Guardare alberi e giardini in città riduce ansia e stress

(da Quotidiano Sanità)    Una ricerca, condotta utilizzando il tracciamento oculare, ha evidenziato che il semplice osservare gli elementi naturali (ad es. giardini e aree verdi) durante le passeggiate in città offre notevoli benefici alla salute mentale, alleviando l’ansia e aumentando la sensazione di recupero dallo stress. Lo studio, condotto da un team della Bangalor University guidato da Whitney Fleming e da un gruppo del Technion-Israel Institute of Technology, è stato pubblicato da 'People and Nature'.  Nell’indagine sono stati coinvolti 117 residenti in città, che sono stati invitati a fare una passeggiata di 45 minuti indossando occhiali per il tracciamento oculare. Durante la passeggiata, a queste persone è stato chiesto di concentrare lo sguardo su alberi, piante, prati e fiori, sulle strutture create dall’uomo o su entrambi i “paesaggi”. Dai risultati è emerso che l’attenzione sulla natura si associava a miglioramenti di vari parametri di salute mentale, inclusi i livelli di ansia. Lo studio evidenzia, dunque, un forte legame tra l’osservazione degli elementi verdi, in particolare gli alberi, e un aumento della capacità di recupero percepita, suggerendo che anche brevi interazioni con la natura possono fornire benefici per la salute mentale.  “Abbiamo scoperto che gli individui che sono invitati a dirigere lo sguardo più frequentemente verso gli elementi verdi hanno una significativa riduzione dell’ansia, con la vista gli alberi che gioca un particolare ruolo positivo ”, conclude Fleming.

Il fascicolo sanitario 2.0 entro l’anno online con quattro funzionalità

(da IlSole24Ore)    Da strumento meramente amministrativo a contenitore "vivo" di dati clinici, pienamente accessibili, consultabili e scaricabili da cittadini, aziende, medici ed enti di ricerca, nel rispetto della privacy. Il fascicolo sanitario 2.0, che insieme alla telemedicina è la grande scommessa della sanità digitale tracciata nel Pnrr - da cui incassa 1,3 miliardi - entro l'anno dovrebbe mandare a regime i primi quattro servizi base: consultazione di documenti, prenotazione di visite ed esami, scelta e revoca del medico di famiglia, pagamento di ticket attraverso la piattaforma Pago PA o la App IO. E già si pensa a un upgrading, come ha annunciato ieri a Roma il ministro della Salute Orazio Schillaci nella prima delle tre giornate di presentazione del Fse, organizzate dal governo anche a Cernobbio e a Bari. «Entro il 2026 tutte le Regioni dovranno usarlo ed entro il 2030 tutti i cittadini dovranno poter accedere ai propri dati - ha spiegato il ministro-. Intanto è in lavorazione il decreto per il Fse 2.1, arricchito di servizi come i piani terapeutici, la dichiarazione di volontà sulla donazione di organi e tessuti, i certificati di idoneità allo sport». Sulla versione attuale però, dopo i quasi due decenni di quiescenza del fascicolo c'è ancora molto da fare. L'adeguamento tecnologico ha riguardato già oltre mille strutture in Italia (tra ospedali e centri privati) ma su altre migliaia si sta ancora lavorando . Quanto alle Regioni, «le abbiamo prese per mano per accompagnarle nella transizione, anche se molte erano ben avviate e oggi 17 sono a buon punto», ha spiegato il sottosegretario per l'Innovazione Alessio Butti presentando il nuovo logo del Fse 2.0 insieme al collega Marcello Gemmato (Salute). Se a giugno 2023 solo il 23% delle installazioni era stato aggiornato, oggi il dato è al 50% ed entro il mese di luglio tutte le Regioni dovrebbero raggiungere l'adeguamento fissato dal primo step del Pnrr. Tra i prossimi obiettivi macro, dopo il decreto-chiave del 7 settembre 2023 che ha disegnato la fisionomia del Fse 2.0, è in fase di definizione l'ecosistema dei dati sanitari necessario per gestire dati standardizzati a livello nazionale.

Mediobanca: l’Italia spende per la sanità pubblica meno dei big europei

(da fimmg.org)   L'Italia spende meno degli altri grandi Paesi europei per la sua sanità pubblica in rapporto al suo prodotto interno lordo. Nel 2022, evidenzia l'Area studi Mediobanca, il nostro Paese ha speso il 6,8% del Pil, alle spalle di Spagna (7,3%), Regno Unito (9,3%), Francia (10,3%) e Germania (10,9%). Nel 2023, prosegue l'analisi, l'Italia si è attestata al 6,3% con la previsione di portarsi al 6,4% nel 2024. In valore assoluto la spesa si è attestata a 131,7 miliardi di euro nel 2022 e, secondo i dati previsionali, scenderà a 131,1 miliardi nel 2023. Nel 2022 il 79% circa del valore complessivo è originato dalle strutture pubbliche e il 21% da quelle accreditate, che nel ventennio 2002-2022 hanno mostrato una crescita superiore a quella dei presidi pubblici (+3,1% contro il 2,5%). «Lo scenario che si prospetta è l'appiattimento dell'incidenza sul Pil della spesa sanitaria pubblica, a fronte di una crescente richiesta di prestazioni per effetto delle dinamiche demografiche» evidenzia Mediobanca, che ricorda come nell'area Ocse l'incidenza degli over 65 sia salita dal 7,6% del 1950 al 18% del 2022, con la previsione di raggiungere il 26,4% nel 2060, e che l'Italia, con il 23,9% di over 65 nel 2022 e una previsione del 33,4% al 2060, sia già sopra la media, alle spalle solo del Giappone (29%).

Divertiamoci anche quest’anno con i medici attori di Cesena

Dopo il successo dell'anno scorso all'Arena Plautina di Sarsina, i colleghi della compagnia 'Dica 33' composta tutta da medici e professionisti sanitari, si esibiranno la sera di Mercoledì 26 Giugno al Chiostro di San Francesco di Cesena. Anche nel 2024 la compagnia porta in scena 'La Locandiera' di Carlo Goldoni, e il ricavato della serata andrà a favore dell’Associazione Romagnola Ricerca Tumori a sostegno dei suoi progetti di prevenzione oncologica. Per le prenotazioni è possibile rivolgersi ad ARRT contattando il 0547 29125, dal lunedì al venerdì, dalle ore 08:30 alle ore 18:30.    Leggi L'articolo completo al LINK https://www.corriereromagna.it/cesena/cesena-la-locandiera-di-goldoni-va-in-scena-per-l-arrt-CG796747

Specializzandi italiani: sfruttati con un super lavoro, utilizzati come tappabuchi e con scarsa formazione

(da DottNet)    L'ultima protesta risale allo scorso settembre, quando gli specializzandi scesero in piazza perché sfruttati, sottopagati e con una formazione carente. Un quadro che appare tuttora invariato, secondo il sondaggio Anaao Assomed, presentato agli Stati Generali della Formazione Specialistica: in servizio prestano fino a 50 ore a settimana, si sentono "tappabuchi" e il 97% chiede una riforma del sistema formativo. Il nuovo sondaggio è stato condotto nel mese di aprile scorso. Il 50% degli specializzandi denuncia di subire orari di lavoro non rispettati, con frequenti superamenti delle 38 ore settimanali previste dal contratto. I turni notturni sono la norma per il 60% degli intervistati, spesso senza adeguati periodi di riposo. Nonostante il lavoro extra, solo il 26% degli specializzandi dichiara di lavorare 38 ore settimanali, mentre per circa il 30% la settimana lavorativa supera le 50 ore. Ma quello che preoccupa ancora di più è lo stato della formazione.     Soltanto il 10% degli specializzandi afferma di svolgere tutte le attività previste dal programma formativo. La qualità della formazione è spesso inadeguata, con il 20% degli intervistati che dichiara di non seguire un programma formativo definito. Gli specializzandi pagano poi tasse universitarie annuali tra i 1.500 e i 2.500 euro, cifre che superano addirittura i 3.000 euro in un caso su 10. Nel corso della manifestazione romana i giovani medici chiesero di aprire una fase riformatrice che archivi l'attuale inquadramento del medico specializzando, fermo al 1999 e lontano anni luce da tutti i suoi colleghi europei,  di inquadrare il medico specializzando come un professionista che si forma anche e soprattutto nei cosiddetti Learning Hospital (Ospedali d'insegnamento non universitari e non solo ammassati in pochi reparti universitari con rapporto giovani medici posti letto 10:1), con la certificazione delle loro competenze come avviene per i dirigenti medici e non attraverso un esame di passaggio annuo che molte volte viene utilizzato come "Spada di Damocle". E ancora di pubblicare in relazione all'attuale concorso di specializzazione, i questionari anonimi di valutazione suddivisi per singola specialità. Ma evidentemente non è cambiato molto.