Sintomi post-Covid: ecco come si manifestano

(da DottNet)   La maggior parte delle persone guarisce dal Covid completamente ma alcune possono continuare a manifestare sintomi per diversi mesi: è la cosiddetta sindrome del Post Covid o Long Covid, e tra chi ne soffre regna senso di solitudine e di abbandono. Mentre su Facebook fioriscono gruppi che ne raccolgono le testimonianze, ‘come pazienti fantasma’, dai medici di famiglia arriva l’appello: proprio coloro che portano ancora addosso i segni del coronavirus dovrebbero essere i primi a vaccinarsi contro l’influenza, perché il loro organismo è ancora sotto stress.  Già segnalato a luglio dallo studio del Policlinico Gemelli Irccs su Jama, il problema dei postumi del Covid sono stati oggetto anche di un sondaggio condotto tra gli aderenti alla British Medical Association, la principale associazione sindacale britannica.

Leggi tutto

I bimbi asintomatici possono diffondere il virus per giorni

(da DottNet)   Sul contagio e gli effetti del nuovo coronavirus sui bambini rimangono ancora molte cose da capire, ma alcuni elementi stanno iniziando ad essere chiariti. Dopo lo studio che ha confermato che sono meno a rischio di avere forme gravi e letali di Covid-19, ora una nuova ricerca, pubblicata sulla rivista ‘Jama Pediatrics’, indica che possono diffondere il SarsCov2 fino a 3 settimane, anche se asintomatici o dopo la scomparsa dei sintomi. 

Leggi tutto

Coronavirus: bimbi più piccoli contagiosi come adulti

(da AGI)  Anche i bambini più piccoli possono trasmettere il Sars-COv2 come quelli più grandi o gli adulti. Uno studio realizzato presso l’ospedale pediatrico Ann & Robert H. Lurie di Chicago ha scoperto che i bambini di età inferiore ai 5 anni con COVID-19 da lieve a moderato hanno livelli molto più alti di materiale genetico del virus nel naso rispetto ai bambini più grandi e agli adulti. I risultati, pubblicati su ‘JAMA Pediatrics’, indicano la possibilità che i bambini più piccoli trasmettano il virus tanto quanto le altre fasce di età. La capacità dei bambini più piccoli di diffondere COVID-19 potrebbe essere stata sottovalutata a causa della chiusura rapida e sostenuta delle scuole e degli asili durante la pandemia. “Abbiamo scoperto – afferma l’autore principale Taylor Heald-Sargent, MD, PhD, specialista in malattie infettive pediatriche presso Lurie Children’s e Assistant Professor of Pediatrics presso la Northwestern University Feinberg School of Medicine – che i bambini sotto i 5 anni con COVID-19 hanno una carica virale maggiore rispetto ai bambini più grandi e agli adulti, il che può suggerire una maggiore trasmissione, come vediamo con il virus respiratorio sinciziale, noto anche come RSV”. “Ciò ha importanti implicazioni per la salute pubblica, in particolare durante le discussioni sulla sicurezza della riapertura delle scuole e dell’asilo”. Heald-Sargent e colleghi hanno analizzato 145 casi di malattia da COVID-19 da lieve a moderata entro la prima settimana dall’esordio dei sintomi. Hanno confrontato la carica virale in tre gruppi di età: bambini di età inferiore ai 5 anni, bambini di età compresa tra 5 e 17 anni e adulti di età compresa tra 18 e 65 anni. “Il nostro studio non è stato progettato per dimostrare che i bambini più piccoli diffondono COVID-19 tanto quanto gli adulti, ma è una possibilità”, ha chiarito Heald-Sargent. “Dobbiamo tenerne conto negli sforzi per ridurre la trasmissione mentre continuiamo a conoscere meglio questo virus”.

Gli antibiotici potrebbero interferire con l’efficacia della pillola

(da DottNet)   Gli antibiotici, specie quelli ad ampio spettro, potrebbero ridurre l’effetto dei contraccettivi orali e quindi mettere a rischio di gravidanze indesiderate Lo rivela uno studio pubblicato sulla rivista ‘BMJ Evidence Based Medicine’ e condotto da Robin Ferner della University of Birmingham.  Il sospetto che gli antibiotici potessero compromettere l’efficacia della pillola aleggia addirittura dagli anni 70, ma mancavano studi su grossa scala per dipanare questo dubbio di interazione farmacologica. Gli esperti hanno confrontato la frequenza di gravidanze indesiderate in donne che usavano la pillola e che avevano assunto un ciclo di terapia antibiotica la frequenza di gravidanze indesiderate tra donne che avevano assunto altri farmaci oltre alla pillola contraccettiva. Per farlo hanno analizzato i dati delle ‘Yellow Cards’, un sistema di allerta a disposizione dei medici inglesi, dove vengono segnalati sospetti effetti avversi dei farmaci. Gli esperti hanno analizzato 74.623 ‘cartellini gialli’ per gli antibiotici e 65.578 per altri tipi di farmaci. Sono state segnalate sei gravidanze indesiderate nei cartellini gialli per altri tipi di farmaci, equivalenti a 9 casi su 100.000 individui, contro 46 gravidanze indesiderate nei report sugli effetti indesiderati sospetti degli antibiotici, pari a 62 casi su 100.000.  Secondo gli esperti le donne che usano la pillola e che devono fare una cura di antibiotici dovrebbero adottare ulteriori precauzioni durante la terapia antibiotica.

Studio Beato Matteo Vigevano: l’eparina non funziona sugli obesi

(da DottNet)   Un livello particolarmente basso di antitrombina riscontrato nei pazienti obesi affetti da coronavirus spiegherebbe il fallimento della terapia con eparina somministrata per scongiurare la trombosi venosa e l’embolia polmonare, prime cause di mortalità legata all’infezione da Covid-19. Lo dice uno studio, pubblicato sulla rivista ‘Nutrition, Metabolism and Cardiovascular Diseases, condotto da un team di ricercatori dell’Istituto Clinico Beato Matteo di Vigevano (Pavia) guidati dal dottor Carmine Gazzaruso – Responsabile delle Unità Operative di Diabetologia, Endocrinologia, Malattie Metaboliche e Vascolari – che ha visto coinvolti 49 pazienti ricoverati per Covid-19.   I ricercatori sono partiti da una prima evidenza: nonostante l’anticoagulazione, gestita principalmente con eparina, la mortalità per eventi tromboembolici rimaneva comunque alta. All’interno del campione sono stati, infatti, 16 i pazienti a non sopravvivere alla malattia e i ricercatori si sono quindi concentrati nell’individuazione di eventuali fattori comuni a tutti i soggetti, che potessero chiarire le motivazioni del fallimento della terapia.  Il primo elemento riscontrato nei 16 pazienti era il livello basso (inferiore a 80), rispetto alla normalità (valore compreso tra 80 e 100), di antitrombina (AT), una proteina che è necessaria per il funzionamento dell’eparina. Altro comune denominatore era il BMI (l’indice di massa corporea) superiore a 30, quindi un grado di obesità da lieve a severa, che si rivelerebbe pertanto un fattore prognostico negativo. Di qui l’evidenza che i soggetti obesi, che molti studi epidemiologici hanno identificato come i profili a più alto rischio di ricovero in terapia intensiva e di morte tra i malati di Covid-19, siano i più colpiti dalla carenza di antitrombina.  “I dati suggeriscono innanzitutto come l’AT sia fortemente associata alla mortalità nei pazienti affetti da Covid-19.  Inoltre, l’AT può essere ciò che lega l’obesità e la prognosi infausta nei pazienti con coronavirus” afferma Gazzaruso.

Nel diabete, la chiave è perdere peso, non importa come

(da Univadis)    Messaggi chiave    In pazienti con obesità e diabete di tipo 2, i benefici metabolici a seguito di un’operazione di bypass gastrico e quelli a seguito di una dieta ipocalorica sono simili e sono legati alla sola perdita di peso.  Dopo la perdita di peso, migliora la sensibilità all’insulina nel fegato e nei muscoli scheletrici, la glicemia nelle 24 ore, i profili insulinici e la funzione delle cellule beta, ma senza alcuna differenza significativa tra i due gruppi (chirurgia e dieta).

Leggi tutto

Coronavirus: il plasma sembra abbassare il rischio di morte

(da DottNet)   Il plasma da convalescenti, quello cioè di persone guarite dal Covid-19 ricco quindi di anticorpi, potrebbe ridurre la mortalità per Covid di circa il 50%. Ad accendere le speranze su questa terapia, che è comunque considerata tra le più promettenti, è una revisione di 12 studi sul tema, per un totale di oltre 800 pazienti, dei ricercatori della Mayo Clinic statunitense, per ora pubblicata solo su un sito di preprint. L’età media dei pazienti coinvolti negli studi, scrivono gli autori, varia tra 48 e 70 anni, con una maggiore proporzione di maschi nella maggior parte dei test. Tutti i pazienti avevano una forma grave della malattia.

Leggi tutto

Covid-19 e scuole, le indicazioni ISS per la gestione di casi sospetti

(da Sanitainformazione.it)   Identificare un referente scolastico per il Covid-19 adeguatamente formato, tenere un registro degli eventuali contatti tra alunni e/o personale di classi diverse, richiedere la collaborazione dei genitori per misurare ogni giorno la temperatura del bambino e segnalare eventuali assenze per motivi di salute riconducibili al Covid-19. Sono alcune delle raccomandazioni contenute nel rapporto “Indicazioni operative per la gestione di casi e focolai di SARS-CoV-2 nelle scuole e nei servizi educativi dell’infanzia.

Leggi tutto

Quali FANS sono più sicuri dopo un infarto?

(da Univadis)    In uno studio di coorte condotto sulla popolazione coreana, il trattamento concomitante con farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS) aumentava significativamente il rischio di eventi cardiovascolari e sanguinamento clinicamente rilevante in pazienti che avevano avuto un infarto del miocardio ed erano trattati con antitrombotici. Celecoxib e meloxicam erano i FANS con migliore profilo di sicurezza.  Il profilo di sicurezza cardiovascolare dei singoli FANS può variare in popolazioni differenti.

Leggi tutto
1 133 134 135 136 137 236