Troppa TV da bambini aumenta il rischio di sindrome metabolica da adulti
(da Quotidiano Sanità) Guardare troppa TV da bambini è associato a una maggiore probabilità di sviluppare la sindrome metabolica da adulti. A mostrarlo è un team dell’Università di Otago a Dunedin, in Nuova Zelanda, guidato da Bob Hancox, che ha pubblicato uno studio su 'Pediatrics'. La sindrome metabolica comprende un gruppo di condizioni tra cui ipertensione, iperglicemia, eccesso di grasso corporeo e livelli anomali di colesterolo che portano a un aumento del rischio di malattie cardiache, diabete e ictus.
Per il loro lavoro i ricercatori hanno preso in considerazione 879 partecipanti allo studio Dunedin. Il team ha osservato, così, che i bambini tra 5 e 15 anni che passavano molte ore (in media due) davanti alla TV avevano maggiori probabilità di sviluppare la sindrome metabolica intorno ai 45 anni. Il maggior tempo trascorso davanti allo schermo, inoltre, si associava a un rischio più elevato di essere in condizione di sovrappeso o obesità e di avere una forma fisica peggiore sempre nella mezza età. Dallo studio è emerso anche che i ragazzi guardavano più tv delle ragazze e la sindrome metabolica era più comune negli uomini che nelle donne, 34% vs 20%.
Tra le ipotesi sull’associazione avanzate dagli autori c’è quella secondo la quale la TV “potrebbe essere responsabile di un basso dispendio energetico e potrebbe sostituire l’attività fisica e ridurre la qualità del sonno”, come evidenzia Hancox. Inoltre, il tempo davanti allo schermo “può promuovere un maggiore apporto energetico, con i bambini che tendono a consumare più bevande zuccherate e prodotti ricchi di grasso e meno frutta e verdura; abitudini che possono persistere, poi, nell’età adulta”, conclude l’esperto.(https://publications.aap.org/pediatrics/article/doi/10.1542/peds.2022-060768/192843/Childhood-and-Adolescent-Television-Viewing-and?autologincheck=redirected
Liberi professionisti: come funziona la polizza malattia per i primi 30 giorni di inattività
(da DottNet) Le tutele assicurative dell’Enpam per l’infortunio e la malattia decorrono tutte dal 31° giorno di assenza, con l’erogazione di specifiche indennità disciplinate da un apposito Regolamento. Riguardo alla copertura dei primi trenta giorni di malattia, le diverse categorie hanno posizioni piuttosto variegate: a parte gli specialisti ambulatoriali, che hanno il mantenimento della retribuzione per tutti i primi sei mesi di malattia, gli altri convenzionati (medici di famiglia, continuità assistenziale, emergenza territoriale, con l’unica eccezione dei pediatri di libera scelta) godono di una copertura assicurativa con la compagnia Cattolica Assicurazioni, che li tiene indenni dalle spese sostenute per il mancato esercizio dell’attività professionale (pagamento del sostituto o valore dei turni non svolti). Questa tutela, salvo alcune particolarità, copre anche eventi di durata inferiore ai trenta giorni, ed è finanziata da un contributo aggiuntivo presente nei contratti di categoria.
Per i liberi professionisti (iscritti alla Gestione Quota B dell’Enpam), sino a poco tempo fa, i primi trenta giorni di malattia o di infortunio erano sprovvisti di coperture, salvo che il singolo decidesse di tutelarsi per proprio conto con una compagnia da lui scelta, a prezzi di solito molto elevati.
Da qualche mese, però, la polizza Enpam garantisce una tutela (curata dalla compagnia ITAS Mutua) per i primi trenta giorni ad un prezzo molto competitivo: 120 euro all’anno. A differenza dei convenzionati, che debbono produrre le fatture delle spese sostenute e portarle a rimborso, in questo caso viene garantito un importo fisso di 150 euro al giorno, con una franchigia di cinque giorni. L’inabilità temporanea all’attività professionale deve essere dovuta ad un infortunio o ad una malattia di durata comunque superiore a trenta giorni. Quindi, ad esempio, per un’assenza di 30 giorni (a differenza dei convenzionati), non si ha diritto a nessun risarcimento, mentre per un’assenza da 31 giorni in poi si ha diritto a 3.750 euro (150 per 25) a carico dell’Assicurazione per i primi trenta giorni, e dal 31° giorno si ha diritto all’indennità dell’Enpam.
La polizza tutela un massimo di 3 eventi per ogni anno solare e la copertura cessa dopo il compimento del 75° anno di età. Come per quasi tutte le assicurazioni, la garanzia non opera per le malattie pregresse rispetto al contratto; in caso di pratica di alcune attività e sport pericolosi; e nei casi di ubriachezza, abuso di psicofarmaci ed uso di stupefacenti.
Rivista medica fondata un anno fa al Bufalini di Cesena nel gotha degli archivi sanitari mondiali
(dal Corriere di Romagna) Ad appena un anno dalla nascita, una rivista medico scientifica di impronta cesenate è entrata a far parte della banca dati più prestigiosa del mondo. Il grande riconoscimento riguarda la pubblicazione fondata lo scorso anno da medici dell’ospedale Maurizio Bufalini.
La rivista tratta di modelli gestionali in ambito sanitario e si chiama “Discover Health Systems”; è stata fondata nel 2022 dai medici e tuttora editor professor Vanni Agnoletti, direttore dell’unità operativa di anestesia e rianimazione, dal professor Fausto Catena dell’unità di chirurgia generale e d’urgenza dell’ospedale Bufalini di Cesena e dal professor Rodolfo Catena dello University College of London.
In questi giorni è entrata a far parte di “Pubmed – National Library of Medicine”, la principale delle banche dati di ambito biomedico esistente al mondo, che riunisce citazioni, abstract e articoli di riviste scientifiche di tutto il globo mettendo conoscenza a disposizione di tutti i ricercatori del mondo contemporaneo creando anche una banca dati che resterà per sempre patrimonio dell’umanità.
Si tratta insomma di un importante riconoscimento che certifica il valore dei contributi pubblicati da questa giovane rivista edita da Springer Nature, ad accesso libero.
«L’Ausl Romagna – si legge in una nota tematica – è diventata quindi sede della direzione scientifica di una delle poche riviste al mondo sull’organizzazione sanitaria riconosciute dalla National Library of Medicine degli Stati Uniti». “Discover Health Systems” dalla sua nascita era già una delle poche riviste internazionali ad occuparsi di sistemi sanitari. «Un’avventura che da subito ha avuto successo – dettagliano Vanni Agnoletti e Fausto Catena –. Da subito sono arrivati contributi da tutto il mondo. Gli argomenti sono essenzialmente il pane quotidiano di chi deve fare organizzazione a livello sanitario. Come essere più produttivi o come ridurre le liste d’attesa ad esempio. Insomma, qualsiasi cosa che possa contribuire a far funzionare meglio la sanità. Che la rivista stia funzionando e lavori bene è certificato da questo inserimento in quella che di fatto è la più importante banca dati del mondo, quella della National Library Usa. Si tratta di un ente che seleziona e incamera a sé le riviste a seconda della loro qualità. Se qualcosa viene ritenuto rilevante, allora merita di essere e restare a disposizione di tutto il mondo. In quella che è la banca dati che racchiude le grandi scoperte scientifiche della storia e che diventa un tesoro conservato per sempre per i posteri. Chi ha bisogno di fare una ricerca in campo medico inserisce delle parole chiave e estrae tutti gli articoli riguardanti lo stesso argomento. E può pian piano affinare sempre più le proprie ricerche per arrivare agli scopi che sta cercando di perseguire. Insomma: essere su questo database con “Discover Health Systems” significa essere al fianco di tutte le migliori riviste scientifiche del mondo. L’esserci è un sigillo sulla qualità del lavoro che stiamo svolgendo con la comunità internazionale».
Perché fin da subito i contributi sono stati globali. «Anzi tra le cose più importanti – rimarca Vanni Agnoletti – c’è stato vedere la grande partecipazione data da diverse zone del mondo, sia paesi con molte risorse che quelli con meno. Così abbiamo avuto la possibilità di catalogare e monitorare i modelli organizzativi e le problematiche che si riscontrano in Africa, Australia, Sudamerica piuttosto che alcune aree dell’Asia. Un’altra cosa che ci ha riempito di orgoglio sono stati i ringraziamenti arrivati dal guru mondiale dell’organizzazione sanitaria come Henry Mintzberg. Ci ha ringraziati per una revisione fatta ad un suo recente libro».
«Un’altra cosa molto bella – chiosa il dottor Fausto Catena – è vedere come questo giornale metta insieme tantissime specialità. Vi partecipano con gli stessi fini medici, manager, ingegneri, informatici, infermieri. Tutti remano nella stessa direzione: rispondere alla domanda di come migliorare i sistemi sanitari di tutto il mondo. Una multidisciplinarità positivissima, con tante “teste” che remano tutte nella stessa direzione».
Stipendi dei medici italiani a confronto con Europa e Usa: i dati impietosi
Stipendi dei medici italiani a confronto con Europa e Usa: i dati impietosi
(da DottNet) Il rapporto Ocse sugli stipendi dei medici è senza scampo per i professionisti italiani: sono messi davvero male se confrontati con i loro colleghi di Europa e Usa. In particolare, il rapporto rivela che i camici bianchi italiani guadagnano in media 110mila dollari all’anno, molto meno, ad esempio, dei colleghi tedeschi, che si attestano sui 187mila dollari. Un divario del 70%, riscontrabile, sia pur in maniera meno evidente, anche nel confronto con i medici belgi (27%), spagnoli (41%) e francesi (8%).
Ecco una lista degli stipendi più elevati percepiti dai medici nel mondo. Si tenga presente, però, che si tratta di cifre approssimative e variabili nel tempo, in base a fonti diverse.
- Svizzera – Stipendio medio annuo di un medico generalista intorno a 200.000-250.000 USD;
- Stati Uniti – Variazione significativa a seconda della specializzazione, ma i medici possono guadagnare dai 150.000 USD ai 500.000 USD o più all’anno;
- Qatar – I medici specialisti possono guadagnare in media da 120.000 a 180.000 USD all’anno;
- Emirati Arabi Uniti – Stipendio annuo medio di un medico specialista tra 150.000 e 300.000 USD;
- Regno Unito – Stipendio medio annuo di un medico generale tra 50.000 e 90.000 GBP (70.000-125.000 USD);
- Canada – Stipendio medio annuo di un medico generale tra 150.000 e 250.000 CAD (120.000-200.000 USD);
- Germania – I medici guadagnano mediamente tra 60.000 e 120.000 EUR all’anno (70.000-140.000 USD).
Naturalmente, poi, in città costose (es. New York, Londra) gli stipendi possono aumentare ancora di più e superare i 200.000 USD.
Molto dipende, comunque, dalla specializzazione acquisita. Ecco qualche dato in merito.
- Neurochirurgia: guadagni medi annui possono superare i 500.000 USD;
- Dermatologia: stipendio medio annuo di circa 300.000 USD;
- Pediatria: guadagni medi annui tra 150.000 e 200.000 USD;
- Medicina Generale: in alcune nazioni i medici generalisti possono guadagnare tra 100.000 e 200.000 USD all’anno.
Le implicazioni della disparità di trattamento economico tra medici italiani ed esteri sono profonde e possono influenzare sia la qualità dell’assistenza fornita ai pazienti che la soddisfazione e la motivazione dei professionisti della salute. Il dibattito sulle riforme nel settore sanitario italiano dovrebbe sicuramente tener conto di questi dati, cercando soluzioni per riequilibrare le retribuzioni e creare un ambiente lavorativo più equo, incentrato sul benessere di medici e infermieri.
Ordini Medici, ‘no a stop numero chiuso Medicina, programmare bene’
(da Adnkronos Salute) - Un fermo no al superamento del numero programmato per la facoltà di Medicina. Apertura, invece, sull’ampliamento dei posti disponibili per gli aspiranti medici. Ma a due condizioni: che siano pianificati di conseguenza anche i posti nelle scuole di specializzazione e gli sbocchi lavorativi all’interno del Servizio sanitario nazionale, per non creare un nuovo 'imbuto formativo', né una nuova pletora medica senza occupazione. E' questa, in estrema sintesi, la posizione della Federazione nazionale degli Ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri (Fnomceo), espressa dal Filippo Anelli, in merito alle dichiarazioni di esponenti del Governo che, in questi giorni, hanno espresso la volontà di 'superare il numero chiuso' per gli aspiranti camici bianchi.
"Una corretta programmazione - spiega Anelli - andrebbe fatta sui fabbisogni, da qui a 11 anni, di specialisti e medici di medicina generale. I ragazzi che a settembre entreranno a Medicina, infatti, solo tra 9-11 anni saranno completamente formati e pronti per entrare a pieno titolo nel nostro Servizio sanitario nazionale. Le proiezioni, al contrario, mostrano che, per allora, la gobba pensionistica sarà superata, mentre saranno pronti i nuovi specialisti, creati grazie all’aumento delle borse".
"Il progetto del ministro dell'Università e della Ricerca, Anna Maria Bernini, e del Governo di un’apertura 'sostenibile' della facoltà di Medicina - aggiunge - con un aumento graduale dei posti, legato da una parte alla capacità formativa degli atenei, dall’altra a un aumento delle borse nelle Scuole di specializzazione, può essere accolto, purché entrambe queste condizioni vengano effettivamente soddisfatte. E, soprattutto, purché si tenga conto anche del contesto lavorativo che attenderà i futuri colleghi e si crei, già da oggi, un modello organizzativo adeguato, parametrato alle esigenze assistenziali della popolazione e in grado di assorbire tutti i professionisti".
"Far saltare il numero programmato – sottolinea Anelli – significa, in definitiva, consentire a tutti di poter accedere a Medicina, senza salvaguardare la qualità della formazione, che oggi il mondo ci invidia. Significa non poter garantire a tutti una borsa di specializzazione, ricreando l’imbuto formativo. Significa, alla fine della catena, trovarci con più medici di quanti il Servizio sanitario nazionale sia in grado di assorbire".
"Già oggi, in Italia - precisa - sempre secondo l’Ocse, ci sono 4 medici ogni mille abitanti: una delle proporzioni più alte tra tutti i paesi europei. Mentre i medici all’interno del Servizio sanitario nazionale, come evidenzia Agenas, sono circa 145mila. Ed è la stessa Agenas a ribadire l’importanza di una attenta pianificazione, che permetta di disporre di risorse sufficienti e di evitare ridondanze che comprometterebbero l’efficienza del sistema in condizioni ordinarie".
"Ed è ancora l’Agenas ad avvertire che la pianificazione dell’offerta formativa, per essere efficace, deve essere coordinata con l’adozione di un sistema di incentivi in grado di rendere più attrattivi i profili di impiego in cui si prevedono fabbisogni più consistenti. Per questo, ribadiamo l’importanza di una programmazione efficace ed efficiente, e del coinvolgimento dei medici nel metterla in atto, rapportandola con modelli organizzativi e assistenziali altrettanto efficaci ed efficienti. Rinnoviamo pertanto l’appello affinché le rappresentanze esponenziali dei medici possano sedere ai tavoli dove si decide il futuro della formazione", conclude.
SISA consiglia il gelato anche come sostituto di un pranzo, ma attenzione alla qualità e alla materia prima
(da DottNet - riproduzione parziale) Un gelato, se di buona qualità e inserito nel contesto di una dieta equilibrata, può sostituire un pasto. Questo, in sintesi, uno dei messaggi lanciati dalla Società Italiana di Scienze dell’Alimentazione – SISA. Una notizia che farà sicuramente piacere a italiani e turisti che in questi giorni di grande caldo sono alla ricerca di piaceri rinfrescanti. Ma tra i requisiti necessari vi sono ingredienti di qualità e materie prime del territorio, come avviene con alcuni artigiani gelatieri che con le loro microimprese e la valorizzazione del proprio territorio conservano il loro mestiere in piccoli centri.
DIMAGRIRE CON GUSTO: LA DIETA DEL GELATO – "Il gelato offre un buon apporto nutritivo ed è gratificante - sottolinea la Prof.ssa Silvia Migliaccio, Presidente della Società Italiana di Alimentazione, SISA – Con una dieta adeguata, è possibile perdere due o tre chili in pochi giorni, concedendosi il piacere di uno, talvolta anche due, gelati al giorno. Il gelato, infatti, è un alimento con molte qualità e che, anche psicologicamente, aiuta ad affrontare meglio una dieta ipocalorica. L’importante è mangiarlo come alternativa ad un pasto e non aggiungerlo a primo e secondo come dessert. È prodotto con latte, uova, zucchero, più caffè, cacao o frutta, tutti alimenti con buon valore nutrizionale. Mangiando, per esempio, un gelato alla crema introduciamo proteine di alto valore biologico, grassi di qualità, glucidi a rapido assorbimento e a pronta disponibilità energetica come lattosio e saccarosio. Ma apporta anche vitamine A e B2, oltre che sali minerali, come calcio e fosforo. Se poi aggiungiamo un paio di cialde o un biscotto, che sono a base di cereali, la composizione nutrizionale del pasto si arricchisce di amido". Il programma di dieta settimanale, modificabile a seconda delle specifiche esigenze, prevede un massimo di una porzione al giorno e l’assenza di altri dolci; può essere applicata a uomini e donne di diverse età, ma è sconsigliata ai diabetici. "Voglio suggerire un piccolo segreto – conclude la Prof.ssa Migliaccio – Se non ci si ferma qualche secondo tra una leccata e un morso, si rischia di anestetizzare le papille gustative! Meglio aspettare qualche secondo, per gustare meglio, alternando morsi piccoli e morsi grandi. Così diventerà possibile fruire di un momento speciale di relax e piacere".
IRST: CONCORSO PUBBLICO PER DIRIGENTE MEDICO DISCIPLINA CURE PALLIATIVE
per ulteriori informazioni contattare il Dott. Maltoni Marco al nr. 348 4126771
Medici sui social, ‘doppio profilo, no consigli cure né pazienti-amici’
(da Adnkronos Salute) - Prevedere, se possibile, l’apertura di due profili, uno personale e uno professionale. Usare cautela nell’accettare le richieste di amicizia dei pazienti. Assicurarsi della validità scientifica dei contenuti diffusi attraverso i post. Scrivere di salute, con particolare attenzione alla prevenzione e alla lotta alle fake news. Non suggerire cure, in termini generali, né tantomeno dare consigli clinici individuali. Rispettare sempre la privacy e l’anonimato dei pazienti, soprattutto nella discussione di casi clinici, e non diffondere dati sensibili. Esplicitare un eventuale conflitto di interessi. In altre parole: rispettare, anche sui social così come nella vita reale, i principi del Codice di deontologia medica. Sono alcune delle raccomandazioni dettate dal Gruppo di lavoro Ict della Federazione nazionale degli Ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri (Fnomceo).
Le "Raccomandazioni sull’uso di social media, di sistemi di posta elettronica e di istant messaging nella professione medica e nella comunicazione medico-paziente"- dettaglia una nota - sono state elaborate da Eugenio Santoro, primo autore del documento, Guido Marinoni, Guerino Carnevale, Francesco Del Zotti per conto del Gruppo di Lavoro - da Giacomo Caudo - "Information and Communications Technology" della Fnomceo, la Federazione nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri. Le proposte di raccomandazioni, che non costituiscono ancora la posizione ufficiale della Fnomceo - precisa la nota - potrebbero essere una base di partenza per modificare e ampliare, anche con linee guida allegate, gli articoli del Codice deontologico relativi all’Informatizzazione e innovazione, all’Informazione e Comunicazione, e alla Pubblicità sanitaria.
"La produzione di raccomandazioni sull’utilizzo dei social media nella professione medica e nella comunicazione tra medico e cittadino-paziente - spiega Guido Marinoni, componente del Comitato Centrale Fnomceo - era una necessità già in periodo pre-Covid. È diventata oggi ancora più attuale, considerando l’elevata diffusione di contenuti trasmessi attraverso questi mezzi di comunicazione".
"Il numero di medici - continua Marinoni - che fanno uso di una qualunque forma di piattaforma di social media è in Italia, come nel resto del mondo, in forte crescita. Se da una parte i medici usano questi strumenti per il proprio aggiornamento professionale, non mancano occasioni nelle quali viene chiesto loro di informare il pubblico su questioni che riguardano la propria salute. Disease awareness, patient empowerment, patient engagement, lotta alle fake news sono solo alcuni ambiti nei quali, in un modo o nell’altro, un medico che frequenta i social media si ritrova ad operare. Per non parlare della consuetudine a confrontarsi su queste piattaforme con i propri colleghi o, addirittura, con i propri pazienti, magari esponendo casi clinici".
"In Italia, questo tipo di comunicazione - sottolinea - avviene in assenza di una regolamentazione specifica o, quanto meno, di raccomandazioni che possano indicare quali atti un medico può fare, quali può pensare di fare con particolari accorgimenti e quali è importante non faccia mai. L’uso non appropriato di questi strumenti da parte dei medici li espone al rischio di compromettere il tradizionale rapporto medico-paziente e, nei casi più gravi, a quello di possibili azioni legali per non avere osservato, consapevolmente o inconsapevolmente, la privacy dei pazienti o per avere messo in discussione la reputazione o la professionalità di colleghi".
Simili considerazioni - si legge nella nota Fnomceo - possono essere fatte per l’interazione medico-paziente mediata dalla posta elettronica o da sistemi di Instant messaging, oggi praticata da numerosissimi medici, senza che siano chiare regole e modalità d’uso coerenti con la deontologia professionale. "Le implicazioni dal punto di vista deontologico - conclude il presidente della Fnomceo, Filippo Anelli - sono numerose e rilevanti. Per questo riteniamo importante che la Federazione degli Ordini prenda in considerazione questi aspetti elaborando delle raccomandazioni italiane sull’uso dei social media, della posta elettronica e dei sistemi di Instant messaging nella comunicazione con i pazienti e con i cittadini i cui contenuti siano parte integrante del Codice deontologico. Queste proposte di raccomandazioni possono costituire un’utile base di partenza e offrire interessanti spunti di discussione nell’ambito dei lavori di revisione del Codice".
Ausl, Continuità Assistenziale (Guardia Medica) Forlì-Cesena: nuovo numero verde gratuito e unico su tutto il territorio provinciale
Si ricorda che dal 2 agosto per la Continuità Assistenziale (Guardia Medica) Forlì-Cesena è attivo il nuovo numero di telefono (800118009) gratuito e unico su tutto il territorio della provincia di Forlì-Cesena. L’obiettivo del nuovo numero verde unico, già attivo negli altri ambiti provinciali della Romagna, è quello di rendere più accessibile ed efficiente il servizio.
Si ricorda che tale numero costituisce l’unica possibilità di accesso al servizio di Continuità Assistenziale (Guardia Medica) per tutto il territorio provinciale, e che ogni altro numero precedente (sia fisso che mobile) non risulta più valido. Anche i due precedenti numeri verdi, che afferivano ai territori di Forlì e Cesena prima dell’istituzione del numero verde unico, sono stati deviati su un messaggio vocale che invita a rivolgersi al nuovo numero.
Il servizio di Continuità Assistenziale (Guardia Medica) è attivo dalle ore 20 alle 8 dei giorni feriali e dalle ore 8 del sabato e altro giorno prefestivo fino alle ore 8 del lunedì o del giorno feriale successivo, quando non sono presenti i medici e i pediatri di famiglia. Al nuovo numero verde unico provinciale, risponde sempre al cittadino un operatore adeguatamente formato che prende in carico la chiamata, fornendo l’assistenza più adeguata al bisogno.
Ecm gratis su pazienti cronici, oncologici e Salute digitale
(da enpam.it) Si parla di Salute digitale e delle sue applicazioni specifiche nel corso Ecm gratuito disponibile da giovedì 3 agosto su Tech2Doc (https://www.tech2doc.it/), la piattaforma costruita da Enpam con l’obiettivo di aiutare i medici a gestire le nuove tecnologie nella pratica quotidiana. L’obiettivo del corso, la cui frequenza garantisce ai partecipanti il rilascio di 5 crediti formativi, è quello di supportare i clinici nella comprensione dei casi di applicazione e delle evidenze scientifiche disponibili in alcune aree terapeutiche in cui gli approcci di salute digitale sono maggiormente consolidati o in forte sviluppo. Viene, inoltre, presentato un inquadramento delle principali applicazioni dell’intelligenza artificiale in Medicina e sono approfondite le rinnovate modalità di relazione tra il curante e il paziente/caregiver, chiarendo come le tecnologie digitali correttamente utilizzate possano agire da abilitatori e facilitatori.
GIÀ 5MILA GLI ISCRITTI
Il corso è l’ultimo dei quattro appuntamenti sul tema salute digitale, fruibili indipendentemente uno dall’altro, messi a disposizione di medici e odontoiatri su Tech2Doc. Il primo corso presenta un focus sui cambiamenti che stanno avvenendo nel percorso di cura. Il secondo è incentrato sul contesto in cui la salute digitale italiana si colloca. Il terzo è dedicato alla regolamentazione e ai modelli di accesso. Il quarto, appena caricato, è – come detto – dedicato alle applicazioni specifiche già esistenti. La frequenza di ciascuno consente di ottenere 5 crediti formativi, per un totale di 20 crediti Ecm. Tutti e quattro i corsi proposti attraverso il portale Tech2Doc possono contare su Healthware Group in qualità di partner scientifico e su Metis quale provider Ecm.
Perché un anziano sano non dovrebbe prendere l’aspirinetta
(da Univadis) Ictus ed emorragia, sono questi i temuti eventi in gioco quando si parla di aspirina a basso dosaggio in prevenzione cardiovascolare primaria. Secondo un’analisi secondaria di uno studio randomizzato che ha coinvolto oltre 19.000 soggetti, negli anziani sani con l’aspirina a basso dosaggio non si riesce a prevenire l’ictus ischemico, ma si va invece ad aumentare significativamente il rischio di sanguinamento intracerebrale. Il bilancio rischio/beneficio in questa popolazione è quindi negativo. Il nuovo dato supporta le linee guida della US Preventive Services Task Force (USPSTF) che sconsigliano la prescrizione indiscriminata dell’aspirina a basso dosaggio, specialmente negli anziani.
Cosa dice lo studio ASPREE Alcuni ricercatori dell’Università di Melbourne (Australia) e della Wake Forest School of Medicine di Winston-Salem (USA) hanno preso in esame i dati dello studio ASPREE (Aspirin in Reducing Events in the Elderly), il più grande studio randomizzato sull’uso dell’aspirina a basso dosaggio nelle fasce anziane della popolazione. I partecipanti allo studio (n=19.114), di età ≥70 anni, senza preesistenti malattie cardiovascolari o cerebrovascolari (fibrillazione atriale, ictus, attacco ischemico transitorio o infarto del miocardio), erano stati randomizzati per ricevere aspirina (100 mg) o placebo. Il follow-up mediano era stato di 4,7 anni (IQR 3,6-5,7). L’esito primario dello studio, la sopravvivenza libera da disabilità (disabilità fisica e demenza), non era risultato diverso nel gruppo aspirina e nel gruppo placebo.
Nella nuova analisi ci si è concentrati su ictus ed eventi emorragici. L’aspirina non ha prodotto una riduzione statisticamente significativa nell’incidenza dell’ictus ischemico (HR 0,89 [95%CI 0,71-1,11). Nel gruppo assegnato all’aspirina è stato però osservato un aumento significativo nel sanguinamento intracranico (1,1% contro 0,8%, HR 1,38 [1,03-1,84]). L’aumento delle emorragie subdurali, extradurali e subaracnoidee, considerate tutte insieme, era più alto con l’aspirina che col placebo (0,6% contro 0,4%; HR 1,45 [0,98-2,16]). L’ictus emorragico ha interessato lo 0,5% dei partecipanti assegnati all’aspirina e lo 0,4% dei partecipanti assegnati al placebo (HR 1,33 [0,87-2,04]).
No alla cardioaspirina per tutti “Le caratteristiche cliniche delle persone anziane includono un’intrinsecamente aumentata suscettibilità all’emorragia, che si può associare a un’aumentata fragilità dei vasi di piccolo calibro – sottolineano gli autori dell’analisi – In più, gli anziani sperimentano una maggiore predisposizione a traumi maggiori o minori come risultato di cadute o altri incidenti”. Questi fattori influenzano l’equilibrio rischio-beneficio delle terapie antiaggreganti e ciò può essere particolarmente vero per coloro che presentano un basso rischio cardiovascolare.
“Il principale riscontro di quest’analisi secondaria di uno studio clinico randomizzato era un aumento negli eventi emorragici intracerebrali che, in termini assoluti, superavano una più piccola e non significativa riduzione negli ictus ischemici – sintetizzano – La mancanza di beneficio e i potenziali rischi nella prevenzione primaria dell’ictus forniscono un’ulteriore evidenza a supporto della raccomandazione dell’USPSTF, recentemente pubblicata, contro la prescrizione di routine dell’aspirina a basso dosaggio come misura di prevenzione primaria, specialmente nelle persone anziane”.
Cloud e colleghi aggiungono due considerazioni sulla terapia antiaggregante in prevenzione primaria. “I nostri risultati indicano cautela anche riguardo all’inclusione dell’aspirina in una polipillola per prevenire la malattia cardiovascolare in anziani e adulti sani – e infine – Le nuove terapie antipiastriniche come clopidogrel, ticagrelor o pasugrel non sono state studiate nel setting della prevenzione primaria e non dovrebbero essere ancora considerate come alternativa all’aspirina per questa indicazione”.
(Cloud GC, Williamson JD, et al.Low-dose aspirin and the risk of stroke and intracerebral bleeding in healthy older people - Secondary analysis of a randomized clinical trial. JAMA Network Open. 2023;6(7):e2325803. doi:10.1001/jamanetworkopen.2023.25803 )
Il caldo estivo favorisce la voglia di dormire durante il giorno
(da DottNet) Il caldo estivo favorisce la voglia di dormire durante il giorno. Su un tema così attuale in questo periodo di temperature record, la Società Italiana di Neurologia diffonde i risultati di importanti studi scientifici che dimostrano i benefici della siesta. L’estate scorsa uno studio della Northwestern University pubblicato su 'Current Biology' (https://www.cell.com/current-biology/fulltext/S0960-9822(22)01209-X) aveva indicato che le temperature superiori a 25 gradi spingono facilmente alla siesta perché esiste un termometro cerebrale che regola il metabolismo corporeo a seconda delle temperature esterne.
"Col riscaldamento globale queste temperature sono state ormai abbondantemente superate – afferma il Prof. Alfredo Berardelli (nella foto), Presidente della Società Italiana di Neurologia – ma, secondo uno studio appena pubblicato dalle Università di Montevideo e Londra e dal Center for Genomic Medicine di Boston e dal Broad Institute di Cambridge, esiste una predisposizione genetica alla siesta che al contempo sembra essere associata a un maggior sviluppo cerebrale e a un ridotto rischio di malattia di Alzheimer (https://doi.org/10.1016/j.sleh.2023.05.002 )".
MEGLIO SIESTE BREVII benefici cerebrali si evidenziano con una siesta compresa fra 5 e 15 minuti e possono protrarsi fino a 1 o 3 ore dopo il sonnellino pomeridiano. Se la siesta supera mezz’ora invece si osserva un transitorio deterioramento delle performance cognitive.
VALUTAZIONE GENOMICALo studio ha esaminato circa 500mila soggetti di ambo i sessi con età compresa fra 40 e 69 anni che sono stati prima valutati con studi GWAS, cioè di associazione genome-wide che valuta tutte le variazioni geniche tra gli individui in esame, correlandole alle differenze di alcuni tratti particolari."I soggetti del campione sono stati poi valutati tramite imaging cerebrale – ha commentato il Prof.
Giuseppe Plazzi, Responsabile dei Laboratori per lo Studio e la Cura dei Disturbi del Sonno dell’IRCCS Istituto delle Scienze Neurologiche di Bologna - ed è risultato che la predisposizione genetica al sonnellino diurno era associata a un volume cerebrale totale maggiore di 15,80 cm3, che secondo gli autori potrebbe suggerire che regolari sonnellini diurni forniscono una certa protezione contro la neurodegenerazione, compensando la carenza di sonno notturno". Non risultava comunque aumentato il volume dell’ippocampo né miglioravano il tempo di reazione e la memoria visiva.
ANNI GUADAGNATIConsiderando che altri studi indicano un declino generale del volume cerebrale totale compreso tra lo 0,2% e lo 0,5% all'anno, questa scoperta potrebbe indicare che chi abitualmente fa la siesta guadagna fra i 2,6 e i 6,5 anni di invecchiamento cerebrale.
ALTRI STUDI. La mancata evidenza di un'associazione tra la siesta, il volume dell'ippocampo e i miglioramenti cognitivi potrebbe però indicare che altre aree cerebrali come ad esempio quelle preposte alla vigilanza possono essere influenzate dall'abituale sonnellino diurno e occorreranno altri studi per individuare questa relazione
Con lo Spid nell’Area riservata dell’Enpam
(da enpam.it) L’Enpam ha introdotto un nuovo metodo d'accesso alla propria area riservata. Pur non essendo un’amministrazione pubblica soggetta all’obbligo, l’ente di previdenza e assistenza dei medici e degli odontoiatri ha reso possibile l’utilizzo dei servizi a disposizione dei suoi iscritti anche attraverso le credenziali del Sistema pubblico di identità digitale (Spid). L’accesso attualmente in fase di sperimentazione è disponibile con i principali provider Spid.
Tuttavia, in alcuni casi potrebbe essere necessario attendere i tempi tecnici per l’entrata in funzione del nuovo metodo poiché non tutti i provider hanno già recepito la chiave di autenticazione Enpam. Quest’ulteriore metodo d’accesso si aggiunge a quello tuttora valido che prevede l’utilizzo di username e password. L’accesso con Spid, così come quello con username e password, consente di accedere a tutti i servizi, compresa la compilazione del Modello D per dichiarare i redditi libero professionali. A questo proposito, chi si è dimenticato di fare la dichiarazione entro il 31 luglio è fortemente consigliato di farlo al più presto.
Il nuovo Fascicolo sanitario elettronico pronto al decollo. Dai vaccini, ai farmaci fino alle cartelle cliniche ecco i dati che conterrà e come funzionerà la privacy
Pronto il nuovo decreto di Salute, Mef e Innovazione tecnologica che definisce quali dati sanitari conterrà il Fse 2.0, chi dovrà inserirli e da chi potranno essere consultati. Nel Fascicolo ci sarà anche la storia clinica dell’assistito e la sua situazione corrente conosciuta e che potrà essere consultato dagli operatori sanitari anche in caso di accesso in emergenza ad una struttura sanitaria Leggi L'articolo completo al LINK
Prima colazione: per evitare il diabete di tipo 2 meglio farla prima delle 9
(da Quotidiano Sanità) La prima colazione? Meglio non farla dopo le nove, perché aumenta del 59% il rischio di sviluppare diabete di tipo 2 rispetto a orari più mattinieri. A questa conclusione è giunta una ricerca dell’'ISGlobal' di Barcellona, coordinata da Anna Palomar-Cros. Per l’indagine sono stati presi in considerazione 103.312 adulti, di cui il 79% donne, della coorte francese NutriNet-Santé. I partecipanti hanno compilato dei registri con informazioni su ciò che avevano mangiato e bevuto per 24 ore, in tre giorni non consecutivi, nonché l’orario dei pasti. Il team ha valutato, poi, la salute a lungo termine dei partecipanti, per una media di sette anni.
I ricercatori hanno individuato 963 nuovi casi di diabete di tipo 2. Il rischio di sviluppare la malattia era significativamente più elevato nel gruppo di persone che faceva regolarmente colazione dopo le nove, rispetto a quelli che facevano colazione prima delle otto. “Biologicamente questo ha senso perché è noto che saltare la colazione influisce sul controllo del glucosio e dei lipidi, nonché sui livelli di insulina”, spiega Anna Palomar-Cros.
Nello stesso tempo l’indagine ha evidenziato che anche cenare tardi, dopo le dieci di sera, può aumentare il rischio di diabete di tipo 2. Mangiare di frequente, circa cinque volte al giorno, è associato invece a una minore incidenza del diabete. Il digiuno prolungato, infine, è benefico solo se si fa colazione prima delle otto e si cena presto. Nel loro insieme, questi risultati consolidano l’uso della crononutrizione, ovvero l’associazione tra dieta, ritmi circadiani e salute, nel prevenire il diabete di tipo 2.