Concorso Letterario 2019

Nella seduta del 18 dicembre u.s. il Consiglio Direttivo del nostro Ordine ha deliberato di bandire per il 2019 la quarta edizione del Concorso Letterario tra tutti gli iscritti. Anche quest'anno si potrà concorrere per due categorie, prosa (racconti brevi) e poesia (una sola poesia a tema libero). Ogni nostro iscritto potrà presentare lavori sia per la prosa che per la poesia. Gli elaborati dei concorrenti devono essere consegnati alla nostra segreteria entro il 14 Giugno 2019. Modulo di partecipazione Regolamento

Donne medico, in Italia più discriminate. I risultati dello studio Fems

(da Doctor33)   Deluse. Discriminate più di tutte da colleghi e pazienti. In cerca di gratificazione professionale, non necessariamente di stipendi più alti. Le donne medico italiane stanno peggio delle loro colleghe europee, almeno limitandoci agli 11 paesi che hanno risposto al questionario sui 17 aderenti alla Fems, considerati nell'indagine sulle condizioni lavorative delle donne medico europee presentata a Napoli alla Conferenza Internazionale"Verso una Medicina governata da donne". Al questionario promosso da Anaao-Assomed, e realizzata (con Aaroi-Emac e Snr) hanno risposto le donne medico di Bulgaria, Croazia, Italia, Olanda, Portogallo, Romania, Repubblica Ceca, Slovenia, Spagna, Turchia, Cipro Nord. Il 60% delle dottoresse italiane vorrebbe in particolare una migliore gestione dei tempi casa-lavoro, superate solo dalle slovene. In attesa di dati da Francia, Austria, Belgio, Polonia, Slovacchia e Ungheria, scopriamo però altre cose: la parità uomo donna è raggiunta solo in uno-due paesi; la soddisfazione per il lavoro cresce spostandosi nei paesi balcanici, noti fin qui più per esportare medici che per gli ospedali ricchi e organizzati; reddito e successo oltre un certo limite non fanno da volano alla realizzazione professionale, almeno in Occidente.

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Antibiotici preventivi inutili in 4 casi su 5. Aimetti (SIdP): prescriveteli con attenzione e solo quando necessari

(da Odontoiatria33)   Da tempo anche i dentisti sono sul banco degli imputati per la questione dell’antibiotico resistenza, accusati di prescriverli con troppa disinvoltura. Recenti ricerche hanno evidenziato come i dentisti prescrivono circa il 10% di antibiotici erogati in cure primarie. In una review pubblicata dall’International Endodontic Journal è stata analizzata la letteratura attuale sulle indicazioni e sull’uso di antibiotici formulando raccomandazioni per la loro prescrizione nei pazienti endodontici, sottolineando come in odontoiatria, la prescrizione di antibiotici è empirica perché il dentista non sa quali microrganismi sono responsabili dell’infezione, in quanto i campioni dal canale radicolare o dalla regione periapicale non vengono comunemente presi e analizzati.  Un nuovo studio pubblicato sulla rivista JAMA Network Open e condotto presso la University of Illinois a Chicago torna sulla questione evidenziato come l’81% dei dentisti, prima di procedere a cure odontoiatriche, prescriverebbe antibiotici a scopo preventivo e come questi farmaci potrebbero essere non necessari, e quindi contribuire al rischio di favorire l’antibiotico resistenza.  La ricerca parte dall'analisi di 168.420 visite dentistiche confrontando il numero totale delle prescrizioni di antibiotici prima di queste visite, con il numero di pazienti ad alto rischio per i quali le linee guida in vigore in USA raccomandano l'antibiotico prima di una procedura odontoiatrica.  "L'antibiotico preventivo – spiega all’ANSA Mario Aimetti del Dipartimento di Parodontologia dell'Università di Torino e presidente della SIdP - è raccomandato solo per pochi pazienti. Generalmente si tratta di persone che necessitano di essere protette a causa di gravi condizioni di salute generale, identificate a livello internazionale con apposite tabelle che devono essere di conoscenza del medico curante. Tra questi, ad esempio, pazienti con gravi problemi alle valvole cardiache".  Il consiglio è quello di prescrivere gli antibiotici “con molta attenzione e solo quando necessari, onde evitare che diventino inefficaci quando poi realmente servono. L'antibiotico resistenza causa tra i 4 e i 5000 morti l'anno nel nostro Paese".  La ricercatrice autrice del lavoro sottolinea come l’uso di questi antibiotici a scopo preventivo possa comportare il rischio di insorgenza di resistenze farmacologiche e quindi rischi di infezioni.

Migliora la sanità in Italia: vola il Sud

(da DottNet)  "Il sistema sanitario italiano va molto meglio di quanto i cittadini percepiscono" e dimostra "una grande capacità di miglioramento". Ne è convinta Sabina Nuti, rettrice della Scuola Superiore Sant'Anna di Pisa, promotrice dello studio sul "Sistema di Valutazione della performance dei Sistemi Sanitari Regionali", i cui dati relativi al 2018 sono stati presentati a Bari in anteprima nazionale.  Lo studio, che mette a confronto circa 390 indicatori, è stato avviato nel 2004 in Toscana, dal 2008 condiviso da altre Regioni italiane e attualmente vi aderiscono 10 Regioni (Basilicata, Calabria, Friuli Venezia Giulia, Liguria, Lombardia, Marche, Puglia, Toscana, Umbria, Veneto) e le due province autonome di Trento e Bolzano.  "Le Regioni del Sud hanno messo il turbo. Basilicata e Puglia negli ultimi anni sono migliorate molto di più delle Regioni del Centro-Nord - spiega la rettrice Nuti - che chiaramente però partivano da situazioni di migliori performance e quindi in un certo senso l'ultimo miglio è sempre più difficile da percorrere". Infatti "Regioni che sono partite da più tempo con un sistema di valutazione e di misurazione del risultato, come Toscana e Veneto, e quindi hanno acquisito consapevolezza sui propri risultati sono quelle più avanti".   Le aree che hanno registrato gli avanzamenti più significativi sono le vaccinazioni, i tempi di attesa per la chirurgia oncologica e in generale la capacità dei sistemi di indirizzare l'utenza verso i setting di offerta più appropriati, evitando ospedalizzazioni inutili. Per portare qualche esempio, la copertura vaccinale per morbillo, parotite e rosolia, che a Trento si fermava all'84.5% nel 2015, nel 2018 raggiunge il 94.3%; se in Liguria si dovevano mediamente attendere circa 35 giorni per un'operazione chirurgica per un tumore maligno alla mammella, nel 2018 il valore scende a 28 giorni; in Puglia il tasso di ospedalizzazione era del 170.4 per mille residenti nel 2013 e cala a 124 nel 2018.  Ancora critica tuttavia l'appropriatezza nell'uso dei servizi di diagnostica per immagini e in aumento i tempi di attesa al pronto soccorso per i casi meno gravi.  "I cittadini certamente aumentano le loro esigenze, -aggiunge - ma considerando l'entità delle risorse che il nostro Governo destina alla sanità, direi che c'è uno sforzo anche eroico in alcune Regioni di migliorare e cercare di dare il più possibile, di creare valore per i nostri pazienti".

Privacy, primi giorni a rischio sanzioni. Scaduto il periodo di “tolleranza” la sanità è sotto la lente del Garante, ma non ci si deve allarmare

(da Odontoiatria33)   Gli otto mesi di tolleranza previsti dopo l’approvazione del Decreto legislativo di armonizzazione al nuovo regolamento europeo sulla Privacy, sono scaduti ieri 20 maggio. Da oggi potrebbe partire l’attività del Garante per la protezione dei dati personali su controlli e sanzioni anche se, è utile ricordarlo, non entra in vigore nessuna nuova norma o “controllo di massa”, le norme e gli adempimenti sono sempre quelli entrati in vigore otto mesi fa.  Il presidente dell’Autority Antonello Soro intervenendo qualche settimana fa in una intervista al Sole 24 Ore diceva, in tema di sanzioni, che fino ad ora “abbiamo cercato di creare una consapevolezza più forte delle nuove regole. Ora partiranno le ispezioni con la collaborazione della Guardia di Finanza. Ci si muoverà secondo il criterio: prima i grandi numeri e i settori più importanti. Nel pubblico, per esempio, si controllerà come sta funzionando Spid e le grandi banche dati. Nel privato, i grandi istituti di credito, chi fa profilazione con sistemi di fidelizzazione su larga scala, chi tratta i dati sulla salute”.  Questo vuole dire una massiccia attività di Guardia di Fidanza anche all’interno degli studi odontoiatrici? Quasi sicuramente no, ma questo non toglie che durante un normale controllo vengano verificate anche le misure di sicurezza adottate dallo studio odontoiatrico per garantire la privacy dei pazienti.

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Ancora troppi italiani fumatori, il dentista deve essere un motivatore per convincere a smettere. Paglia (ISI): gli argomenti non ci mancano

(da Odontoiatria33)   Gli italiani continuano ad amare le “bionde”, intese come sigarette. Secondo i dati anticipati dall’Istituto Superiore di Sanità, in occasione della Giornata Mondiale Senza Tabacco 2019 organizzata dall’OMS che si celebra domani 31 maggio, sono 11,6 milioni i nostri connazionali fumatori, ovvero un italiano su cinque: 7,1 milioni e le donne 4,5 milioni.  Secondo l’indagine dell’ISS un fumatore maschio su 4 è un forte fumatore, fuma cioè più di un pacchetto al giorno. Quasi la metà delle donne fuma tra le 10 e le 20 sigarette al giorno. A questi fumatori si aggiungono inoltre i consumatori di nuovi prodotti. L’1,7% consuma e-cig e l’1,1% fa utilizzo di tabacco riscaldato. I nuovi prodotti tuttavia non cambiano la prevalenza dei fumatori di sigarette che diventano nella maggior parte dei casi consumatori duali, utilizzano cioè sia le sigarette tradizionali che i nuovi prodotti.   “Non cambiano negli ultimi anni le abitudini al fumo degli italiani – afferma Roberta Pacifici Direttore del Centro Nazionale Dipendenze e Doping – segno che serve incentivare campagne informative soprattutto per i giovani che rappresentano un serbatoio che alimenta l’epidemia tabagica e per le donne, per le quali è in aumento la mortalità per tumore al polmone. E’ importante intervenire prima possibile – aggiunge - e spiegare, come dimostra la nostra carta del rischio polmonare che più precocemente si diventa ex fumatore tanto prima ci si avvicina ad avere lo stesso rischio di ammalarsi di chi non ha mai fumato.”   Il cancro al polmone è il “rischio” più conosciuto che colpisce i fumatori, ma nonostante sia il quarto tumore in termini di incidenza, ma la prima causa di morte per neoplasia, non sembra essere un deterrente abbastanza convincente per smettere di fumare.  Fumo che non va d’accordo neppure con bocca e denti, e non solo per gli inestetismi provocati dalla nicotina sullo smalto. “Il fumo rappresenta uno dei principali fattori di rischio per i carcinomi del cavo orale”, dice Luigi Paglia Presidente di Fondazione ISI e Presidente SIOI.  Ma non solo cancro orale tra i rischi odontoaitrici, il fumo produce effetti negativi su molte terapie a cominciare dall’implantologia. “Recenti studi indicano la percentuale di fallimento dell’impianto su pazienti fumatori del circa 11,3%, contro il 4,8 dei non fumatori”, continua il dott. Paglia ricordando la correlazione tra fumo e malattia paradontale.  “Noi dentisti –continua- abbiamo un ruolo importante nel motivare il paziente a smettere di fumare. Dobbiamo riuscire a fargli capire che è contraddittorio intervenire per rimuovere la placca se poi non smette di fumare” e questa è stata la forte raccomandazione che insieme a Fondazione Veronesi abbiamo portato avanti in questi anni sul target odontoiatrico.  Ed i motivi a nostra disposizione per tentare di convincerli non sono pochi, se non lo spaventa la possibilità di perdere denti ed impianti per l’insorgere della malattia paradontale o peggio ancora del rischio di contrarre un tumore del cavo orale, si può tentare di far leva sull’estetica e sulla decolorazione dello smalto provocato dal fumo, argomento che vede le donne sempre molto attente, o sul rischio alitosi. Nello studio dentistico i danni causati dal fumo sono facilmente dimostrabili, e mettere il paziente fumatore di fronte alle conseguenze tangibili delle proprie abitudini di vita può costituire uno stimolo efficace a modificarle”.  L’invito di Paglia ai colleghi odontoiatri è quello di dedicare tempo ai pazienti fumatori cercando di convincerli a smettere di fumare.   “Lo studio dentistico –conclude- può a ragion veduta diventare un punto di riferimento nella lotta contro il fumo, promuovendo così stili di vita positivi”, cominciando a dare il buon esempio e non farsi trovare sul balcone a fumare una sigaretta tra un paziente e l’altro perché, dice, “il fumo può uccidere anche un medico o un dentista”.