo la Sindrome da Vasocostrizione Cerebrale Reversibile (RCVS), una condizione neurologica che si manifesta con cefalee improvvise inusuali (attribuibile primariamente alla caffeina, con un potenziale contributo della taurina).
“È possibile che sia l’assunzione acuta che cronica di ED possa aumentare il rischio di malattie cardiovascolari e ictus e, cosa importante, questo potrebbe essere reversibile”, sottolineano Coyle e Munshi, auspicando un maggiore controllo da parte delle autorità sulle campagne pubblicitarie e di vendita di questi prodotti, spesso rivolte a fasce d’età più giovani. “Inoltre, gli operatori sanitari dovrebbero considerare domande specifiche relative al consumo di ED nei pazienti giovani che presentano ictus o ipertensione inspiegabile”.
L’App Enpam si rinnova, più servizi per gli iscritti
(da enpam.it) Compilare e trasmettere la dichiarazione dei redditi libero professionali direttamente dal tuo smartphone, delegare una o più persone di fiducia (o il tuo commercialista), presentare domanda per versare una contribuzione ridotta. Sono alcune delle funzioni della nuova App Enpam, da oggi disponibile gratuitamente su Google Play Store e Apple App Store per gli iscritti all’ente di previdenza e assistenza dei medici e degli odontoiatri.
L’ENPAM SEMPRE IN TASCA Lo strumento, lanciato nel 2019, è stato aggiornato e arricchito di funzioni, rinnovato sotto il profilo dell’interfaccia, dell’esperienza d’uso e dell’integrazione con i servizi dell’Area Riservata, con cui interagiscono oltre 590mila tra medici e odontoiatri, attivi e pensionati. Con il semplice tocco di un dito, l’app Enpam permette di navigare nella area riservata e scaricare i documenti di cui hai bisogno, verificare le tue informazioni, e da oggi, come detto, anche compilare e trasmettere documenti o richiedere modifiche alla propria posizione previdenziale. Soprattutto, tramite la nuova applicazione, oggi l’iscritto può conferire la delega direttamente a commercialisti, consulenti del lavoro, o a una persona di fiducia, che potranno poi operare sulla posizione previdenziale tramite l’Area riservata del sito www.enpam.it.
NUOVI SERVIZI PER I LIBERI PROFESSIONISTI Ad esempio, un libero professionista può ora compilare e trasmettere il modello D, quello per intenderci che serve a dichiarare i redditi da attività lavorativa, con il suo smartphone. E se non ha tempo per farlo, può conferire la delega a qualcuno di sua fiducia o al suo commercialista. O chiedere di versare i contributi beneficiando dell’aliquota ridotta. Tra le altre novità, ci sono la possibilità di verificare la regolarità contributiva e di visualizzare l’estratto conto contributivo integrato, quindi anche i contributi nelle gestioni Inps, oltre a tutte le funzioni già disponibili nella versione originale.
PER TUTTI Servizi che si vanno ad aggiungere a quelli già disponibili e che servono tanto ai pensionati che desiderano consultare e scaricare le certificazioni fiscali in vista della dichiarazione dei redditi, quanto alle dottoresse che hanno percepito l’indennità per una gravidanza o agli iscritti che hanno ricevuto sussidi soggetti a tassazione o che vogliono conoscere l’ammontare dei contributi previdenziali da indicare nella dichiarazione dei redditi per ottenere uno sconto fiscale. Sempre per i pensionati, grazie all’app è possibile visualizzare l’importo esatto della pensione e la data in cui viene accreditata. E tra i servizi disponibili non bisogna dimenticare la cosiddetta “busta arancione”, attivo per la Quota A, la Quota B, la gestione della Medicina generale, specialisti ambulatoriali e per gli ex convenzionati transitati a rapporto di dipendenza, che consente di ottenere la propria ipotesi di pensione. Ci sono anche una sezione per restare aggiornati sulle scadenze e un’altra sulle ultime notizie. L’applicazione, infine, permette di conoscere anche tutte le convenzioni stipulate da Enpam per ottenere sconti e promozioni.
DOVE SCARICARLA La app, che è stata interamente sviluppata dalla struttura dei Sistemi informativi di Enpam, è scaricabile gratuitamente sia dall’App Store disponibile su iPhone e iPad sia su Google Play, per chi ha un telefono o un tablet Android.
COME ACCEDERE L’applicazione consente l’accesso con identità digitale tramite SPID, CIE secondo le linee guida di sicurezza. Per qualsiasi problema di accesso è possibile consultare la pagina web www.enpam.it/app-enpam-iscritti/
Azienda Ospedaliero-Universitaria Careggi pubblicazione 1 avviso di selezione pubblica n. 1 incarico Lp a medico di oncologia scadenza il 28/01/2026
Si trasmette in allegato n.1 avviso di selezione pubblica per incarico di collaborazione pubblicato dal 14.01.2026 nel sito web di questa Azienda Ospedaliero Universitaria alla sezione CONCORSI, con scadenza di presentazione delle candidature il giorno 28.01.2026.
AVVISO LP ONCOLOGIA MEDICA GINECOLOGICA
Ecm, verifica crediti e copertura assicurativa: cosa controllare
(da Doctor33) Con la chiusura del triennio di formazione continua 2023-2025, i medici sono chiamati a verificare la propria posizione in materia di crediti ECM e le conseguenze sulla validità delle polizze di responsabilità civile professionale, a illustrarlo un approfondimento del Sole 24 Ore.
Il termine per il raggiungimento dei 150 crediti ECM previsti per il triennio è scaduto il 31 dicembre 2025. Per controllare il rispetto dell’obbligo formativo individuale, i professionisti possono accedere alla propria area riservata sul portale Co.Ge.A.P.S., (https://application.cogeaps.it/login) tramite identità digitale.
Nel triennio 2023-2025 ogni medico e odontoiatra deve aver maturato, in qualità di discente, almeno il 40% del proprio fabbisogno formativo triennale, che può essere inferiore ai 150 crediti in presenza di bonus o riduzioni. La quota residua del 60% può essere acquisita anche attraverso attività di docenza, tutoraggio, moderazione, responsabilità scientifica negli eventi ECM o tramite formazione individuale.
Un aspetto rilevante riguarda il collegamento tra formazione e copertura assicurativa. Dal triennio appena concluso, è necessario aver conseguito almeno il 70% dei crediti ECM, pari a circa 105 crediti, affinché le polizze di responsabilità civile professionale risultino efficaci. Il mancato raggiungimento di questa soglia comporta l’inefficacia della copertura assicurativa, trasformando l’ECM da requisito deontologico a condizione operativa per la tutela professionale.
In Italia l’educazione continua in medicina costituisce un obbligo legale e deontologico per tutta la durata dell’attività professionale, a partire dall’anno successivo all’iscrizione all’Albo. L’obbligo formativo è previsto anche in altri Paesi europei, ma solo in Italia e in Francia sono contemplate sanzioni in caso di inadempienza, anche se, secondo quanto riportato dal quotidiano economico, tali sanzioni non risultano ad oggi applicate in modo sistematico.
Il mancato conseguimento dei crediti può inoltre esporre il professionista a provvedimenti disciplinari da parte dell’Ordine di appartenenza, inclusa la sospensione. Per questo motivo viene raccomandata la verifica puntuale della propria posizione formativa e l’eventuale attivazione delle procedure necessarie per l’aggiornamento dei dati registrati.