Vaccini: Cesena, intera classe fa profilassi per compagno malato

(da AGI)   I bambini di un’intera classe di seconda elementare di Cesena, insieme agli insegnanti, si sono vaccinati contro l’influenza per permettere il ritorno sui banchi del loro compagno Tommaso, colpito un anno fa da una leucemia linfoblastica acuta che lo ha costretto a un lungo ciclo di cure ed è tuttora a rischio di infezioni. Le famiglie, in considerazione dell’estrema vulnerabilità del sistema immunitario del piccolo, hanno così deciso la profilassi di massa: si tratta di una trentina di bambini, anche di classi diverse, e di alcuni genitori e fratelli. “Questi bambini e questi genitori – commenta la dottoressa Antonella Brunelli responsabile della Pediatria di Comunità di Cesena – hanno compiuto un gesto di responsabilità, di generosità e di amicizia che ci ha riempito di gioia e ci ha fatto pure commuovere. Come riconoscimento simbolico abbiamo regalato ad ogni bambino un libro donatoci dalla Libreria ‘Giunti al Punto’ di Cesena nell’ambito del progetto Nati per Leggere, a conferma che la ‘literacy’ contribuisce a migliorare lo stato di salute dell’intera comunità”. “L’Emilia-Romagna che ho in mente è fatta così”, ha scritto sui social Stefano Bonaccini, governatore ricandidato dell’Emilia-Romagna per il centrosinistra. “Grazie ai fantastici bambini e alle loro splendide famiglie”, ha concluso.

Rapporto sanità Ocse 2019

In Italia spesa è inferiore del 15% rispetto alla media. Sempre al top la speranza di vita, mentre si consumano troppi antibiotici e pochi generici. Elevato il numero dei medici rispetto agli infermieri   Nel nostro Paese si spendono 3.400 dollari pro capite per la sanità, ben 600 dollari in meno rispetto alla media. Coincide invece alla media la spesa pubblica e privata sul Pil all’8,8% I generici potrebbero far risparmiare, ma sono solo la metà di quelli venduti. Bene sulla mortalità prevenibile, ma si prescrivono troppi antibiotici e il personale invecchia rapidamente. Per l’Ocse il nostro paese dovrebbe spostare i compiti dai medici a infermieri e altri operatori sanitari per alleviare le pressioni sui costi e migliorare l’efficienza.    Leggi l’articolo completo al LINK

http://www.quotidianosanita.it/studi-e-analisi/articolo.php?articolo_id=78533&fr=n

Certificati idoneità al lavoro, ecco a chi spetta rilasciarli e qual è la procedura

(da Doctor33)  «Il nuovo datore di lavoro mi chiede un certificato medico di idoneità generica al lavoro e il mio medico di famiglia dice che non è lui a dovermelo rilasciare. Sono tra due fuochi. Come faccio?» Sul social o nei blog ogni tanto la domanda arriva. Non tutti i datori sanno che dal 2013 l’Asl non rilascia più il certificato di idoneità generica al lavoro. Né lo sanno tutti i medici di famiglia. Molti di essi continuano a compilare vecchi prestampati o a scrivere su carta intestata che l’assistito “non presenta patologie”. In Abruzzo il Tribunale dei Diritti e Doveri del Medico all’ennesima richiesta delle Poste di un certificato di idoneità generica al lavoro rilasciato dal medico curante e registrato presso l’Asl, propedeutico all’assunzione di un portalettere, ha preso l’iniziativa. Il medico legale dottor Florindo Lalla ha scritto alla Direzione Generale Risorse Umane regionale ricordando che il certificato spetta al medico competente attivato dal datore di lavoro per la sorveglianza sanitaria. Infatti almeno due leggi hanno abolito gli anni scorsi il certificato in questione: il testo unico sul lavoro, legge 81/2008, che ha abolito il concetto di “idoneitaÌ generica al lavoro” ed introdotto quello di “idoneità alla mansione specifica” il cui rischio lavorativo e valutazione spettante al Datore di lavoro e il certificato di idoneità è appannaggio esclusivo del Medico competente aziendale; e la legge 98 del 2013 che all’articolo 42 nel settore pubblico «ha tolto alle Usl/Asl la competenza per quei certificati di “idoneità lavorativa generica” assimilabili al “Certificato di sana e robusta costituzione” prima di allora richiesto dalla quasi totalità degli Enti pubblici per le assunzioni nel settore».
«Il fatto è che molti enti pubblici starebbero continuando a chiedere il certificato di idoneità generica al lavoratore come se le nuove norme fossero disconosciute – dice il responsabile del Tribunale dei Diritti del Medico in Abruzzo Walter Palumbo – e per le Poste in particolare non è la prima volta». «Il lavoratore malcapitato va dal medico curante e quest’ultimo a sua volta non sempre conosce la novità, o comunque nel dubbio gli scrive il certificato e glielo fa pagare perché prestazione di libera professione. Altresì -continua Palumbo- è anche possibile che non glielo faccia pagare. In ogni caso, il lavoratore avrebbe diritto a visita e certificato a carico del datore di lavoro pubblico, e a non pagare la prestazione». In particolare, l’articolo 42 della legge 98 sui dipendenti pubblici abolisce i certificati di sana e robusta costituzione per le assunzioni di addetti a lavorazioni non a rischio, i certificati comprovanti la sana costituzione fisica per i farmacisti, quelli di idoneitaÌ psico-fisica all’attività di maestro di sci… e poi abolisce il certificato di idoneità fisica per l’assunzione nel pubblico impiego e per i concorsi pubblici. In altre parole, qualunque ente pubblico (e privato) deve dotarsi di un proprio medico competente aziendale che, all’assunzione del lavoratore, «ne verifichi le condizioni di salute e ne certifichi l’idoneità alla mansione specifica». I certificati richiesti al medico convenzionato con il Ssn, come spiega Lalla nella sua lettera alle Poste, «non hanno nessun valore legale perché afferenti al lavoro generico, non più medicalmente tutelato, ed emessi da Strutture pubbliche (le Asl) cui è stata tolta la potestà certificativa o dal Medico curante cui non è mai stata data dal Legislatore». «Ora sarebbe interessante capire se la medicina di famiglia è informata di questi cambiamenti», dice Palumbo. «Come TDME abbiamo lanciato il tema sui siti legali medici. Sulle certificazioni nulla va dato per scontato ma bisogna tenersi aggiornati».

Cure termali: nuovo accordo per l’erogazione delle prestazioni con maggiori risparmi, più controlli e innalzamento della qualità

Via libera in Stato-Regioni all’accordo 2019-2021. Tra le prevsioni, la revisione dei Lea relativi alle cure termali, tariffe senza aumenti, ricerca scientifica, clicli ulteriori di cure per le categorie protette, ricette dematerializzate e la nascita della figura dell’operatore termale.  Leggi l’articolo completo al LINK

http://www.quotidianosanita.it/regioni-e-asl/articolo.php?articolo_id=77944&fr=n

Stile di vita, fattori sociali e rischio di emicrania

(da M.D. Digital)  La scarsa attività fisica è un fattore di rischio legato allo stile di vita, potenzialmente modificabile, che potrebbe influenzare il tasso di emicrania sia negli uomini che nelle donne. A sostenerlo uno studio pubblicato su Headache. Inoltre, lo studio ha rilevato che l’orientamento sessuale e lo stato sociale percepito potrebbero influire sulla prevalenza del disturbo.  Per la realizzazione della ricerca sono stati raccolti i dati al basale del Canadian Longitudinal Study on Aging, che riguardavano 22.176 donne e 21.549 uomini. I pazienti inclusi nell’analisi avevano un’età compresa fra 45 e 85 anni e riportavano una diagnosi di emicrania.  Per gli uomini e le donne, la prevalenza pesata di emicrania è stata 7.5% e 19.6% rispettivamente. Nelle donne, la percezione di un più elevato stato sociale è risultata correlata a un tasso di emicrania inferiore del 3%. Rispetto agli uomini eterosessuali, gli uomini che si identificavano come gay o bisessuali riportavano un tasso di emicrania superiore del 50%. Anche l’attività fisica è risultata in qualche modo influire sul tasso di emicrania: per le donne che camminavano in media fra 30 minuti e un’ora al giorno si registrava un tasso di emicrania ridotto del 13%. Un minore tasso di emicranie nelle donne è inoltre associato alla partecipazione ad attività sportive leggere per meno di 30 minuti (OR, 0.86; p =0.048) e per un tempo compreso fra 1 e 2 ore (OR, 0.85; p = 0.018), come anche la partecipazione a sport intensi da 30 minuti a un’ora (OR, 0.79) e tra 1 e 2 ore (OR, 0.82; p = 0.001). Più alti tassi di emicrania sono invece stati rilevati negli uomini che si dedicavano a passeggiate quotidiane nel tempo libero fino a 30 minuti (OR, 1.21; p = 0.042), tra 2 e 4 ore (OR, 1.42; p = 0.005) e per almeno 4 ore (OR, 1.65; p = 0.004).

(Hammond NG, Stinchcombe A. Health behaviors and social determinants of migraine in a Canadian population-based sample of adults aged 45-85 years: findings from the CLSA Headache 2019; doi:10.1111/head.13610 )

Mantenere un peso nella norma in età adulta allunga la vita

(da Univadis)   Messaggi chiave     La presenza stabile di obesità nel corso di tutta l’età adulta, l’accumulo di peso tra la fase iniziale e intermedia e la perdita di peso dalla fase intermedia a quella tardiva di questo periodo della vita sono risultate associate a un incremento dei rischi di mortalità nella popolazione statunitense.  I risultati suggeriscono che mantenere il normopeso in età adulta e soprattutto evitare di accumulare peso nelle fasi iniziali di questa fase della vita aiuta a prevenire un decesso prematuro più in là negli anni.

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No a modelli unici per le cure primarie

(da M.D.Digital)   “Dall’emanazione della Balduzzi ci siamo focalizzati sui modelli delle forme organizzative, dimenticando che l’importante non è il contenitore ma il contenuto. Non importa dove fai le cose, importa che cosa fai”. È quanto ha sottolineato il presidente dello Snami Angelo Testa in uno dei passaggi della sua relazione al XXXVIII Congresso Nazionale Snami, che si è svolto di recente ad Acireale. Per Testa , l’errore che non si deve fare “è proporre un modello unico per una realtà italiana che vede situazioni completamente differenti, spesso agli antipodi, con la consapevolezza che in metropoli, città, cittadine, paesi, piccole comunità, territori con popolazione sparsa non potrà mai funzionare un unico modello sanitario di assistenza. Così come nelle zone disagiate, disagiatissime e nelle isole minori. Si deve differenziare la medicina rurale da quella metropolitana”.   

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Audizione in Parlamento sul programma del Ministero della Salute

(da Quotidiano Sanità)  La settimana scorsa il Ministro della Salute ha incontrato le Commissioni Sanità di Camera e Senato per un’audizione sulle linee programmatiche del suo dicastero. Tra i temi affrontati le nuove risorse per il Fondo sanitario nazionale, la riforma dei ticket, gli interventi sul personale e governance del farmaco. Tra tante cose, riportiamo solo la dichiarazione iniziale di speranza, assolutamente condivisibile:  “Le mie linee programmatiche saranno radicate nell’impianto costituzionale del nostro Paese. Non va inventato un programma ma seguito quello che i padri costituenti hanno indicato con l’articolo 32. Ognuna di quella parole non è stata scelta in maniera casuale ma a seguito di un lungo confronto. Quello alla Salute viene riconosciuto come un diritto fondamentale. Se è vera questa affermazione solenne, è altrettanto vero che le risorse in salute non possono considerarsi una mera spesa ma, piuttosto, un investimento straordinario sulla vita delle persone. Questa è una battaglia culturale che vorrei fosse condivisa da Governo e Parlamento”. 

Fine vita, Fnomceo ribadisce il suo no al suicidio assistito

(da Doctor33)   Nessun abbandono del paziente – seguito e accompagnato in ogni attimo per lenire il suo dolore – ma il medico “non compirà l’atto fisico di somministrare la morte” ad una persona. È questa la linea emersa a Parma all’interno della Consulta di Bioetica della Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri, alla luce della recente sentenza della Corte Costituzionale sulla vicenda di ‘Dj Fabo’ che ha stabilito come in presenza di determinate condizioni l’aiuto al suicidio non sia punibile, in attesa che il parlamento regolamenti queste situazioni. Una posizione, quella della Fnomceo, assunta al convegno nazionale su “Il suicidio assistito tra diritto e deontologia. La legge, il consenso e la palliazione”, che verrà portata all’attenzione del Consiglio Nazionale dei 106 presidenti degli ordini locali in programma a novembre.  «Il medico – ha argomentato il presidente della federazione dei dottori italiani, Filippo Anelli – non abbandonerà mai a se stesso il paziente, assicurerà sempre le cure si palliative per contenere il dolore sino alla sedazione profonda e sarà presente fin dopo il decesso, che certificherà, ma non compirà l’atto fisico di somministrare la morte». D’altronde, ha puntualizzato nell’assise parmigiana, «il medico ha per missione quella di combattere le malattie, tutelare la vita e alleviare le sofferenze. Quello del suicidio assistito è quindi un processo estraneo a questo impegno». Ad ogni modo, ha aggiunto Anelli «si vuole certamente rispettare la volontà di chi decide di porre fine alla propria esistenza ritenuta troppo penosa e non più degna di essere prolungata, nei limiti previsti dalla Corte Costituzionale, ma si chiede anche di lasciare la nostra categoria estranea a questo atto suicidario». Quanto al problema di chi raccoglierà il consenso del paziente e di chi lo aiuterà nel suo intento, prosegue il presidente della Fnomceo, «una legge dello Stato dovrà trovare una terza persona per raccogliere la volontà suicidaria, e quanto a chi fisicamente aiuterà il malato a morire, forse è ragionevole supporre che debba essere il paziente stesso a poterlo decidere».

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