Camminare aumenta l’afflusso di sangue al cervello
(da DottNet) Svolgere un'attività fisica, come camminare a passo sostenuto, non fa bene solo al corpo ma anche al cervello. E il motivo è che ne aumenta l'afflusso di sangue e l'ossigenazione. A evidenziarlo è uno studio pubblicato online sul 'Journal of Alzheimer's Disease' e condotto su anziani con una lieve perdita di memoria, che hanno seguito un programma di esercizi per un anno. Circa il 25% delle persone dopo i 65 anni inizia ad avere un lieve decadimento cognitivo che ne influenza la memoria e le capacità di ragionamento e che, in alcuni casi progredisce verso la demenza. Come studi hanno mostrato, questo è collegato a un ridotto afflusso di sangue al cervello dovuto a un irrigidimento dei vasi sanguigni che portano ossigeno alle cellule. Lo studio è stato condotto su 48 tra uomini e donne dai 55 a 80 anni con una diagnosi di lieve decadimento cognitivo. I volontari sono sottoposti a test e risonanza magnetica al cervello e sono stati assegnati casualmente a un gruppo impegnato in un programma di esercizi aerobici moderati (da 3 a 5 sessioni da 30-40 minuti di esercizio come una camminata) o a uno che ha fatto solo stretching per un anno. Coloro che hanno eseguito un esercizio aerobico hanno mostrato una minore rigidità dei vasi sanguigni nel collo e un aumento del flusso globale di sangue al cervello, mentre questi cambiamenti non sono stati trovati nelle persone che hanno seguito il programma di stretching. I ricercatori stanno ora indagando se possano precedere anche cambiamenti nelle capacità di memoria e ragionamento. "Abbiamo dimostrato per la prima volta con un esperimento randomizzato che, negli anziani, l'esercizio fisico porta un flusso maggiore di sangue verso il cervello" ma "questo fa parte di un corpo crescente di prove che collega l'esercizio alla salute del cervello", afferma il coautore senior dello studio Rong Zhang, professore di neurologia all'University of Texas Southwestern, negli Usa.
Corso FAD ECM ISS “Campagna vaccinale Covid-19: la somministrazione in sicurezza del vaccino anti SARS-CoV-2/Covid-19”
Il corso FAD "Campagna vaccinale Covid-19: la somministrazione in sicurezza del vaccino anti SARS-CoV-2/Covid-19" è RISERVATO al personale incaricato di somministrare il vaccino anti-Covid19 e di svolgere attività correlate alla somministrazione stessa (Medici, Farmacisti, Infermieri e infermieri pediatrici, Assistenti sanitari, Biologi, Fisioterapisti, Ostetriche/ci, Psicologi, Tecnici sanitari di laboratorio biomedico, Tecnici della prevenzione nell’ambiente e nei luoghi di lavoro, Odontoiatri. Personale amministrativo, Operatori di supporto (OSS) e Medici in specializzazione (del 1° e del 2° anno).
I numeri dell’obesità in Italia. Negli ultimi anni casi in aumento. Il 12 aprile l’Obesity Barometer Summit
(da Doctor33) La popolazione italiana è in sovrappeso, una condizione che coinvolge sia l'età infantile, sia quella adulta: si stima che un bambino italiano su quattro sia obeso o in sovrappeso (dati Istat 2018) e che lo sia ben il 46,1% degli adulti. E si tratta di numeri in crescita. Fra il 1991 e il 2018 si è registrato un incremento del 18% dell'eccesso di peso e del 60% dell'obesità, soprattutto a carico del sesso maschile; complessivamente si stima che l'incremento dell'eccesso di peso verificatosi negli ultimi trent'anni nella popolazione adulta italiana sia stato circa del 30%, di cui solo un terzo riconducibile all'invecchiamento della popolazione.
Questi numeri rappresentano un motivo di allarme per gli operatori sanitari e per le istituzioni che devono iniziare a considerare l'obesità un problema prioritario, non solo per le conseguenze negative di questa patologia sulla salute, ma anche per il suo impatto economico. È dunque venuto il momento di sensibilizzare su questa emergenza e individuare delle possibili soluzioni. Obiettivi che verranno perseguiti in occasione del 3rd Italian Obesity Barometer Summit previsto per il 12 aprile. Si calcola che in Europa i costi diretti (per ricoveri e terapie) determinati dall'obesità e dal sovrappeso nella popolazione adulta rendano ragione dell'8 per cento della spesa sanitaria, cui si aggiunge una cifra almeno doppia determinata dai costi indiretti, conseguenti alla perdita di vite umane, di produttività e dei guadagni correlati. Al di là degli aspetti economici, l'obesità si correla a una serie di problemi sanitari e sociali. Questa condizione è strettamente connessa a importanti comorbilità, quali il diabete, l'ipertensione, la dislipidemia, le malattie cardio e cerebrovascolari, i tumori e la disabilità, ma chiama anche in causa le diseguaglianze socioculturali e i comportamenti conseguenti. Il tutto è ulteriormente complicato dallo stigma legato a questa condizione e che determina il manifestarsi di comportamenti e atteggiamenti negativi nei confronti di un individuo unicamente a causa del suo peso eccessivo. Il fatto che lo stigma non risparmi neanche i sanitari rappresenta un ulteriore ostacolo a una corretta gestione dell'obesità, sia per l'atteggiamento dei sanitari nei confronti degli obesi, sia perché responsabile di un minor impegno da parte delle istituzioni.
A rendere ancor più complessa la gestione dell'obesità nel nostro Paese contribuiscono inoltre una serie di criticità che, anche grazie a iniziative come quella del summit previsto per il prossimo 12 aprile, si dovrebbe cercare di identificare e per le quali si dovrebbero individuare delle possibili soluzioni. I punti essenziali sono rappresentati dal fatto che l'obesità non è presente nella lista delle malattie croniche, che le prestazioni riguardanti l'obesità non sono inserite nei Lea e che non esiste una rete nazionale di cura per l'obesità, né un Piano nazionale sull'obesità.
Online la domanda per il possibile esonero contributivo
(da enpam.it) Un clic nell’area riservata degli iscritti all’Enpam potrebbe evitare di dover pagare i contributi previdenziali. È infatti online la domanda per individuare i possibili beneficiari dell’esonero dei contributi stabilito dalla legge di Bilancio 2021. Accogliendo le richieste degli enti di previdenza privati, lo Stato ha infatti deciso di venire incontro ai professionisti iscritti agli Ordini facendosi carico dell’esonero parziale dal versamento dei contributi “Siamo contenti di questo risultato, che rappresenta un segnale molto positivo di attenzione da parte del governo verso tutto il mondo del lavoro autonomo”, ha commentato Alberto Oliveti nella sua veste di presidente dell’Enpam e dell’Adepp, l’associazione delle Casse dei professionisti.
BENEFICIARI FATEVI AVANTI “Non essendo ancora uscite le norme attuative ci troviamo comunque in una situazione d’incertezza che il consiglio di amministrazione dell’Enpam ha affrontato anche deliberando un rinvio di 30 giorni dei contributi nelle more dell’auspicata attuazione dell’esonero”, ha aggiunto Oliveti. In attesa che i ministeri competenti, con un decreto attuativo, definiscano nel dettaglio i criteri e le modalità per poter essere esonerati dal pagamento, oltre che l’importo, la Fondazione si sta portando avanti con il lavoro. L’obiettivo – se le norme arriveranno in tempo – è quello di non spedire bollettini o di procedere ad addebiti sul conto corrente nei confronti dei medici e dei dentisti che avranno diritto di non pagare interamente o in parte i contributi. Per candidarsi tra i potenziali beneficiari è necessario compilare da subito il questionario online all’interno dell’area riservata del sito dell’Enpam. Per farlo è necessario selezionare dalla colonna di sinistra la voce Domande e dichiarazioni online e cliccare su Esonero contributivo. Chi compilerà il questionario dovrà anche dichiarare di essere consapevole che dovrà versare all’Enpam i contributi previdenziali se da eventuali verifiche fatte dalla Fondazione, o da altri soggetti, dovesse risultare che non ha i requisiti per chiedere l’esonero.
IDENTIKIT DEI BENEFICIARI La platea dei possibili beneficiari, secondo quanto stabilito dalla Legge di Bilancio 2021, è composta dai professionisti che nel 2019 hanno percepito un reddito complessivo di massimo 50mila euro. In aggiunta, bisogna dichiarare che si è subito nel 2020 un calo del fatturato o dei corrispettivi pari o superiore al 33 per cento rispetto a quelli del 2019. Potrebbero essere esonerati, ma la questione deve essere ancora chiarita, anche i pensionati presso l’Enpam o un altro Ente di previdenza obbligatorio che sono stati assunti per l’emergenza Covid-19. Tutte le informazioni sull’esonero dei contributi si trovano a https://www.enpam.it/comefareper/covid-19/richiesta-di-esonero-contributivo/
Ordini medici, ‘non solo furbetti del vaccino, politica ammetta responsabilità
(da Adnkronos Salute) - "Sicuramente ci sono i furbetti del vaccino che hanno 'saltato' la fila, scavalcato chi aveva più diritto a essere immunizzato. Quelli che si sono dichiarati volontari o si sono fatti passare per chi non erano. Ma il problema più grosso è politico: c'è stato un ministero della Salute che ha deciso un piano vaccinale. E poi c'è stato qualcuno che lo ha sovvertito interpretandolo liberamente. La responsabilità non può limitarsi ai furbetti". A dirlo, all'Adnkronos Salute, Filippo Anelli, presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei medici e degli odontoiatri (Fnomceo), commentando i dati della Nucleo ispettivo regionale sanitario (Nirs) della Regione Puglia, secondo i quali tra tutti i vaccini fatti agli operatori sanitari 1 su 5 è andato a persone che non appartenevano alla categoria, "un dato non solo pugliese", dice Anelli.
"La politica si assuma la sua responsabilità ammettendo di aver interpretato diversamente il piano, anche pensando, probabilmente, di far bene", rincara Anelli che spiega: "ancora oggi ho segnalazioni di medici che non sono stati vaccinati, pur chiedendolo. Questo perché, in molti casi, c'è stato una libera interpretazione di chi amministra le Regioni. E' stato interpretato il 'socio sanitario', come abbiamo denunciato sin dall'inizio, come ospedale 'free Covid'. E' stato vaccinato così anche il personale amministrativo, prima che si completassero i medici e le altre categorie previste. Credo che sia stata una gravissima scorrettezza che ha messo in crisi l'intero impianto del piano vaccinale, al punto che chi aveva la priorità non è stato vaccinato. E ne parliamo ancora oggi". Infatti, "sono passati 4 mesi e ancora dobbiamo occuparci di quelli che dovevano essere vaccinati a gennaio, operatori sanitari, Rsa e ultraottantenni", conclude Anelli.