Privacy, primi giorni a rischio sanzioni. Scaduto il periodo di “tolleranza” la sanità è sotto la lente del Garante, ma non ci si deve allarmare
(da Odontoiatria33) Gli otto mesi di tolleranza previsti dopo l’approvazione del Decreto legislativo di armonizzazione al nuovo regolamento europeo sulla Privacy, sono scaduti ieri 20 maggio. Da oggi potrebbe partire l’attività del Garante per la protezione dei dati personali su controlli e sanzioni anche se, è utile ricordarlo, non entra in vigore nessuna nuova norma o “controllo di massa”, le norme e gli adempimenti sono sempre quelli entrati in vigore otto mesi fa. Il presidente dell’Autority Antonello Soro intervenendo qualche settimana fa in una intervista al Sole 24 Ore diceva, in tema di sanzioni, che fino ad ora “abbiamo cercato di creare una consapevolezza più forte delle nuove regole. Ora partiranno le ispezioni con la collaborazione della Guardia di Finanza. Ci si muoverà secondo il criterio: prima i grandi numeri e i settori più importanti. Nel pubblico, per esempio, si controllerà come sta funzionando Spid e le grandi banche dati. Nel privato, i grandi istituti di credito, chi fa profilazione con sistemi di fidelizzazione su larga scala, chi tratta i dati sulla salute”. Questo vuole dire una massiccia attività di Guardia di Fidanza anche all’interno degli studi odontoiatrici? Quasi sicuramente no, ma questo non toglie che durante un normale controllo vengano verificate anche le misure di sicurezza adottate dallo studio odontoiatrico per garantire la privacy dei pazienti.
Ancora troppi italiani fumatori, il dentista deve essere un motivatore per convincere a smettere. Paglia (ISI): gli argomenti non ci mancano
(da Odontoiatria33) Gli italiani continuano ad amare le “bionde”, intese come sigarette. Secondo i dati anticipati dall’Istituto Superiore di Sanità, in occasione della Giornata Mondiale Senza Tabacco 2019 organizzata dall’OMS che si celebra domani 31 maggio, sono 11,6 milioni i nostri connazionali fumatori, ovvero un italiano su cinque: 7,1 milioni e le donne 4,5 milioni. Secondo l’indagine dell’ISS un fumatore maschio su 4 è un forte fumatore, fuma cioè più di un pacchetto al giorno. Quasi la metà delle donne fuma tra le 10 e le 20 sigarette al giorno. A questi fumatori si aggiungono inoltre i consumatori di nuovi prodotti. L’1,7% consuma e-cig e l’1,1% fa utilizzo di tabacco riscaldato. I nuovi prodotti tuttavia non cambiano la prevalenza dei fumatori di sigarette che diventano nella maggior parte dei casi consumatori duali, utilizzano cioè sia le sigarette tradizionali che i nuovi prodotti. “Non cambiano negli ultimi anni le abitudini al fumo degli italiani – afferma Roberta Pacifici Direttore del Centro Nazionale Dipendenze e Doping – segno che serve incentivare campagne informative soprattutto per i giovani che rappresentano un serbatoio che alimenta l’epidemia tabagica e per le donne, per le quali è in aumento la mortalità per tumore al polmone. E’ importante intervenire prima possibile – aggiunge - e spiegare, come dimostra la nostra carta del rischio polmonare che più precocemente si diventa ex fumatore tanto prima ci si avvicina ad avere lo stesso rischio di ammalarsi di chi non ha mai fumato.” Il cancro al polmone è il “rischio” più conosciuto che colpisce i fumatori, ma nonostante sia il quarto tumore in termini di incidenza, ma la prima causa di morte per neoplasia, non sembra essere un deterrente abbastanza convincente per smettere di fumare. Fumo che non va d’accordo neppure con bocca e denti, e non solo per gli inestetismi provocati dalla nicotina sullo smalto. “Il fumo rappresenta uno dei principali fattori di rischio per i carcinomi del cavo orale”, dice Luigi Paglia Presidente di Fondazione ISI e Presidente SIOI. Ma non solo cancro orale tra i rischi odontoaitrici, il fumo produce effetti negativi su molte terapie a cominciare dall’implantologia. “Recenti studi indicano la percentuale di fallimento dell’impianto su pazienti fumatori del circa 11,3%, contro il 4,8 dei non fumatori”, continua il dott. Paglia ricordando la correlazione tra fumo e malattia paradontale. “Noi dentisti –continua- abbiamo un ruolo importante nel motivare il paziente a smettere di fumare. Dobbiamo riuscire a fargli capire che è contraddittorio intervenire per rimuovere la placca se poi non smette di fumare” e questa è stata la forte raccomandazione che insieme a Fondazione Veronesi abbiamo portato avanti in questi anni sul target odontoiatrico. Ed i motivi a nostra disposizione per tentare di convincerli non sono pochi, se non lo spaventa la possibilità di perdere denti ed impianti per l’insorgere della malattia paradontale o peggio ancora del rischio di contrarre un tumore del cavo orale, si può tentare di far leva sull’estetica e sulla decolorazione dello smalto provocato dal fumo, argomento che vede le donne sempre molto attente, o sul rischio alitosi. Nello studio dentistico i danni causati dal fumo sono facilmente dimostrabili, e mettere il paziente fumatore di fronte alle conseguenze tangibili delle proprie abitudini di vita può costituire uno stimolo efficace a modificarle”. L’invito di Paglia ai colleghi odontoiatri è quello di dedicare tempo ai pazienti fumatori cercando di convincerli a smettere di fumare. “Lo studio dentistico –conclude- può a ragion veduta diventare un punto di riferimento nella lotta contro il fumo, promuovendo così stili di vita positivi”, cominciando a dare il buon esempio e non farsi trovare sul balcone a fumare una sigaretta tra un paziente e l’altro perché, dice, “il fumo può uccidere anche un medico o un dentista”.
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Linee guida Oms per la prevenzione delle demenze
(da DottNet) Ogni anno nel mondo ci sono 10 milioni di nuove diagnosi di demenza, con il numero totale che raggiungerà i 152 milioni nel 2050. Lo ricorda l'Oms, che ha appena pubblicato le prime linee guida con le indicazioni per prevenire l'insorgenza di questa malattia, che secondo gli esperti costa l'1,1% del Pil globale. Le persone possono ridurre il rischio di demenza con l'esercizio regolare, affermano le linee guida, evitando il fumo e l'alcol, tenendo sotto controllo il peso, la pressione, il colesterolo e la glicemia, mentre non ci sono sufficienti evidenze che l'utilizzo di supplementi, come quelli di vitamine B ed E, possano avere un effetto. "Nei prossimi 30 anni il numero di persone con demenza potrebbe triplicare - afferma il direttore generale dell'Oms Tedros Adhanom Ghebreyesus - dobbiamo fare tutto il possibile per ridurre il rischio. Le evidenze scientifiche raccolte da queste linee guida confermano ciò che sospettavamo da qualche tempo, cioè che ciò che è buono per il cuore è buono anche per il cervello". Alla riduzione dei fattori di rischio, sottolinea l'Organizzazione, devono accompagnarsi altre aree d'azione, dal rafforzamento della raccolta dei dati agli interventi su diagnosi, trattamenti e assistenza al supporto delle persone con la malattia a una maggiore ricerca e innovazione sul tema. La malattia è uno dei principali fattori di disabilità negli anziani, e il suo costo per la società potrebbe crescere fino a duemila miliardi di dollari l'anno nel 2030