Malattia e degenza in ospedale: nuove regole certificati Inps

(da DottNet)  Come è noto in caso di ricovero ospedaliero l'INPS eroga ai lavoratori  subordinati  e parasubordinati  una indennità di ricovero che sostituisce la semplice indennità di malattia . Il lavoratore è tenuto a produrre icertificati piu ideoni  redatti dal medico curante o della struttura ospedaliera .  L’Inps precisa che in molte strutture ospedaliere sono state istituite le strutture semplici di Osservazione Breve Intensiva (OBI) e Degenza Breve (DB) e che le strutture di pronto soccorso sono tenute alla trasmissione telematica dei certificati di malattia e ricovero. In particolare l’Inps prevede 2 situazioni:

- in caso di ospitalità notturna del malato il lavoratore dovrà farsi rilasciare l’apposito certificato di ricovero,

- in caso di dimissione del malato senza permanenza notturna presso la struttura, invece, il certificato da produrre sarà quello di malattia.

L’Ente previdenziale specifica che nel caso in cui le strutture siano impossibilitate a procedere con la trasmissione telematica dei certificati di ricovero o di malattia,potranno rilasciarli in modalità cartacea, riportando tutti gli elementi obbligatori previsti dalla legge con particolare riguardo alla diagnosi e alla prognosi. Con il messaggio n. 1094 dello scorso 9 marzo l'INPS (http://www.dottnet.it/file/93922/inps/)    fornisce nuovi precisazioni per i casi in cui il paziente sia trattenuto in pronto soccorso  senza ricovero vero e proprio nella struttura ospedaliera.  Questo si può verificare spesso per due motivi :

- necessità di accertamenti prolungati per giungere ad una diagnosi e al ricovero nella struttura specializzata piu idonea

- mancanza di posti letto adeguati.

Anche in questi casi, raccomanda l'Istituto, il lavoratore deve assicurarsi che venga emesso un certificato che specifichi la premanenza notturna  per avere diritto alla indennità di ricovero ospedaliero.  L'Inps precisa quindi che :

- Nel caso  per problemi organizzativi della struttura venga emesso un certificato di pronto soccorso che non specifica l'ospitalità notturna " il lavoratore è tenuto a fornire ulteriori elementi utili per l’istruttoria inviando alla Struttura territoriale Inps  e al proprio datore di lavoro - nei casi di  anticipazione della prestazione - ulteriore  documentazione  risulti la  permanenza prolungata presso la struttura di pronto soccorso.

- Nel caso l'azienda ospedaliera non sia in grado di emettere il certificato in forma telematica, questo puo anche essere prodotto in forma cartacea.

A questo proposito l'INPS precisa ulteriormente che ,"mentre in caso di certificato telematico non sussiste alcuna ambiguità, qualora venga rilasciato un certificato cartaceo - sia compilato a mano che stampato da procedura gestionale -  l’eventuale dicitura “prognosi clinica” deve essere integrata/sostituita con quella prevista dalla legge di “prognosi riferita all’incapacità lavorativa”.  Questi casi potranno essere valutati dal medico dell’Ufficio medico legale territorialmente competente, che potrà anche  eventualmente disporre un apposito accertamento domiciliare/ambulatoriale.

Vaccini, in Emilia Romagna obbligo per medici e infermieri di reparti a elevato rischio

(da Fimmg.org)  Nei reparti di oncologia, ematologia, neonatologia, ostetricia, pediatria, malattie infettive, nei Pronto soccorso e nei Centri trapianti dell'Emilia-Romagna potranno lavorare solo gli operatori sanitari, e dunque medici, infermieri, ostetriche, che risultano immuni nei confronti di morbillo, parotite, rosolia e varicella. Nel caso in cui venga accertata l'assenza di immunità nell'operatore e il rifiuto o l'impossibilità a sottoporsi alla vaccinazione specifica, il medico del Lavoro (medico competente) rilascerà un giudizio di idoneità parziale temporanea, con limitazioni a non svolgere attività sanitaria nelle aree ad alto rischio e a non prestare assistenza diretta a pazienti affetti dalle quattro patologie perché potrebbero contagiare l'operatore stesso ed i propri pazienti. Lo prevede il documento 'Rischio biologico e criteri per l'idoneità alla mansione specifica dell'operatore sanitario, redatto dai medicicompetenti delle Aziende sanitarie, da infettivologi e da esperti dell'Università e della Regione Emilia-Romagna e approvato dalla Giunta regionale con un'apposita delibera dopo un confronto con le organizzazioni sindacali.

Elezioni Ordini, si cambia. Ecco il decreto del Ministero della Salute che disciplina le nuove procedure elettorali delle professioni sanitarie

(da Quotidiano Sanità)  La ministra della Salute, Beatrice Lorenzin, ha firmato il decreto attuativo della legge sulla riforma degli Ordini professionali. Solo la scorsa settimana i rappresentanti degli Ordini professionali dei medici, farmacisti, infermieri e veterinari, si erano incontrati con il Ministero della Salute per fare il punto sul testo ormai pronto all'emanazione. Il decreto era richiamato dall’articolo 4 della legge riguardante la revisione della disciplina delle professioni sanitarie. Il decreto è finalizzato, inoltre, a disciplinare le procedure per l’indizione delle elezioni, per la presentazione delle liste e per lo svolgimento delle operazioni di voto e di scrutinio nonché le modalità di conservazione delle schede. Al fine di garantire che le nuove procedure rispondano pienamente alle effettive esigenze delle Federazioni e degli Ordini provinciali di tutte le professioni sanitarie a cui sono rivolte, il testo del decreto è stato definito con la collaborazione fattiva delle Federazioni nazionali: dei Medici e degli Odontoiatri; dei Farmacisti; dei Veterinari; degli Infermieri; delle Ostetriche e dei Tecnici di radiologia medica, delle professioni sanitarie, tecniche, della riabilitazione e della prevenzione.   Il decreto, composto da 7 articoli, all'articolo 1 (indizione delle elezioni), spiega che ciascun Ordine elegge il proprio Consiglio direttivo, Commissione d'albo e Consiglio dei revisori, favorendo l’equilibrio di genere e il ricambio generazionale nella rappresentanza. La votazione è valida in prima convocazione quando abbiano votato almeno i due quinti degli iscritti o in seconda convocazione almeno un quinto degli iscritti. A partire dalla terza convocazione la votazione è valida qualunque sia il numero dei votanti. Inoltre, ciascun Ordine potrà stabilire con propria delibera che le votazioni si svolgano con modalità telematiche, individuandone le procedure operative, che saranno validate dalla Federazione.

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Erosione dentale e dieta

(da Odontiatria33)  Si parla di erosione dentale quando si ha una perdita della struttura dentale dello smalto o della dentina a causa dell'esposizione ad acidi. Gli acidi possono essere di origine intrinseca o estrinseca. L’esposizione agli acidi intrinseci è prevalentemente di origine gastrointestinale ed è dovuta a vomito, reflusso gastroesofageo o in seguito alla sindrome da ruminazione. L’erosione dentale scaturita da vomito in genere è legata a disturbi alimentari come anoressia nervosa o bulimia nervosa, che prevedono episodi di vomito ricorrenti e per lunghi periodi, mentre molto difficilmente è associata a episodi di vomito per infezioni gastrointestinali batteriche o virali in quanto questi sono tipicamente di breve durata e, quindi, improbabile che possano contribuire all'erosione. 

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Pensione complementare da record per i camici bianchi

(da enpam.it)   FondoSanità, il fondo di previdenza complementare dei medici e degli odontoiatri, ha registrato negli ultimi cinque anni il secondo miglior rendimento tra i fondi negoziali italiani, segnando un +53,8 per cento complessivo.  Lo certifica la Covip, l’organismo di vigilanza dei fondi pensione, in una tabella comparativa che è stata pubblicata lunedì 12 marzo dal 'Giornale'. (https://www.enpam.it/wp-content/uploads/Rendimenti-FondoSanit%C3%A0-il-Giornale.pdf)   Il quotidiano riporta che nello stesso periodo la performance media dei fondi di previdenza complementari dedicati a singole categorie professionali è stata del 22,8 per cento, mentre il tfr si è limitato a un modesto 9,1 per cento.

Questa è la settimana mondiale per la riduzione del consumo di sale. Ecco come diminuirne il consumo in cinque mosse

Si svolge dal 12 al 18 marzo la Settimana di sensibilizzazione per la riduzione del consumo alimentare di sale, promossa dalla World Action on Salt & Health. Quest'anno il tema è “5 ways to 5 grams”, per indicare 5 possibili vie per ridurre il consumo di sale fino al valore massimo raccomandato dall’Oms di 5 grammi al giorno, ossia circa 2 grammi di sodio al giorno  Leggi l'articolo completo al LINK

Convenzione ministero-Inps per comunicazione stato ricovero

(da AdnKronos Salute)  L'Istituto nazionale previdenza sociale e il ministero della Salute hanno adottato una convenzione per la comunicazione dello stato di ricovero dei titolari di indennità di accompagnamento, indennità di frequenza, assegno sociale e assegno sociale sostitutivo di invalidità civile.  Grazie a tale convenzione - annuncia una nota - l'Inps acquisirà le informazioni in possesso del ministero della Salute sullo stato di ricovero, allo scopo di operare la verifica del diritto delle prestazioni nei confronti dei soggetti che non presentano la prevista dichiarazione di responsabilità e il controllo di veridicità delle dichiarazioni o certificazioni presentate. Il ricovero in strutture con oneri a carico del Ssn, di durata superiore a 29 giorni, implica infatti la sospensione o la riduzione di alcune prestazioni erogate dall'Istituto. I dati acquisiti permetteranno di ridurre gli adempimenti per i cittadini, in quanto le informazioni relative a ricoveri gratuiti - che attualmente sono trasmesse dagli utenti all'Inps tramite la presentazione del Modello invalidità civile ricovero (Icric) - saranno fornite direttamente dal ministero della Salute all'Istituto. Questo consentirà all'Inps di risparmiare fino a 9 milioni all’anno, attualmente spesi per il servizio offerto dai Caf in relazione alla presentazione dei moduli Icric. La semplificazione consentita dal protocollo, inoltre - conclude la nota - faciliterà l'Istituto nel contrasto agli abusi.

Nasce l’Osservatorio nazionale sulla sicurezza degli operatori sanitari

(da Ufficio Stampa FNOMCeO)   Era stata una delle prime istanze portate dai nuovi vertici della Federazione Nazionale degli ordini dei Medici Chirurghi e Odontoiatri, guidata da Filippo Anelli, all’attenzione del Ministro della Salute Beatrice Lorenzin: oggi l’Osservatorio nazionale sulla sicurezza degli operatori sanitari diventa finalmente realtà.  Ad annunciarlo è stata poche ore fa la stessa Beatrice Lorenzin, nell’ambito di un incontro con i medici presso la sede dell’Ordine. Già convocato il Tavolo, che si insedierà il 13 marzo prossimo al Ministero di Lungotevere Ripa.  "La sicurezza degli operatori, come elemento imprescindibile per garantire la sicurezza delle cure, è oggi una vera e propria emergenza in ambito sanitario e va affrontata con un approccio sistemico. La violenza, infatti, è indice di vulnerabilità del sistema, che non deteriora solo le condizioni di lavoro degli operatori ma anche la qualità del servizio offerto ai pazienti.  – commenta a margine del Comitato Centrale della Fnomceo in corso a Roma il presidente Filippo Anelli, che già in veste di presidente proprio dell’Ordine di Bari si è lungamente battuto su questa tematica. “Ora le richieste avanzate dalla Federazione nazionale degli Ordini dei medici hanno trovato risposta nell'istituzione dell’ente, che sarà presieduto dal Ministro e avrà il compito di registrare e analizzare i casi di aggressione, in modo da individuare i fattori di pericolosità e proporre soluzioni finalizzate alla tutela della sicurezza degli operatori sanitari”. “Sarà un osservatorio permanente per monitorare quello che accade e individuare insieme delle soluzioni - ha dichiarato Beatrice Lorenzin - “Abbiamo un grandissimo problema di dignità del lavoro, del valore del lavoro, al di là del salario, che riguarda anche il prestigio e l’autorevolezza: il medico viene aggredito perché si pensa che debba darti la diagnosi che ti aspetti. Ci troviamo di fronte a un problema culturale, che non investe solo l’ambito sanitario. Bisogna rimettere in campo una serie di regole per ricostruire un sistema di alleanze e di convivenza civile. Voi medici siete classe dirigente, siete influencer, ognuno di voi parla con migliaia di pazienti, quindi avete un ruolo nel ricostruire quel filo che lega la società.” “Dobbiamo riconoscere al Ministro di essere sempre stato presente anche su questo tema della violenza, che diventa particolarmente odioso perché investe i medici più giovani e i colleghi che operano nei reparti di emergenza urgenza.”, ha dichiarato Cosimo Nume, Presidente dell’Ordine dei medici di Taranto e coordinatore dell’Area Strategica Comunicazione Fnomceo, durante l’incontro di Bari.  “Nel nostro paese gli episodi di violenza contro gli operatori sanitari, nell’ambito delle politiche di gestione del rischio clinico e per la sicurezza delle cure, sono considerati eventi sentinella in quanto segnali nell’ambiente di lavoro di situazioni di rischio e di vulnerabilità che richiedono l’adozione di opportune misure di prevenzione” si legge nella lettera di Convocazione inviata dal Ministero della Salute al Coordinatore della Commissione Salute della Conferenza delle Regioni e Province autonome, ai presidenti delle Federazioni degli Ordini dei Medici, Farmacisti, Veterinari, Infermieri, ai Direttori Generali dell’Agenas (l’agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali), della Direzione generale delle professioni sanitarie, della Prevenzione, della Programmazione sanitaria del Ministero, e al Comandante dei Nas): i lavori avranno inizio, come già detto,  martedì 13 marzo alle 12 presso il Ministero di Lungotevere Ripa. .

Anelli (Fnomceo): prescrizione deve rimanere atto medico

(da fimmg.org)    «La collaborazione con l'Ordine degli infermieri può e deve esprimersi anche nella gestione della terapia, e nei progetti di miglioramento dell'aderenza terapeutica. Ma la prescrizione, con qualunque nome si scelga di chiamarla, è e non può che rimanere atto medico». Lo ha ribadito il presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri (Fnomceo) Filippo Anelli, che commenta la proposta «di studiare forme di 'prescrizione' di medicinali da parte degli infermieri», emersa  durante il congresso della Federazione degli Ordini delle professioni infermieristiche (Fnopi), e accolta con una certa apertura dal direttore generale dell'Aifa, Mario Melazzini. «Proprio ieri, nell'ambito del primo congresso Fnopi, abbiamo stretto un'alleanza per continuare ad approfondire la partnership tra le nostre professioni - ricorda Anelli - ma questo è possibile solo nel rispetto delle rispettive e sostanzialmente diverse competenze».

3 italiani su 4 ascoltano audio a volume troppo alto

(da AGI)    Il 75 per cento degli italiani ascolta i propri dispositivi mobili oltre il livello degli avvisi di volume. In particolare i giovani, che rischiano così una perdita uditiva permanente. Il 95 per cento dei giovani tra i 18 e i 24 anni sostiene di ignorare gli avvisi di volume dei dispositivi mobili pur di ascoltare l'audio a un'intensità superiore ai livelli di guardia. Questi alcuni dei risultati del rapporto State of Hearing - promosso da Cochlear, leader mondiale nelle soluzioni acustiche impiantabili.  L'indagine, realizzata con l'obiettivo di comprendere meglio l'atteggiamento e le abitudini delle persone rispetto al proprio udito, ha evidenziato una serie di comportamenti a rischio degli italiani, che potrebbero aumentare il numero delle persone affette da perdita uditiva. Nei bambini, si potrebbero verificare problematiche relative allo sviluppo psico-motorio, mentre negli adulti il rischio riguarderebbe un declino cognitivo precoce talvolta associato a demenza. Dalle evidenze dell'indagine emerge che la maggior parte degli intervistati (83 per cento) non e' nemmeno informato sul dove effettuare un test dell'udito oppure teme una scoperta spiacevole dopo una visita specialistica.

Gli obesi vivono fino a 6 anni meno degli uomini con il peso normale

(da DottNet)  Non avere troppi chili di troppo regala anni di vita: e precisamente fino a sei in più per gli uomini e fino a tre anni e mezzo in più per le donne. Un nuovo studio pubblicato su 'Jama Cardiology' contraddice il cosiddetto 'paradosso dell'obesità',secondo il quale le persone a cui è stata diagnosticata una malattia cardiovascolare vivono più a lungo, se obese, rispetto a persone che hanno un peso normale. Mostra infatti che le persone in sovrappeso, e ancor di più quelle obese, hanno un rischio maggiore di morte e trascorrono più anni a combattere con infarti e ictus.  Per far chiarezza in tal senso, i ricercatori della Northwestern University, nell'Illinois hanno esaminato i dati di 190.672 persone in 10 grandi coorti prospettiche con un totale di 3,2 milioni di anni di follow-up. Tutti i partecipanti erano liberi da malattie cardiovascolari all'inizio dello studio.   Rispetto agli uomini con peso normale, la probabilità di avere ictus, infarto, insufficienza cardiaca negli uomini di mezza età (40-59 anni) in sovrappeso era del 21% superiore e arrivava ad essere maggiore del 67% se erano obesi. Rispetto alle donne con peso normale, le probabilità di avere le stesse malattie erano superiori del 32% nelle donne in sovrappeso e più alte dell'85% in quelle obese.  Gli uomini di mezza età di peso normale hanno vissuto 1,9 anni in più rispetto a quelli obesi e 6 anni in più rispetto agli obesi più gravi. Le donne di mezza età di peso normale hanno vissuto 1,4 anni in più rispetto alle donne in sovrappeso, 3,4 anni in più rispetto alle donne obese. Il cosiddetto paradosso dell'obesità, "ha causato molta confusione e potenziali danni perché sappiamo che ci sono rischi cardiovascolari e non cardiovascolari associati all'obesità", commenta Sadiya Khan, autore principale dello studio. E' vero piuttosto, secondo i ricercatori, che in chi ha molto chili di troppo è più facile che le malattie cardiovascolari vengano diagnosticate prima e si inizino prima le terapie.

I turni di notte possono essere pericolosi per la salute. Ecco un manuale per gli operatori sanitari

(da Quotidiano Sanità) Dormire abitualmente meno di sette ore per notte è un disastro per la salute e il benessere di un individuo. La scienza lo ha stabilito con chiarezza e lo ribadisce ad ogni piè sospinto. Ma la realtà è che il mondo occidentale, come ricorda Fiona Godlee, direttore del 'British Medical Journal', vive nel pieno di un’epidemia di insonnia. E questo non fa che aumentare il rischio di depressione, ansia, demenza, ictus, cardiopatie, obesità, cancro, diabete e incidenti stradali.  Ma al di là dei teenager e degli adulti che tirano tardi su internet o davanti ad un videogioco, c’è chi al sonno è costretto a rinunciare per contratto. Tipicamente medici e infermieri.  Lo scorso anno, sempre il BMJ pubblicava un articolo dal titolo polemico: ‘Rischio e fatigue: i conducenti dei treni sono più sicuri dei medici?’ attirando l’attenzione sul fatto che la stanchezza gioca brutti scherzi sulla capacità di giudizio di una persona, qualunque sia il suo lavoro. Gli autori rivolgevano dunque un appello ai medici perché vigilassero sulla comparsa di segni di stanchezza non solo su loro stessi ma anche nei confronti dei loro colleghi; stessa raccomandazione veniva rivolta ai dirigenti delle strutture ospedaliere perché si assumessero la responsabilità di quanta stanchezza vanno accumulando i loro sottoposti.  A distanza di circa un anno dall’allarme lanciato da questo studio, Helen McKenna e Matt Wilkes avanzano una proposta concreta, evidence-based, di una possibile ‘strategia del sonno’ per chi fa i turni di notte. Con tanto di infografica che l’editor di BMJ consiglia di stampare e appendere alla parete dello studio.  Questi i consigli per sopravvivere (e far sopravvivere) ai turni di notte in sicurezza: Giorno prima del turno di notte: obiettivo: minimizzare il debito di sonno ·  dormire e svegliarsi naturalmente (cioè senza la sveglia) ·  evitare di prendere il caffè del mattino ·  fare un sonnellino pomeridiano di circa 90 minuti (per completare un ciclo del sonno), tra le 14 e le 18 Durante il turno di notte. Obiettivo: aumentare la performance ·  mantenersi attivi ·  se possibile fare sonnellini di 10-20 minuti durante la prima parte del turno di notte ·  prendere un caffè prima del riposino, ma far sì che sia l’ultimo caffè della notte ·  evitare di assumere sostanze per restare svegli, per i possibili effetti collaterali ·  consumare un pasto leggero ·  affidarsi a delle check list nello svolgimento di compiti critici, per ridurre i rischi inerenti alla ridotta performance da stanchezza Nelle ultime ore della guardia notturna, prima di tornare a casa: ·  evitare caffeina e nicotina ·  evitare l’esposizione alla luce piena uscendo dall’ospedale (indossare un paio di occhiali da sole, anche se è nuvolo) ·         considerare di tornare a casa utilizzando i trasporti pubblici, anziché mettersi alla guida Nei giorni tra un turno di notte e l’altroObiettivo: minimizzare il debito di sonno ·  cercare di andare a dormire il più presto possibile ·  prima di prendere sonno, evitare luci forti, schermi luminosi, alcolici ·  dormire in una stanza al riparo dai rumori e tranquilla ·  accettare il fatto che qualunque tipo e durata di sonno (anche quello frammentato o abbreviato) è sempre meglio che niente e massimizzate il tempo dedicato al sonno Fare un ‘reset’ dopo un turno di notteObiettivo: ripristinare il normale ritmo del sonno ·  cercare di dormire 90-180 minuti subito dopo il turno di notte ·  uscite di casa quando vi svegliate ·  la sera, cercate di andare a letto all’orario abituale ·  evitare di dormire ancora durante il giorno, nei giorni seguenti

Stop bufale sulla salute: al via portale dell’ISS

(da Ansa,it)   Dall'ambiente all'alimentazione, dai vaccini agli screening, è online https://www.issalute.it/ il primo portale web istituzionale di notizie sulla salute, forte già di 150 fake news smascherate e oltre 1700 schede sulle principali malattie. Realizzato dall'Istituto Superiore di Sanità (Iss), è una vera e propria enciclopedia 'antibufale' con notizie scientifiche scritte in modo semplice e comprensibile. L'obiettivo, spiega Ricciardi, «è spiegare ai cittadini il valore della ricerca e della conoscenza prodotta dall'intera comunità scientifica, per renderla fruibile al maggior numero di persone possibile, senza discriminazioni», spiega Walter Ricciardi, presidente Iss. Quotidianamente aggiornato, il nuovo 'Portale della Conoscenzà offre una bussola per orientarsi nel mare del web, strumento a cui, secondo il Censis, almeno un italiano su 3 si affida per ottenere informazioni sulla salute. Ma, sempre più spesso, questi contenuti così delicati sono contaminati da fake news. «Santoni che propongono soluzioni impensabili a problemi di salute, come curare il cancro con l'ossigeno, o canali di disinformazione che pongono falsi problemi, come i rischi derivanti dai vaccini. Il web - osserva il ministro della Salute Beatrice Lorenzin - è una giungla in cui è difficile districarsi». Per questo, a «Bufale e falsi miti» è dedicata un'apposita sezione del portale, dove ogni informazione ingannevole è corredata dalle spiegazioni scientifiche che ne evidenziano l'infondatezza. Un'altra sezione dedicata alle «News» viene aggiornata dall'agenzia Ansa, con notizie pubblicate su riviste scientifiche, ma tradotte in un linguaggio adatto a tutti. I contenuti pubblicati sono stati realizzati e vagliati da esperti. Testimonial del progetto è Piero Angela, giornalista che ha contributo a far accedere milioni di persone a informazioni scientifiche certificabili. «Oggi col web -osserva - la disinformazione circola rapidamente ed è pieno di pifferai magici a cui è facile credere. Da anni cerco di raccontare la scienza in modo corretto al grande pubblico. Saputo di questa iniziativa mi sono rallegrato perché finalmente le istituzioni entrano in un campo importante». Tra i temi più bersagliati dalla disinformazione online ci sono i vaccini. Per spiegarne l'importanza è stata inaugurata oggi, all'Iss la mostra 'Mondovaccinì, che verrà ospitata nei prossimi mesi in diverse città italiane. Obiettivo è raccontare, attraverso quiz, foto, video e pannelli informativi, il valore di questi farmaci che hanno salvato milioni di vite.

Genitori e adolescenti – Agitare bene prima dell’uso 2.

Riceviamo e volentieri divulghiamo questo calendario di incontri organizzati dalla L'U.O.C. Dipendenze patologiche di Forlì in tema di prevenzione, trattamento e cura dei disturbi da uso o abuso di sostanze psicotrope (legali o illegali) o dei comportamenti compulsivi (gioco d'azzardo patologico, dipendenza da videogiochi, shopping compulsivo…)  Il Calendario degli incontri, che possono essere di grande interesse per medici di medicina generale e pediatri, è a questo link

Dieta vegetariana e vegana sono inadeguate per i bambini

(da DottNet)    "Vitamina B12, ferro e omega 3 devono trovare posto a tavola per il corretto sviluppo dei bimbi"  Non è da escludere a priori il vegetarianesimo, ma rischia di essere inadeguato così come il veganesimo. Latte, uova ed alimenti ricchi di vitamina B12, oltre a ferro e omega 3 devono trovare posto in tavola per un corretto sviluppo dei bambini. Fin dai primi mesi di vita la scelta migliore è quella che prevede il consumo prevalente di alimenti vegetali e l'uso limitato di prodotti animali. A evidenziarlo sono i pediatri, riuniti a Caserta per un corso organizzato dalla Sipps e dalla Federazione Italiana Medici Pediatri. Si comincia proprio con una sessione "Diete vegetariane in gravidanza e in età evolutiva".  La Sipps, insieme alla Fimp e alla Società Italiana di Italiana di Medicina Perinatale ha deciso di approfondire, attraverso un Position Paper, il problema dell'adeguatezza delle diete vegetariane relativamente alla crescita ed allo sviluppo neurocognitivo dei bambini. "Anche in Italia, come nel resto del mondo - spiega Margherita Caroli, coordinatore del Position Paper - il numero delle persone che abbracciano stili alimentari diversi, fra cui quelli vegetariani, declinati nelle varie forme, è in aumento. In alcuni casi intere famiglie, a volte con conoscenze nutrizionali insufficienti, abbracciano nuovi modelli alimentari, intraprendendo un percorso che necessita peraltro di assunzioni calibrate dei diversi alimenti. I bambini quindi, soprattutto in questi casi, potrebbero venir esposti a stili alimentari non ideali per la loro crescita".  "Per un corretto sviluppo del bimbo - afferma Andrea Vania, Professore di Nutrizione Pediatrica all'Università La Sapienza di Roma - le diete latto-ovo-vegetariane e vegane sono inadeguate, soprattutto considerando l'ambito neurologico, psicologico e quello motorio". "La centralità del bambino - conclude Giuseppe Di Mauro, Presidente Sipps - è da sempre l'obiettivo primario per le diverse componenti dell'universo pediatrico".

Sanità pubblica: prossima legislatura, ultima chiamata

(da M.D.Digital)   Al cospetto di oltre 600 partecipanti del mondo della sanità e della ricerca biomedica, giunti a Bologna da tutto il territorio nazionale, Nino Cartabellotta – Presidente della Fondazione Gimbe – ha fatto il punto sullo “stato di salute” del nostro servizio sanitario nazionale (Ssn) e sull’indifferibile necessità di rimettere la salute dei cittadini al centro dell’agenda politica. Secondo le stime della Fondazione Gimbe nel 2025 serviranno almeno 210 miliardi di euro per mantenere il Ssn pari ad una spesa pro-capite di  3.500 euro; stime estremamente prudenziali perché si tratta di una cifra inferiore alla media OCSE del 2013. Rispetto ai 150 miliardi di spesa del 2016, stando alle previsioni attuali d’incremento di spesa pubblica e di spesa privata e al potenziale recupero da sprechi e inefficienze, rimane indispensabile un forte rilancio del finanziamento pubblico per raggiungere la cifra stimata. “Questi dati – ha esordito Cartabellotta – seppure non devono essere letti come la conseguenza di un piano occulto di smantellamento e privatizzazione del Ssn, testimoniano indubbiamente l’assenza di un preciso programma politico per il suo salvataggio, confermata anche dalla recente analisi dei programmi elettorali condotta dalla Fondazione Gimbe”. Impressionante la quantità di numeri snocciolati dal Presidente: dal definanziamento pubblico alle diseguaglianze regionali, dalla composizione della spesa privata alla mobilità sanitaria, dai ticket alle addizionali regionali IRPEF, dalla spesa per il personale agli sprechi, che restituiscono un quadro allarmante in cui il nostro Ssn si sta inesorabilmente disgregando sotto gli occhi di tutti. “Davanti a tinte così fosche per il futuro della sanità pubblica – ha puntualizzato Cartabellotta – dal nostro monitoraggio dei programmi elettorali emerge che nessun partito ha predisposto un piano per tutelare il Ssn  intervenendo sulle principali determinanti della crisi di sostenibilità: definanziamento, ‘paniere’ Lea troppo ampio, sprechi e inefficienze, deregulation della sanità integrativa, diseguaglianze regionali e locali. Considerato che non potrà essere il futuro a prendersi cura del Ssn la Fondazione Gimbe ha dunque messo nero su bianco un dettagliato’piano di salvataggio’ la cui attuazione sarà strettamente monitorata dal nostro Osservatorio”.  Ma sotto osservazione ci sono anche i Piani anti-liste d'attesa delle Regioni e delle aziende sanitarie, per valutare l'adeguamento alle indicazioni nazionali e il rispetto dei tempi minimi per accedere alle prestazioni. Tale finalità è infatti l'obiettivo di un progetto di ricerca finanziato dalla borsa di studio promossa dalla Fondazione Gimbe alla memoria del medico Gioacchino Cartabellotta, e destinata a un giovane ricercatore. A riceverla quest'anno, durante la 13.esima Conferenza nazionale Gimbe è Vincenza Gianfredi, della Scuola di specializzazione in Igiene e Medicina preventiva dell'università di Perugia, per fare luce sulle modalità con cui Regioni e Aziende sanitarie gestiscono le liste d'attesa. "Dalle nostre analisi, effettuate nell'ambito delle attività dell'Osservatorio Gimbe - spiega Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe -ci siamo resi conto di un elemento 'curioso': in Italia esiste un Piano nazionale per il governo delle liste d'attesa che ciascuna Regione avrebbe dovuto recepire, e ciascuna azienda sanitaria avrebbe dovuto redigere un Piano aziendale per definire i tempi minimi previsti per accedere alle varie prestazioni. In nessun sito istituzionale, però, si ritrovano queste informazioni". "Perciò ci siamo dati l'obiettivo - prosegue - di costruire una sorta di mappatura, sia delle Regioni sia delle Aziende sanitarie, rispetto agli obblighi a cui sono tenute dal Piano nazionale per il governo delle liste d'attesa". I primi dati sono attesi dopo l'estate, i risultati conclusivi saranno illustrati alla prossima Conferenza nazionale Gimbe nel 2019.

I 12 punti del piano di salvataggio della Fondazione Gimbe

  1. Salute al centro di tutte le decisioni politiche non solo sanitarie, ma anche industriali, ambientali, sociali, economiche e fiscali. 2.Certezze sulle risorse per la sanità: stop alle periodiche revisioni al ribasso e rilancio del finanziamento pubblico. 3. Maggiori capacità di indirizzo e verifica dello Stato sulle Regioni nel pieno rispetto delle loro autonomie. 4. Costruire un servizio socio-sanitario nazionale, perché i bisogni sociali sono strettamente correlati a quelli sanitari. 5. Ridisegnare il perimetro dei Lea secondo evidenze scientifiche e princìpi di costo-efficacia e rivalutare la detraibilità delle spese mediche secondo gli stessi criteri. 6. Eliminare il superticket e definire criteri nazionali di compartecipazione alla spesa sanitaria equi e omogenei. 7. Piano nazionale contro gli sprechi in sanità per recuperare almeno 1 dei 2 euro sprecati ogni 10 spesi. 8. Riordino legislativo della sanità integrativa per evitare derive consumistiche e di privatizzazione. 9. Sana integrazione pubblico-privato e libera pr

Confermato anche nel 2018 il Concorso Letterario OMCeO Forlì-Cesena

Nella seduta del 6 marzo il Consiglio Direttivo del nostro Ordine ha deliberato di bandire per il 2018 la terza edizione del Concorso Letterario tra tutti gli iscritti. Anche quest’anno si potrà concorrere per due categorie, prosa (racconti brevi) e poesia (una sola poesia a tema libero). Ogni nostro iscritto potrà presentare lavori sia per la prosa che per la poesia. Gli elaborati dei concorrenti devono essere consegnati alla nostra segreteria entro il 15 Giugno 2018. Regolamento Modulo di partecipazione

Studio Italiano: i tumori aumentano insieme al Pil

(da AdnKronos Salute)   Il cancro cresce insieme al Pil. "Più le società sono ricche e maggiore è l'incidenza dei tumori", secondo le conclusioni di uno studio dell'Università di Pisa, che ha indagato sull'"epidemia di cancro" analizzando in particolare il legame fra prodotto interno lordo e andamento di 8 neoplasie in 122 Paesi del mondo, Italia compresa. Il lavoro, pubblicato su 'Ecological Economics', è firmato da Tommaso Luzzati, Angela Parenti e Tommaso Rughi del Dipartimento di Economia e Management dell'ateneo pisano.  I 3 economisti sono partiti dalle informazioni raccolte nel database Globocan, un progetto dell'Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro dell'Organizzazione mondiale della sanità. L'analisi ha coinvolto appunto 122 nazioni, pari a circa il 90% della popolazione mondiale, e gli 8 tumori più diffusi: quelli a polmone, seno, colon-retto, prostata, stomaco, fegato, cervice uterina, esofago.   "Secondo un'idea abbastanza diffusa - spiega Luzzati - l'aumento dei casi di tumore nei Paesi più ricchi sarebbe una 'buona notizia' perché si legherebbe sia a una migliore capacità di diagnosi, e quindi all'efficienza dei sistemi sanitari, sia all'allungamento della vita che 'consentirebbe' alle persone di ammalarsi di cancro anziché morire prima per altre cause". Gli scienziati hanno cercato di capire fino a che punto questa idea fosse fondata e "gli esiti - riferisce l'autore - mostrano che l'incremento dei nuovi casi di cancro non può essere spiegato solo dalla maggiore aspettativa di vita, da statistiche migliori e da peculiarità regionali. Piuttosto, un ruolo significativo deve essere attribuito al degrado ambientale e agli stili di vita, anche se purtroppo - precisa Luzzati - la nostra analisi empirica non è in grado di distinguere fra i due".   "Stili di vita e qualità ambientale associati alla crescita economica hanno un ruolo fondamentale che si manifesta anche a livello molto aggregato, cioè quando si va a studiare la relazione tra incidenza tumorale e Pil pro capite, anche se non è facile stabilire il peso relativo di ciascuno dei due fattori", ribadiscono gli esperti. Ma che l'inquinamento ambientale giochi "un ruolo non secondario", secondo i ricercatori "è visibile ad esempio nel caso dei tumori al polmone, in crescita anche se nei Paesi più ricchi il numero dei fumatori è in diminuzione".  "Il messaggio politico che possiamo trarre dal nostro lavoro - commenta Luzzati - è che solo prendendo coscienza degli effetti negativi dello sviluppo economico saremo anche in grado di attuare politiche per affrontarli".   Lo studio, per la sua originalità e le sue implicazioni - evidenziano dall'università di Pisa - ha suscitato interesse nella comunità scientifica, tra cui anche quello della rivista 'Nature - Sustainability' che lo riassume nel numero del 9 febbraio.
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