Aumentare l’attività fisica diminuisce il rischio di Parkinson negli uomini
(da Doctor33) L'aumento dell'attività fisica è associato a un rischio ridotto di sviluppare la malattia di Parkinson, secondo una metanalisi pubblicata su JAMA Network Open. «L'associazione tra attività fisica e rischio di malattia di Parkinson viene sempre più riconosciuta. Tuttavia, per quanto noto, non era mai stata eseguita una valutazione completa dell'associazione quantitativa dose-risposta tra attività fisica e rischio di malattia di Parkinson» dice Xuexian Fang, della Zhejiang University School of Medicine di Hangzhou, Cina, primo nome dello studio.
Antibiotici ai bimbi con la tosse: la prescrizione non riduce i ricoveri
(da DottNet) Prescrivere antibiotici ai bambini con tosse e altri sintomi respiratori non riduce il rischio di ricovero, mentre una prescrizione 'ritardata', in cui si chiede ai genitori di aspettare qualche giorno per verificare l'andamento dei sintomi prima di dare il farmaci, può diminuire i ritorni dal medico. Lo afferma uno studio pubblicato dal 'British Journal of General Practice'. I ricercatori di diverse università britanniche hanno analizzato i dati di oltre ottomila bambini e ragazzi tra i tre e i 15 anni che erano stati visitati dal medico di base per sintomi respiratori, di cui lo 0,8% era stato poi ricoverato e il 4% era tornato dal medico per un peggioramento. A 28% dei pazienti era stato prescritto l'antibiotico, mentre il 9% lo aveva avuto 'ritardato'. "Confrontati con i pazienti a cui non erano stati prescritti antibiotici - scrivono gli autori - per gli altri non è emersa un'evidenza chiara di una riduzione del rischio di ricovero, un risultato che è simile a quello riscontrato per gli adulti. Tuttavia abbiamo trovato evidenze che una strategia di prescrizione ritardata riduce il numero di ritorni dal medico".
Le donne con tre o più figli sono a rischio declino cognitivo
(da DottNet) Aver avuto più di tre figli e diversi aborti nel corso della vita, ma anche una menopausa precoce: la storia riproduttiva della donna può influire sul suo rischio di declino cognitivo da anziana. Sono i risultati di una ricerca riportata all'Alzheimer's Association International Conference a Chicago, che ha messo in evidenza i risultati del più ampio studio epidemiologico fino ad oggi sulla storia della donna e la demenza. Il team di ricercatori, guidato da Rachel Whitmer, professoressa di salute pubblica dell'Università della California a Davis, ha valutato le informazioni auto-riportate sulla salute riproduttiva e le diagnosi di demenza per quasi 15.000 donne negli Stati Uniti dal medioevo negli anni '60 e '70 fino al 2017. I ricercatori hanno scoperto che una diagnosi di demenza era associata a: avere tre o più bambini, arrivo del primo ciclo mestruale all'età di 16 anni, inizio la menopausa a 45 anni o più giovane, avere un arco di tempo riproduttivo totale più breve della media e compreso da 21 a 30 anni. Inoltre ogni aborto aumentava il rischio. "Il nostro lavoro mostra che gli eventi riproduttivi che segnalano diverse esposizioni agli estrogeni possono giocare un ruolo nel modulare il rischio di demenza", ha detto Whitmer. "La storia della relazione tra gli estrogeni e il cervello - ha aggiunto - sta appena iniziando. Sono necessarie ulteriori ricerche per determinare il percorso biologico che li lega"
Gli acidi biliari nell’abuso da cocaina
(da Fimmg.org) Gli acidi biliari riducono il “craving” da cocaina, secondo un nuovo studio del Vanderbilt University Medical Center e dell'Università di Birmingham, Alabama, pubblicato recentemente su “PLOS Biology”. Charles Flynn, PhD, professore associato di chirurgia, Naji Abumrad, MD e John L. Sawyers, professore di scienze chirurgiche, hanno studiato a lungo i cambiamenti metabolici associati alla chirurgia bariatrica. I pazienti obesi sottoposti a chirurgia bariatrica subiscono cambiamenti radicali riguardo la regolazione del glucosio e le preferenze di gusto e desiderio di cibo, subito dopo l’intervento.
Diritto di accesso ai dati concernenti persone decedute
(da Doctor33) In materia di diritto di accesso ai dati concernenti persone decedute deve farsi riferimento alle disposizioni dell'art. 9, n. 3, del D.Lgs. 30 giugno 2003, n. 196, c.d. codice per la tutela dei dati personali, ancorché venga in considerazione la richiesta di accesso a una cartella clinica. Trattandosi di dati relativi a un soggetto deceduto, non può trovare applicazione la disciplina specificamente prevista in materia dall'articolo 92 del medesimo codice, la quale consente l'accesso alle cartelle cliniche solo a persone diverse dall'interessato che possono far valere un diritto della personalità o altro diritto di pari rango. (Avv. Ennio Grassini- www.dirittosanitario.net)
Fumare aumenta il rischio di demenza
(da DottNet) Sett 2018 Fumare aumenta il rischio di varie forme di demenza, compresa la malattia di Alzheimer; perdere definitivamente il vizio del fumo si associa a riduzione del rischio. Lo rivela uno studio che ha coinvolto oltre 46 mila maschi over-60, pubblicato sugli 'Annals of Clinical and Translational Neurology'. Condotto da Sang Min Park, dell'Università Nazionale di Seul, lo studio mostra che chi ha smesso di fumare da tempo e chi non ha mai fumato hanno rispettivamente un rischio di demenza ridotto del 14% e 19% rispetto ai fumatori. Per l'Alzheimer, in particolare, i non fumatori presentano un rischio ridotto del 18% rispetto ai fumatori. Infine, coloro che hanno smesso di fumare da tempo e coloro che non hanno mai fumato presentano un rischio di demenza vascolare ridotto rispettivamente del 32% e 29% rispetto ai fumatori. Significa che non è mai troppo tardi per smettere di fumare, proteggendo così la salute del proprio cervello, concludono i ricercatori coreani.