Esiste la dipendenza da energy drink? “Possono fare male alla salute”

(da fimmgnotizie.org)  Esiste la dipendenza da enery drink? Le bevande energetiche sono tra le più vendute e consumate, nonostante numerose ricerche dimostrino effetti negativi che il loro consumo regolare può causare alla salute. Una conferma, in questo senso, arriva dal dottor Aniello Maiese, medico dell'Università La Sapienza di Roma che, interpellato dal Daily Mail, ha confermato come possano "aumentare la pressione sanguigna, la frequenza cardiaca e influenzare l'eccitabilità cardiaca". Oltre a motivi prettamente di salute, le bevande energetiche possono creare una vera e propria dipendenza. Il media inglese riporta l'esperienza di un uomo che, quando arrivano le 16, deve per forza cercare "la prima lattina di energy drink zuccherata e piena di caffeina che trovo". Non tutte le bevande energetiche però, secondo Maiese, sono pericolose in questo senso. Il rischio dipende piuttosto dalla quantità consumata, dalla concentrazione di caffeina e dalla presenza di altri stimolanti. Molte delle bevande energetiche dichiarano di contenere "caffeina naturale", ma, secondo il dottor Maiese, si tratta di un termine da usare con una certa cautela: "La caffeina di per sé non diventa più sicura solo perché proviene da una fonte naturale", ha affermato, sostenendo che, dal punto di vista farmacologico, la caffeina è la stessa molecola indipendentemente dal fatto che provenga dal caffè o dal tè verde. "Ciò che conta molto di più è la quantità totale di caffeina, gli altri ingredienti presenti e la quantità di prodotto effettivamente consumata", ha spiegato. Inoltre, la "caffeina naturale" non garantisce necessariamente energia senza il successivo calo della stessa. Sebbene il dottor Maiese affermi che probabilmente non sia molto preciso definire "salutare" qualsiasi bevanda energetica, ammette che alcune possono essere "più o meno favorevoli dal punto di vista nutrizionale e cardiovascolare".    

Novità INPS sulla retroattività del certificato medico per visite ambulatoriali

(da Fimmg.org)   Con la Circolare INPS n. 92/2026, pubblicata in data 4 settembre 2026, l'Istituto ha introdotto una modifica significativa nella gestione della retroattività dei certificati medici di malattia.  Fino ad oggi, la retroattività al giorno precedente la data di rilascio del certificato era riconosciuta solo per le visite domiciliari, a condizione che il medico indicasse esplicitamente nel campo «Dichiara di essere ammalato dal...» la data antecedente.  Da ora in poi, questa possibilità è estesa anche alle visite ambulatoriali, grazie a un'interpretazione evolutiva del regolamento del 1963. Circolare numero 92 del 04-09-2026

Fimmg Roma: Che fine hanno fatto le semplificazioni sanitarie?

(da Fimmg.org)   "Presentate a dicembre come una piccola rivoluzione per milioni di cittadini e per i medici di famiglia: certificati di malattia rilasciabili anche a distanza attraverso la televisita e ricette per i farmaci destinati ai pazienti cronici valide fino a dodici mesi sono  scomparse nel nulla. La legge sulle semplificazioni è entrata in vigore il 18 dicembre 2025, ma oggi, dopo oltre otto mesi, la domanda è inevitabile: che fine hanno fatto quelle novità? Sul certificato di malattia a distanza, la norma ha previsto la possibilità della tele certificazione, ma ha rimandato a un successivo accordo in Conferenza Stato-Regioni la definizione dei casi e delle modalità operative. Fino a quel momento, dunque, restano in vigore le regole precedenti". È la riflessione che si legge in un editoriale sul sito della Fimmg Roma. "Non va meglio sul fronte delle ricette per i malati cronici: l'articolo 62 della legge prevede la possibilità di prescrizioni ripetibili fino a un anno, ma l'attuazione è subordinata a un decreto del ministero della Salute, di concerto con quello dell'Economia. Decreto che avrebbe dovuto essere adottato entro 90 giorni dall'entrata in vigore della legge. Il risultato è che una misura nata per ridurre la burocrazia e alleggerire il lavoro degli studi medici rischia di rimanere impantanata proprio nella burocrazia", prosegue Fimmg Roma. "Per i pazienti cronici significa continuare, almeno per ora, a fare i conti con le consuete procedure per ottenere le prescrizioni; per i medici di famiglia, invece, resta irrisolta una parte di quel carico amministrativo che la nuova legge avrebbe dovuto contribuire a ridurre. Nessuno mette in discussione la necessità di definire regole precise per tutelare pazienti, medici e sistema sanitario. Ma se una legge stabilisce tempi e strumenti per rendere più semplici i servizi, è lecito chiedersi perché, dopo mesi, quelle semplificazioni non siano ancora pienamente operative. La domanda resta sul tavolo: quando potranno finalmente diventare realtà? Perché una semplificazione annunciata non basta. Per essere davvero tale deve arrivare fino al cittadino", conclude l'editoriale.