Allarme per la sanità pubblica: crolla rapporto tra spesa e PIL

(di Pierpaolo Molinengo – Wall Street Italia) Con la presentazione delle ‘Nota di Aggiornamento del Documento di Economia e Finanza’ – ossia il Nadef – del 2023 si comprende quali saranno gli stanziamenti per la sanità pubblica delprossimo triennio. Crolla il rapporto tra la spesa pubblica ed il PIL: dal 6,6% del 2023, si passa al 6,2% il prossimo anno, per arrivare al 6,1% nel 2025. Nell’arco del triennio 2024-2026 la spesa per la sanità pubblica cresce solo dell’1,1%.  Il Governo ha dichiarato che sono previsti, inoltre, due disegni di legge che dovrebbero prevedere:

– la riorganizzazione ed il potenziamento dell’assistenza territoriale pubblica ed ospedaliera;

– la riorganizzazione delle professioni sanitarie e degli enti vigilati dal Ministero della Salute.

Alla vigilia della discussione della Legge di Bilancio 2024 – spiega Nino Cartabellotta, Presidente della Fondazione Gimbe – abbiamo effettuato un’analisi indipendente della Nadef 2023 relativamente alla spesa sanitaria, sia per verificare la coerenza tra dichiarazioni programmatiche e stime tendenziali, sia per informare confronto politico e dibattito pubblico in vista della discussione sulla Manovra.

Spesa per la sanità: cosa prevede il Nadef

Nella sua analisi la fondazione Gimbe mette in evidenza che nel 2023, rispetto al 2022, la spesa per la sanità aumenta del 2,8%. In termini assoluti stiamo parlando di una cifra pari a 3.361 milioni di euro. In termini di percentuale di PIL siamo davanti ad una riduzione dal 6,7% al 6,6%. Ovviamente queste sono delle previsioni di spesa.   Per il periodo compreso tra il 2024 ed il 2026, a fronte di una crescita prevista del PIL nominale del 3,5%, la spesa sanitaria crescerà dell’1,1%. Per quanto riguarda il rapporto tra i costi per la sanità e il PIL il rapporto precipita dal 6,6% del 2023 al 6,2% nel 2024 e nel 2025, e poi ancora al 6,1% nel 2026.   In termini assoluti nel 2024, rispetto al 2023, la spesa sanitaria scende a 132.946 milioni di euro, ossia dell’1,3%. Nel 2025, invece, passerà a 136.701 milioni di euro (+2,8%) e a 138.972 milioni di euro nel 2026 (+1,7%).

Secondo l’analisi della fondazione Gimbe:   le stime previsionali della Nadef 2023 sulla spesa sanitaria 2024-2026 non lasciano affatto intravedere investimenti da destinare al personale sanitario, ma certificano piuttosto evidenti segnali di definanziamento. In particolare il 2024, lungi dall’essere l’anno del rilancio, segna un preoccupante -1,3%.

La posizione della Meloni

Nel corso del Festival delle Regioni che si tiene a Torino, la premier Giorgia Meloni ribadisce e difende la posizione del Governo sulla sanità.  I margini di manovra sono limitati anche a causa dell’eredità di una politica che ha un orizzonte troppo breve. Non rinunceremo ad occuparci di salute, con le risorse per il personale sanitario e per abbattere le liste di attesa – spiega la Meloni-. Bisogna lavorare passo dopo passo, il vantaggio che abbiamo è l’orizzonte di una legislatura, non si può fare tutto e subito ma si possono cadenzare gli interventi. Un sistema sanitario efficace è l’obiettivo di tutti, ma è miope una discussione concentrata tutta sulle risorse, serve un approccio più profondo, con una riflessione anche su come le risorse vengono spese. Non basta necessariamente spendere di più se poi le risorse vengono spese in modo inefficiente.

La sanità nel resto dell’Europa

Come si muovono gli altri paesi europei? Quali investimenti stanno effettuando nella sanità. A scattare una fotografia è il Termometro della Salute, promosso dall’Osservatorio Salute, Legalità e Previdenza Eurispes-Enpam, che ha messo in evidenza come il Fondo Sanitario Nazionale, per almeno quindici anni, ha subìto una serie di decurtazioni, per assestare i conti pubblici. Questo ha provocato un progressivo depotenziamento delle capacità prestazionali e ha portato al declassamento dell’Italia nelle varie classifiche mondiali nel rapporto tra il PIL e gli investimenti nella sanità pubblica.   A costituire l’anno spartiacque in questo senso è stato il 2019, quando il sistema sanitario italiano non era ancora stato toccato dalla pandemia. La quota del PIL riservato alla sanità era scesa al 6,2%. I cittadini aggiungevano un 2,2% di spesa diretta. Cosa succedeva, nello stesso periodo, negli altri paesi europei le due percentuali (rapporto con il PIL e spesa individuale):

Germania: 9,9% e 1,7%;

Francia: 9,4% e 1,8%;

Svezia: 9,3% e 1,6%.

La media europea a 27 era rispettivamente il 6,4% e 2,2%. Questo significa, in altre parole, che l’investimento nella sanità effettuato da Germania e Francia è un terzo superiore rispetto a quello italiano.

Non molto incoraggianti le prospettive per il futuro.  Secondo il Termometro della Salute:   Dal 2022 al 2027 il Sistema Sanitario Pubblico perderà ogni anno una media di 5.866 medici dipendenti, e una media di 2.373 medici di medicina generale. Per l’intero quinquennio vanno calcolate le uscite di 29.331 medici dipendenti, e di 11.865 medici di base. Rispetto agli attuali organici, per entrambi i comparti si tratta di perdite di poco inferiori al 30%. Anche i 21.050 infermieri più anziani del servizio pubblico sono destinati a lasciare vuoto il loro posto di lavoro nel prossimo quinquennio per raggiunti limiti di età. Si consideri inoltre che in molti casi si tratta di un lavoro usurante e che non è da escludere che si producano molti prepensionamenti che aggreverebbero la perdita di quasi il 10% degli addetti. Inoltre, i dati sulla remunerazione di medici specialisti e infermieri ospedalieri in rapporto al Pil pro capite indicano che il medico italiano ha un reddito pari a 2,4 volte quello medio del Paese, mentre in Gran Bretagna il rapporto sale a 3,6, in Germania a 3,4, in Spagna a 3,0, in Belgio a 2,8.

Visite frequenti, e se fosse endometriosi?

(da Univadis)    Messaggi chiave   Nei 10 anni che precedono la diagnosi, le donne con endometriosi ricorrono all’assistenza primaria e secondaria più spesso delle altre donne.   In media le donne con endometriosi non diagnosticata effettuano circa il 30% di visite di medicina generale in più.   Riconoscere questo comportamento potrebbe aiutare il medico a prender in considerazione il sospetto di endometriosi e potenzialmente a ridurre il ritardo diagnostico.

Perché è importante   L’endometriosi è una patologia cronica che colpisce il 5-10% delle donne in età fertile.   I sintomi più comuni dell’endometriosi sono dolore pelvico severo, dolore dopo/durante i rapporti sessuali, mestruazioni dolorose, fatigue e infertilità; i sintomi possono essere confusi con quelli di altre condizioni ginecologiche e gastrointestinali.  L’aspecificità dei sintomi e l’invasività della procedura diagnostica (laparoscopia) ostacolano la diagnosi dell’endometriosi.   È possibile che al ritardo diagnostico, che può arrivare a 10 anni, possa contribuire la scarsa conoscenza della malattia da parte del medico che porta a una valutazione non esaustiva del caso e alla mancata consultazione del giusto specialista.

Come è stato condotto lo studio      Utilizzando un registro nazionale danese sono stati identificati 21.616 casi di endometriosi, ciascuno dei quali è stato appaiato (matched) a cinque controlli.   Si è andati a verificare l’accesso alle prestazioni sanitarie nei 10 anni precedenti la diagnosi.   Lo studio ha riguardato solo casi con diagnosi ospedaliera, non è stato possibile includere le donne a cui l’endometriosi è stata diagnosticata dal medico di medicina generale o dal ginecologo.

Risultati principali     Le donne con endometriosi mediamente contattano il proprio medico di medicina generale 9,99 volte all’anno, mentre le donne senza endometriosi lo fanno 7,85 volte (Incidence Rate Ratio [IRR] 1,28; 95%CI 1,27-1,29).   Le donne a cui sarà diagnosticata l’endometriosi effettuano anche più visite in ospedale; l’aumento delle visite è contenuto nei primi 9 anni, ma aumenta nettamente nell’anno che precede la diagnosi (IRR 2,26; 2,28-2,31).

(Melgaard A, Høstrup Vestergaard C, et al. Utilization of healthcare prior to endometriosis diagnosis: a Danish case–control study. Human Reproduction. 2023 Aug 15. doi:10.1093/humrep/dead164)

‘Svapare’ con le sigarette elettroniche restringe i testicoli e abbassa la conta degli spermatozoi

‘Svapare’ con le sigarette elettroniche restringe i testicoli e abbassa la conta degli spermatozoi

(da ilfattoquotidiano.it)  Lo svapo potrebbe abbassare il numero di spermatozoi, indebolire la libido e ridurre i testicoli, secondo quanto emerge da un nuovo studio. Esperti turchi hanno testato su ratti maschi gli effetti dell’esposizione al fumo delle sigarette elettroniche e delle sigarette normali. Hanno misurato la quantità di sperma che gli animali potevano produrre, l’aspetto dei loro testicoli al microscopio e gli indicatori di stress nel sangue e nei genitali. Secondo gli studiosi: “Va considerato che il liquido della sigaretta elettronica potrebbe aumentare lo stress ossidativo e causare cambiamenti morfologici nel testicolo.” Le sigarette normali sono risultate anche peggiori in termini di riduzione del numero di spermatozoi e di interruzione della funzione sessuale. Uno dei limiti principali dello studio è il fatto che sia stato condotto su cavie. Gli autori dello studio ritengono che sia necessaria un’indagine molto più approfondita sugli effetti dello svapo sui maschi umani. Ad ogni modo le loro risultanze si aggiungono ad altre precedenti. Uno studio del 2020 condotto in Danimarca su oltre 2.000 uomini ha rilevato che gli utilizzatori giornalieri di sigarette elettroniche avevano un numero totale di spermatozoi significativamente inferiore rispetto ai non utilizzatori. La nicotina è stata a lungo collegata alla riduzione del numero di spermatozoi e alla bassa densità degli stessi.

Si teme inoltre che le sostanze chimiche tossiche utilizzate per conferire ai vaporizzatori il loro sapore fruttato o di menta danneggino la produzione di sperma da parte del corpo. Nell’ultimo studio, i ricercatori dell’Università Cumhuriyet di Sivas, in Turchia, hanno esaminato tre gruppi di ratti. Un gruppo è stato esposto al fumo di sigaretta tradizionale, mentre un altro è stato esposto al vapore di un vaporizzatore. Un terzo gruppo, quello di controllo, non è stato esposto a nessuno dei due. Hanno posizionato i ratti di ciascun gruppo sotto una campana di vetro appositamente progettata dove sono stati esposti al fumo di sigaretta o al vapore di sigaretta elettronica due volte al giorno per un’ora ogni volta.

I ricercatori hanno controllato i livelli di urina dei ratti per una sostanza chiamata cotinina, che è un sottoprodotto del metabolismo della nicotina nel corpo. Hanno misurato i cambiamenti nel numero degli spermatozoi, nonché la dimensione dei loro testicoli, utilizzando una misurazione nota come indice gonadosomatico (GSI). I ratti esposti al vapore della sigaretta elettronica avevano un numero di spermatozoi inferiore, misurando 95,1 milioni di spermatozoi per millilitro rispetto a 98,5 milioni per millilitro per il gruppo di controllo. I ratti esposti al fumo di sigaretta tradizionale avevano una conta spermatica di circa 89 milioni di spermatozoi/ml. Un numero di spermatozoi più elevato si traduce in genere in una maggiore probabilità di causare una gravidanza. I ratti esposti al fumo di sigaretta avevano testicoli più piccoli e più leggeri rispetto ai ratti esposti alla sigaretta elettronica e ai gruppi non esposti.

Oltre a misurare il numero degli spermatozoi, il peso e le dimensioni dei testicoli e la mobilità degli spermatozoi, i ricercatori hanno esaminato la struttura dei testicoli di ciascun gruppo al microscopio per valutare eventuali cambiamenti nella salute delle cellule nei testicoli. Stavano anche cercando cambiamenti nelle aree in cui vengono prodotti gli spermatozoi, segni di morte cellulare, atrofia dei tessuti e altri indicatori di impatti negativi sulla salute. Cinque degli otto ratti esposti al fumo di sigaretta elettronica hanno mostrato cambiamenti strutturali ai testicoli quando esaminati al microscopio. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista medica spagnola “Revista Internacional de Andrología” .

Altini (Simm): Trattamento dei dati sanitari, proponiamo al Ministro della Salute di rivedere la normativa sulla privacy

(da DottNet – riproduzione parziale)       Il trattamento dei dati sanitari è regolato dalla normativa in materia di protezione dei dati personali e dalle disposizioni in materia sanitaria. L’uso dei dati è fondamentale per la programmazione sanitaria e per una gestione più efficace dei pazienti. Tuttavia, la circolazione dei dati sanitari per la cura sul territorio nazionale risulta difficoltosa per molte ragioni. Per questo la SIMM, al XV Congresso ‘SIMMNERGIE, integrazioni, intersezioni, allineamenti a sostegno del SSN’, organizzato da Over Group, ha presentato un’iniziativa per discutere le proposte da portare al Ministro della Salute per una revisione dell’applicazione della normativa  privacy che porterà nei prossimi giorni alla realizzazione di una consensus conference

“Proponiamo un’adesione alle sigle della sanità per aprire un tavolo di lavoro con le Istituzioni, affinché ascoltino la voce di chi ogni giorno svolgere al meglio il proprio lavoro in favore dei pazienti. La medicina d’iniziativa diventerà parte integrante della cura, come previsto in numerosi atti di programmazione del SSN. Le informazioni devono essere disponibili a chi ha in cura i pazienti evitando i fraintendimenti e vincoli legati al trattamento automatizzato. è necessaria la revisione dell’approccio tenuto dal GP fino ad oggi al fine di integrarlo con le normative delle PA”, dichiara Mattia Altini, Direttore Assistenza Ospedaliera della Regione Emilia-Romagna e Presidente SIMM 

C’è un legame tra inquinamento atmosferico e antibioticoresistenza

(da M.D.Digital) La resistenza agli antibiotici è un problema globale in aumento, che causa ogni anno milioni di morti in tutto il mondo. Il particolato (PM)2.5 presenta diversi elementi che contribuiscono all’aumento dell’antibioticoresistenza e un recente studio, pubblicato su Lancet Planet Health, si è dedicato a valutare e presentare le prime stime globali del fenomeno e del carico di morti premature attribuibili alla resistenza agli antibiotici derivante dall’inquinamento da PM2.5.

Per questa analisi, sono stati raccolti dati su molteplici potenziali predittori (ovvero inquinamento atmosferico, uso di antibiotici, servizi igienico-sanitari, economia, spesa sanitaria, popolazione, istruzione, clima, anno e regione) in 116 paesi dal 2000 al 2018 per stimare il effetto del PM2.5 sulla resistenza agli antibiotici. I dati sono stati ottenuti da ResistanceMap, Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie, Atlante di sorveglianza (fonti sulla resistenza antimicrobica) e dalla piattaforma di informazione sanitaria PLISA per le Americhe. I futuri trend globali della resistenza agli antibiotici e della mortalità prematura derivati dal PM2.5 in diversi scenari (ad esempio, uso di antibiotici ridotto del 50% o PM2.5 controllato a 5 mcg/m³) sono stati proiettati fino al 2050.

Il set di dati finale comprendeva più di 11.5 milioni di isolati testati. I dati grezzi sulla resistenza agli antibiotici includevano nove agenti patogeni e 43 tipi di antibiotici. Correlazioni significative tra PM2.5 e resistenza agli antibiotici erano coerenti a livello globale nella maggior parte dei batteri resistenti agli antibiotici (p<0.0001) e le correlazioni si sono rafforzate nel tempo.

La resistenza agli antibiotici derivata dal PM2.5 ha causato circa 0.48 milioni di morti premature e 18.2 milioni di anni di vita persi nel 2018 in tutto il mondo, corrispondente a una perdita annua di welfare di 395 miliardi di dollari a causa di morti premature. Si stima che l’obiettivo di 5 mcg/m³ di concentrazione di PM2.5 nelle linee guida sulla qualità dell’aria stabilite dall’Oms, se raggiunto nel 2050, ridurrebbe la resistenza agli antibiotici del 16.8% ed eviterebbe il 23.4% delle morti premature attribuibili alla resistenza agli antibiotici, equivalente a un risparmio di 640 miliardi di dollari.

(Zhenchao Zhou, et al. Association between particulate matter (PM)2·5 air pollution and clinical antibiotic resistance: a global analysis. Lancet Planet Health 2023; 7: e649–59. doi: 10.1016/S2542-5196(23)00135-3.)

Pubblicazione Graduatorie Regionali PROVVISORIE Medicina Generale, Pediatria di libera scelta e Specialistica Ambulatoriale Interna valevoli per l’anno 2024

Si comunica che le graduatorie regionali provvisorie per la Medicina Generale e la Pediatria di Libera Scelta valevoli per l’anno 2024 sono pubblicate nel BUR – parte terza – n.263 del 29 settembre 2023, al seguente link:

https://bur.regione.emilia-romagna.it/dettaglio-bollettino?b=d01ddf27808e4849a119a56c39b2c331

Nel medesimo numero sono pubblicate anche le graduatorie provvisorie per gli Specialisti Ambulatoriali Interni, Veterinari ed altre professionalità sanitarie (Biologi, Chimici, Psicologi) valevoli per l’anno 2024, al seguente link:

https://bur.regione.emilia-romagna.it/dettaglio-inserzione?i=e71e6d914e714498ad5b671136334b65

Si evidenzia che, così come previsto all’art.19, comma 5 dell’ACN per la Medicina Generale 28.04.2022 e all’art.19, comma 6 dell’ACN per la Pediatria di Libera Scelta 28.04.2022, nonché all’art. 19 dell’ACN per la Specialistica Ambulatoriale Interna 31.03.2020 e s.m.i., i medici che vorranno presentare istanza motivata di riesame della loro posizione in graduatoria avranno a disposizione 15 giorni. Pertanto, la scadenza per la presentazione di tali istanze è fissata nel 14 ottobre p.v.

Cordiali saluti.

Alfonso Buriani

1 132 133 134 135 136 521