Coronavirus, linee guida Oms su mascherine. No a uso generalizzato

(da Doctor33)   «L'uso esteso di mascherine da parte di persone sane nell'ambiente della comunità non è supportato da prove e comporta incertezze e rischi. Non esistono al momento evidenze secondo cui indossare una mascherina (sia medica che di altro tipo) da parte di tutta la comunità possa impedire la trasmissione di infezione da virus respiratori, incluso Covid-19». Lo ribadisce l'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) in un nuovo documento con linee guida e criteri per sostenere i Paesi nel prendere una decisione sull'utilizzo generalizzato delle mascherine da parte della popolazione.
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Impatto della pandemia Covid-19 sui Medici di Medicina Generale: stato attuale e nuove prospettive

Carissimi Colleghi,
la pandemia da Covid-19 ha cambiato in questi mesi la nostra vita e il nostro modo di lavorare. In particolare quello dei Medici di Medicina Generale, sin da subito si sono trovati in prima linea ad affrontare enormi difficolta cliniche e logistiche.
Abbiamo deciso di creare una survey(tempo di compilazione 5 minuti) con l'intento di avere una fotografia del modo di affrontare l'epidemia da parte dei Medici di Medicina Generale nelle diverse province italiane. Inoltre, vorremo interrogarvi sulle prospettive future: cosa ci porteremo dietro da questa epidemia? Ci sono insegnamenti che potranno rivelarsi utili in futuro?
Le risposte del questionario saranno registrate in forma rigorosamente anonima e saranno considerate per un'eventuale pubblicazione scientifica in un giornale peer-reviewed in modo da essere consultabili da tutti voi.
Termine ultimo compilazione Survey 30 Aprile 2020

Convivere con COVID-19. Una proposta per riaprire l’Italia, gestendo in modo sicuro la transizione da pandemia a endemia

L'hanno messa a punto il virologo Roberto Burioni insieme a diversi esperti e con la sottoscrizione di Fnomceo, Enpam e Fimmg, nonchè della Società italiana di virologia e la Società italiana di malattie infettive e tropicali. La proposta si basa sulla creazione di una struttura di monitoraggio e risposta flessibile con capacità e risorse per poter eseguire un altissimo numero di test sia virologici che sierologici e di una Struttura di sorveglianza centrale potenziata presso l’ISS. Il tutto con aperture e nuovi lockdown a secondo dell'evoluzione dell'epidemia    Leggi l'articolo completo al LINK

Covid-19, il punto dell’avvocato sulle responsabilità istituzionali nel non aver armato i Mmg.

(da Doctor33)   «Con ruoli e sfumature diverse, Stato, Regioni, Ats hanno delle responsabilità nell'aver lasciato sguarnito il territorio durante l'epidemia, non proteggendo i medici. È vero che ogni nazione sperava di arrivare ultima nel contagio, ma in Italia c'era un piano pandemico dal 2006 e in Lombardia c'era un piano regionale per le pandemie dal 2009. C'era tutto il tempo di procurare i kit protettivi, previsti da quei piani. E i medici di famiglia sono il primo avamposto a contatto con il virus». Paola Ferrari, avvocato, referente del sindacato Fimmg sul tema Covid-19, fa il punto sulle conseguenze legali che potrebbe implicare l'aver lasciato i medici "a mani nude" contro il Covid 19. Posto che anche i familiari dei pazienti morti, caso per caso, potranno chiedere che siano vagliate forme responsabilità in casi di gravi omissioni. Con emendamenti al decreto legge Cura Italia, in questi giorni le forze politiche da una parte stanno chiedendo lo scudo legale per il personale sanitario per tutta la durata dell'emergenza; dall'altra parte, altri emendamenti ora ritirati, hanno chiesto fino a ieri l'immunità per le strutture. «Lo scudo legale è tema delicato, che dal punto di vista delle catene decisionali riguarda non solo strutture ma più persone. Ci sono diversi livelli di responsabilità che il testo unico contro gli infortuni 81/08 pone in capo al datore di lavoro. In Lombardia - spiega Ferrari - ha pesato la mancata predisposizione di misure di sicurezza minime per proteggere gli operatori, in particolare i medici di medicina generale. Che sono liberi professionisti convenzionati e non dipendenti del Servizio sanitario, ma hanno un rapporto di lavoro coordinato e continuativo con l'Agenzia di tutela sanitaria, e in quanto presìdi del Ssn vanno protetti. Non lo sono stati. E ciò benché fossero il primo baluardo contro un'epidemia, e il piano pandemico nazionale imponesse di minimizzare il rischio di trasmissione. Necessitavano adeguati volumi di kit protettivi aggiornati, e c'era tutto il tempo di procurarli. Del resto, in vista dell'arrivo dell'influenza, l'Ats procura vaccini e mezzi di produzione per le vaccinazioni. In tv avevamo tutti visto i sanitari cinesi vestiti da "ghostbusters", militarizzati. Chi ha inviato i medici a organizzare una prima difesa della popolazione a mani nude, ha pesanti responsabilità. Anche politiche. La riforma della sanità lombarda del 2015 non ha messo al centro l'assistenza territoriale ma ha creato tra Asst e Ats più catene di comando autonome sulla falsariga della gestione ospedaliera». Accanto alla mancata dotazione di Dpi, c'è un altro elemento che ha peggiorato la situazione epidemica, stavolta da far risalire alla catena di comando nazionale. «Nel triage per scoprire il contagio è stato inserito il criterio della provenienza dalla Cina. La Lombardia ha 3 aeroporti internazionali, densità di 400 abitanti al km quadrato e di 17 mila a Milano, e per giunta da dicembre c'era un boom di polmoniti. Tanto bastava per far scattare quantomeno l'acquisto dei dispositivi, previsti dal Testo Unico 81/08 nella procedura di valutazione del rischio biologico nonché dalle misure di sicurezza pubblicate da Inail. È vero, l'Oms ha indicato le mascherine chirurgiche per le procedure a rischio, in tutto il mondo c'è stata sottovalutazione sul momento, ma noi le linee guida le avevamo e dovevamo rispettarle». Intanto la Ragioneria dello Stato ha negato l'equiparazione dei medici convenzionati agli ospedalieri per l'accesso ai dispositivi di protezione. «Voglio pensare che la Ragioneria non si occupi di affrontare pandemie. In guerra non hai problemi contabili, hai un nemico e devi essere equipaggiato. Stato, Regioni ed Asl non possono pensare che essendo il medico di famiglia un libero professionista potesse andare lui a comprarsi i Dpi, a sue spese e aspettando la spedizione. La convenzione prevede già il rimborso dei mezzi di produzione -dice Ferrari- dal personale di studio all'informatica. Di più: si sarebbero dovuti prevedere kit anche per i collaboratori del medico, e un organismo di controllo per verificare se tutti gli operatori sanitari fossero dotati a sufficienza. I medici di famiglia sono presìdi del Ssn, è una qualificazione contenuta nella legge. Un presidio che costituisce il primo avamposto contro la pandemia. Ed il primo che intercetta il nemico va "armato"», senza se e senza ma».

Servizio gratuito di consulenza specialistica online e riabilitazione respiratoria a distanza rivolto a paziente con infezione COVID-19 ion silamento domiciliare e in post-degenza

I pazienti affetti da COVID-19 presentano danni talvolta molto gravi all’apparato respiratorio. I sintomi principali sono: febbre tosse, dispnea, affaticamento respiratorio fino all’insufficienza respiratoria acuta. Questa situazione determina una profonda sofferenza nel paziente e una costante sensazione di “fame d’aria” Questi sintomi alimentano un circolo vizioso che crea uno stato di profonda ansietà psicologica. Il supporto domiciliare e la riabilitazione polmonare  (https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/32125127/) possono migliorare la funzionalità respiratoria, alleviare la dispnea e lo stato ansioso depressivo di questi pazienti migliorandone la salute e il benessere complessivo. Il servizio è GRATUITO ed è rivolto ai pazienti COVID-19 in isolamento domiciliare e in post-degenza. Il servizio consiste nell’assistenza domiciliare del paziente e in un programma di riabilitazione respiratoria a distanza.
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Coronavirus, a medici e infermieri morti in servizio stesso indennizzo poliziotti caduti

(da Adnkronos Salute) - "Tutti ci dicono che siamo eroi, ma intanto 107 medici sono morti, come pure 28 infermieri. Allora serve una proposta di legge che tratti gli operatori sanitari morti in servizio esattamente come i poliziotti morti sul campo, riconoscendo le stesse indennità". A sollecitare la politica a intervenire è Antonio Rebuzzi, professore di Cardiologia all'Università Cattolica di Roma e direttore della Terapia intensiva cardiologica del Policlinico Gemelli, che insieme all'Adnkronos Salute e al canale tv su Sky Doctor's Life (seguito da circa 100 mila medici e farmacisti italiani) chiede con forza al mondo politico di intervenire "con una proposta di legge che dia a medici e infermieri morti mentre erano impegnati a contrastare Covid-19 le stesse indennità dei poliziotti uccisi in servizio".  "Siamo eroi? Alcuni colleghi sono morti alla soglia della pensione, altri richiamati in servizio, altri ancora quando avevano tutta la vita davanti. Dunque lo Stato - insiste Rebuzzi - deve riservare a questi operatori sanitari e alle loro famiglie lo stesso trattamento dei poliziotti morti in servizio: una somma agli eredi di questi colleghi, medici e infermieri caduti perché stavano facendo il proprio dovere. Vorrei proprio sapere chi sarà contrario, e soprattutto perché", conclude il cardiologo, prima di andare a 'bardarsi' per entrare in servizio come ogni giorno in ospedale.

Mascherine, come aumentare la loro durata di utilizzo

(da M.D.Digital)  A causa della carenza di mascherine chirurgiche un gruppo di ricercatori si è attivato per trovare sistemi che ne possano aumentare la durata di utilizzo. In condizioni normali infatti una maschera chirurgica ha un ciclo di vita di circa 4 ore. Uno dei fattori che limita la durata utile effettiva della maschera chirurgica è l'elevata umidità dell'aria espirata dell'utilizzatore e l’emissione di goccioline di saliva che determinano un aumento dell'umidità nelle maschere. Con una duplice conseguenza, una crescita batterica e una irritazione cutanea. Una soluzione semplice ma a quanto pare estremamente pratica è quella di fare ricorso ai semplici tovaglioli di carta, di larghissima diffusione nella quotidianità di tutti, con un alto potere di assorbimento e un prezzo popolare. Corredare la mascherina chirurgica con un tovagliolo di carta riduce in modo significativo la quantità di vapore acqueo e lo assorbe insieme alle goccioline di saliva emesse dall’utilizzatore. Il tovagliolo di carta va opportunamente piegato a metà, formando un rettangolo che andrà quindi posizionato all'interno e al centro della mascherina che potrà quindi essere indossata.  La sostituzione del tovagliolo ripiegato va fatto ogni 30 minuti o quando si inizia ad avvertire disagio.  In questo modo è possibile aumentare la resistenza della mascherina chirurgica all’umidità e attenuare le irritazioni cutanee che derivano da un suo uso costante. Scaricando il pdf del lavoro è possibile vedere le figure che illustrano le modalità dell’uso di tovaglioli di carta con le mascherine chirurgiche.

(Yu N, et al. One more paper towel, longer protection. J Am Acad Dermatol 2020; doi: https://doi.org/10.1016/j.jaad.2020.03.064)