Vaccino anti-Covid, come segnalare eventuali effetti collaterali. Il ruolo di Mmg e Asl

(da Doctor33)    «Reazioni locali nel sito di iniezione, stanchezza, mal di testa e dolori muscolari o articolari. Febbre, nausea o più raramente gonfiore dei linfonodi». Queste le reazioni avverse più frequentemente osservate negli studi clinici e nella iniziale esperienza successiva all’autorizzazione per i due vaccini a Rna messaggero di Pfizer e Moderna. Lo ricorda l’Agenzia italiana del farmaco (Aifa) che – nelle Faq, appena aggiornate sul sito istituzionale, Farmacovigilanza su vaccini Covid-19 – spiega anche come segnalare eventuali effetti del vaccino anti-Covid. «Se si intende segnalare un qualsiasi evento che si è verificato a seguito della somministrazione del vaccino – si legge sul sito – ci si può rivolgere al medico di famiglia, al centro vaccinale, al farmacista di fiducia o alla Asl di appartenenza». La segnalazione «può essere effettuata anche direttamente da chiunque osservi o ne venga a conoscenza, sia esso operatore sanitario o cittadino, compilando la scheda disponibile sul portale dell’Aifa. La scheda compilata va inviata al responsabile locale di farmacovigilanza della propria struttura di appartenenza via e-mail o fax. Inoltre, è possibile fare la segnalazione direttamente online tramite l’applicativo VigiFarmaco seguendo la procedura guidata».
Per il momento, in Italia, sono state vaccinate 885.814 contro il Covid in Italia, 551.593 donne e 334.221 uomini, come si legge nel report online del commissario straordinario per l’emergenza sanitaria. Hanno ricevuto il vaccino 681.057 operatori sanitari, 136.052 unità di personale non sanitario e 68.705 ospiti di Rsa. Il numero di dosi somministrate è pari al 62,9% del totale delle dosi consegnate su tutto il territorio nazionale. L’Aifa, oltre alle reazioni di lieve entità, spiega che «come per tutti i farmaci, sono inoltre possibili, seppur rarissime, reazioni di tipo allergico fino allo shock anafilattico. Per questo le vaccinazioni vengono eseguite in contesti sicuri da personale addestrato ed è previsto un periodo di osservazione di almeno 15 minuti dopo la vaccinazione». Un altro aspetto di cui si tiene conto «è che, in seguito all’iniezione, si possono verificare anche reazioni di tipo ansioso con fenomeni vaso-vagali che vanno dalla sensazione di stare per svenire fino allo svenimento vero e proprio, per cui il personale presta attenzione a evitare traumatismi da caduta».
Dai primi test di laboratori sulla capacità dei vaccini di aggredire le varianti del virus da parte degli anticorpi monoclonali emergono risultati positivi. «Tutta la documentazione scientifica ci dice che i vaccini attualmente a disposizione coprono anche eventuali varianti», afferma il direttore sanitario dello Spallanzani, Francesco Vaia. Anche il presidente e amministratore delegato della Pfizer, Albert Bourla, ha dichiarato in un evento online che «secondo i primi studi c’è un’elevata efficacia del vaccino Pfizer/Biontech contro la variante britannica e sudafricana». Il dato riguarda lo studio condotto dalla stessa azienda con l’Università del Texas a Galveston e pubblicato sulla piattaforma BioRXiv, che ospita manoscritti non ancora sottoposti alla revisione scientifica. I dati, relativi a 20 persone, indicano che il vaccino sembra essere efficace contro 16 diverse mutazioni finora individuate nella principale arma con cui il virus aggredisce le cellule umane, la proteina Spike.
A quelle finora note, si è aggiunta la variante italiana descritta sulla rivista “The Lancet Infectious Diseases”. È stata isolata a Brescia lo scorso agosto e “sorella” della variante inglese: entrambe discendono da un antenato comune, ma le loro strade evolutive si sarebbero separate già lo scorso marzo. «Stiamo già seguendo le varianti» del virus Sars-Cov-2 «per capire se i vaccini e gli anticorpi monoclonali sviluppati coprono anche queste: per ora sì, ma verranno fuori altre varianti, e dobbiamo stare sempre un passo avanti a loro», ha detto Rino Rappuoli, direttore scientifico di Gsk Vaccines e coordinatore del progetto di ricerca sugli anticorpi monoclonali di Toscana Life Sciences di Siena. Se poi, dovessero comparire altre varianti, per Rappuoli non sarà tecnicamente un problema adeguare i vaccini. 

Covid-19, indicazioni per prevenire le varianti inglese e sudafricana. Ecco le misure

(da Doctor33)    Il ministero della Salute ha predisposto una circolare per arginare i rischi della diffusione delle varianti inglese e sudafricana di Covid-19, causa di un aumento dei contagi in diversi Paesi. La circolare elenca le misure di prevenzione per i viaggiatori e sorveglianza di laboratorio. Il ministero chiede un “rafforzamento delle attività di identificazione dei casi e dei contatti” attraverso i dipartimenti di prevenzione delle Asl, medici di famiglia e pediatri di libera scelta. “Verificare la presenza di link epidemiologico: le persone con un collegamento epidemiologico a casi con diagnosi di Covid Vui 202012/01 (variante inglese) o di Covid 501.V2 (variante sudafricana) o con una storia di viaggio in aree in cui sia nota la presenza delle nuove varianti virali, devono essere immediatamente identificate per testare e isolare i contatti esposti”, sottolinea la circolare.
Inoltre, occorre “effettuare sorveglianza attiva dei viaggiatori provenienti dal Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord in quarantena, a prescindere dall’esito del test effettuato all’arrivo; eseguire test diagnostico molecolare al termine della quarantena. Tale misura va estesa anche a tutti i viaggiatori provenienti da paesi in cui sia nota la presenza delle nuove varianti virali”.
Il ministero avverte che sulla variante inglese “non sono stati riportati ad oggi un peggior andamento clinico, una mortalità più elevata o gruppi di popolazione particolarmente colpiti. Al momento non sono disponibili informazioni sull’eventuale aumento della frequenza di reinfezioni associate alla variante o sull’impatto sui programmi di vaccinazione in corso. Le analisi preliminari condotte nel Regno Unito, tuttavia – evidenzia la circolare firmata dal direttore generale della Prevenzione, Gianni Rezza – suggeriscono che questa variante sia significativamente più trasmissibile rispetto alle precedenti varianti, ma finora non è stata identificata una maggiore gravità dell’infezione. I casi affetti dalla variante virale sono nella maggior parte identificati in persone di età minore di 60 anni. I modelli matematici mostrano un’associazione fra maggiore incidenza e presenza della variante”.
Per la variante sudafricana “risultati preliminari indicano che questa sia associata a una carica virale più elevata e ad una maggiore trasmissibilità, ma non ci sono prove che l’infezione sia associata a maggiore gravità della malattia”, precisa la circolare.

Covid-19, Altems: con seconda ondata letalità sette volte più bassa

(da Doctor33)   La seconda ondata di casi Covid ha portato più decessi ma una letalità minore della prima. Nei primi 109 giorni della prima ondata sono decedute 34.167 persone, nello stesso numero di giorni della seconda ondata 38.549. La prima ondata però ha visto morire il 14,9% dei positivi al coronavirus, a fronte dell’1,9%, un numero 7 volte inferiore. È quanto emerge da un Focus dell’Instant Report Covid-19, a cura dell’Alta scuola di economia e management dei Sistemi sanitari dell’Università Cattolica che ha confrontato i dati della prima ondata (dal 24 febbraio all’11 giugno) e con quelli della seconda (dal 14 settembre al 31 dicembre).
Analizzando i parametri emergono molte differenze. Il picco massimo dei deceduti in un giorno nella prima ondata si è raggiunto dopo 33 giorni (989 persone) e da quel momento è stato continuamente decrescente. Nella seconda ondata il picco di 993deceduti in un giorno si è raggiunto dopo 81 giorni e l’andamento si è mantenuto altalenante. Diverso anche il rapporto tra i ricoverati in terapia intensiva e il numero dei positivi: nella prima ondata ha raggiunto il massimo pari all’11,8% al 12/mo giorno ed è poi decresciuto; nella seconda ondata l’andamento è stato più stabile intorno allo 0,5% dei positivi. Quando è esplosa l’epidemia nelle terapie intensive avevamo 5.179 posti letto, saliti a 8.431 al momento del picco. Il 14 ottobre, invece, erano operative 6.458 terapie intensive, ovvero 1.963 in meno rispetto alla primavera (e questo ha portato presto al superamento della soglia di saturazione critica), poi sono stati aumentati fino a 8.651.
In sanità sono state assunte oltre 30.000 persone da marzo a dicembre, di cui 5.703 medici, pari solo al +5% rispetto al 2018 e il maggior incremento è stato in Lombardia (+1.217) e Lazio (+652). I dati, afferma Americo Cicchetti, direttore di Altems “mostrano che, nonostante le chiare indicazioni del livello centrale, il sistema in molte Regioni si è trovato ugualmente spiazzato nell’affrontare sia la prima che la seconda ondata”.

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