Usa. Dentisti sotto accusa: prescrivono troppi antibiotici
È una potente ‘call to action’ quella che scaturisce da una ricerca della University of Illinois, che ha evidenziato come la prescrizione preventiva di antibiotici prima di una procedura odontoiatrica sia inutile in oltre l’80% dei casi. E dunque dannosa per i pazienti che rischiano di sviluppare resistenza antibiotica e di fare infezioni da batteri resistenti. Sotto accusa l’iperprescrizione di clindamicina che aumenta di rischio di sviluppare un’infezione da Clostridium difficile. L’uso preventivo di antibiotici dovrebbe essere riservato ai pazienti cardiopatici ad alto rischio Leggi l’articolo completo al LINK
Inibitori della pompa protonica: nuovi dati confermano che è necessario usarli con cautela
(da Univadis) I pazienti che, senza un’indicazione documentata, assumono inibitori della pompa protonica (IPP) hanno un eccesso di mortalità dovuto a malattia cardiovascolare, malattia renale cronica e tumori del tratto gastrointestinale superiore. Una storia pregressa di malattia cardiovascolare, malattia renale cronica e tumori del tratto gastrointestinale superiore non modifica la relazione tra l’uso di IPP e il rischio di morte per le cause suddette.
Descrizione dello studio Sono stati analizzati i database del Dipartimento degli Affari dei Veterani degli Stati Uniti d’America. Sono stati identificati i soggetti che tra il 2002 e il 2004 hanno iniziato a usare farmaci per sopprimere la secrezione acida: IPP (n=157.625) o anti-H2i (n=56.842). È stata valutata l’associazione tra l’uso dei farmaci e la causa di morte (follow-up: 10 anni). Fonti di finanziamento: US Department of Veterans Affairs, Washington University in St Louis.
Risultati principali Le morti in eccesso per 1.000 pazienti che assumevano IPP erano 45,20 (IC 95% 28,20-61,40). Il 38,65% di queste morti erano legate a malattie del sistema cardiocircolatorio, il 28,63% a neoplasie, il 13,83% a malattie del sistema genito-urinario e il 9,29% a malattie infettive e parassitosi. Il rischio di mortalità per ogni causa e il rischio di mortalità per malattia del sistema cardiocircolatorio, neoplasia e malattia del sistema genito-urinario aumentava all’aumentare della durata cumulativa dell’esposizione agli IPP. Tra i pazienti senza un’indicazione documentata per l’uso di farmaci per sopprimere la secrezione acida (n=116.377), l’assunzione di IPP si associava con un eccesso di mortalità per malattia cardiovascolare (22,91; IC 95% 11,89-33,57), malattia renale cronica (4,74; 1,53-8,05) e tumore del tratto gastrointestinale superiore (3,12; 0,91-5,44). Il rischio di morte dovuto a queste cause non era modificato da una storia di malattia cardiovascolare, malattia renale cronica o tumore del tratto gastrointestinale superiore.
Limiti dello studio La coorte in esame presenta caratteristiche peculiari (maschi, anziani, caucasici), i risultati potrebbero non essere generalizzabili. L’esposizione ai farmaci è ipotizzata sulla base delle prescrizioni.
Perché è importante Gli IPP sono spesso utilizzati senza indicazione e per periodi protratti. Lo studio mostra che l’eccesso di mortalità associato all’uso di IPP, già noto, è dovuto a malattia cardiovascolare, malattia renale cronica e tumori del tratto gastrointestinale superiore. Le evidenze disponibili implicano che è fondamentale utilizzare gli IPP solo quando esiste l’indicazione medica e solo per il tempo strettamente necessario.
(Xie Y, Bowe B, et al. Estimates of all cause mortality and cause specific mortality associated with proton pump inhibitors among US veterans: cohort study. BMJ 2019;365:l1580. doi:10.1136/bmj.l1580)
Giornata mondiale Ambiente, Romizi (Isde): troppi rischi per la salute
da Doctor33) La Giornata mondiale dell’Ambiente, che ricorre mercoledì 5 giugno e avrà come tema principale i gas serra, sarà ospitata quest’anno dalla Cina che, dopo l’India, è il secondo Paese più inquinato del mondo: una contraddizione o l’attestazione di un cambiamento? Secondo Roberto Romizi, presidente dell’Associazione dei medici per l’ambiente (Isde), «potrebbe essere una scommessa: la Cina era e resta una delle nazioni più inquinanti ma ha fatto rapidamente dei grossi passi in avanti. Ma anche nel resto del mondo, a parte qualche isolato esempio positivo, l’impostazione di fondo è quella di porre al centro delle preoccupazioni l’economia e il profitto, indipendentemente dal danno che si crea». La contrapposizione vede ricercatori, associazioni ambientaliste e movimenti giovanili da una parte e i decisori politici dall’altra. Il nuovo rapporto del Consiglio delle Accademie europee delle scienze (Easac) evidenzia una “gamma allarmante” di rischi per la salute e i benefici, anche economici, che si potrebbero ottenere dalla “rapida eliminazione dei combustibili fossili”. In Italia, un segnale dalle istituzioni giunge dal protocollo “Aria Pulita”, definito come patto d’azione per migliorare la qualità dell’aria, che il ministro dell’Ambiente Sergio Costa firmerà a Torino, alla presenza dei rappresentanti dell’Unione Europea. Presso la presidenza del Consiglio, inoltre, viene istituita l’unità di coordinamento del Piani per il miglioramento della qualità dell’aria: una segreteria politica con compiti di raccordo fra tutti i soggetti coinvolti.
Ma Romizi esprime un sostanziale sconforto per gli scarsi risultati ottenuti finora. «Facciamo tante giornate di sensibilizzazione, per l’ambiente, la salute, i campi elettromagnetici, i pesticidi… – ricorda il presidente Isde – ma vengono recepite pochissimo dalle amministrazioni governative di qualsiasi tipo e c’è la sensazione di una grande distanza di una classe politica volta ad affrontare le criticità del momento e che finalizza i propri interventi agli appuntamenti elettorali. Ancor più deludente è il fatto che a volte alcune forze politiche sembrano recepire posizioni ambientaliste ma poi, quando sono al governo, si comportano in modo diverso se non addirittura opposto a quanto dichiarato».
Tra le iniziative a cui, come associazione, l’Isde punta maggiormente c’è la promozione della figura del medico sentinella per l’ambiente. «Il progetto – dice Romizi – è partito più di un anno fa e ci stiamo investendo molto, nel coinvolgimento delle istituzioni e nel rapporto positivo con la cittadinanza. Questi professionisti, principalmente medici di medicina generale e pediatri, sensibili, preparati e soprattutto indipendenti, rappresentano una figura di riferimento e di raccordo tra cittadinanza, comunità scientifica e istituzioni e si spera possano incidere su alcune questioni cruciali relative al rapporto tra ambiente e salute».
Fine vita. A marzo 2019 oltre 62.000 Dat consegnate ai Comuni. Pronto decreto con le modalità registrazione alla Banca dati.
Il decreto stabilisce le modalità di registrazione delle Dat nella Banca dati nazionale, e definire anche il funzionamento e i contenuti informativi della Banca medesima nonché le modalità di accesso alla stessa da parte dei soggetti legittimati. Tra questi, ci saranno il medico che ha in cura un paziente dal momento che sussista una situazione di incapacità di autodeterminarsi dello stesso, oltre che il fiduciario in carica. Raccomandata l’estensione della registrazione delle Dat anche ai non iscritti al Ssn, in modo da garantirne i diritti fondamentali della persona umana Leggi l’articolo completo al LINK
Ancora troppi italiani fumatori, il dentista deve essere un motivatore per convincere a smettere. Paglia (ISI): gli argomenti non ci mancano
(da Odontoiatria33) Gli italiani continuano ad amare le “bionde”, intese come sigarette. Secondo i dati anticipati dall’Istituto Superiore di Sanità, in occasione della Giornata Mondiale Senza Tabacco 2019 organizzata dall’OMS che si celebra domani 31 maggio, sono 11,6 milioni i nostri connazionali fumatori, ovvero un italiano su cinque: 7,1 milioni e le donne 4,5 milioni. Secondo l’indagine dell’ISS un fumatore maschio su 4 è un forte fumatore, fuma cioè più di un pacchetto al giorno. Quasi la metà delle donne fuma tra le 10 e le 20 sigarette al giorno. A questi fumatori si aggiungono inoltre i consumatori di nuovi prodotti. L’1,7% consuma e-cig e l’1,1% fa utilizzo di tabacco riscaldato. I nuovi prodotti tuttavia non cambiano la prevalenza dei fumatori di sigarette che diventano nella maggior parte dei casi consumatori duali, utilizzano cioè sia le sigarette tradizionali che i nuovi prodotti. “Non cambiano negli ultimi anni le abitudini al fumo degli italiani – afferma Roberta Pacifici Direttore del Centro Nazionale Dipendenze e Doping – segno che serve incentivare campagne informative soprattutto per i giovani che rappresentano un serbatoio che alimenta l’epidemia tabagica e per le donne, per le quali è in aumento la mortalità per tumore al polmone. E’ importante intervenire prima possibile – aggiunge – e spiegare, come dimostra la nostra carta del rischio polmonare che più precocemente si diventa ex fumatore tanto prima ci si avvicina ad avere lo stesso rischio di ammalarsi di chi non ha mai fumato.” Il cancro al polmone è il “rischio” più conosciuto che colpisce i fumatori, ma nonostante sia il quarto tumore in termini di incidenza, ma la prima causa di morte per neoplasia, non sembra essere un deterrente abbastanza convincente per smettere di fumare. Fumo che non va d’accordo neppure con bocca e denti, e non solo per gli inestetismi provocati dalla nicotina sullo smalto.
“Il fumo rappresenta uno dei principali fattori di rischio per i carcinomi del cavo orale”, dice Luigi Paglia Presidente di Fondazione ISI e Presidente SIOI. Ma non solo cancro orale tra i rischi odontoaitrici, il fumo produce effetti negativi su molte terapie a cominciare dall’implantologia. “Recenti studi indicano la percentuale di fallimento dell’impianto su pazienti fumatori del circa 11,3%, contro il 4,8 dei non fumatori”, continua il dott. Paglia ricordando la correlazione tra fumo e malattia paradontale. “Noi dentisti –continua- abbiamo un ruolo importante nel motivare il paziente a smettere di fumare. Dobbiamo riuscire a fargli capire che è contraddittorio intervenire per rimuovere la placca se poi non smette di fumare” e questa è stata la forte raccomandazione che insieme a Fondazione Veronesi abbiamo portato avanti in questi anni sul target odontoiatrico. Ed i motivi a nostra disposizione per tentare di convincerli non sono pochi, se non lo spaventa la possibilità di perdere denti ed impianti per l’insorgere della malattia paradontale o peggio ancora del rischio di contrarre un tumore del cavo orale, si può tentare di far leva sull’estetica e sulla decolorazione dello smalto provocato dal fumo, argomento che vede le donne sempre molto attente, o sul rischio alitosi. Nello studio dentistico i danni causati dal fumo sono facilmente dimostrabili, e mettere il paziente fumatore di fronte alle conseguenze tangibili delle proprie abitudini di vita può costituire uno stimolo efficace a modificarle”. L’invito di Paglia ai colleghi odontoiatri è quello di dedicare tempo ai pazienti fumatori cercando di convincerli a smettere di fumare. “Lo studio dentistico –conclude- può a ragion veduta diventare un punto di riferimento nella lotta contro il fumo, promuovendo così stili di vita positivi”, cominciando a dare il buon esempio e non farsi trovare sul balcone a fumare una sigaretta tra un paziente e l’altro perché, dice, “il fumo può uccidere anche un medico o un dentista”.