Consiglio di Stato conferisce piena autonomia alle CAO provinciali

(da Odontoiatria33)    A rappresentare (legalmente) la professione è il Presidente dell'Albo e non il Presidente dell'Ordine. Questo è quanto emerge dalla lettura della sentenza del Consiglio di Stato con la sentenza n. 7932/2019 intervenuta in merito alla questione della sospensione dell’autorizzazione sanitaria di una società odontoiatrica, abbiamo pubblicato un approfondimento ieri 26 novembre. La vicenda, ricordiamo, trae origine da un'azione giudiziaria avviata dalla CAO di La Spezia nei confronti del Comune che non voleva avviare la procedura di sospensione dell’autorizzazione sanitaria nei confronti della società odontoiatrica. Per motivare la decisione, che ha dato ragione alla CAO di La Spezia il Consiglio di Stato è anche entrato nel merito del funzionamento e delle prerogative spettanti alle Commissioni Medica ed Odontoiatrica nonché all'Ordine, con interessanti affermazioni.   Commissione Albo Odontoiatrica autonoma rispetto all’Ordine   L’azione della CAO La Spezia ha infatti posto i Giudici a doversi esprimere anche sull’autonomia decisionale della CAO in quanto, essendo stato tale ricorso presentato dal Presidente della Commissione Odontoiatri (e non dal Presidente dell'Ordine), previa deliberazione della stessa (e non del Consiglio Direttivo), il Consiglio di Stato ha dovuto analizzare (e respingere) tutte le eccezioni preliminari, sollevate dal Comune e dalla società, vertenti sul tema, entrando nel merito delle attribuzioni spettanti ai vari "organi", che costituiscono l'Ordine,‎ e ne ha definito ruoli, compiti ed attribuzioni.  Dalla sentenza emergerebbe che la CAO è un "organo autonomo" dell'Ordine professionale ed è il tutore degli interessi della categoria professionale di cui essa è l'esponente.

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ISS, oltre 7 milioni di utenti unici e circa 10mln nel portale per combattere il Dr. Google

Informazioni chiare e comprensibili a tutti, anche a chi non ha alcuna conoscenza scientifica. È questo l’obiettivo di Iss Salute (https://www.issalute.it), il sito dell’Istituto superiore di sanità nato per combattere la disinformazione presente online al centro di un incontro oggi al Forum Risk Management a Firenze.  Leggi l'articolo completo al LINK

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Violenza domestica e abusi sugli animali: saper intercettare i segnali

(da M.D.Digital)   Medici e veterinari insieme per interrogarsi sulla possibilità che esista una correlazione tra gli abusi subiti dagli animali e i maltrattamenti. Questo è stato il tema della serata organizzata dalla Fondazione Ars Medica per conto dell’OMCeO veneziano in collaborazione con l’Ordine dei Medici Veterinari. “Le violenze sugli animali - ha sottolineato Sandro Zucchetta presidente dell’Ordine dei Veterinari - sono l’espressione di qualcosa di distorto che c’è nella nostra società. A queste si contrappongono tante iniziative di segno opposto: nel comune sentire delle persone nascono un’infinità di associazioni animaliste o in difesa del benessere animale... Questa è la risposta civile al comportamento brutale di cui vediamo spesso le immagini. C’è una correlazione tra abusi su animali e umani? Sì. Quando gli animali vengono maltrattati, le persone sono a rischio, soprattutto quelle più deboli. E viceversa. Non si possono sottovalutare i segnali che indicano un possibile abuso”.

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Hiv: “Non rilevabile-non trasmissibile”.

Nessun pericolo di contagio tra i partner se la persona sieropositiva è in terapia da almeno 6 mesi e con viremia non rilevabile. Il documento di consenso di infettivologi e pazienti  Predisposto da Simit in collaborazione con le organizzazioni di lotta all’Hiv, un documento di consenso con le fattispecie di rischio/evidenza e che sarà alla base di messaggi e campagne mirate alla diffusione del concetto U=U undetectable=untrasmittable (Non rilevabile = Non trasmissibile). “Un principio che combatte discriminazione e pregiudizi e favorisce l’accesso al test per l’Hiv, negarlo o ignorarlo crea un danno sociale gravissimo a partire dalle troppe diagnosi tardive che ancora si registrano nel nostro Paese”  Leggi l'articolo completo al LINK

http://www.quotidianosanita.it/scienza-e-farmaci/articolo.php?articolo_id=78866&fr=n

Eutanasia, Fnomceo valuta dopo Consulta integrazioni codice deontologico

(da Adnkronos Salute)   Il Consiglio nazionale della Fnomceo valuterà integrazioni al Codice deontologico per applicare la sentenza della Corte Costituzionale in tema di punibilità del suicidio assistito. Lo annuncia il presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei Medici chirurghi e Odontoiatri, Filippo Anelli, ritenendo, la sentenza della Consulta, dopo la sua pubblicazione, "equilibrata". Per Anelli, il pronunciamento della Corte "tutela gli assistiti definendo confini netti, prevedendo la non punibilità per l’aiuto al suicidio assistito solo in casi particolari: per i soggetti affetti da patologie irreversibili, con sofferenze intollerabili, dipendenti per le funzioni vitali da apparecchiature e nelle condizioni di chiedere coscientemente questa opzione. Una sentenza - osserva - che, nel contempo, rispetta il ruolo del medico, non obbligandolo a porre in atto l’aiuto al suicidio e affidando alla coscienza del singolo medico la scelta se prestarsi o meno ad esaudire la richiesta del malato. Una sentenza, infine, che valorizza la relazione di cura, affidando al medico la comunicazione sulle diverse opzioni, evitando così possibili speculazioni sulla vulnerabilità dei soggetti coinvolti, e definisce come essenziali le cure palliative".   "Al medico - prosegue il numero uno della Fnomceo - è chiesto di attivare l’assistenza con cure palliative al fine di mantenere sotto controllo il dolore e di spiegare al paziente le scelte possibili: la sedazione profonda e le cure palliative, o, in alternativa, le modalità con le quali si potrà eseguire il suicidio assistito, secondo quanto previsto dalla legge 219 del 2017 - spiega Anelli -. Sarà poi il paziente a decidere e tale volontà, sottoposta alle valutazioni del Comitato etico, sarà recepita con le modalità organizzative in capo alla struttura sanitaria. I medici coinvolti nel processo dalla struttura sanitaria potranno esercitare obiezione di coscienza”.  “In definitiva, premesso che la sentenza va applicata - conclude Anelli - e che ogni modifica del Codice deontologico - norma interna che la professione si autoimpone a tutela dell’etica e della qualità del suo esercizio - va approvata dal Consiglio nazionale, sarà compito del Consiglio stesso uniformare il Codice al dispositivo della Corte Costituzionale, limitatamente ai casi previsti".