ECM: cosa prevede la norma e quali sono le possibilità per raccogliere i crediti formativi e quali gli ‘’abbuoni’’

 Odontoiatria33)   Le sanzioni ai medici che non si aggiornano sembrano diventare una realtà già nel gennaio 2020, almeno stando a quanto il presidente FNOMCeO Filippo Anelli ha dichiarato a Striscia la Notizia. Peraltro alcuni segnali, importanti, avevano già fatto intuire che la fine del periodo di “prova” stesse arrivando. Già lo scorso anno con una nota inviata dal presidente Anelli ai presidenti di Ordine e Commissione Albo odontoiatri veniva ribadito che “l’aggiornamento è requisito indispensabile per svolgere attività professionale da dipendente o libero professionista e il medico, per tutta la sua vita professionale, deve perseguire aggiornamento costante e formazione continua assolvendo agli obblighi formativi”.   Restano, quindi, circa poco più di sette mesi per completare gli obblighi formativi (150 crediti) del triennio 2017-2019, che terminerà al 31 dicembre. Ovviamente non si tratterà di sanzioni automatiche, ogni situazione verrà vagliata dall’Ordine in cui si è iscritti.  Cerchiamo di riassumere cosa prevede la norma e le “opportunità” per raccogliere i crediti formativi necessari a soddisfare il proprio fabbisogno formativo.

Cosa prevede la norma? 

Secondo quanto indicato nel Manuale sulla formazione continua pubblicato dalla FNOMCeO (http://www.odontoiatria33.it/approfondimenti/17801/dalla-fnomceo-il-manuale-sulla-formazione-continua-del-professionista-sanitario.html),per il triennio 2017-2019 il professionista sanitario deve assolvere come discente di eventi erogati da provider almeno il 40% del proprio fabbisogno formativo triennale, eventualmente ridotto sulla base di esoneri, esenzioni e altre riduzioni. La fomrazione erogata da provider può essere residenziale (corsi, congressi) o FAD. Il discente può scegliere anche di utilizzare un solo strumento formativo, ad esempio la FAD.  La residua parte del 60% dei crediti può essere maturata con:

  • attività di docenza in eventi ECM
  • attività di “Formazione individuale”

Per formazione individuale, si legge sul “manuale” si intendono tutte le attività formative non erogate da provider. Tali attività possono consistere in:

  • Attività di ricerca scientifica: ovvero la pubblicazione di lavori su riviste scientifiche o attività di sperimentazione clinica.
  • Tutoraggio individuale: ovvero aver maturano il diritto al riconoscimento di 1 credito formativo ogni 15 ore di attività per i professionisti sanitari che svolgono attività di tutoraggio individuale in ambito universitario.
  • Attività di autoformazione: nella lettura di riviste scientifiche, di capitoli di libri e di monografie non preparati e distribuiti da provider accreditati ECM.
    L’attività di autoformazione dà diritto a 1 credito per ogni ora di impegno formativo autocertificato. Per il triennio 2017/2019 il numero complessivo di crediti riconoscibili per attività di autoformazione non può superare il 20% dell’obbligo formativo triennale, valutando sulla base dell’impegno orario autocertificato dal professionista il numero dei crediti da attribuire.  Per ogni di queste attività si dovrà dichiarare l’attività formativa svolta attraverso un apposito modulo, disponibili al fondo del Manuale, da consegnare al proprio Ordine.

Come fare a sapere il numero di crediti raccolti fina ad ora? 

Il professionista sanitario può conoscere in qualsiasi momento il numero di crediti formativi maturati e l’assolvimento o meno dell’obbligo formativo alla propria area persona del sito www.cogeaps.it . E’ anche possibile richiedere al proprio ordine di appartenenza l’attestazione del numero di crediti formativi registrati nel sistema del COGEAPS e al termine del triennio formativo di riferimento l’eventuale certificazione del pieno soddisfacimento dell’obbligo formativo.

Rapporto Osservasalute 2018: Italiani lenti a cambiare stili di vita scorretti. Boom cronici e non autosufficienti.

Spesa destinata ad impennarsi. Cambiare approccio o sarà emergenza Il grande problema per il presente e per il futuro sono le cronicità che assorbono l’80% della spesa sanitaria. Destinata a impennarsi nel prossimo decennio la domanda per visite specialistiche, di giornate di degenza e di assistenza domiciliare. Siamo tra i Paesi più longevi ma anche con più anni da vivere con malattie croniche e disabilità: la speranza di vita in buona salute è peggiore che altri Paesi europei. Arrivano a 49 mila i decessi causati dalle infezioni sepsi correlate.   Leggi l’articolo completo al LINK

Pronto soccorso. Rivoluzione in Emilia Romagna: “Non permetteremo attese oltre le 6 ore”

Più personale (circa 130, tra medici, infermieri e oss), diversa organizzazione dell’attività (cinque codici e tre livelli di intensità”, spazi ridisegnati e più comfort per pazienti e operatori. Questo il piano della Regione da 7 milioni di euro. Sei ore sarà il tempo massimo previsto di permanenza, “ma già va così in circa l’85% dei casi”. Le novità illustrate dal presidente della Giunta e dall’assessore alle Politiche per la salute.  Leggi l’articolo completo al LINK

La parodontite potrebbe favorire l’emicrania

(da DottNet)   La parodontite potrebbe favorire anche la cefalea, in particolare l’emicrania: infatti uno studio condotto da uno scienziato italiano ha evidenziato che chi soffre di parodontite ha un rischio del 50% maggiore di soffrire anche di emicrania. Lo studio è stato condotto da Francesco D’Aiuto, direttore dell’Unità di Parodontologia della University College di Londra – Eastman Dental Institute e pubblicato sulla rivista ‘Odontology’. Lo studio ha coinvolto 651 individui che soffrivano di emicrania, dei quali 393 presentavano di emicrania cronica. È emerso che il 50,2% degli individui con emicrania ha riferito di avere anche la parodontite.   “I dati sono ancora preliminari – ha spiegato D’Aiuto che è anche membro della Società Italiana di Parodontoloiga e Implantologia – ma le evidenze riscontrate dimostrano che i pazienti con parodontite hanno almeno il 50% di probabilità in più di soffrire di emicranie rispetto agli individui di controllo. La peculiarità di questa associazione – ha aggiunto – è che la diagnosi di parodontite può essere associata alla cronicità dell’emicrania stessa. Le ricerche del nostro gruppo seguite da Yago Leira in collaborazione con l’Università di Santiago di Compostela in Spagna confermano queste associazioni indipendentemente dai fattori di rischio tipici dell’emicrania”.    “Le ipotesi patogenetiche dell’associazione tra emicrania e parodontite – ha concluso l’esperto – si fondano sulla capacità della malattia gengivale di favorire l’infiammazione ‘sistemica’ (relativa a tutto l’organismo, quindi non solo locale) e la disfunzione endoteliale (delle pareti dei vasi sanguigni). Questi due processi (infiammazione e danno endoteliale) sono entrambi implicati nell’insorgenza e soprattutto nell’esacerbazione dell’emicrania”.

Sanità senza personale: dal 2012 al 2017 persi 26.500 operatori. I vuoti più vistosi tra infermieri, amministrativi, tecnici e medici

Tra il 2012 e il 2017 quelli in assoluto ad essere scesi di più sono gli infermieri (-7.055), seguiti dagli amministrativi (-6.102), dai tecnici (-4.727) e dai medici (-3.448). In totale il Ssn può contare su 648 mila unità. Questa la fotografia che emerge dall’elaborazione effettuata da Quotidiano Sanità sugli ultimi dati del Conto annuale pubblicati dall’Aran. Per quanto riguarda il totale della PA solo il personale delle Regioni ha perso più unità del Ssn (-55 mila). Al contrario la Scuola ha visto crescere i suoi lavoratori (+111 mila).  Leggi l’articolo completo al LINK

GB, crisi sanità pubblica, crolla il numero dei medici di famiglia

(da Ansa.it)   Continua il declino della sanità pubblica britannica (Nhs) innescato da anni di tagli e dalle politiche di austerity. Lo confermano i dati di una ricerca condotta dal think tank Nuffield Trust per conto della Bbc, stando ai quali il numero dei cosiddetti Gp, i medici di famiglia del Regno, è sceso da una media di 65 per 100.000 abitanti registrata nel 2014 a non più di 60 l’anno scorso: un calo mai visto a questa velocità da mezzo secolo. A provocare il fuggi fuggi, fra dimissioni e nuovi ingressi mancati, sono le condizioni di superlavoro e gli stipendi insufficienti, sostengono le organizzazioni mediche. «Non si può permettere che la rete dei Gp collassi in questo modo, è un pilastro assolutamente cruciale del sistema sanitario nazionale», ha commentato raccogliendo l’allarme Helen Stokes-Lampard, presidente del Royal College dei medici di base. La crisi si traduce in tempi d’attesa per una visita standard che in alcune zone dell’isola hanno toccato le 7 settimane e nell’impossibilità di un terzo dei pazienti di ricevere assistenza in giornata dall’Nhs anche in caso di urgenze. Il governo Tory di Theresa May si difende evidenziando di aver avviato negli ultimi anni un primo rilancio di risorse pubbliche per la sanità. Briciole, replica l’opposizione laburista di Jeremy Corbyn.

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