Legge Gelli: anche l’Asl è responsabile per l’errore del medico di famiglia

(da DottNet)   La Legge Gelli nei suoi molteplici interventi, non omette di considerare i termini della responsabilità dei medici di famiglia. Secondo un'analisi dell'avvocato Valeria Zeppilli (Studiocataldi.it) i pazienti danneggiati dalla condotta del proprio medico di base possono agire per ottenere il risarcimento non solo verso lo stesso sanitario, ma anche nei confronti dell'ASL di appartenenza.

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Antitrust: integratori alimentari Life120, multe per 576.000 euro

(da AGI)  L'Autorità Antitrust ha concluso un procedimento istruttorio nei confronti dei professionisti che vendono e promuovono gli integratori alimentari "Life 120" attraverso il sito Internet Life120.it  e la trasmissione televisiva "Il cerca salute", diffusa sul territorio nazionale da numerose emittenti televisive locali. La società ha ricevuto due multe per complessivi 576.00 euro per informazioni ingannevoli e pubblicità occulta.  In esito all'istruttoria svolta, si legge in una nota, l'Autorità ha accertato due condotte scorrette: la prima, concernente la divulgazione di informazioni ingannevoli sulle caratteristiche degli integratori alimentari venduti dalla società Life 120 Italia S.r.l.s., presentati invece come idonei a determinare o favorire effetti benefici o curativi anche di gravi malattie, senza alcun fondamento scientifico.

Numero chiuso all’università, Enpam: priorità è favorire l’accesso al lavoro

Il tema del lavoro deve tornare al centro del dibattito sul numero chiuso all’università: è l’invito del presidente dell’Enpam Alberto Oliveti. “La priorità deve essere quella di collegare strettamente l’accesso al corso di laurea con le specializzazioni, facendo in modo che chi comincia a studiare medicina abbia la certezza di poter poi completare il ciclo diventando specialista nelle discipline tradizionali o in medicina generale. Comunque un medico laureato, non dotato di specializzazione, deve poter lavorare mentre completa il ciclo di studio specialistico – afferma il presidente dell’ente previdenziale dei medici e degli odontoiatri –. Dal corso di laurea deve uscire un medico operativo”.  “Ai giovani che si iscrivono a medicina infatti vengono richiesti anni di sforzi e di dedizione – aggiunge Oliveti –. Bisogna essere seri nei loro confronti facendo in modo che tutti alla fine abbiano le competenze e i titoli per poter inserirsi nel mondo del lavoro”.     “Detto questo sarebbe opportuno quantomeno alzare il numero programmato del 10-15% rispetto ai fabbisogni rilevati per il settore pubblico. I nostri medici infatti hanno sbocchi anche in altri ambiti e non tutti necessariamente all'interno del Servizio sanitario nazionale italiano. Il settore privato deve poter contare su risorse dedicate, contribuendo inoltre a formarle, per una giusta competizione con il pubblico. Inoltre occorre tagliare i tempi morti tra la laurea e il livello successivo”.      “Nel caso degli odontoiatri il problema è diverso rispetto ai medici, ma è sempre legato alle prospettive di lavoro: i laureati in odontoiatria completano il loro corso di studi che oggi dura sei anni ma alla fine, per via di una normativa che risale a quando il corso di laurea specifico non esisteva, il loro titolo non consente di accedere ai concorsi per il Servizio sanitario nazionale – sottolinea Oliveti –. Bene ha fatto dunque il presidente della Commissione albo odontoiatri a sollecitare l’eliminazione del titolo di specializzazione per l’accesso all’odontoiatria pubblica”.

 

Aumentare l’attività fisica diminuisce il rischio di Parkinson negli uomini

(da Doctor33)   L'aumento dell'attività fisica è associato a un rischio ridotto di sviluppare la malattia di Parkinson, secondo una metanalisi pubblicata su JAMA Network Open. «L'associazione tra attività fisica e rischio di malattia di Parkinson viene sempre più riconosciuta. Tuttavia, per quanto noto, non era mai stata eseguita una valutazione completa dell'associazione quantitativa dose-risposta tra attività fisica e rischio di malattia di Parkinson» dice Xuexian Fang, della Zhejiang University School of Medicine di Hangzhou, Cina, primo nome dello studio.
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Antibiotici ai bimbi con la tosse: la prescrizione non riduce i ricoveri

(da DottNet)   Prescrivere antibiotici ai bambini con tosse e altri sintomi respiratori non riduce il rischio di ricovero, mentre una prescrizione 'ritardata', in cui si chiede ai genitori di aspettare qualche giorno per verificare l'andamento dei sintomi prima di dare il farmaci, può diminuire i ritorni dal medico. Lo afferma uno studio pubblicato dal 'British Journal of General Practice'.   I ricercatori di diverse università britanniche hanno analizzato i dati di oltre ottomila bambini e ragazzi tra i tre e i 15 anni che erano stati visitati dal medico di base per sintomi respiratori, di cui lo 0,8% era stato poi ricoverato e il 4% era tornato dal medico per un peggioramento. A 28% dei pazienti era stato prescritto l'antibiotico, mentre il 9% lo aveva avuto 'ritardato'. "Confrontati con i pazienti a cui non erano stati prescritti antibiotici - scrivono gli autori - per gli altri non è emersa un'evidenza chiara di una riduzione del rischio di ricovero, un risultato che è simile a quello riscontrato per gli adulti. Tuttavia abbiamo trovato evidenze che una strategia di prescrizione ritardata riduce il numero di ritorni dal medico".