Parti cesarei, numeri ancora molto elevati. Le cause? Organizzative e sociali

(da Doctor33)    Un ulteriore calo delle nascite e una percentuale di tagli cesarei ancora molto elevata: sono i due dati fondamentali del dettagliato rapporto del ministero della Salute sulle nascite in Italia, riferito al 2016. Queste ultime sono scese a 474.925 rispetto alle 486.451 dell’anno precedente, mentre il ricorso al cesareo avviene mediamente del 33,7% dei casi.   Il vicepresidente della Società italiana di ginecologia e ostetricia (Sigo) Vito Trojano rimarca, tra le cause della frequenza eccessiva dei parti cesarei, il ritardo con cui si stanno chiudendo i piccoli punti nascita. «In questi ultimi anni – ricorda – come società scientifica e come gruppo ministeriale avevamo focalizzato l’attenzione sull’importanza dell’accorpamento di tutti i piccoli punti nascita al di sotto dei 1000 parti all’anno (soglia che poi avevamo ridimensionato a 800) con strutture più grandi, a meno che la territorialità sia talmente problematica da doverli lasciare; ma anche in questi casi garantendo le dovute sicurezze. Il tema era stato affrontato fin dal 2010 nel “Decreto Fazio” a cui avevamo collaborato. Nella mia Regione, la Puglia, questa trasformazione c’è stata, ma in tutto il Paese sono ancora rimasti tantissimi punti nascita in cui si fanno meno di 800 parti all’anno».
L’esponente Sigo rileva che, proprio in queste strutture con meno parti, i tagli cesarei sono più frequenti, perché spesso l’équipe non è completa e non comprende tutte le figure professionali e la strumentazione necessarie per operare nella massima sicurezza.  «Se non ci mettiamo in regola a livello nazionale, i numeri dei tagli cesarei saranno sempre abbastanza alti», ribadisce Trojano, che punta il dito contro un’altra realtà critica, le case di cura accreditate, dove tale procedura avviene in circa il 50,9% dei casi contro il 31,7% degli ospedali pubblici: «in questi istituti, talvolta si fanno appena 100 o 150 parti all’anno, in una situazione di maggiore precarietà a livello assistenziale e quindi con numeri di cesarei maggiori».
Tuttavia, il fenomeno trova anche spiegazioni di tipo sociale: «non dobbiamo dimenticare – dice Trojano – che oggi le gravidanze avvengono quando la madre ha un’età molto elevata, spesso le coppie concepiscono dopo i quarant’anni: abbiamo pochi figli e gravidanze difficili. In questo contesto, il cesareo può rappresentare una modalità di precauzione».

Regioni a confronto: più morti per infezioni ospedaliere che sulle strade

(da DottNet)    “Partiamo da un dato, impressionante nella sua portata: tra il 15 e il 30% delle infezioni del sito chirurgico che si manifestano a livello europeo si potrebbero prevenire. Mettendo a confronto questi dati con quelli della mortalità stradale, si scopre che i decessi causati da infezioni ospedaliere sono maggiormente impattanti rispetto ai primi”. Parola di Riccardo Riccardi, vicepresidente con delega alla Salute del Friuli Venezia Giulia, prima regione a ospitare il ‘Progetto Icarete’ sul fenomeno delle infezioni contratte in corsia – fino a 700 mila casi ogni anno in Italia – che spesso si incrocia con l’ emergenza dei batteri resistenti agli antibiotici, responsabili di circa 10 mila decessi l’ anno solo nel nostro Paese dove i programmi di sorveglianza e controllo risultano a macchia di leopardo.

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Check-Up periodici. Per Gimbe serve uno stop: “Nessun beneficio, possibili rischi e aumento dei costi”

Appello della Fondazione che rilancia il verdetto del Centre for evidence-based medicine di Oxford: sottoporsi a check-up periodici non determina alcun beneficio per la salute, aumenta il rischio di sovra-diagnosi e sovra-trattamento e consuma preziose risorse pubbliche e private. A fronte di queste evidenze, denuncia Gilmbe, le offerte promozionali di check-up periodici, anche da parte di aziende sanitarie pubbliche, si moltiplicano diffondendo un concetto distorto di prevenzione.  Leggi l’articolo completo al LINK

http://www.quotidianosanita.it/scienza-e-farmaci/articolo.php?articolo_id=77129

Medici legali Simla, ‘bisogna aiutare chi deciderà’

(da AdnKronos Salute)   La Consulta si è espressa. Ma i medici legali avvisano: “Bisogna aiutare chi deciderà”. A dirlo è Franco Marozzi, medico legale e responsabile della comunicazione di Simla, Società italiana medici legali e delle assicurazioni. “La Corte infatti ha posto paletti, solo apparentemente precisi – osserva – determinando le condizioni di depenalizzazione per chi aiuta il malato nel realizzare la propria determinazione a terminare la sua esistenza. Ma lo ha fatto in termini giuridici”. “Cosa vuol dire la Corte, se si utilizzasse un linguaggio medico e non legale, quando usa termini come ‘patologia irreversibile’ (quali? in termini prognostici?) o ‘sostegno vitale’ (con quali macchine o con quale procedura terapeutica?) o ‘pienamente capace’ di decidere (è possibile una reale autodeterminazione se il paziente ha una patologia psichica associata?)”, chiede l’esperto, nell’offrire “l’esperienza dottrinale e professionale della medicina legale italiana rappresentata dalla Simla”, che “si mette a disposizione del Parlamento e dei cittadini per costruire una legge, ormai indispensabile, che offra a tutti, e pensiamo soprattutto ai colleghi medici che saranno chiamati a certificare le condizioni del paziente, garanzie di diritti, obblighi e binari di operatività il più precisi possibili su un tema che non interessa solo il diritto e i diritti – conclude – ma che va pesantemente a impattare su tutto il sistema sanitario del Paese”.

Suicidio assistito. La Fnomceo dopo la sentenza della Corte: “Rispettiamo la libertà di scelta dei pazienti. Ma i medici non vogliono essere coinvolti”

Intervista al presidente Filippo Anelli  “Siamo per il rispetto assoluto della sentenza della Corte, ma vorremmo che la gestione non fosse affidata al medico” ha detto il presidente della Fnomceo ricordando che la figura del medico deve comunque rimanere un punto di riferimento essenziale per assicurare al malato e ai suoi cari i migliori ausili possibili. Meglio affidare l’estremo atto a un funzionario individuato per questo ruolo    Leggi l’articolo completo al LINK

http://www.quotidianosanita.it/governo-e-parlamento/articolo.php?articolo_id=77227

Suicidio assistito. Per la Corte Costituzionale non è reato se riguarda chi affetto da patologia irreversibile, fonte di sofferenze fisiche e psicologiche intollerabili

In attesa di un indispensabile intervento del legislatore la Corte ha subordinato la non punibilità al rispetto delle modalità previste dalla normativa sul consenso informato, sulle cure palliative e sulla sedazione profonda continua (articoli 1 e 2 della legge 219/2017) e alla verifica sia delle condizioni richieste che delle modalità di esecuzione da parte di una struttura pubblica del SSN, sentito il parere del comitato etico territorialmente competente.  Leggi l’articolo completo al LINK

http://www.quotidianosanita.it/governo-e-parlamento/articolo.php?articolo_id=77181&fr=n

ENPAM, ancora qualche giorno per dichiarare il reddito 2018

Si avvicina per i liberi professionisti, soggetti a Isa e con regime forfettario, la scadenza della dichiarazione da inoltrare ad ENPAM per i redditi 2018.

Come effettuare la dichiarazione  On Line: è necessario essere registrati all’area riservata del sito Enpam. Per i liberi professionisti non ancora registrati al sito ricevono il modello D per posta insieme a un tagliando con i bordi azzurri con le credenziali per registrarsi più velocemente.

Cartaceo: si può fare la dichiarazione a mano sul modello D cartaceo e inviarlo con raccomandata semplice utilizzando la busta allegata al modello ricevuto per posta.

Non devono compilare il modello D i liberi professionisti, che hanno meno di 40 anni, non sono tenuti a presentare il modello D se nel 2018 hanno avuto un reddito pari o inferiore a 4.602,00 euro (al netto delle spese sostenute per produrlo). Il limite di reddito sale a 8.499,03 per chi ha più di 40 anni (età a partire dalla quale si paga la Quota A per intero).  Questi importi, spiegano da ENPAM possono variare se l’iscrizione all’Albo o la cancellazione o infine il pensionamento sono avvenuti in corso d’anno.

I pensionati del Fondo di previdenza generale ENPAM che continuano a esercitare la libera professione devono fare la dichiarazione sempre a prescindere dall’importo del reddito.

Sanzioni    Per i liberi professionisti che non rientravano tra quelli interessati dalla proroga e dovevano inviare la dichiarazione entro il 31 luglio dovranno pagare una sanzione di 120 euro, stessa sanzione che sarà applicata agli altri professionisti che invieranno il modello D dopo il 30 settembre.  Sul sito ENPAM le informazioni e la documentazione necessaria.  Leggi l’articolo completo al LINK

https://www.enpam.it/comefareper/dichiarare-il-reddito-da-libera-professione/modellod

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