Trovate sei varianti genetiche legate all’ansia

(da DottNet)  Sono state trovate sei varianti genetiche legate all'ansia, alcune delle quali erano già state individuate come fattori di rischio per il disturbo bipolare, il disturbo post-traumatico da stress e la schizofrenia. E' il risultato di uno studio coordinato dalla Yale University, pubblicato sull''American Journal of Psychiatry'. Secondo gli stessi ricercatori questo lavoro contribuisce a fornire una prima "convincente spiegazione" sul perché coesistano spesso ansia e depressione. "Questo è il più ricco insieme di risultati per la base genetica dell'ansia fatto fino ad oggi - spiega il coautore principale dello studio, lo psichiatra Joel Gelernter, docente di genetica e di neuroscienze a Yale - Non c'è stata alcuna spiegazione per la sovrapposizione di ansia e depressione e altri disturbi della salute mentale, ma qui abbiamo trovato rischi genetici specifici e condivisi".  L'analisi è stata possibile studiando circa 200.000 ex militari americani. Alcune varianti sono risultate collegate a geni che aiutano a governare l'attività dei geni stessi. In un caso si è trattato di una variante di un gene coinvolto nel funzionamento dei recettori per gli estrogeni dell'ormone sessuale. Questa scoperta, proseguono gli studiosi, potrebbe aiutare a spiegare perché le donne avrebbero una probabilità doppia rispetto agli uomini di soffrire di disturbi d'ansia. I ricercatori hanno però sottolineato che la variante che colpisce i recettori degli estrogeni è stata identificata in un gruppo di ex militari composta principalmente da uomini e di come, per avere la certezza di questa loro teoria, siano necessarie ulteriori indagini di approfondimento.

Coronavirus: “Nessuna pandemia, ogni discriminazione è inaccettabile e irrazionale”

Cosa cambia ora che il virus è sbarcato anche in Italia? Una riflessione del Presidente della Simit alla luce di un evento sociale che ci coinvolge tutti. "In questa fase si deve solo continuare a vigilare sulla eventuale presenza di nuovi casi e sui soggetti eventualmente esposti ai due casi segnalati in Italia senza creare un allarme non motivato”, sottolinea Marcello Tavio, Presidente Simit.  Leggi l'articolo completo al LINK

http://www.quotidianosanita.it/scienza-e-farmaci/articolo.php?articolo_id=80897&fr=n

La gestione multidisciplinare del paziente anziano nello studio odontoiatrico

(da Odontoiatria33)   Un sessantacinquenne di oggi ha la forma fisica e cognitiva di un quarantacinquenne di 30 anni fa. I nuovi 'senior', infatti, sono attivi e dediti alla cura di sé: fanno sport, sono attenti all'alimentazione, utilizzano le ultime tecnologie per comunicare, vanno spesso a teatro e al cinema, hanno una vita sentimentale soddisfacente. Da questo presupposto nasce un nuovo approccio anche all'odontoiatria: quello geriatrico, che coinvolge non solo l'aspetto clinico, ma più globale del paziente. Un esempio di questo innovativo approccio è rappresentato dal Progetto Silver, ideato da Lea Di Muzio e realizzato da DentalBreraClinic di Milano. Ne abbiamo parlato con i titolari, i dottori Stefano Gracis e Matteo Capelli.  

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Inquinamento causa il 20% delle morti in Europa. Ecco il Rapporto ‘Lancet Countdown’

(da Doctor33)   Il 20% della mortalità in Europa è attribuibile a cause ambientali. L'Italia è prima in Europa e undicesima nel mondo per morti premature da esposizione alle "polveri sottili PM2.5. Solo nel 2016 sono state ben 45.600 (281.000 in tutta Europa), con una perdita economica di oltre 20 milioni di euro, la peggiore in Europa. A rischio sono soprattutto bambini e neonati che hanno sistemi immunitario e respiratorio ancora non del tutto sviluppati. A fare punto in merito alle ricadute dei cambiamenti climatici sulla nostra salute è il rapporto The Lancet Countdown on Health and Climate Change, presentato a Roma con una tavola rotonda nella sede dell'Istituto Superiore di Sanità. Il documento è frutto della collaborazione tra 120 esperti di 35 istituzioni di tutto il mondo, tra cui l'Organizzazione mondiale della sanità (Oms), la Banca mondiale, il University College di Londra e l'Università di Tsinghua, che ha analizzato 41 indicatori chiave, suggerendo quali azioni intraprendere per raggiungere gli obiettivi dell'accordo di Parigi. «Tutte le istituzioni, ma anche i cittadini sono chiamati a un'inversione di marcia nelle politiche e nei comportamenti individuali. Insieme, riscrivere il profilo italiano di Lancet Countdown è possibile. Noi siamo pronti a fare la nostra parte». Questo l'appello del neoeletto presidente dell'Iss Silvio Brusaferro che si dice fortemente impegnato su questo fronte. «Costruire un futuro sostenibile deve essere per tutti un impegno imprescindibile perché la nostra salute- continua - passa attraverso la salute del pianeta. Stiamo lavorando perché anche l'Istituto possa testimoniare al più presto un modello di sostenibilità nell'organizzazione e attraverso le buone pratiche. L'Italia, attraverso il Ssn, sta già affrontando le nuove domande di salute conseguenti agli effetti del climate change. In questo contesto l'Iss fa la sua parte, mettendo a servizio della collettività le sue competenze nel ricercare le evidenze scientifiche, nel monitorare i fenomeni, nel suggerire approcci sicuri e idonei a contrastare i numerosi rischi per la salute connessi ai cambiamenti climatici e, non ultimo, nel cercare di incrementare le capacità di adattamento». In tutto il Sud Europa, Italia inclusa, i cambiamenti climatici stanno causando un aumento degli eventi meteorologici estremi: ondate di calore, piogge intense, allagamenti costieri, siccità e rischio incendi, insieme ad una espansione di nuove specie di vettori di malattia. Un'altra stima, elaborata dal Centro euro mediterraneo sui cambiamenti climatici e presentata lo scorso dicembre alla Conferenza sul clima di Madrid, ha previsto per l'Italia un calo nella produttività del lavoro del 13,3% nel settore agricolo e dell'11,5% in quello industriale entro il 2080. «La salute umana e la salute del pianeta sono strettamente connesse - sottolinea Paolo Vineis, docente di epidemiologia ambientale dell'Imperial College of London -. Vanno perciò incentivati gli interventi in settori come i trasporti, la produzione di energia pulita o l'alimentazione, che migliorano la salute dei cittadini e che contribuiscono di pari passo in modo sostanziale alla mitigazione del cambiamento climatico».

Oftalmologi, stop alle prestazioni mediche abusive dagli ottici

(da DottNet)   Attenzione a esami e prestazioni mediche fornite dagli ottici, che spesso non potrebbero essere fatti e che mettono a rischio i pazienti. L'appello è di Matteo Piovella, presidente della Società Oftalmologica Italiana (Soi), alla vigilia della prima udienza, a Frosinone, frutto di una serie di denunce presentate dalla Soi in tutta Italia. "Quello che ci preoccupa è che sempre più spesso viene proposto addirittura nelle scuole elementari di fare visite nei negozi di ottica - spiega Piovella - in strutture quindi che hanno solo un permesso di tipo commerciale, non hanno nulla di sanitario. Il 90% delle problematiche agli occhi si forma da bambini. È ovvio che al bambino serve una visita oculistica che porta ad una diagnosi e ad una cura, cosa vietata dalla legge a chi non è abilitato a farlo. Dobbiamo approfittare di questa causa per far capire che nessuno ha nulla contro gli ottici, ma sono un'attività di tipo commerciale".   Le denunce, spiega l'avvocato della Soi Riccardo Salomone, sono partite nel 2017, e hanno riguardato più di 80 ottici. Nel caso in discussione domani si contesta l'uso di un tonometro, lo strumento che misura la pressione oculare e che viene usato ad esempio nella diagnosi del glaucoma. "L'uso del tonometro è l'infrazione più facile su cui indagare, perché è una procedura facilmente riconoscibile - sottolinea Salomone -, ma ce ne sono molte altre. Il fenomeno è molto diffuso, abbiamo ricevuto segnalazioni e fatto denunce in tutte le regioni, in centri grandi e piccoli. Se usati male questo dispositivi possono magari dare false rassicurazioni al paziente, che si trova poi dopo qualche anno a riscontrare dei problemi".

Giudici, no ai medici del 118 anche nei Pronto Soccorso

(da DottNet)    Secondo due giudici del tribunale di Firenze, in due cause distinte ma promosse per lo stesso motivo, i medici del 118 della Usl Toscana Centro non devono coprire mansioni 'doppie', sia quella conosciuta dell'assistenza prestata in emergenza con le ambulanze, sia quella di cura dei pazienti al pronto soccorso nei 'tempi morti' di attesa delle richieste di intervento dalla centrale operativa. I giudici in due ordinanze hanno sospeso l'efficacia del 'progetto' della Usl Toscana Centro che assegnava ai medici del 118 'mansioni promiscue' all'ospedale di Figline Valdarno (Firenze). Per i giudici il progetto è "inesigibile" perché ha aspetti di illegittimità: espone i medici del 118 a "rilevanti rischi", anche di natura penale, qualora non eseguano correttamente le prestazioni mediche, con pericolo di danni per i pazienti. Il medico del 118 deve uscire in ambulanza dalla postazione entro un minuto dalla chiamata dalla centrale: ma col progetto Usl tale tempistica è impossibile da rispettare se lo stesso medico sta intanto curando i pazienti del pronto soccorso.