Gli impianti dentali si ‘ammalano’ come denti, entro 2025 boom casi

(da AdnKronos Salute)  Anche gli impianti dentali, come i denti, si 'ammalano'. E nei prossimi anni si stima un forte aumento dei casi in Europa. Lo indica uno studio pubblicato sul Journal of Clinical Periodontology, condotto all’Università di Pisa da Filippo Graziani, docente al dipartimento di Patologia chirurgica, medica, molecolare e dell'Area critica e presidente eletto della Federazione Europea di parodontologia. "Nel nostro studio abbiamo stimato l'andamento dei casi sia di parodontite, sia di perimplantite, la patologia che colpisce gli impianti dentali", spiega Graziani. E i risultati indicano che, "da qui al 2025, la parodontite rimarrà stabile nel numero complessivo di casi, mentre la diffusione delle patologie collegate agli impianti dentali crescerà in maniera rilevante, di pari passo con la diffusione dell’implantologia".  La parodontite colpisce 743 milioni di persone nel mondo e rappresenta la sesta malattia cronica più frequente a livello globale. Nella ricerca sono stati interpellati 113 esperti europei sulle previsioni più probabili in ambito parodontale nei prossimi anni. Per condurre l’indagine è stato utilizzato il metodo Delphi, un metodo iterativo che si svolge attraverso più fasi di formulazione e valutazione delle opinioni di un gruppo di esperti su un dato argomento e serve a far emergere una visione completa e condivisa sul tema di interesse. "Livelli elevati di placca, abitudine al fumo e presenza di parodontite sono associate a un rischio maggiore di sviluppare perimplantite - conclude Graziani - Tuttavia questi indicatori possono essere messi sotto controllo prima del trattamento. Infine, se attuato un corretto programma di mantenimento professionale, 3-4 controlli all’anno, si può ridurre l’incidenza della patologia e assicurarne un successo più duraturo".

Fattori di rischio per sindrome coronarica acuta nella donna giovane

(da Cardiolink)  La sindrome coronarica acuta (SCA) è un evento raro nella donna giovane. Per questo motivo, gli autori di questa ricerca hanno valutato un gruppo di giovani donne con SCA, al fine di identificare i fattori di rischio che predispongono alla comparsa di eventi coronarici in giovane età nel sesso femminile. Sono state incluse nell'analisi 1941 donne con SCA in età ≤45 anni (SCA_≤45), confrontate con due gruppi di controllo: 4275 donne con SCA all'età di 63-64 anni (SCA_63-64) e 1170 giovani donne sane senza coronaropatia (≤45S).

Leggi tutto

Diabetoporosi, una nuova entità nosologica

(da M.D.Digital)   L'osso fragi(da M.D.Digital)   L'osso fragile del paziente diabetico. Si tratta di una condizione evidenziata in numerosi studi epidemiologici, che hanno sottolineato l'impatto dei rischio fratturativo in questi soggetti, nei quali la frattura può verificarsi anche con un decennio di anticipo rispetto a quanto accade nella popolazione generale. A parità di età il rischio di frattura è da 3 a 5 volte più elevato in caso di diabete di tipo 1 del 50% più alto nel diabete di tipo 2, ed è tanto più evidente quanto maggiore è la durata della malattia o il controllo della stessa non è soddisfacente.  
Leggi tutto

Fnomceo, se a ‘vendere bufale’ è un medico denunciatelo a Ordine

(da (AdnKronos Salute)  "Contro le bufale, rivolgetevi ai medici che hanno un percorso di formazione specifico che li rende in grado di disinnescarle. Ma se è proprio un medico a sostenere terapie o indicazioni non fondate scientificamente, segnalatelo all'Ordine professionale". E' l'appello di Filippo Anelli, presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei medici e degli odontoiatri, che oggi ha presentato a Roma la campagna 'Una bufala ci seppellirà', contro le fake news. "Gli Ordini dei medici - ha spiegato Anelli - sono tenuti a vigilare sul fatto che in ogni caso i camici bianchi devono essere aderenti alle evidenze scientifiche. E se è proprio un medico a seminare disinformazione, interveniamo. Negli ultimi anni sono fortemente aumentate le sanzioni comminate dagli ordini, ci sono state anche due o tre radiazioni". Ma questa, paradossalmente, per Anelli "non è una notizia solo negativa. Vuol dire che la sensibilità dei pazienti e dei cittadini, che spesso segnalano situazioni anomale, è cresciuta".

Nuove regole sulla privacy, si profila normativa più semplice per i medici.

(da Doctor33)  Niente data protection officer per il medico di famiglia single, e forse niente consenso al trattamento dei dati per il fascicolo sanitario. Si profila una normativa più semplice con il decreto di attuazione del Regolamento europeo, ma il condizionale resta d'obbligo. Entro il 25 maggio solo gli enti sanitari che trattano dati su larga scala devono nominare un DPO, professionista che fa da tramite tra professionisti e aziende titolari di trattamento e adempimenti al regolamento e segnala al Garante eventuali situazioni non in linea. Il decreto di attuazione del regolamento - è la novità che si fa strada - dovrebbe poi abrogare alcune norme strategiche del codice della privacy sul consenso al trattamento dati. Responsabili protezione dati - Gli ospedali stanno designando i DPO, che possono essere loro dipendenti ma anche reclutati all'esterno con un contratto di servizio, e devono renderli pubblici al Garante che avrà l'elenco dei nuovi profili. Il Garante sta per mettere online una procedura per informarlo delle nomine man mano effettuate, intanto ha prodotto un fac-simile in pdf per "impratichirsi". Non è obbligato a dotarsi di DPO chi esercita in forma individuale - il medico single -mentre lo sono (dall'articolo 37 del regolamento) coloro che gestiscono dati sanitari su larga scala o la cui attività richiede il monitoraggio sistematico dei soggetti trattati; i medici che gestiscono le cronicità -e in Lombardia sono già in coop - però potrebbero rientrare e, per la verità, il regolamento Ue raccomanda di designare il DPO anche in situazioni dove non c'è uno specifico obbligo. Gestione del rischio - Di qui al 25 bisogna invece mettersi in regola con il registro dei trattamenti e il Garante ha postato un tutorial (http://www.garanteprivacy.it/regolamentoue/dpia/gestione-del-rischio ) Entro il 21 dovrebbe uscire il decreto di adeguamento con l'ok delle camere per gestire le urgenze, i cui contenuti sono in via di ufficializzazione. Ci si occuperà pure delle nuove regole per il consenso al trattamento dati, che non parrebbe più un "must". Se inizialmente era previsto come passaggio obbligato ai fini della compilazione del fascicolo sanitario elettronico e del patient summary, ora ci sarebbero forti dubbi, l'Unione Europea sarebbe per uno snellimento degli iter. Consenso - Il Regolamento Ue abroga gli articoli 76,81,83 e 84 della legge 196/03; per l'articolo 76, i sanitari nell'effettuare prestazioni a tutela della salute di un paziente devono chiedergli il consenso, anche a voce ma in tal caso annotandolo. Fin qui potevano non averlo solo se si tratta di tutelare la salute di terzi o della collettività, ad esempio quarantena in caso di malattia contagiosa o trattamenti obbligatori (da autorizzare dal Garante e dal consiglio superiore di sanità a meno di emergenze obiettive). Inoltre il codice chiedeva al medico che raccoglie il consenso di informare sempre i colleghi in predicato di entrare in contatto con il paziente. Ora il Regolamento suppone che l'ok al trattamento sia implicito nei rapporti di cura implicanti: diagnosi, assistenza o terapia sanitaria; finalità di medicina preventiva e del lavoro; gestione dei sistemi e servizi sanitari e sociali; motivi di interesse pubblico nel settore della sanità pubblica. Altre abrogazioni riguardano l'articolo 83 che vieta di chiamare i pazienti per nome in sala d'attesa, impone agli sportelli d'introdurre distanze tra chi è "sotto" e chi attende, e di evitare che le informazioni sensibili nel colloquio con il sanitario siano ascoltate da terzi. Inoltre, vieta che il paziente riceva visite da parenti che non vuole vedere, e impone il segreto professionale anche agli sportellisti, non tenuti. I Mmg - Paolo Misericordia di NetMedica su FimmgLazio Tv ha sottolineato due cose: il sindacato Fimmg sta per mettere online un software da scaricare con una guida alla compilazione per capire dove si è in regola e dove no e come rimediare, già in rete i requisiti per iscriversi; inoltre, ci sarebbe una disponibilità del Garante di ragionare con la professione sulle procedure per gestire i dati al meglio, «Fimmg potrebbe proporre un documento per condividere modalità operative».

Medico odontoiatria, per il Ministero della Salute si può utilizzare la denominazione

(da Odontoiatria33)   Si chiude una “questione” mai chiarita sulla quale da tempo la FNOMCeO, ed in particolare la CAO, si erano espressi affermativamente: ovvero se il laureato in odontoiatra può definirsi medico odontoiatra. Ultima, in ordine cronologico, ad esprimersi era stata la CAO attraverso una Circolare del 2014 in cui si sosteneva che “la dizione medico odontoiatra possa essere corretta e non soggetta ad alcuna criticità deontologica anche in riferimento al laureato al corso di laurea in odontoiatria e protesi dentaria".  Ma mancava il pronunciamento ufficiale, in tal senso, del Ministero della Salute che è arrivato nei giorni scorsi dalla Direzione Generale delle professioni sanitarie. Il pronunciamento si era reso necessario dopo la richiesta avanzata alla FNOMCeO dai medici che operano all’interno dell’Esercito sul fatto se potessero essere equiparate le due figure e di conseguenza anche le carriere di odontoiatra, inteso come iscritto al solo apposito Albo, con quella di medico.  Un nuovo parere in tal senso, come spiega ad Odontoiatria33 il presidente CAO Raffaele Iandolo (nella foto), era stato inviato dalla FNOMCeO ai richiedenti a fine marzo (vedi al link sotto) nel quale veniva evidenziato “che nell' ambito del quadro legislativo e giurisdizionale non possano ritenersi accettabili sperequazioni nell'inquadramento di carriera fra il medico e l'odontoiatra”. Parere FNOMCeO, sottoscritto dal presidente della Federazione Filippo Anelli e della CAO Raffaele Iandolo, che è stato veicolato poi dal SUSO al Ministero della Salute attraverso un interpello che ne chiedeva la conferma. Ministero che prima di pronunciarsi ha coinvolto per un parere nuovamente la FNOMCeO ed anche il Gruppo Tecnico sull’Odontoiatria, dove vi è stato un confronto che ha coinvolto anche le Società scientifiche ed i Sindacati odontoiatrici, acquisendo come propria la posizione della FNOMCeO.  “Finalmente il Ministero –continua il presidente Iandolo- ha accolto e fatto propria la nostra posizione autorizzando l’utilizzo della dizione di medico odontoiatra per gli iscritti all’Albo degli odontoiatri”.  “Questo pronunciamento –conclude il presidente CAO- risulta importantenon solo ai fini dalle carriere negli ambiti pubblici ed ospedalieri, ma può essere un passo avanti verso l’equiparazione delle due professioni anche dal punto di vista della formazione universitaria, visto che ora entrambe le professioni hanno un percorso di sei anni. E questo può essere un ulteriore passo per equiparare i percorsi formativi in modo che si possa arrivare alla possibilità per il laureato in medicina, o in odontoiatria, di integrare i crediti formativi universitari che mancano per acquisire la laurea in medicina (per l’odontoiatra) o quella in odontoiatria (per il laureato medico), senza dover completare l’intero percorso universitario”.

Una dose di empatia aumenta l’efficacia delle cure

(da M.D.Digital)  Una ricerca pubblicata sul 'Journal of the Royal Society of Medicine' suggerisce che i messaggi empatici e positivi dei medici possono essere di beneficio per i pazienti che soffrono di dolori e migliorare la loro soddisfazione per le cure ricevute.  Lo studio, che ha valutato i dati di 28 studi clinici per un totale di oltre 6.000 pazienti, aggiunge peso all'argomento secondo cui i risultati terapeutici positivi possono essere aumentati se i medici migliorano il modo in cui esprimono empatia e creano aspettative positive di beneficio.
Leggi tutto

Dormire a bocca aperta aumenta il pH acido con rischio erosione smalto

(da Odontoiatria33)  Russare o respirare a bocca aperta può far venire la carie. A ricordarlo è l’AIC (Accademia Italiana Conservativa) ridorando recenti studi scientifici che affermano che chi russa per buona parte della notte o respira a bocca aperta porta a un calo del pH del cavo orale che mette a rischio lo smalto e facilita la comparsa delle lesioni cariose. Gli esperti di AIC sottolineano che il rischio è consistente soprattutto in chi soffre della cosiddetta sindrome delle apnee ostruttive notturne (OSAS), e che trascorre gran parte della notte respirando in modo incostante. Inoltre, il pericolo aumenta ancora di più se si parla dei bambini: il 15% dei più piccoli, di notte, passa l’80% del tempo respirando a bocca aperta per colpa di frequenti raffreddori e allergie.  “Il nostro organismo è strutturato in modo che la respirazione avvenga dal naso, quando non succede nell’ambiente del cavo orale si crea uno squilibrio pericoloso – spiega all’agenzia ANSA il prof. Lorenzo Breschi (nella foto), Presidente AIC e Professore Ordinario di Odontoiatria Conservativa presso l’Università di Bologna – Infatti, il fisiologico pH del cavo orale cala in modo significativo portando ad un netto aumento dell’acidità della bocca: un ambiente più acido e un pH basso favoriscono l’erosione e l’indebolimento dello smalto, anticamera dello sviluppo della carie”. Numerosi studi su adulti e bambini hanno confermato i rischi associati ad una scorretta respirazione in quanto lo squilibrio del pH intra orale dovuto alla ridotta capacità di neutralizzare un ambiente acido porta alla distruzione dei tessuti dentali esistenti così come dei materiali utilizzati per il loro restauro.   “Il rischio di sviluppo della patologia cariosa è aumentato di oltre il 37% rispetto ai soggetti che non soffrono di disturbi respiratori – aggiunge Breschi – Respirare a bocca aperta infatti “asciuga” il cavo orale. Il continuo passaggio di aria all’interno della bocca secca le mucose facendo evaporare il sottile strato protettivo di saliva che, grazie a enzimi antibatterici, anticorpi e sali minerali in essa contenuti assicura con il suo flusso regolare una buona detersione delle superfici dentali, il bilanciamento del pH e, di conseguenza, la rimineralizzazione dello smalto. La saliva inoltre ha il compito di contrastare i batteri che producono gli acidi: la secchezza orale quindi contribuisce a far salire i livelli di acidità e parallelamente altera la flora batterica orale, favorendo oltre alle carie anche la comparsa di irritazioni, stomatiti, afte e infiammazioni gengivali”.  La maggiore prevalenza di lesioni cariose e di infiammazione gengivale è stata riportata da diverse ricerche condotte sui bambini che mostrano come respirare male di notte, per esempio per colpa di allergie e asma, aumenta notevolmente la percentuale di esperienza di carie sui denti decidui. “Per evitare conseguenze sulla salute orale è perciò molto importante risolvere i disturbi che compromettono una buona respirazione durante il sonno sia negli adulti che nei bambini – sottolinea Breschi – Spesso, purtroppo, il 75-80% dei casi di patologie del sonno non viene diagnosticato, sarebbe invece essenziale riconoscere il problema per risolvere non solo i disturbi della respirazione e ridurre i rischi cardiovascolari ad essi correlati , ma anche per ridurre i rischi per la salute dei denti”.

Influenza: vaccinare i bambini per proteggere anziani

(da AGI)  Una vaccinazione più completa si conferma un'arma troppo preziosa per essere sottovalutata, soprattutto dopo le nuove evidenze sull'efficacia del vaccino quadrivalente, in particolare nella popolazione pediatrica tra 6 e 35 mesi. Un'analisi di InfluNet evidenzia che i bambini da 0 a 5 anni, infatti, si ammalano d'influenza circa 10 volte di più rispetto all'anziano e circa 5 volte di più rispetto all'adulto. Una copertura vaccinale più ampia, con l'utilizzo di un vaccino quadrivalente, potrebbe proteggere in maniera efficace e sicura questa categoria così delicata, ma anche indurre un risparmio economico per il Ssn come emerge da una recente valutazione di Health Technology Assessment (HTA) dell'università degli Studi di Firenze dell'università degli Studi di Genova e dell'università Tor Vergata di Roma. "Il report di HTA sull'influenza nella fascia di eta' dai 6 mesi ai 6 anni, dichiara Paolo Bonanni, professore di Igiene presso l'università degli Studi di Firenze, nasce dall'evidenza che l'influenza è una malattia molto importante sia dal punto di vista diretto della salute del bambino, (infatti è una malattia grave che può generare ospedalizzazioni), sia perchè il bambino è il principale responsabile della trasmissione dell'infezione alla popolazione adulta e anziana. Quindi, prevenire l'influenza nel bambino significa ridurre anche l'incidenza negli adulti e negli anziani, fascia di età nella quale le coperture non sono ottimali. "La valutazione HTA, ha aggiunto Francesco Saverio Mennini, professore di Economia Sanitaria università Tor Vergata di Roma, della vaccinazione universale in età pediatrica 0-6 anni ha dimostrato i rilevanti benefici (sia sanitari che economici) legati all'uso del vaccino quadrivalente rispetto alla non vaccinazione e al vaccino trivalente. Nello studio si e' osservato che vaccinando il 40% di tutti i bambini italiani tra 0 e 6 anni con il quadrivalente, rispetto al trivalente, si preverrebbero 16mila casi di influenza addizionali all'anno." Nel report si conclude pertanto che l'immunizzazione universale dei bambini, con il vaccino quadrivalente, risulta la scelta migliore di sanita' pubblica per garantire la protezione diretta nei bambini e indiretta di tutta la popolazione

Mantenere i capelli del paziente è una cura

(da Oncologia33) I dispositivi per raffreddare il cuoio capelluto durante la somministrazione della chemioterapia hanno dimostrato di essere efficaci nel prevenire l'alopecia in una quota di pazienti e con alcuni farmaci chemioterapici. Il loro uso dovrebbe quindi diffondersi. E' questo il messaggio contenuto in una revisione  accompagnata da un editoriale di commento pubblicata sul 'Journal of Oncology Practice', nella quale si fa il punto sugli studi controllati condotti negli ultimi anni e, in particolare, su tre di essi, che hanno coinvolto un totale di circa 400, tra pazienti trattate e controlli. In tutti e tre lo schema è stato simile: il casco è stato applicato a donne con carcinoma mammario metastatico 90 minuti prima della terapia, tenuto durante la somministrazione del farmaco e poi successivamente per 90 - 120 minuti e alla fine l'effetto protettivo si è visto soprattutto nelle donne sottoposte a taxani.

Leggi tutto

Nuovo cibo da alimenti di scarto. In Olanda supermercato avvia vendita

(da Quotidiano Sanità e Thomson Reuters Foundation)  Aprile 2018  Birra da pane raffermo, zuppe da verdure che nessuno comprerebbe, sidro di mele imperfette e saponi da bucce d'arancia pronte a essere buttate nella spazzatura. Sono alcuni dei prodotti realizzati nell'ambito del progetto 'Lo spreco è delizioso', che riutilizza gli scarti alimentari, realizzato in un supermercato olandese in collaborazione con l'Università di Wageningen. E le vendite registrate nella prima settimana sono state più alte del previsto. “Abbiamo venduto circa 700 articoli in una settimana, il doppio di quello che vendiamo con i prodotti biologici”, ha dichiarato George Verberne, che gestisce la filiale di Wageningen del supermercato Jumbo, una delle più grandi catene di supermarket olandesi. “Sono orgoglioso e molto felice di essere uno tra i primi a realizzare questo progetto”, afferma.  Dopo la corsia del supermercato senza plastica, l'Olanda trova così un'altra soluzione innovativa nella lotta contro sprechi e inquinamento. Con questo metodo di riutilizzo degli scarti alimentari, il governo olandese punta a dimezzare la quantità di cibo sprecato e diventare il primo paese europeo a raggiungere questo obiettivo entro il 2030. Secondo la FAO, l'organizzazione che si occupa di cibi e agricoltura per conto delle Nazioni Unite, infatti, nel mondo, un terzo di tutto il cibo prodotto, del valore di quasi un trilione di dollari, viene buttato ogni anno.  E secondo Chantal Engelen, co-fondatrice di Kromkommer, una delle 18 aziende che partecipano al progetto, circa il 30% delle carote viene rifiutato perché ha due gambe, è troppo grande o troppo storta. “Compriamo i prodotti di scarto direttamente dal coltivatore a un prezzo equo e li trasformiamo in cibo sano”, ha dichiarato l'esperta, aggiungendo che il loro scopo è cambiare il comportamento dei consumatori in modo che anche le carote di scarto vengano vendute nei negozi. Il progetto vorrebbe ora espandersi in altri tre supermercati nei prossimi mesi, mentre i ricercatori dell'università olandese controlleranno le vendite per sei mesi per capire come espandere meglio questo mercato.

Nuove linee guida per le emorroidi, un problema molto frequente e di non facile gestione

(da Doctor33)   L'American Society of Colon and Rectal Surgeons (ASCRS) ha pubblicato su Diseases of the Colon & Rectum le linee guida aggiornate sulla gestione delle emorroidi. Ogni anno, si indica nel documento, oltre 2,2 milioni di pazienti negli Stati Uniti si sottopongono a valutazioni per i sintomi di questo problema. «Di conseguenza, è importante identificare le emorroidi sintomatiche come la fonte alla base del sintomo anorettale e avere una chiara comprensione della valutazione e della gestione di questo processo patologico» dice Bradley Davis, del Carolinas Medical Center di Charlotte, USA, a capo del comitato che ha curato il documento. Le linee guida raccomandano la valutazione delle emorroidi sulla base di una storia specifica della malattia, che enfatizza il grado e la durata dei sintomi e identifica i fattori di rischio. Gli autori indicano i segni da ricercare per definire le emorroidi interne, ovvero sanguinamento indolore con i movimenti intestinali e protrusione intermittente, sottolineando anche che i pazienti devono essere valutati per incontinenza fecale. Inoltre, viene indicata la necessità di una completa valutazione endoscopica del colon per i pazienti che presentano emorroidi sintomatiche e sanguinamento rettale.   Il documento analizza nel dettaglio la gestione delle emorroidi, che può comprendere procedure mediche o interventi chirurgici. Secondo quanto indicato, la maggior parte dei pazienti con emorroidi di I e II grado e pazienti selezionati con malattia di III grado che non traggono beneficio dal trattamento medico può essere efficacemente trattata con procedure ambulatoriali, come bendaggio, scleroterapia e coagulazione a infrarossi, anche se questo trattamento è talvolta più lento e meno definitivo di quello chirurgico. Le opzioni chirurgiche descritte nelle raccomandazioni includono l'emorroidectomia, l'emorroidopessi e l'emorroidectomia guidata con Doppler. L'emorroidectomia è risultata il trattamento più efficace per i pazienti con emorroidi di III grado, anche se associata a maggiori livelli di dolore e complicanze. Questa terapia viene particolarmente raccomandata anche per il trattamento di pazienti con prolasso con emorroidi esterne o una combinazione di emorroidi interne ed esterne. (Dis Colon Rectum. 2018. doi: 10.1097/DCR.0000000000001030 https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/29420423)

L’esercizio fisico protegge cuore anche con rischio genetico

(da AGI)  L'esercizio fisico può essere il modo migliore per mantenere il cuore sano e funziona anche per le persone con una predisposizione genetica per le malattie cardiache. Queste, in estrema sintesi, le conclusioni di uno studio pubblicato sulla rivista 'Circulation'. I ricercatori hanno analizzato i dati riguardanti circa mezzo milione di persone e hanno rilevato che una maggiore forza di presa, più attività fisica e una migliore idoneità cardiorespiratoria sono tutti associati a un ridotto rischio di infarti e ictus, anche tra le persone con una predisposizione genetica alle malattie cardiache. Per le persone con un rischio genetico intermedio per le malattie cardiovascolari, quelle con una forza di presa più forte sono risultate per il 36 per cento meno a rischio di sviluppare malattia coronarica e avevano una riduzione del 46 per cento del rischio di fibrillazione atriale rispetto a coloro con lo stesso rischio genetico ma con presa più debole. Tra gli individui ritenuti ad alto rischio genetico per le malattie cardiovascolari, alti livelli di fitness cardiorespiratorio sono stati associati a un rischio inferiore del 49 per cento di sviluppare una malattia coronarica e un rischio inferiore del 60 per cento per la fibrillazione atriale. "Il principale messaggio di questo studio è che essere fisicamente attivi e' associato a un minor rischio di malattie cardiache, anche se si ha un alto rischio genetico", ha detto Erik Ingelsson, autore principale dello studio e professore di medicina alla Stanford University School of Medicine in California.

Enpam: Bilancio 2017 approvato, + 1,16 miliardi di utile

(da enpam.it)   L’Enpam ha chiuso l’esercizio 2017 con un utile superiore a 1,16 miliardi di euro, che ha portato il patrimonio netto a 19,7 miliardi di euro con una crescita del 7,1 per cento rispetto all’anno precedente.  Il Bilancio consuntivo 2017 è stato approvato dall’Assemblea nazionale dell’Enpam con 162 voti favorevoli, 3 contrari e 2 astenuti, nella seduta di sabato 28 aprile.

LA GESTIONE PREVIDENZIALE

Nel 2017 la Fondazione ha registrato entrate contributive pari a 2,648 miliardi di euro, erogando nello stesso periodo prestazioni previdenziali e assistenziali per oltre 1,622 miliardi. A incidere sul fronte delle uscite è stato l’aumento dei pensionati che, come previsto dalla cosiddetta ‘gobba previdenziale’ presente e già scontata nei bilanci attuariali dell’Ente, saranno in crescita ancora per diversi anni.

Il bilancio consuntivo evidenzia nel 2017 un importante incremento del numero dei nuovi titolari di pensioni ordinarie rispetto al 2016. La gestione che registra la variazione minore è la Quota B del Fondo Generale (+ 1,36%), mentre la specialistica ambulatoriale presenta l’aumento maggiore (+35,96%). Di rilievo è anche l’incremento dei nuovi pensionati della medicina generale (+ 21,13%), mentre specialistica esterna e la Quota A del Fondo Generale presentano incrementi meno rilevanti pari rispettivamente a 7,22% e 2,46%.

I dati sui pensionamenti della medicina generale mostrano un costante aumento dell’età media al momento del pensionamento. Il dato, che aveva raggiunto nel 2012 un minimo di 65 anni, ha registrato una crescita continua fino ai 67,6 anni del 2017.  Il dato complessivo evidenzia che i medici di famiglia andati in pensione lo scorso anno sono stati 1.720, con un +21 per cento rispetto all’anno precedente (quando erano stati 1.420) e +92 per cento rispetto alle 898 unità del 2014.

PATRIMONIO DIVERSIFICATO

Nel 2017 il patrimonio della Fondazione ha visto salire a poco più di 5 miliardi di euro la quota investita in attività immobiliari. La percentuale del mattone sul totale tuttavia mostra un calo dal 27 al 26 per cento, a causa del netto aumento degli investimenti finanziari che si attestano poco oltre i 14 miliardi di euro, con un balzo di circa 1 miliardo.  In totale gli investimenti nell’ultimo anno hanno portato 420 milioni di euro lordi nel bilancio civilistico dell’Ente. Da questa cifra vanno sottratti 16 milioni di euro di commissioni e soprattutto 110 milioni di euro in tasse.  Calcolato a valori di mercato il patrimonio dell’Enpam ha superato i 20, 9 miliardi di euro e nel 2017 ha avuto una redditività complessiva del 4,1% al netto di costi di gestione e di tasse.

Una lettera indimenticabile

Un mese fa è mancato un collega, molto conosciuto e stimato. E quando i nostri uffici hanno chiesto sue notizie per motivi amministrativi, il figlio ha risposto mandandoci questa lettera. Un testo pieno di affetto e riconoscenza, che pubblichiamo integralmente, per il suo altissimo valore umano e sentimentale. La nostra comunità, la nostra famiglia di medici, si deve sentire onorata leggendo queste righe 
Leggi tutto

Fnomceo annuncia campagna anti bufale. Anelli: ricostruire rapporto di fiducia medico-paziente (e anche il nostro Ordine parteciperà)

(da Doctor33)   Trentuno città tappezzate con 4 diversi manifesti 6 metri per 3, con immagini che, dai creativi che le hanno proposte, vengono preannunciate come «shock, ma temperate da una buona dose di ironia». Si presenta così la prima campagna di comunicazione ''di massa'' proposta dalla Federazione nazionale degli Ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri (Fnomceo) che replica, su scala nazionale, l''esperienza messa in atto su diverse tematiche da alcuni Ordini quali quelli di Bari, Napoli, Taranto e Roma, e che consiste nell''applicare alla comunicazione della salute le tecniche e gli strumenti della comunicazione pubblicitaria. La campagna sarà presentata alla stampa giovedì 10 maggio, a Roma.  Al centro dell''iniziativa ci saranno questa volta le fake news, le «bufale» che, «quando riguardano la medicina, possono mettere a serio rischio la salute dei cittadini», si legge in una nota della Fnomceo. «Abbiamo scelto una campagna shock» spiega il presidente Filippo Anelli «perché vogliamo far comprendere i pericoli spesso sottovalutati cui il cittadino va incontro nel momento in cui si affida a fonti non autorevoli per decidere della propria salute. Gli Ordini dei medici sono garanti della salute pubblica come bene per tutta la società e hanno quindi il dovere di intervenire per informare e sensibilizzare i cittadini rispetto ad atteggiamenti che ne minano il benessere». «Il medico deve tornare al centro della relazione che il paziente ha con la propria salute - sottolinea Anelli - Occorre ricostruire quel rapporto di fiducia medico-paziente che è stato fortemente indebolito dall''aziendalizzazione della sanità».

Integrazione ‘home made’ per l’attività fisica ricreativa

(da Nutrizione33)  Non è corretto parlare di dieta e dei suoi effetti senza ricordare che non c'è schema alimentare efficace, che non consideri il cibo in associazione al movimento, tanto per il mantenimento o la perdita di peso così come per la prevenzione. Lo riconosce anche l'OMS: almeno un'ora di esercizio fisico al giorno insieme a una dieta equilibrata sono gli unici strumenti nella riduzione del rischio di malattie croniche e degenerative (e secondo le Raccomandazioni globali sull'attività fisica per il mantenimento della salute agli adulti fra 18 e 64 anni sono suggeriti almeno 150 minuti di attività moderata o 75 di attività vigorosa in sessioni di almeno 10 minuti per volta, con rafforzamento dei maggiori gruppi muscolari almeno 2 volte alla settimana).  L'attività fisica e uno stile di vita non sedentario oltretutto portano indubbi benefici sia a livello psicologico sia di comportamento e di relazione. Concetti che, anche se ben lontani dall'essere universalmente applicati, sono ormai accettati. Si sono però sviluppati parallelamente estremismi dalle conseguenze preoccupanti, per quanto riguarda sia l'attività fisica, sia gli aspetti nutrizionali ad essa associati, "soprattutto quando tali fenomeni nascono e si sviluppano in contesti privi di guida esperta e qualificata" ricorda Erminia Ebner, dietista docente presso la Scuola dello Sport del C.O.N.I.
Leggi tutto

Nuovi anticoagulanti orali: linee guida pratiche con attenzione a pazienti con necessità particolari

(da Doctor33)   Una nuova versione della guida pratica della European Heart Rhythm Association (EHRA) sulla gestione degli anticoagulanti orali non antagonisti della vitamina K (NOAC) in pazienti con fibrillazione atriale (AF), pubblicata sull'European Heart Journal, si propone come aiuto per i medici nella gestione di questo complesso contesto clinico in continua evoluzione.  «Mano a mano che i fornitori di servizi sanitari prendono confidenza con i NOAC, diventa più comune il trattamento di pazienti complessi. Abbiamo quindi pensato che non fosse opportuno un semplice aggiornamento del documento, ma che servisse una versione completamente rivista» afferma Jan Steffel, dello University Heart Center di Zurigo, Svizzera, a capo della commissione di lavoro.  
Leggi tutto

Contenzioso: il paziente deve provare il danno, il dentista che l’insuccesso è dipeso da fattori esterni

(da Odontoiatria33)   Il paziente deve provare il rapporto con il sanitario e l’insuccesso dell’intervento mentre il sanitario, per evitare la condanna, risarcitoria deve provare che l’insuccesso dell’intervento è stato causato da fattori indipendenti dalla propria volontà. A sostenerlo è il Tribunale Civile di Genova chiamato ad esprimersi sulla richiesta di una paziente che ha citato per danni una dentista.  Secondo quanto riportato nella sentenza, la paziente riferiva che nel 2011 si era rivolta allo studio della dottoressa “per cure odontoiatriche tra cui la cura di alcune carie con ablazione del tartaro e l'impianto di due ponti al II e IV quadrante”. Sempre secondo la paziente “le cure si erano dimostrate subito disastrose e brutali ed eseguite persino senza anestesia, che nell'aprile 2012, aveva deciso di interrompere il trattamento rivolgendosi ad altro specialista, dopo aver versato degli acconti”.  La versione della dentista è differente visto che riferisce che la paziente si era “presentata presso il proprio ambulatorio dentistico, in seguito a precedenti cure dentarie cui si era sottoposta con scarsi risultati presso altri e diversi studi dentistici, poiché era risultata affetta da una forma di grave parodontopatia pregressa e diffusa, patologia aggravata da abitudini di scarsa igiene orale”.

Leggi tutto

Certificazioni, delle reiterate assenze risponde anche il medico che li ha rilasciati

(da Doctor33)     Del danno erariale causato da un dipendente pubblico per l'indebita percezione del salario ricevuto in carenza di controprestazione lavorativa, per assenze giustificate mediante presentazione di certificati medici falsamente rappresentanti un perdurante stato morboso, risponde anche il medico di famiglia che li ha rilasciati. ( avv. Ennio Grassini - www.dirittosanitario.net)
1 144 145 146 147 148 164