Dai calcoli renali alla sicurezza, le bufale sull’acqua di casa svelate dall’ISS
(da DottNet) Dal rischio di calcoli renali all'assenza di controlli, fino alla necessità di apparecchi di trattamento. Le false credenze sull'acqua del rubinetto sono tanti e duri a morire. In occasione della presentazione del suo primo rapporto, il Centro nazionale per la sicurezza delle acque (CeNSiA) dell'Istituto Superiore di Sanità, ha voluto sfatarne alcune di esse. Una delle più diffuse è che essere 'buona' l'acqua del rubinetto deve essere priva di ogni sostanza chimica. "È vero il contrario", precisa l'Iss. "L'acqua contiene molte sostanze chimiche vantaggiose per la salute; eliminarle provocherebbe la riduzione di apporto di elementi essenziali".
Aifa: monitoraggio a vita per pazienti curati con Car-T
(da Fimmg.org) I pazienti che si sono sottoporsi a terapie anti-cancro Car-T "devono essere monitorati per tutta la vita" poiché hanno un rischio più alto di sviluppare un nuovo tumore anche anni dopo il trattamento. È quanto afferma l'Agenzia Italiana del Farmaco in una nota informativa importante concordata con le autorità regolatorie europee e indirizzata ai medici. "Sono state segnalate neoplasie secondarie maligne originate da cellule T, incluse neoplasie maligne positive al recettore dell'antigene chimerico (Car), che si sono verificate in un periodo di tempo che va da alcune settimane fino a diversi anni dopo il trattamento" con una terapia cellulare Car-T, spiega l'Agenzia. Fino ad aprile 2024, nel mondo circa 42.500 pazienti sono stati trattati con questi medicinali, a oggi approvati per il trattamento di diverse neoplasie ematologiche, dalla leucemia acuta a cellule B, a sottotipi specifici di linfoma a cellule B e al mieloma multiplo. Fino ad aprile 2024, l'Agenzia Europea per i Medicinali (Ema) ha valutato 38 casi di tumori delle cellule T insorti dopo il trattamento con terapie cellulari Car-T. Tra questi, in 7 casi è stato rilevato il 'costrutto Car', cioè il recettore inserito nelle cellule immunitarie per riconoscere selettivamente le cellule tumorali. "Ciò suggerisce che la terapia cellulare Car-T sia stata coinvolta nello sviluppo della malattia", spiega l'Aifa. La possibilità di sviluppare neoplasie secondarie è un rischio noto di queste terapie ed è inserito tra le informazioni a fin dalla loro approvazione, precisa l'Agenzia.
Per molte infezioni respiratorie l’antibiotico è inefficace
(da M.D.Digital) Lo studio, condotto da ricercatori del Georgetown University Medical Center, è stato pubblicato sul Journal of General Internal Medicine. "Le infezioni del tratto respiratorio superiore di solito includono il comune raffreddore, mal di gola, sinusiti e infezioni dell'orecchio e esistono metodi ben consolidati per determinare se è necessario somministrare antibiotici", afferma l'autore principale dello studio, Dan Merenstein, professore di medicina di famiglia alla Georgetown Scuola Universitaria di Medicina.
"Le infezioni del tratto respiratorio inferiore tendono ad essere potenzialmente più pericolose, poiché circa il 3-5% di questi pazienti ha la polmonite. Ma non tutti hanno un facile accesso ad una prima visita che include una radiografia, questo potrebbe essere il motivo per cui i medici continuano a somministrare antibiotici senza alcuna altra prova di un'infezione batterica. Inoltre, i pazienti si aspettano una prescrizione di antibiotico per curare la tosse, anche se questi si rivelano inefficaci: farmaci di base per alleviare i sintomi e il tempo portano a una risoluzione delle infezioni della maggior parte dei casi.
In questo studio, gli antibiotici prescritti per le infezioni del tratto inferiore erano tutti antibiotici appropriati e comunemente usati per trattare le infezioni batteriche. Ma l’analisi dei ricercatori ha mostrato che del 29% delle persone a cui è stato somministrato un antibiotico durante la visita medica iniziale, non vi è stato alcun effetto sulla durata o sulla gravità complessiva della tosse rispetto a coloro che non hanno ricevuto una terapia antimicrobica. “I medici conoscono, ma probabilmente sovrastimano, la percentuale di infezioni batteriche del tratto inferiore; probabilmente sovrastimano anche la loro capacità di distinguere le infezioni virali da quelle batteriche", afferma Mark H. Ebell, un altro autore dello studio.
"Nella nostra analisi, al 29% delle persone è stato prescritto un antibiotico mentre solo al 7% è stato somministrato un antivirale. Ma la maggior parte dei pazienti non ha bisogno di antivirali poiché esistono solo due virus respiratori per i quali abbiamo farmaci per curarli: influenza e Sars-CoV2”. Per determinare se fosse presente un'effettiva infezione batterica o virale, oltre al riferimento della presenza del sintomo tosse, i ricercatori hanno confermato la presenza di agenti patogeni con test di laboratorio avanzati per cercare risultati microbiologici classificati come solo batteri, solo virus, sia virus che batteri o nessun organismo rilevato. Cosa molto importante, per i pazienti con un’infezione batterica confermata, il periodo di tempo fino alla risoluzione della malattia era lo stesso per quelli che avevano ricevuto un antibiotico rispetto a quelli che non ne avevano ricevuto uno: circa 17 giorni.
L'uso eccessivo di antibiotici può provocare una serie di effetti indesiderati cui si associa un’altra preoccupazione significativa legata all’insorgenza di resistenze agli antimicrobici. L'Organizzazione Mondiale della Sanità ha rilasciato una dichiarazione il 4 aprile 2024, in cui si afferma che "si prevede che la resistenza antimicrobica incontrollata dovuta all'uso eccessivo di antibiotici ridurrà l'aspettativa di vita e porterà a spese sanitarie e perdite economiche senza precedenti".
(Merenstein DJ, et al. Antibiotics Not Associated with Shorter Duration or Reduced Severity of Acute Lower Respiratory Tract Infection. J Gen Intern Med 2024. doi: 10.1007/s11606-024-08758-y.)