Agenas, ecco come saranno organizzate le équipe delle Case di Comunità

(da DottNet)    L’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (Agenas) ha pubblicato le Linee di indirizzo tecniche dedicate alle équipe multiprofessionali e multidisciplinari nelle Case di Comunità, definendo la composizione della squadra di base e le modalità di collaborazione tra le diverse figure coinvolte nell’assistenza territoriale. Il documento individua un modello organizzativo fondato sull’integrazione delle competenze per rispondere ai bisogni di salute delle persone e delle comunità.

La squadra di base delle Case di Comunità

Secondo le Linee di indirizzo, il nucleo di base delle équipe sarà composto dal medico di assistenza primaria, come il medico di medicina generale, o dal pediatra di libera scelta, dall’infermiere, dall’assistente sociale e da una figura di supporto amministrativo. A questo gruppo si affiancheranno, in funzione delle necessità assistenziali del singolo paziente, ulteriori professionisti secondo un modello definito “a geometria variabile“.  Il documento è il risultato del lavoro di un gruppo di esperti ed è stato successivamente sottoposto a consultazione pubblica.

Un modello di lavoro multidisciplinare

Le Linee di indirizzo individuano nella multidisciplinarietà la modalità organizzativa di riferimento per il funzionamento delle Case di Comunità, considerandola un elemento strutturale per affrontare la complessità dei bisogni sanitari e sociali.  “L’obiettivo è superare un’organizzazione in cui i professionisti operano uno dopo l’altro, favorendo invece un lavoro in parallelo e integrato“, spiega Agenas nel documento, che descrive anche i ruoli di coordinamento e il funzionamento delle diverse équipe specialistiche, tra cui quelle dedicate alla salute mentale e alle cure palliative.

Il ruolo del Terzo settore

Le Linee di indirizzo riconoscono inoltre un ruolo al Terzo settore, includendo tra gli attori della rete territoriale realtà come parrocchie, centri di aggregazione e società sportive. A queste organizzazioni viene attribuita la funzione di “sentinelle sociali”, con il compito di intercettare precocemente situazioni di fragilità, come povertà alimentare, problemi abitativi o dipendenze, e di segnalarle ai servizi competenti per favorire l’attivazione degli interventi necessari.  “Le Linee di indirizzo rappresentano un tassello di una strategia più ampia con cui Agenas accompagna le Regioni nella trasformazione del Servizio sanitario nazionale“, afferma il direttore generale di Agenas, Angelo Tanese.

La pace del minimalismo

(da Internazionale.it)  Il minimalismo può favorire il benessere mentale, sostiene ‘Psycology Today’, anche perché semplifica la vita quotidiana: possedere meno oggetti significa dedicare meno energie a gestirli.   I minimalisti dicono di avere una maggiore sensazione di controllo e anche una mente più lucida. Per adottare questo stile di vita bisognerebbe fare periodicamente spazio in casa, eliminando il superfluo e donando ciò che non si usa più. Anche tenere le superfici il più libere possibile può contribuire a creare una sensazione di ordine.

(https://www.psychologytoday.com/us/blog/play-your-way-sane/202512/the-psychology-of-minimalism)

 

Dipendenze, Ravera: «La vera emergenza è educativa, non esistono droghe leggere»

(da DottNet)     Secondo il Dott. Furio Ravera, il cambiamento della denominazione della relazione, da “tossicodipendenze” a “dipendenze”, riflette l’evoluzione del fenomeno, che oggi comprende non solo l’uso di sostanze stupefacenti, ma anche alcol, gioco d’azzardo, dipendenze digitali e isolamento sociale, condizioni che spesso coesistono nella stessa persona.   Tra gli aspetti più critici, Ravera evidenzia il crescente consumo di cocaina, ormai diffuso trasversalmente nella popolazione. Lo psichiatra sottolinea come questa sostanza sia associata a importanti danni neurologici e cardiovascolari e avverte del rischio che venga progressivamente percepita come un comportamento normale, con una conseguente riduzione della consapevolezza dei suoi effetti nocivi.

Netta anche la posizione sulla cannabis. Secondo Ravera, definire la cannabis una “droga leggera” non trova riscontro nelle evidenze scientifiche. La sostanza, infatti, agisce su aree cerebrali coinvolte nella regolazione delle emozioni, della memoria, dell’attenzione e della capacità di giudizio e può interferire con il corretto sviluppo del cervello, soprattutto durante l’adolescenza.  Per l’esperto, il problema principale è di natura educativa e culturale. La crescente normalizzazione del consumo di sostanze si accompagna a una crisi educativa che coinvolge famiglie, scuola e società. In questo contesto, Ravera sottolinea la necessità di rafforzare il ruolo educativo condiviso di genitori e istituzioni scolastiche, considerati i primi punti di riferimento nella prevenzione.

Un’ulteriore criticità riguarda l’età sempre più precoce di inizio del consumo. L’adolescenza rappresenta una fase cruciale per la maturazione del cervello e l’esposizione a sostanze in questo periodo può alterare i meccanismi della ricompensa, compromettendo lo sviluppo cognitivo, il percorso scolastico e le relazioni sociali.  Per affrontare efficacemente il fenomeno, conclude Ravera, è necessario andare oltre gli interventi esclusivamente sanitari o repressivi. Servono strategie integrate basate su prevenzione, educazione e servizi territoriali in grado di sostenere le famiglie e aiutare i giovani a sviluppare strumenti per gestire emozioni e disagio senza ricorrere a sostanze o comportamenti compulsivi. Una prospettiva che, secondo lo specialista, rappresenta la vera prevenzione.

Corsi di idoneità all’Emergenza Sanitaria Territoriale – comunicazione per emissione avvisi partecipazione

Si comunica che sul BUR – parte terza – n. 209 del 31 luglio 2026 sono pubblicati gli avvisi relativi all’organizzazione dei corsi per il conseguimento dell’idoneità all’Emergenza Sanitaria Territoriale.

I corsi sono organizzati dall’Azienda USL di Reggio Emilia e dall’Azienda USL della Romagna.

Gli avvisi sono pubblicati al seguente link:

https://bur.regione.emilia-romagna.it/dettaglio-bollettino?b=03ed41e143774d12b85953e1e329ce8b

Il termine per la presentazione delle domande è il 15 agosto 2026

Liquidazione di fine servizio per i medici ospedalieri: dal 2027 l’attesa sarà più breve

(da DottNet)   A partire dal 1° gennaio 2027, i dipendenti pubblici, ivi compresi i medici dipendenti ospedalieri, che andranno in pensione per raggiunti limiti di età (67 anni e un mese) riceveranno la prima quota del TFS/TFR (in gergo la liquidazione) dopo 9 mesi dalla cessazione del servizio, invece degli attuali 12 mesi. Lo ha comunicato l’INPS con la circolare n. 30/2026, che dà attuazione a quanto previsto dalla legge di bilancio 2026 (legge n. 199/2025). A partire dal 2027, come ampiamente riportato da tutti gli organi di stampa, è infatti previsto un aumento graduale dell’età pensionabile:

– 1 mese in più dal 1° gennaio 2027;

– 2 mesi in più (per un totale di tre mesi in più rispetto ai 67 anni di oggi) dal 1° gennaio 2028.

Per evitare che questo slittamento comporti un ulteriore ritardo nel pagamento del TFS, la legge n. 199/2025 è intervenuta riducendo i tempi di attesa. In particolare, il termine per ricevere la prima rata del TFS è stato anticipato di 3 mesi nei casi di cessazione dal servizio dovuta a:

– raggiungimento dei limiti di età;

– pensionamento d’ufficio;

– risoluzione unilaterale da parte del datore di lavoro per il raggiungimento della massima anzianità contributiva (40 anni di servizio effettivo).

Ai nove mesi di slittamento va aggiunto il tempo per la materiale liquidazione della pratica, fino ad un massimo di ulteriori tre mesi. Questo margine riservato agli uffici va considerato per tutte le casistiche di liquidazione. Per chi, invece, lascia il lavoro per dimissioni volontarie, non cambia nulla: il tempo di attesa per il pagamento della liquidazione resta fissato a 24 mesi (più al massimo altri tre), come avviene già oggi. Nessuna novità neppure nel caso di cessazione per inabilità o decesso, compreso il caso delle pensioni in cumulo: qui il tempo di attesa è di soli 15 giorni, più i consueti tempi tecnici di tre mesi. La Circolare dell’INPS si occupa anche delle decorrenze della liquidazione in alcuni casi speciali. Il più frequente per i medici è quello del cumulo gratuito dei periodi assicurativi. Ebbene, in questo caso, per le pensioni anticipate in cumulo il termine è di 12 mesi (più i soliti 90 giorni) dal raggiungimento di quello che sarebbe stato il requisito per la pensione di vecchiaia e, a differenza di queste ultime, resterà invariato anche nel 2027. Quindi, ad esempio, il medico nato a febbraio 1960 che è andato in pensione in cumulo nel 2025 a 65 anni di età, comincerà a percepire la liquidazione a giugno 2028 (compie 67 anni e 1 mese a marzo 2027, deve aspettare 12 mesi, quindi marzo 2028, più altri tre mesi e quindi si arriva appunto a giugno 2028). Modalità di pagamento del TFS. Come sanno bene pensionati e pensionandi, una volta trascorso il tempo di attesa per il pagamento, non è affatto detto che la liquidazione sia poi corrisposta tutta insieme. Il sistema di erogazione non subisce modifiche rispetto a quanto avviene oggi ed è determinato dall’importo lordo complessivo spettante. In particolare:

– Pagamento in un’unica soluzione se l’importo è fino a 50.000 euro;

– Pagamento in due rate annuali se l’importo è compreso tra 50.000 e 100.000 euro (la prima rata rimane sempre pari a 50.000 euro);

– Pagamento in tre rate annuali se l’importo è uguale o superiore a 100.000 euro (le prime due rate sono di 50.000 euro ciascuna).

Le rate successive alla prima vengono corrisposte a distanza di 12 mesi dal momento in cui matura il diritto al primo pagamento.

 

Disturbi mentali, social media e IA alimentano l’illusione dell’autodiagnosi

(da fimmgnotizie.org)    Cresce la tendenza, soprattutto tra i più giovani, ad affidarsi ai social network o all’intelligenza artificiale per autodiagnosticarsi condizioni cliniche complesse, come l’Adhd (Disturbo da Deficit di Attenzione e Iperattività), l’autismo o il disturbo borderline di personalità. Ma il rischio è di confondere comportamenti comuni con disturbi clinici. Gli smartphone ci hanno condotti in quella che viene definita la stagione dello stimolo, caratterizzata da una costante iperstimolazione del sistema di ricompensa cerebrale e dal conseguente rilascio di dopamina. “Con il tempo siamo passati dagli stimoli naturali a quelli chimici, come le droghe, fino agli stimoli prodotti da comportamenti che attivano gli stessi meccanismi di gratificazione”, spiega Furio Ravera, psichiatra della Casa di Cura Le Betulle e cofondatore del Gruppo Ginestra. Piattaforme come Instagram e TikTok, se da un lato contribuiscono ad aumentare la sensibilità verso i temi della salute mentale, dall’altro possono favorire la diffusione di informazioni imprecise, inducendo a ricondurre irrequietezza o difficoltà di concentrazione a specifiche diagnosi psichiatriche, anche in assenza di una reale condizione di neurodivergenza. Tra i disturbi più spesso oggetto di autodiagnosi c’è l’Adhd, spesso interessato da fenomeni di sovradiagnosi. Dal punto di vista neurofisiologico, il disturbo è caratterizzato da un’alterazione dei meccanismi con cui la corteccia prefrontale regola le attività coinvolte nel controllo dell’attenzione, dell’impulsività e del movimento. Anche tra gli adulti si registra un aumento delle richieste di valutazione per l’Adhd, a volte motivate dall’obiettivo di ottenere prescrizioni di farmaci stimolanti. “Il criterio per formulare una diagnosi di Adhd”, conclude Ravera, “rimane la presenza dei sintomi fin dall’età evolutiva: nei bambini si fa attraverso una diagnosi pediatrica, negli adulti mediante una ricostruzione della storia clinica infantile del paziente”.

Demenza, l’Oms aggiorna le raccomandazioni sulla prevenzione. Le nuove indicazioni

(da Doctor33)    Fino al 45% del rischio di demenza può essere prevenuto o ritardato intervenendo sui fattori di rischio modificabili. È il messaggio delle nuove linee guida pubblicate dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), che aggiornano per la prima volta dal 2019 le raccomandazioni per la prevenzione del declino cognitivo e della demenza lungo tutto l’arco della vita.

Nel mondo oltre 57 milioni di persone convivono con una demenza e ogni anno vengono diagnosticati quasi 10 milioni di nuovi casi. La malattia di Alzheimer rappresenta circa il 60-70% di tutte le forme di demenza. Sebbene non esista una cura, secondo l’Oms una quota rilevante del rischio è associata a fattori modificabili, tra cui fumo, consumo di alcol, inattività fisica, isolamento sociale, inquinamento atmosferico e malattie croniche come ipertensione arteriosa e diabete.

Le nuove raccomandazioni riflettono le evidenze scientifiche accumulate negli ultimi anni e indicano una serie di interventi per ridurre il rischio di declino cognitivo e demenza. L’Oms raccomanda di promuovere l’attività fisica, smettere di fumare, limitare il consumo di alcol, seguire un’alimentazione sana, gestire le condizioni cardiometaboliche, tra cui ipertensione, diabete e ipercolesterolemia, e ridurre l’esposizione all’inquinamento atmosferico, indicazione inserita per la prima volta nelle linee guida. Tra gli interventi raccomandati figurano inoltre la stimolazione cognitiva, il mantenimento delle relazioni sociali e, quando indicato, l’impiego di apparecchi acustici come parte delle strategie di riduzione del rischio.

L’Organizzazione precisa inoltre che, in assenza di una carenza diagnosticata, non raccomanda l’impiego di vitamine del gruppo B, vitamina E, acidi grassi polinsaturi omega-3 o multivitaminici e sali minerali per prevenire il declino cognitivo o la demenza, poiché le evidenze disponibili non dimostrano benefici tali da giustificarne l’utilizzo.

Secondo il direttore generale dell’Oms Tedros Adhanom Ghebreyesus, le nuove linee guida trasformano le conoscenze oggi disponibili sui fattori di rischio in indicazioni operative che i Paesi possono adottare per proteggere la salute cognitiva della popolazione. L’Organizzazione sottolinea inoltre che l’aggiornamento rappresenta un’opportunità per integrare maggiormente la prevenzione della demenza con i programmi dedicati alle malattie croniche non trasmissibili, alla salute mentale e alla brain health.

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