Ecco la dieta ideale per un Pianeta sano
Dopo tre anni di lavoro commissionato dalla rivista 'The Lancet', 37 specialisti di 16 Paesi hanno “disegnato” la dieta ideale per un Pianeta in salute. Dovranno diminuire i consumi di carne e zucchero e raddoppiare quelli di noci, frutta, verdura e legumi. Leggi l'articolo completo al LINK
Fatture elettroniche, medici esenti ma non del tutto. Ecco il quadro delle transazioni
(da Doctor33) Assediato dalle fatture dei fornitori di energia e linea telefonica, dai piccoli impegni extraclinici che lo vedono protagonista, persino dallo "zio d'America" che vuol pagargli a tutti i costi il certificato: il medico di famiglia è esente dalla fattura elettronica per modo di dire. O meglio, solo quest'anno e per una parte delle transazioni. Dunque, farà bene a familiarizzare con termini come Sdi, xml, codice destinatario e soprattutto, una volta capito cos'è quest'ultimo, a girarlo, lui o tramite commercialista, all'Agenzia delle entrate.
Elettroniche e no- Nel 2019 non devono fare e-fattura medici, dentisti, farmacisti sia per le prestazioni ai pazienti inviate al sistema Tessera sanitaria sia per quelle che il paziente ha chiesto di non spedire al sistema Ts. Non c'è però esonero per le fatture a pazienti stranieri o italiani residenti all'estero: queste vanno già ora fatte con il nuovo formato di file .xml e spedite al sistema di interscambio dell'agenzia delle Entrate Sdi e richiedono bollo elettronico per onorari sopra euro 77,47. Il medico deve inoltre fatturare elettronicamente, oltre che se fornitore di una Pubblica Amministrazione (dal 2015 qui c'è l'obbligo, ad esempio per prestazioni effettuate per l'Ordine), a enti terzi, come nelle docenze o relazioni a convegni o per una clinica ove lavora da libero professionista. In quest'ultimo caso, si presenta la modalità della riscossione accentrata: la società fattura su carta al paziente la prestazione e il medico emette a sua volta fattura elettronica verso la società. Questo iter non riguarda i cedolini dei medici convenzionati, esonerati dalla e-fattura dalla risoluzione 98/2015 dell'Agenzia delle Entrate. Il medico inoltre può ricevere fatture elettroniche dal sostituto. Che deve farle, ma non in tutti i casi: è esonerato se contribuente minimo, sotto i 30 mila euro di fatturato annuo, e in tal caso farà fattura cartacea.
Numerazione- Il medico dunque dovrà familiarizzare con più tipi di fattura. Un accorgimento consigliabile, anche se macchinoso: numerarle diversamente a seconda se sono: cartacee ma "riassunte" elettronicamente e inviate al sistema Ts; elettroniche inviate al sistema Sdi; cartacee pure. L'alternativa di numerare tutto insieme, in ordine temporale per data, si presta a "grane" ove si inviasse una fattura nel canale sbagliato. Bene inoltre, nell'aver cura di consegnare tutto al commercialista, sapere prima quale spesa non è deducibile e non chiedere fattura per quella.
Il nodo-ferie- Il sistema Sdi ci mette per ora fino a 5 giorni per rigettare una e-fattura se c'è un errore, e la si deve rifare. Ma se il "rigetto" capita a cavallo della scadenza del tempo utile per fatturare, è un problema. Il termine per far fattura elettronica corrisponde al giorno di pagamento. Fino al 30 giugno non ci sono sanzioni se si inviano le fatture entro il termine del versamento Iva trimestrale (o con sanzione ridotta al 20% entro il secondo versamento Iva), ma da luglio si accorcerà il periodo a 10 giorni dal pagamento. Se quest'estate si va in ferie senza pc il giorno dopo aver emesso fattura e l'Agenzia rimanda indietro il documento c'è il rischio di rimediare a tempo scaduto. Una mini-proroga delle sanzioni non guasterebbe.
Le utenze- Il medico è tenuto a conservare le fatture elettroniche ricevute. Nell'arco dell'anno ce ne saranno. Restano su carta le fatture di persone fisiche che affittano lo studio, ma se si tratta di società di servizi e c'è l'Iva saranno elettroniche. Sono cartacei i MAV come quello per le spese condominiali o per la tassa d'iscrizione all'ordine. Per le utenze, le fatture "business" deducibili dello studio sono elettroniche: ai fornitori può mancare il codice destinatario, e perciò è buona cosa comunicarlo personalmente o tramite commercialista all'Ufficio dell'Agenzia delle Entrate.
La benzina- Da quest'anno scatta l'obbligo di fattura elettronica pure per i benzinai e qui i medici presenti testimoniano che è un po' un caos. Qualcuno (pochi) si rifiuta di farla, la maggioranza o è dotata. Spesso si chiede di scaricare l'applicazione o si rinvia il cliente ad aspettarsi il documento su smartphone a fine mese consegnando intanto una ricevuta di pagamento.
La dieta a basso contenuto di glutine è utile anche ai non intolleranti?
(da Fimmg.org) Un numero crescente di persone sceglie una dieta a basso contenuto di glutine, anche se non intolleranti. Questa tendenza ha scatenato il dibattito se le diete a basso contenuto di glutine siano raccomandabili per tutte le persone senza intolleranza. I ricercatori dell'Università di Copenaghen hanno condotto uno studio su adulti danesi sani e hanno dimostrato che una dieta povera di glutine ma ricca di fibre cambia l’ambiente batterico intestinale e diminuisce il senso di gonfiore addominale, con associata una modesta perdita di peso. "In confronto a una dieta ad alto contenuto di glutine - spiega Oluf Pedersen, dell'Università di Copenaghen-, una dieta povera di glutine con alto contenuto di fibre, induce cambiamenti nella struttura e nella funzione del complesso ecosistema batterico intestinale, riduce la produzione di idrogeno e porta a miglioramenti soggettivi del gonfiore addominale. È stata osservata, inoltre, una modesta perdita di peso, probabilmente per un aumento della combustione interna". I ricercatori hanno condotto uno studio randomizzato, controllato, cross-over che ha coinvolto 60 adulti danesi sani di mezza età per otto settimane, in due gruppi di 30, che hanno assunto una dieta a basso contenuto di glutine (2 g al giorno) e una dieta ad alto contenuto di glutine (18 g al giorno), separati da un periodo di washout di sei settimane con una dieta abituale (12 g di glutine al giorno). Le due diete erano bilanciate in numero di calorie e nutrienti, inclusa la quantità di fibre alimentari. Sulla base delle osservazioni sui modelli di fermentazione alimentare prodotta dai diversi batteri intestinali, gli effetti della dieta a basso contenuto di glutine nelle persone sane potrebbero non essere dovuti alla riduzione del consumo del glutine stesso, ma a un cambiamento nella composizione delle fibre alimentari, riducendo le fibre a base di frumento e segale e sostituendole con fibre vegetali, riso integrale, mais, avena e quinoa. In ogni caso, per i ricercatori, non c’è alcuna base scientifica per raccomandare una dieta priva di glutine in generale. Una dieta a basso contenuto di glutine è stata in precedenza proposta per diminuire i sintomi gastrointestinali in pazienti con malattie infiammatorie intestinali e sindrome dell'intestino irritabile, disturbi che si verificano in circa il 20% della popolazione occidentale. "Sono necessari sicuramente altri studi a lungo termine –conclude Pedersen- prima di consigliare alla popolazione di seguire una dieta gluten-free, soprattutto perché le fibre alimentari e non l'assenza di glutine da sola, sono la causa principale dei cambiamenti del discomfort intestinale e del peso corporeo”. Tra l’altro, la dieta gluten-free potrebbe non essere necessariamente una scelta salutare, come molti pensano. Diversi cibi senza glutine, disponibili sul mercato oggi, sono privi di fibre e di ingredienti nutrizionali naturali, per cui è evidente la necessità di disporre di alimenti senza glutine ma ricchi di fibre e di alta qualità nutrizionale, freschi o minimamente lavorati.
(Oluf Pedersen Nature Communications, 2018; 9 (1).)
Ddl Antiviolenza. Fnomceo: “Sia trasformato in decreto e si riconosca a personale sanitario la qualifica di pubblico ufficiale”
Audizione della Federazione degli ordini dei medici in commissione Igiene e Sanità sul disegno di legge per contrastare le aggressioni ai sanitari. Emersa anche la possibilità di inserire, sempre nei pronto soccorso, una figura di ‘mediatore’, che, per formazione, sia in grado di disinnescare i conflitti, e la necessità di mettere in sicurezza i presidi di guardia medica e gli ambulatori, non lasciando i colleghi a fare i turni da soli in zone isolate. Leggi l'articolo completo al LINK
Batteri resistenti: le verdure crude e l’insalata possono rappresentare un rischio per la salute?
(da Fimmg.org) L'insalata è popolare tra le persone che vogliono mantenere una dieta equilibrata e sana. Le varietà di insalate vengono spesso vendute confezionate o imballate in pellicola, ma non sono scevre da possibili contaminazioni batteriche. Uno studio condotto Kornelia Smalla, professore del Julius Kühn Institute (JKI) di Quedlinburg, Germania, ha dimostrato tra questi batteri si possono trovare anche quelli resistenti agli antibiotici che provengono notoriamente da letame, fanghi di depurazione, suolo e condotte idriche. Il gruppo di lavoro guidato da Smalla ha acquistato insalate miste, rucola e coriandolo nei supermercati tedeschi. I campioni alimentari sono stati quindi analizzati per determinare la quantità totale di geni con potenziale resistenza antimicrobica (i ricercatori usano il termine "resistoma trasferibile"). Nelle loro analisi, gli esperti si sono concentrati sulla parte dei batteri di Escherichia coli resistenti alla tetraciclina. Questo perché gli antibiotici a base di tetraciclina sono utilizzati negli allevamenti di bestiame e possono promuovere lo sviluppo e la propagazione di batteri resistenti, ad esempio intestinali. Batteri e parte degli antibiotici sono eliminati dagli animali sul suolo agricolo per formare fertilizzanti organici come il letame. I risultati dei test mostrano un'ampia varietà di plasmidi trasferibili con geni resistenti, propri dell'E. Coli, da prodotti freschi a più classi di antibiotici. Se questi batteri sono presenti sui vegetali edibili, possono entrare nell'intestino umano come verdure crude. Una volta ingeriti, i batteri possono trasmettere i loro plasmidi a qualsiasi batterio patogeno presente nell'intestino, fenomeno noto come “trasferimento genico orizzontale”. In natura, il trasferimento genico orizzontale consente ai batteri di adattarsi rapidamente alle mutevoli condizioni ambientali. Se un paziente viene trattato con antibiotici, i batteri che hanno incorporato questo tipo di geni di resistenza si moltiplicano di più rispetto ai loro concorrenti meno equipaggiati. C'è comunque poca conoscenza sul fatto se e in quale misura batteri resistenti causino malattia. I consumatori, in ogni caso, devono sempre lavare accuratamente le verdure crude e l'insalata in foglie con acqua potabile prima di mangiarle per ridurre al minimo il rischio d’ingestione di agenti patogeni o di batteri resistenti agli antimicrobici. Le donne in gravidanza e le persone con sistemi immunitari compromessi per età avanzata, condizioni preesistenti o che assumono farmaci, dovrebbero inoltre astenersi dal mangiare insalate confezionate, come precauzione contro le infezioni alimentari e dovrebbero invece preparare le insalate stesse dopo averle lavate accuratamente prima del consumo. Tuttavia, il lavaggio da solo non è sufficiente per rimuovere in modo completo i patogeni o i batteri resistenti agli antimicrobici presenti negli alimenti vegetali. Pertanto, in rari casi è necessario che le persone con diminuzione delle difese immunitarie riscaldino verdure ed erbe fresche (almeno due minuti a 70° C) prima del consumo.
(Kornelia Smalla et al.. mBio, 2018; 9 (6).)
Il fumo può causare il diabete: c’è il 30–40% di rischio in più
Contraccettivi ormonali, Aifa aggiorna le informazioni su rischio Tev
Dopo i 50 anni, depressione fa rima con artrite
(da Quotidiano Sanità e Reuters Health) Le persone che soffrono di depressione e che hanno più di 50 anni dovrebbero essere sottoposte a screening per il dolore da artrite. Secondo un gruppo di ricercatori guidato da Jessica Brooks, dell’University of North Texas di Denton, negli USA, infatti, le due condizioni si verificherebbero spesso insieme, peggiorando gli esiti a livello di salute mentale e fisica. I risultati dello studio sono stati pubblicati dall’'International Journal of Geriatric Psychiatry'. Lo studio I ricercatori hanno preso in considerazione 4.792 persone con depressione e artrite riferita e diagnosticata dal medico. L’età media dei partecipanti era di 64,5 anni. Il 56,7% era iperteso, il 39,3% era obeso, il 22,5% aveva il diabete di tipo 2 e il 17% soffriva di malattie cardiache. Dai risultati è emerso che i tassi di prevalenza dell’artrite erano più elevati nei pazienti con depressione lieve (55,9%), moderata (62,9%) e grave (67,8%). I tassi, inoltre, aumentavano con l’età e i più elevati sono stati registrati tra i pazienti di età compresa tra 70 e 79 anni (55%) e tra gli ultraottantenni (57,1%) Viceversa, tra i partecipanti con depressione di vario livello, i tassi di artrite variavano dal 53,1% al 73,7%, con i valori più alti di prevalenza nelle fasce di età 50-59 anni e 60-69 anni. Infine, i tassi di artrite sono risultati più bassi tra coloro che non erano depressi, il 38,2%. La correlazione tra artrite e depressione è rimasta, inoltre, anche dopo aver preso in considerazione altri fattori, quali età, sesso, etnia, educazione, dipendenza dal fumo e comportamento sedentario. “I nostri risultati fanno luce sugli alti tassi di artrite riferita dai pazienti e diagnosticata dai medici tra gli adulti più anziani che soffrono di depressione di vario grado”, spiega Jessica Brooks, autrice principale dello studio, “I medici di famiglia e i reumatologi dovrebbero considerare maggiormente lo screening della depressione e farlo di routine nei pazienti affetti da artrite. Viceversa, chi si occupa di salute mentale dovrebbe essere consapevole dell’elevata probabilità di soffrire di artrite tra i pazienti più anziani”.
Una cattiva salute parodontale nuoce alla pressione arteriosa
(da Cardiolink) Una cattiva salute parodontale nega i benefici del trattamento antipertensivo: è quanto emerge da un’analisi trasversale su 3.626 individui di età ≥30 anni arruolati nel National Health and Nutrition Examination Survey (NHANES) nel periodo 2009-2014. Lo studio ha messo in luce che la presenza di malattia parodontale si associava ad un profilo pressorio sfavorevole rispetto all’assenza di parodontite. In particolare, è di 2.3-3 mmHg il divario pressorio nella componente sistolica esaminata in base allo stato di salute parodontale. Inoltre, sembra che la gravità della malattia parodontale influenzi le probabilità di fallimento del trattamento antipertensivo: in presenza di parodontite, infatti, è di circa il 20% la probabilità di avere valori pressori superiori al target raccomandato dalle più recenti linee guida dell’American Heart Association (AHA). Questi risultati sono stati confermati in gruppi di genere, età ed etnia. Lo studio ha preso in esame le campagne NHANES dal 2009 al 2014. La pressione arteriosa sistolica media negli adulti ipertesi in trattamento affetti da parodontite (n.1834) era pari a 133,43 ± 19,7 mmHg, significativamente superiore rispetto ai partecipanti senza malattia (n.1694, 131,17 ± 19,5 mmHg) (p <0,001). Tale divario aumentava a circa 3 mmHg (p <0,001) tenendo in conto multipli fattori di correzione (età, genere, etnia, BMI, tabagismo, stato glicolipidico, creatinina, scolarità, reddito e proteina C reattiva). In presenza di malattia parodontale si osservava un rischio del 20% più elevato di valori pressori superiori al target raccomandato dalle linee guida durante trattamento antipertensivo rispetto all'assenza della malattia, tranne quando la proteina C reattiva veniva inclusa nel modello (OR 1.19, IC 95% 0.91-1.54, p = 0.205). Il rischio aumentava anche al crescere della severità di malattia, stimata attraverso la misura della profondità di tasca parodontale (probing depth, PD) e della perdita di attacco clinico (clinical attachment loss, CAL). Tali misure esprimono un danno parodontale infiammatorio protratto nel tempo, che si realizza attraverso fasi di remissione e riacutizzazione, potenzialmente giustificando l’assenza di una relazione diretta con la proteina C reattiva ーespressione, piuttosto, di una flogosi contingente. In aggiunta, gli ipertesi in trattamento affetti da parodontite mostravano una pressione arteriosa sistolica media simile a quella degli ipertesi non in trattamento che godevano di buona salute orale, ad indicare che la terapia antipertensiva in presenza di parodontite potrebbe non essere efficace come in assenza della stessa. Come noto, l'infiammazione rappresenta un fattore patogenetico comune a numerosi fattori di rischio cardiovascolare, tra cui l'ipertensione arteriosa e le patologie ad essa correlate. La malattia parodontale è un esempio di condizione infiammatoria cronica di basso grado con evidenza di effetti sistemici. I possibili meccanismi patogenetici sottostanti l’associazione tra parodontite ed ipertensione arteriosa includono la disfunzione endoteliale indotta dai mediatori della flogosi rilasciati nel circolo ematico, con conseguente alterazione vascolare strutturale nel lungo termine, ma anche l’insulto vascolare da stress ossidativo, da citotossicità e da cross-reattività tra antigeni batterici ed auto-antigeni. Il dato descritto nel presente studio non è di poco conto, se si pensa che un effetto di pari magnitudine si osserva con altre misure non farmacologiche, quali la riduzione di 6 grammi di sale nella dieta, o grazie a determinate tipologie di esercizio fisico. Una buona salute orale sembra porsi, pertanto, come misura complementare per una buona salute sistemica. Il controllo dell’infiammazione di basso grado ad origine dal tessuto parodontale potrebbe contribuire al controllo pressorio in sinergia con altri approcci non farmacologici, quali uno stile di vita sano. Occorrono studi appositamente disegnati per verificare l’effetto e la relativa persistenza nel tempo del trattamento parodontale sulla pressione arteriosa.
(Pietropaoli D. et al, Hypertension. 2018;72:1365–1373. https://doi.org/10.1161/HYPERTENSIONAHA.118.11528)
Il patto per la scienza che ha messo d’accordo Grillo e Renzi: ecco i 5 punti
“Ripetere gli esami di laboratorio in ospedale: una pratica rischiosa e costosa”. Da Gimbe arriva un position statement per gli operatori
Tagli alle pensioni, risparmiati i medici e i dentisti
(da enpam.it) La legge di Bilancio 2019 ha introdotto tagli alle pensioni che possono arrivare fino al 40 per cento. Le decurtazioni dureranno cinque anni ma, fortunatamente per medici e i dentisti, non si applicheranno agli assegni pagati dall’Enpam. Da una lettura attenta della disposizione di legge si evince infatti che i tagli riguarderanno le pensioni Inps dei dipendenti pubblici e privati, degli autonomi (commercianti, artigiani e coltivatori diretti), degli iscritti ad alcune gestioni particolari (es: i lavoratori dello spettacolo) e dei contribuenti alla gestione separata. “I tagli certamente non si applicano alle Casse dei professionisti – ha precisato il presidente dell’Enpam e dell’Adepp Alberto Oliveti – A questa conclusione si arriva sia con un’analisi strettamente testuale sia con una lettura costituzionalmente orientata della norma. Infatti, poiché questi accantonamenti sono destinati a creare una provvista per fronteggiare i maggiori costi dovuti a Quota 100, che è di esclusiva competenza Inps, non si vede come si potrebbero prendere legittimamente delle risorse da altre parti, alla luce della sentenza 7/2017 della Corte costituzionale.”
In generale le decurtazioni colpiranno gli assegni Inps sopra i 100mila euro lordi annui, ad eccezione di quelli calcolati interamente con il contributivo. Restano salve anche le pensioni di invalidità e quelle riconosciute alle vittime del terrorismo. Non tutti i medici possono però tirare un sospiro di sollievo: mentre gli assegni Enpam saranno indenni, le pensioni versate dall’Inps ai camici bianchi dipendenti pubblici e privati, se superano la soglia dei 100mila euro, saranno soggette a riduzione. Nel computo della soglia dei 100mila euro rientreranno probabilmente anche gli assegni liquidati dalla gestione separata dell’Inps, cioè quella a cui versano gli specializzandi.
COSA DICE LA LEGGE
Articolo 1, comma 261 della legge 145 del 31 dicembre 2018 (Legge di Bilancio 2019)
“A decorrere dalla data di entrata in vigore della presente legge e per la durata di cinque anni, i trattamenti pensionistici diretti a carico del Fondo pensioni lavoratori dipendenti, delle gestioni speciali dei lavoratori autonomi, delle forme sostitutive, esclusive ed esonerative dell’assicurazione generale obbligatoria e della Gestione separata di cui all’articolo 2, comma 26, della legge 8 agosto 1995, n. 335, i cui importi complessivamente considerati superino 100.000 euro lordi su base annua, sono ridotti di un’aliquota di riduzione pari al 15 per cento per la parte eccedente il predetto importo fino a 130.000 euro, pari al 25 per cento per la parte eccedente 130.000 euro fino a 200.000 euro, pari al 30 per cento per la parte eccedente 200.000 euro fino a 350.000 euro, pari al 35 per cento per la parte eccedente 350.000 euro fino a 500.000 euro e pari al 40 per cento per la parte eccedente 500.000 euro.”
CHI È DENTRO E CHI È FUORI
Il taglio SI APPLICA a:
– Fondo pensioni lavoratori dipendenti Inps (dipendenti privati)
– Gestioni speciali dei lavoratori autonomi Inps (cioè commercianti, artigiani, coltivatori diretti)
– forme sostitutive dell’assicurazione generale obbligatoria (cioè Fondo volo, fondo Dazieri, Lavoratori spettacolo, ecc, che sono gestiti dall’Inps)
– forme esclusive (ex Inpdap, ex Ipost, ecc)
– forme esonerative (es: le Casse previdenziali delle ex banche pubbliche)
– la gestione separata Inps (ai fini del calcolo della soglia dei 100mila euro ma probabilmente non ai fini del taglio, trattandosi di gestione esclusivamente contributiva)
Il taglio NON SI APPLICA a:
– forme integrative dell’assicurazione generale obbligatoria (Fondo esattoriali, gestito da Inps, ed ENASARCO)
– Casse dei professionisti (sia quelle privatizzate come l’Enpam, sia quelle nate private come la Cassa degli infermieri)
– fondo Clero (gestito da Inps)
Menopausa, vampate persistenti sono legate a rischio cancro al seno
(da DottNet) Soffrire di vampate di calore persistenti per molti anni durante la menopausa potrebbe essere legato ad un maggiore rischio di cancro al seno. Lo rivela uno studio pubblicato sulla rivista' Menopause', il giornale ufficiale della North American Menopause Society (NAMS), il più ampio mai condotto finora sull'argomento, che ha coinvolto oltre 25 mila donne seguite per ben 18 anni. Nel corso del periodo di follow up sono stati diagnosticati nel campione 1399 nuovi casi di cancro: è emerso che le donne che soffrivano di vampate da parecchi anni avevano un maggiori rischio di questo tumore. Probabilmente, spiega il direttore della Società JoAnn Pinkerton, il legame tra le due condizioni è di origine ormonale (scompensi ormonali alla base sia di vampate sia del rischio di tumore), ma servono studi ad hoc per fare piena luce su tale associazione.
Le norme sulle comunicazioni in sanità e sui direttori sanitari sono legge.
(da Odontoiatria33) Con la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale della Legge di Bilancio 2019 entrano in vigore anche le nuove disposizioni sulla comunicazione in Sanità e sui direttori sanitari. Per la prima viene confermato quanto consentito dalla Bersani indicando che le comunicazioni potranno contenere esclusivamente gli elementi funzionali a garantire la sicurezza dei trattamenti sanitari, escludendo qualsiasi elemento di carattere promozionale o suggestivo.Per quanto riguarda i direttori sanitari le strutture sanitarie private di cura dovranno dotarsi di un direttore sanitario iscritto all’Ordine della provincia dove la struttura ha la sede operativa. Questi i testi pubblicati in Gazzetta Ufficiale:
Appello della FNOMCeO a Grillo e Salvini: metteteci nelle condizioni di poter curare tutti
Un appello ai ministri Grillo e Salvini perché diano ai medici indicazioni per poter continuare a curare, nel rispetto della Legge sulla Sicurezza, tutte le persone che si trovano sul territorio italiano, anche se ‘irregolari’. A lanciarlo è, questa mattina, la Federazione nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e Odontoiatri, per voce del suo Presidente, Filippo Anelli. “I medici vogliono e devono applicare le Leggi dello Stato – spiega Anelli -. Ci appelliamo ai Ministri della Salute e dell’Interno perché emanino direttive che chiariscano come contemperare le legittime esigenze di sicurezza dei cittadini con il dettato costituzionale e del Codice deontologico che ci impongono di curare tutti”.
Nuovi anticoagulanti orali: efficaci e sicuri anche nel paziente neoplastico
(da Cardiolink) Questo studio osservazionale mirava a studiare l'efficacia e la sicurezza degli anticoagulanti orali antagonisti della vitamina K (NOAC) nei pazienti con fibrillazione atriale (FA) con neoplasia. Un totale di 76 pazienti (età media: 73,2 ± 8,9, 28 femmine) con FA e neoplasia trattati con NOAC sono stati inclusi nell'analisi. I punteggi CHA2DS2-VASc e HAS-BLED medi erano rispettivamente di 3,2 ± 1,2 e 2,2 ± 0,9. La popolazione in studio stava assumendo dabigatran 150 mg (25%) due volte al giorno (BID), apixaban 5 mg BID (25%), dabigatran 110 mg BID (24%), rivaroxaban 20 mg (18%) una volta al giorno (OD), rivaroxaban 15 mg OD (5%), o apixaban 2,5 mg OD (3%). La terapia NOAC è iniziata, in media, 248 ± 238 giorni prima della diagnosi di neoplasia per una durata media di 1.000 ± 289 giorni. Sono stati raccolti ictus, attacco ischemico transitorio, eventi emorragici maggiori e minori, altri effetti avversi e complicanze cardiovascolari maggiori durante il periodo di follow-up. Nessun paziente ha avuto eventi tromboembolici durante la terapia con NOAC. È stata registrata una bassa incidenza globale di sanguinamento maggiore (3,9%) con un'incidenza annuale media dell'1,4%. Non sono stati osservati ictus emorragico o emorragia subaracnoidea. Solo nove pazienti (11,8%) hanno avuto un sanguinamento minore.
(Semin Thromb Hemost. 2018 Jun;44(4):370-376. doi: 10.1055/s-0037-1607436. Epub 2017 Dec 8)
Vaccini, 130 scienziati contro studio ‘fake’, salute è anche buona informazione
(da AdnKronos Salute) "La salute dei cittadini passa anche attraverso la corretta informazione". E' il punto di partenza di una lettera contro le fake news sui vaccini, scritta da 130 scienziati italiani, tra i nomi più importanti della ricerca del nostro Paese che lavorano in patria o all'estero e di cui dà conto sulla sua pagina Facebook il medico Roberto Burioni, tra i firmatari della lettera- appello. Obiettivo dei ricercatori: mettere in guardia i cittadini e fare chiarezza dopo la diffusione di un discusso studio - pubblicato dal 'Il Tempo' in prima pagina - realizzato dall’associazione free vax Corvelva e finanziate dall’Ordine dei biologi e in cui, secondo presunte analisi, nei vaccini analizzati sarebbero state trovate sostanze improprie, come i diserbanti, e nessuna sostanza protettiva.
Linee guida su contratto tra odontoiatra e struttura sanitaria. 10 consigli dalla CAO di Firenze
(da Odontoiatria33) Non solo la deontologia professionale ma anche le stesse norme che regolamentano l’attività sanitaria non lasciano equivoci sulle responsabilità e gli oneri a carico del Direttore Sanitario. Le cronache spesso indicano di come, in caso di inadempienze, le sanzioni nei loro confronti possano risultare importanti prevedendo fino alla sospensione dell’attività, non solo per mesi ma anche anni. Nonostante le responsabilità, l’incarico sembra venire assunto con “disinvoltura” per, ed è il caso dei giovani laureati, ottenere una prima fonte di reddito. Proprio pensando ai giovani, il presidente CAO di Firenze Alexander Peirano ha pensato di predisporre delle linee guida che possano consigliare chi accetta non solo l’incarico di direttore sanitario ma soprattutto la collaborazione in strutture complesse. “Innanzitutto – dice il presidente Peirano - raccomando a tutti i colleghi che si incamminano sulla strada di un qualsivoglia rapporto di lavoro sia come odontoiatra, che come direttore sanitario di una struttura, di stipulare un contratto che è la sola cosa necessaria da esibire in caso di contenziosi, sempre più frequenti”. “Ricevuta una proposta di contratto – continua - è buona regola prendersi del tempo per valutarlo, magari portandolo a casa per leggerlo con calma o farsi aiutare a capirne eventuali voci non chiare. Come CAO Firenze siamo ovviamente a disposizione per consigliare gli iscritti”. Leggi l'articolo completo al LINK http://www.odontoiatria33.it/approfondimenti/17193/linee-guida-su-contratto-tra-odontoiatra-e-struttura-sanitaria-dalla-cao-di-firenze-10-consigli.html?id=17193

