Correlazione tra numero di passi e depressione

(da AGI)   Più si cammina, più diminuisce il rischio di manifestare sintomi depressivi. Sono le conclusioni di una revisione sistematica e meta-analisi di 33 studi osservazionali (27 trasversali e 6 longitudinali) di studi pubblicati dall”inizio fino al 18 maggio 2024, selezionati tramite i principali database (PubMed, PsycINFO, Scopus, SPORTDiscus e Web of Science). L”analisi di studi trasversali e longitudinali pubblicata su JAMA Network Open, che ha coinvolto 96.000 adulti, di età pari o superiore a 18 anni, mostra che il numero di passi compiuti nel corso della giornata si associa, con una relazione direttamente proporzionale al di rischio di comparsa di disturbi dell”umore, di depressione in particolare, nella popolazione adulta. Saranno necessari ulteriori studi di coorte prospettici per chiarire il potenziale ruolo protettivo e proattivo dei passi giornalieri nell”attenuazione del rischio di depressione in questa fascia di popolazione, ma le premesse sono interessanti. Dagli studi trasversali, cioè ricerche osservazionali che analizzano i dati delle variabili raccolti in un determinato momento su un campione di popolazione o su un sottoinsieme predefinito, emerge ad esempio che rispetto a un valore soglia di 5.000 passi, il raggiungimento o il superamento di questo target correla alla riduzione di sintomi depressivi nella popolazione adulta generale. Mentre studi prospettici, che valutano gli effetti di un intervento (in questo caso il numero di passi giornalieri effettuati) calcolato dall”inizio alla conclusione dello studio, evidenziano 7.000 passi giornalieri o più come indicativi di un rischio inferiore di comparsa di depressione nell”adulto. Inoltre l”aumento di 1000 passi al giorno diminuirebbe ulteriormente le probabilità di comparsa di patologia. Dunque, la costante e regolare pratica fisica sembra confermarsi ancora una volta una strategia a basso costo, ma di altissima efficaci in termini di salute pubblica, per il contenimento di un fenomeno a larga diffusione nella società contemporanea. Le stime parlano di oltre 3,5 milioni di persone che soffrono di disturbi depressivi, con un incremento di diagnosi di circa il 30% negli ultimi anni, tanto che l”Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha identificato la depressione come la principale causa di disabilità nel mondo, prevedendo che entro il 2030, possa diventare la malattia mentale più diffusa.

 

Caregiver familiari, approvato il disegno di legge dal Consiglio dei Ministri

Tutele, riconoscimento e risorse per chi si prende cura dei propri cari. Nel progetto viene istituito un contributo mensile erogato dall’INPS, fino a 400 euro, destinato ai caregiver familiari di persone con disabilità gravissima e con ISEE inferiore a 3.000 euro annui. Il disegno di legge introduce una procedura di riconoscimento formale della figura del caregiver, con iscrizione presso l’INPS. Il nominativo del caregiver dovrà essere inserito obbligatoriamente nel Progetto di vita e nel Piano Assistenziale Individualizzato (PAI) della persona con disabilità. Leggi L’articolo completo al LINK
https://www.sanitainformazione.it/caregiver-familiari-approvato-il-disegno-di-legge-dal-consiglio-dei-ministri/

Ufficializzato il progetto FAD CAO: sarà attivo già nei primi mesi del 2026

(da Odontoiatria33)  L’obiettivo del progetto FAD della CAO nazionale è quello di sostenere una formazione di qualità che abbia un obiettivo preciso: analizzare le interconnessioni tra salute generale ed orale valorizzando l’obiettivo terapeutico e il risultato, rafforzando le capacità cliniche esistenti e favorendo l’acquisizione di nuove.  La mission del progetto è quello di non subire, ma essere compartecipi della progettazione del futuro. Il progetto, già annunciato qualche mese fa è stato dettagliato dal prof. Giuseppe Lo Giudice – che insieme al presidente Mario Marrone segue il progetto- ai 106 presidenti provinciali CAO riuniti in Assemblea a Roma venerdì scorso.

Il progetto FAD (Formazione a Distanza) è aperto a tutti (medici e odontoiatri), gratuito, non vuole essere alternativo ad altri ma integrarsi in una offerta formativa soprattutto con quella proposta dalle CAO territoriali. L’organizzazione di percorsi comuni mira ed enfatizzare la cura della persona.   Le tematiche, analizzate in ottica interdisciplinare integrata per ottenere una visione globale della salute della persona, previste per l’anno 2026 includono patologie orali dei pazienti special needs, patologie cardiovascolari, medicina del lavoro, odontoiatria di genere/medicina personalizzata e malattie virali/vaccinazioni. La progettualità si articola in FAD gratuite aperte a tutti, meeting informativi per i presidenti CAO e un congresso annuale. Il primo corso FAD sarà disponibile già nei primi mesi del 2026, non appena attiva la nuova piattaforma FAD FNOMCeO

Questi i primi argomenti oggetto di corso FAD che verranno attivati:

1)   Patologie orali nei pazienti special needs.

2)   Patologie cardiovascolari e implicazioni odontoiatriche.

3)   Medicina del lavoro e odontoiatria.

4)   Odontoiatria di genere e medicina personalizzata.

5)   Malattie virali e vaccinazioni in odontoiatria.

 

Osservatorio nazionale sulla sicurezza degli esercenti le professioni sanitarie e sociosanitari, questionario su Monitoraggio degli episodi di violenza commessi ai danni degli esercenti le professioni sanitarie e socio-sanitarie nell’esercizio delle loro funzioni – anno 2025

la legge 14 agosto 2020, n. 113, ha previsto la costituzione dell’Osservatorio nazionale sulla sicurezza degli esercenti le professioni sanitarie e sociosanitarie (ONSEPS), istituito presso il Ministero della salute anche al fine di acquisire i dati relativi all’entità del fenomeno della violenza nei confronti dei colleghi medici e odontoiatri, troppo spesso vittime di aggressioni da parte dei cittadini.

L’ONSEPS, nell’ottica della fattiva collaborazione e al fine di procedere alla rilevazione dei dati utili alla stesura della Relazione ONSEPS 2025, ha predisposto un apposito questionario che ciascun Ordine territoriale dovrà somministrare ai rispettivi iscritti.

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Troppi energy drink aumentano il rischio di ictus

(da Univadis)    Il consumo regolare e in forti quantità di bevande energetiche (in inglese energy drink, ED) è un fattore di rischio di ictus potenzialmente sottovalutato. Queste bevande sono state messe sotto accusa principalmente per via dell’alto apporto di zuccheri che può favorire diabete e obesità. La loro potenziale pericolosità per il sistema cardiovascolare non è però ancora riconosciuta appieno dalla classe medica, affermano in un articolo pubblicato sulla rivista ‘BMJ Case Reports’ Martha Coyle e Sunil Munshi del Nottingham University Hospitals NHS Trust (UK). Partendo da un caso clinico gestito dalla Stroke Unit dell’ospedale, i due ricercatori analizzano i meccanismi con cui gli ED possono contribuire al rischio di ictus.

Mancava un’informazione chiave       Il caso riportato è quello di un uomo di 50 anni precedentemente sano con improvviso intorpidimento e instabilità dell’emisoma sinistro. All’ammissione in ospedale la pressione arteriosa (PA) era 254/150 mm Hg. La valutazione neurologica ha portato alla diagnosi di un ictus lieve (National Institutes of Health Stroke Scale = 4). Il paziente è stato dimesso 3 giorni dopo con la prescrizione della terapia antiaggregante piastrinica, di una statina e della terapia antipertensiva (losartan e amlodipina). Dopo le dimissioni, la PA è aumentata di nuovo ed è rimasta persistentemente alta nonostante l’intensificazione della terapia (fino a cinque farmaci antipertensivi).  Coyle e Munshi riferiscono che al momento dell’ictus era stato chiesto al paziente se fumasse, consumasse alcol o facesse uso di sostanze, ottenendo risposte negative. Solo dopo 3 mesi di follow-up e in virtù della difficoltà a controllare l’ipertensione erano state esaminate in maniera più approfondita le abitudini del paziente ed era emerso che beveva mediamente 8 lattine di ED al giorno: ogni lattina conteneva 160 mg di caffeina, pari a un’assunzione giornaliera di 1,2-1,3 g di caffeina, laddove le linee guida del NICE raccomandano di non superare i 400 mg/die.  Una settimana dopo aver abbandonato completamente il consumo di ED, i valori della PA si erano normalizzati e nel giro di 3 settimane il paziente aveva sospeso tutti i farmaci antipertensivi mantenendo valori pressori adeguati. “Si è quindi ritenuto probabile che il consumo di bevande energetiche ad alta potenza da parte del paziente fosse, almeno in parte, un fattore che aveva contribuito all’ipertensione secondaria e, di conseguenza, all’ictus”, scrivono gli autori dell’articolo.

Tanti effetti e una raccomandazione       Le bevande energetiche possono aumentare il rischio di ictus attraverso numerosi meccanismi:

– causando ipertensione (mediata dalla caffeina e potenziata da ingredienti inotropi come taurina e guaranà);

– contribuendo alla disfunzione endoteliale (mediata dagli zuccheri);

– favorendo le aritmie, inclusa la fibrillazione atriale (mediata dalla caffeina);

– aumentando l’aggregazione piastrinica (legata all’iperglicemia, ma osservabile anche nei drink sugar-free in quanto caffeina e taurina sembrano favorire uno stato di iperaggregazione piastrinica transiente);

– inducendo la Sindrome da Vasocostrizione Cerebrale Reversibile (RCVS), una condizione neurologica che si manifesta con cefalee improvvise inusuali (attribuibile primariamente alla caffeina, con un potenziale contributo della taurina).

“È possibile che sia l’assunzione acuta che cronica di ED possa aumentare il rischio di malattie cardiovascolari e ictus e, cosa importante, questo potrebbe essere reversibile”, sottolineano Coyle e Munshi, auspicando un maggiore controllo da parte delle autorità sulle campagne pubblicitarie e di vendita di questi prodotti, spesso rivolte a fasce d’età più giovani. “Inoltre, gli operatori sanitari dovrebbero considerare domande specifiche relative al consumo di ED nei pazienti giovani che presentano ictus o ipertensione inspiegabile”.

(https://casereports.bmj.com/content/18/12/e267441)

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