Covid-19, una dose di vaccino ai guariti. L’ipotesi si fa strada. Ecco perché

(da Doctor33)    Un soggetto guarito sviluppa un certo grado di immunità, che al momento si stima possa perdurare almeno 6 mesi. È a partire da questo presupposto che si sta facendo largo tra gli esperti l'ipotesi di somministrare una sola dose di vaccino anti-Covid, senza dunque effettuare il richiamo, alle persone che già hanno contratto la Covid-19 in forma sintomatica. L'idea è supportata anche dai primi studi scientifici e approda ora all'esame di tavoli tecnici mentre si apre un confronto anche con l'Agenzia italiana del farmaco.
Ad oggi, non sono disponibili linee guida consolidate a livello internazionale sulla questione e le strategie adottate variano nei diversi Paesi. La vaccinazione ai guariti non ha una controindicazione secondo le autorità sanitarie, ma la stessa Organizzazione mondiale della sanità ha recentemente raccomandato di posticipare la somministrazione del vaccino a chi si è contagiato in una situazione di scorte limitate di vaccini anti-Covid. Secondo l'Aifa, la vaccinazione non contrasta con una precedente infezione da Covid-19, anzi potenzia la sua memoria immunitaria, per cui non è utile alcun test prima della vaccinazione. Tuttavia, rileva l'Agenzia, coloro che hanno avuto una diagnosi di positività a Covid-19 non necessitano di una vaccinazione nella prima fase della campagna vaccinale, mentre questa potrebbe essere considerata quando si otterranno dati sulla durata della protezione immunitaria. Sicuramente, posticipare l'immunizzazione o non effettuare il richiamo ai guariti consentirebbe di avere a disposizione un gran numero di dosi da destinare ad altre categorie prioritarie. La Francia, ad esempio, si sta orientando in questa direzione.
Favorevole a tale strategia è l'immunologo Alberto Mantovani, professore emerito di Patologia e direttore scientifico dell'Istituto Irccs Humanitas di Milano. All'Humanitas, ha spiegato intervenendo a "Che tempo che fa" su Rai3, "abbiamo pubblicato un lavoro due settimane fa, coordinato da Maria Rescigno, in cui abbiamo osservato che nelle persone che hanno avuto Covid, nella prima dose di vaccino c'è una risposta straordinaria del livello di anticorpi. In parallelo, l'esperto Florian Krammer ha pubblicato un lavoro praticamente identico e sono usciti altri 3 lavori negli Usa con lo stesso massaggio". Questi lavori, ha affermato, "suggeriscono che vada seriamente considerata l'ipotesi di dare una sola dose a chi ha già avuto Covid sintomatico per due motivi: il primo motivo è per il bene di chi viene vaccinato e per risparmiare tossicità e il secondo perché questo ci dà centinaia di migliaia, forse 1 milione di dosi di vaccino in più".
Sulla stessa linea anche Massimo Galli, direttore del dipartimento Malattie infettive all'Ospedale Sacco di Milano, secondo il quale le persone guarite da Covid "non andrebbero vaccinate". È infatti "verosimile - chiarisce - che i guariti mantengano una risposta immunitaria anche a lungo, e attualmente vediamo che in questi soggetti tale risposta è molto buona". Inoltre, avverte, "in alcuni casi si sono viste delle reazioni più pesanti in soggetti guariti e vaccinati. Non si tratta di reazioni gravi o che richiedono ospedalizzazione ma non sappiamo come potrebbe ad esempio rispondere l'organismo di un soggetto anziano in questa situazione". Il punto, conclude Galli, è che "credo si vaccini a tappeto anche per una questione di semplicità organizzativa, ma questo equivale ad una dichiarazione di incapacità di saper distinguere tra situazioni diverse".

Fnomceo attiva convenzione per la copertura assicurativa dei medici vaccinatori

Una convenzione, per garantire la copertura assicurativa a tutti i medici vaccinatori contro il Covid. Ad attivarla, la FNOMCeO, la Federazione nazionale degli Ordini dei Medici chirurghi e Odontoiatri. Nei prossimi giorni, su questo Portale sarà pubblicato un link che rimanderà al sito di Consulbroker, l’intermediario assicurativo di riferimento della Federazione e, nello specifico, a un format attraverso il quale gli iscritti potranno stipulare la polizza a tariffa agevolata.   In questo modo tutti i medici vaccinatori, a partire dai giovani sino ad arrivare ai pensionati rientrati in attività per l’emergenza, potranno usufruire della copertura assicurativa specifica per la loro attività. Copertura che potrà essere, facoltativamente, estesa agli eventi denunciati nei dieci anni successivi alla scadenza della polizza, aggiungendo una garanzia postuma.

Salumi e alcol come le sigarette: l’Ue propone etichette anti-cancro

(da Nutrienti e Supplementi)   L’Europa dichiara guerra al cancro e si prepara a una battaglia fatta anche di etichettatura dei prodotti alimentari ritenuti fattori di rischio. La proposta è contenuta all’interno del Piano europeo per la lotta al cancro presentato a Bruxelles lo scorso 3 febbraio.

Così la commissaria alla Salute, Stella Kyriakides: “L’Ue proporrà un’etichettatura nutrizionale obbligatoria e armonizzata nella parte anteriore della confezione per consentire ai consumatori di fare scelte alimentari informate, sane e sostenibili. Siamo pronti a sostenere gli Stati membri nel favorire i loro sforzi sulla riformulazione e sull’attuazione di politiche efficaci per ridurre la commercializzazione di prodotti alimentari malsani”. A questo proposito, inoltre, “la Commissione sta intraprendendo una revisione della politica di promozione dei prodotti agricoli, nell’ottica di potenziare il proprio contributo alla produzione e al consumo sostenibili e in linea con il passaggio a una dieta con più frutta e verdura e meno carni rosse e lavorate e altri alimenti legati al rischio di cancro”.  Nel mirino, dunque, carni rosse e salumi ma anche l’alcol. Il progetto partirà nel 2022-2023 e ci saranno fondi per gli Stati membri per uniformarsi per 4 miliardi di euro. Potrebbero comparire scritte come sui pacchetti di sigarette e chi non rispetterà la direttiva europea vedrà meno le risorse destinate al piano di prevenzione.  La scelta ha scatenato la rabbia dei produttori. Il vino, però, pare non sarà etichettato. Ci ha pensato Margaritis Schinas, vicepresidente della Commissione UE, a scongiurare il rischio: “L’Ue non ha intenzione di proibire il vino, né di etichettarlo come una sostanza tossica, perché fa parte dello stile di vita europeo”.   Così Ettore Prandini, presidente della Coldiretti, in una lettera inviata al Commissario europeo per gli affari economici Paolo Gentiloni: "L'Unione europea vuole cancellare i fondi per la promozione di carne, salumi e vino, prevedendo su questi prodotti etichette allarmistiche come per i pacchetti di sigarette. Una proposta che nasce con la scusa di tutelare la salute che, invece, va salvaguardata promuovendo una dieta equilibrata e varia, senza criminalizzare singoli alimenti. Una scelta che colpisce prodotti simbolo del Made in Italy come il vino, di cui l'Italia, principale produttore, è il più ricco di piccole tipicità tradizionali, che hanno bisogno di sostegni per farsi conoscere sul mercato, e che rischiano invece di essere condannate all'estinzione".

Origine Covid-19, Oms: I dati riconducono ad un’origine animale. Improbabile incidente da laboratorio

(da Doctor33)   Le informazioni raccolte dalla missione congiunta Oms e Cina a Wuhan «suggeriscono che l'origine del coronavirus è animale», ma «la ricerca per la possibile rotta di penetrazione del virus nelle specie animali è ancora un lavoro in corso d'opera». Lo ha dichiarato il capo della missione dell'Oms a Wuhan, Peter Ben Embarek, in una conferenza stampa nella città cinese, primo focolaio del coronavirus. «Un salto diretto dai pipistrelli agli umani non è probabile», ha spiegato, visto che a Wuhan e dintorni non vi è una grande popolazione di questi animali. Rimane in piedi l'ipotesi pangolini e felini come primi portatori del coronavirus, ma l'Oms ha consigliato di andare avanti con gli studi a riguardo.   Embarek ha ammesso che la missione sul campo «non ha stravolto le convinzioni che avevamo prima di cominciare» circa le origini del virus ma, ha proseguito, si sono aggiunti «dettagli cruciali». Il funzionario Oms ha poi sottolineato nel corso della spiegazione che non si è riusciti a scoprire come il virus sia entrato nel mercato Huanan di Wuhan, epicentro del primo focolaio noto della malattia, a fine 2019. «Non abbiamo trovato prove di grandi focolai che possano essere collegati prima di dicembre (2019) a Wuhan - ha detto -. Siamo anche d'accordo sul fatto che troviamo una più ampia circolazione del virus a Wuhan a dicembre, non solo limitata al mercato di Huanan» «La possibilità che la diffusione del nuovo coronavirus derivi da «un incidente collegato a un laboratorio» è «estremamente improbabile». Embarek ha identificato, invece, altre ipotesi ritenute più probabili per la diffusione del virus, tra cui la trasmissione da specie animali e attraverso la catena dei prodotti alimentari surgelati.
«Sappiamo che il virus può sopravvivere nei cibi surgelati, ma non sappiamo ancora se da questi si può trasmettere all'uomo. Su questo servono più ricerche», ha sottolineato. «L'ipotesi che il Covid attraverso il commercio di prodotti surgelati è possibile ma molto lavoro deve essere ancora fatto in questo ambito», ha aggiunto. L'ipotesi di un virus uscito dal laboratorio dell'Istituto di Virologia di Wuhan è stata lo scorso anno al centro dei sospetti internazionali, e soprattutto degli Stati Uniti, come possibile origine della pandemia di Covid-19, ed è sempre stata smentita da Pechino

Covid. Cattiva igiene orale un rischio per le persone positive

Nelle persone positive e con le gengive molto infiammate la probabilità di decesso crescerebbe di 8.8 volte, quella di ventilazione assistita di 4.6 volte e di 3.5 volte il rischio di un ricovero in terapia intensiva, con un pericolo che sale al crescere della gravità della parodontite. È quanto emerge studio appena pubblicato sul Journal of Clinical Periodontology. Per la Società italiana di parodontologia e implantologia fondamentale la buona igiene orale.  Leggi L'articolo completo al LINK

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