La resistenza agli antibiotici emergenza mondiale: la FNOMCeO lancia un corso sulla corretta gestione

(da https://portale.fnomceo.it)  Si scrive “Antimicrobial Stewardship”, si legge come l’insieme degli interventi coordinati volti a promuovere l’uso ottimale degli antibiotici: la scelta del farmaco, del dosaggio, la modalità e la durata della somministrazione. Tra gli obiettivi, quello di combattere l’antibiotico-resistenza, che costa ogni anno la vita a 700mila persone nel mondo, 33mila in Europa, 11mila solo in Italia.  Per diffondere la cultura dell’utilizzo appropriato e saggio degli antibiotici, la Federazione nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri (FNOMCeO) lancia il nuovo corso di formazione a distanza gratuito “ANTIMICROBIAL STEWARDSHIP: un approccio basato sulle competenze”, che, aperto a medici e odontoiatri, sarà fruibile dal 18 ottobre al 31 dicembre sulla piattaforma Fadinmed, erogando 13 crediti ECM.   “Gli antibiotici sono farmaci salvavita e la loro scoperta è tra i più importanti progressi del XX secoloTuttavia, si accumulano dati che dimostrano che l’uso improprio degli antibiotici è diffuso in tutti gli ambienti sanitari -spiega Guido Giustetto, presidente dell’Ordine dei Medici di Torino e responsabile scientifico del corso – L’utilizzo eccessivo e spesso non appropriato di questi farmaci ha portato all’apparizione e alla diffusione di batteri resistenti e alla conseguente riduzione dell’efficacia di questi medicamenti”.  “Le resistenze agli antibiotici sono attualmente un problema diffuso su scala mondiale e una reale minaccia per la salute pubblica – aggiunge Rosa Prato, epidemiologa, responsabile scientifico del corso e coordinatore per la Puglia del Gruppo Tecnico regionale di monitoraggio del Piano Nazionale di contrasto dell’antimicrobico-resistenza 2017-2020 -. Per preservare l’utilità di questi farmaci salvavita, dobbiamo tutti usare gli antibiotici con saggezza. In particolare, i medici devono saperli prescrivere in modo appropriato, educando i loro pazienti e i colleghi all’uso corretto di questa risorsa medica sempre più scarsa”.   “Il corso è la versione italiana di un analogo percorso di aggiornamento dell’Organizzazione mondiale della Sanità – conclude Roberto Stella, coordinatore dell’Area Strategica Formazione di FNOMCeO -. È composto da 16 video, con audio in lingua italiana, dalle diapositive in lingua inglese presentate dai relatori, dalla bibliografia specifica per ogni argomento e da 10 scenari clinici sulla prescrizione appropriata degli antibiotici. Fornisce le conoscenze cliniche necessarie per utilizzare gli antibiotici in maniera appropriata e offre spunti per trasferire queste conoscenze nella pratica clinica quotidiana”.

C’è una questione femminile anche nel mondo medico

(da M.D. Digital)   In Italia cresce costantemente il numero delle donne che esercitano la professione medica. Lo sono il 60% dei medici di medicina generale e il 44% dei 105 mila camici bianchi dipendenti del Ssn. (dati 2017), ma di quest’ultime solo 1 su 10 fa carriera mentre coloro che scelgono la Medicina Generale si troveranno a percepire in media compensi inferiori ai loro colleghi maschi. È quanto mostrano i dati evidenziati durante il Congresso Nazionale della Fimmg in Sardegna e nel corso dalla terza Conferenza Anaao-Donne, svoltasi di recente a Genova. Medicina Generale: il 60% sono donne ma guadagnano meno dei colleghi. I dati mostrano che la componente femminile della professione, in tutte le regioni italiane, percepisce in media compensi inferiori rispetto ai colleghi. “C'è la necessità di ripensare al modello assistenziale per la nostra professione mettendo al centro la componente femminile”.    Le donne rappresentano il 60% dei futuri medici di medicina generale, ma ancora oggi i dati mostrano che la componente femminile della professione, in tutte le regioni italiane, percepisce in media compensi inferiori rispetto ai colleghi. Analizzare il contesto attuale e tracciare i possibili scenari futuri è l'obiettivo della tavola rotonda “Speriamo che sia femmina?” che si è svolta al 76° Congresso Fimmg-Metis in corso al Tanka Village – Villasiminus (Cagliari). “C'è la necessità di ripensare al modello assistenziale per la nostra professione – dichiara Tommasa Maio, segretario nazionale di Fimmg Continuità Assistenziale – mettendo al centro la componente femminile che al momento rappresenta oltre la metà dei futuri medici di medicina generale e che in futuro potrebbe crescere ulteriormente”.  I medici di famiglia nei prossimi anni dovranno affrontare l’ondata di pensionamenti in assenza di adeguata programmazione in entrata, adattarsi ai cambiamenti del contesto socio-demografico della popolazione italiana, prendendo in carico pazienti sempre più frequentemente anziani e fragili. “Le professioniste saranno chiamate a svolgere un ruolo da protagoniste della Medicina generale basato su fiduciarietà, prossimità e domiciliarità – prosegue Maio – Una sfida che le porterà a dover acquisire competenze professionali e personali che rendano possibile la compatibilità tra vita privata e professione. Saranno le donne a rappresentare la parte prevalente delle forme aggregative della medicina generale e del territorio e a doversi formare nella capacità di gestire uno studio medico. Per questo bisognerà ripensare i modelli organizzativi della medicina generale e le conseguenti scelte contrattuali finora proposte”. Anaao: sempre più donne medico in corsia, ma solo una su 10 fa carriera. È la denuncia che parte dalla terza Conferenza Anaao Donne svoltasi di recente a Genova, dove è stato fatto il punto sugli ostacoli della vita in corsia, sui problemi che inibiscono il decollo professionale delle donne medico e le soluzioni che il sindacato può e deve trovare.  Il numero delle donne medico in Italia aumenta di anno in anno. Nel 2017 sono il 44% (ultimi dati della Ragioneria Generale dello Stato elaborati dall’Anaao Assomed) dei 105 mila camici bianchi dipendenti del Ssn. Le Regioni con il maggior numero di “camici rosa” sono la Sardegna (56%), seguita da Emilia Romagna (51%) e Veneto (50%). Chiude la classifica la Campania con il 31%. Nella fascia d'età 40-44 anni le donne sono il 60% del totale dei medici, mentre dopo i 50 anni la prevalenza è maschile, con una rappresentanza di medici uomini tra i 55-59 anni del 64%  e dopo i 60 anni del 72% Ma il sorpasso, che sarà nei prossimi anni sempre più evidente, è ancora solo nei numeri. Alle donne è infatti preclusa la possibilità di fare carriera: solo 1 su 50 diventa Direttore di Struttura Complessa e 1 su 13 responsabile di Struttura Semplice. E anche nelle discipline in cui è più elevata la quota di donne tra i medici, la loro presenza nelle posizioni apicali è molto bassa (Pediatria 10%, psichiatria 25%, Ginecologia e ostetricia 17%). Sono questi i numeri che aprono la terza Conferenza Anaao Donne in programma questa settimana a Genova. Un’occasione per fare il punto sugli ostacoli della vita in corsia, sui problemi che inibiscono il decollo professionale delle donne medico e le soluzioni che il sindacato può e deve trovare. Il contratto di lavoro siglato il 24 luglio va proprio in questa direzione, grazie anche all’intervento dell’Anaao Assomed: salario intero, compreso il trattamento accessorio, per il congedo di maternità e di paternità; monte ore annue di 18 ore per assenze per visite, terapie e prestazioni specialistiche senza decurtazioni stipendiali; ulteriore monte ore di 18 ore annue per assenze per particolari motivi personali e familiari retribuite; ferie estive garantite (15 giorni) nel periodo 15 giugno–15 settembre per i dipendenti con figli nella scuola dell’obbligo. Inoltre l’Organismo Paritetico potrà avanzare proposte su temi importanti come: conciliazione dei tempi di vita e lavoro; esenzione dalle guardie a 62 anni; incremento della percentuale di part time dal 3 al 7% “A partire dal titolo di questa Conferenza ci schieriamo per un futuro che sia sempre più orientato dalle donne. Curiosamente – fa notare Sandra Morano, coordinatrice dell’Area –  il momento della massima svalutazione del Ssn coincide con la più grande ondata di mano d’opera sanitaria femminile. Le donne scelgono la professione di cura come prima, e forse più congeniale, opzione, mentre gli uomini la stanno abbandonando perché meno prestigiosa, anche economicamente. Ma per la professione medica non passa solo da qui l’urgenza di un necessario recupero di autorevolezza. Recupero non facile né scontato, ma che toccherà giocoforza alle donne, in maggioranza nei prossimi anni, mettere in atto”. “Il cambiamento necessario – commenta Carlo Palermo, Segretario Nazionale Anaao Assomed - richiede tempo, ma soprattutto politiche che lo assumano come necessità per trasferire una visione di genere nei contratti di lavoro, nelle leggi, nella prassi, ed evitare che la crescita delle donne in sanità sia derubricata a semplice fenomeno di costume. È giunto il momento che la sanità  abbandoni  un  modello  unicamente  maschile e  si  avvii  velocemente  verso  la  declinazione  di  ritmi  e  organizzazione del lavoro che tenga conto della presenza delle donne. E il sindacato di fronte a questi numeri deve ripensare se stesso, in termini di servizi offerti e di obiettivi organizzativi su cui impegnare energie e risorse per creare migliori condizioni lavorative per i medici del Ssn uomini o donne che siano”.  

Sono sempre meno gli uomini con una normale conta spermatica

(da Quotivadis)   L’analisi della conta degli spermatozoi mobili totali (TMSC) in un’ampia popolazione di uomini appartenenti a coppie sub-fertili provenienti da Stati Uniti e Spagna, mostra che tra il 2002 e il 2017 la percentuale di coloro con normozoospermia è diminuita di circa 10 punti percentuali.  Oltre a questa tendenza in declino, si è avuto un aumento della percentuale di uomini che rischiano di richiedere un trattamento di fertilità a causa di oligospermia moderata o grave e azoospermia.  Inoltre, il TMSC è diminuito di 1,1% con ogni anno di età in più, ma l’aumento degli anni non spiega i risultati dato che l’età media della popolazione di studio non è cambiata nel tempo (circa 32 anni).

Descrizione dello studio    Sono state valutate le prime analisi dello sperma di uomini di coppie sub-fertili che, tra il 2002 e il 2017, si sono presentati in 2 centri di infertilità (Stati Uniti, Spagna).  Gli uomini sono stati divisi in 3 gruppi a seconda del tipo di strategia di inseminazione raccomandata in base al TMSC: >15 milioni (normozoospermia), nessun intervento, 5-15 milioni (oligospermia moderata), inseminazione intrauterina, <5 milioni (oligospermia grave/azoospermia), fecondazione in vitro.

Risultati principali   Sono state incluse 119.972 analisi dello sperma: 41.809 dal centro americano e 78.163 da quello spagnolo.  Il TMSC mediano è stato di 74,4 milioni nella popolazione degli Stati Uniti e 60,3 milioni in quella della Spagna.  La percentuale di uomini con TMSC>15 milioni è diminuita leggermente nel tempo in entrambi i centri, e l’analisi combinata mostra una riduzione di 9 punti percentuali (da 87,6% a 78,7%) negli ultimi 16 anni (OR 0,967).  La percentuale di uomini a rischio di un trattamento di fertilità (TMSC<15 milioni) è passata da 12,4% nel 2004 a 21,3% nel 2017.  Per ogni anno di età in più, il TMSC è diminuito di 1,1% all’anno.    L’età degli uomini è rimasta costante nel tempo (età media 36,2 anni).

Limiti dello studio    Studio retrospettivo.   Analisi limitate ai dati medici elettronici.  Non sono stati valutati i fattori che possono modificare la conta e la motilità dello sperma nel tempo, come operazioni chirurgiche, farmaci, obesità, fumo, dieta.

Perché è importante    Studi precedenti hanno dimostrato una riduzione della conta spermatica degli uomini in tutto il mondo, ma la rilevanza di questa tendenza in declino resta poco chiara.  Nonostante la valutazione delle tendenze della conta spermatica sia difficile vista l’esistenza di diversi confondenti, le prove suggeriscono che il declino sia clinicamente rilevante in quanto si associa a un cambio nelle categorie diagnostiche, le quali possono determinare una diversa gestione dell’infertilità.  Sono necessarie ulteriori studi sui fattori che possono influenzare il TMSC e che includano anche la variabilità delle analisi dei pazienti nel tempo.

(Ashley W. Tiegs, Jessica Landis et al. Total Motile Sperm Count Trend Over Time: Evaluation of Semen Analyses From 119,972 Men From Subfertile Couples. Urology. 2019 Oct;132:109-116. doi: 10.1016/j.urology.2019.06.038.  )

Malattie cardiovascolari, dormire meno di sei ore aumenta il rischio di morte

(da Doctor33)   Secondo uno studio pubblicato sul Journal of the American Heart Association, gli adulti di mezza età con ipertensione, diabete di tipo 2, malattie cardiache o ictus potrebbero essere ad alto rischio di cancro e morte precoce se dormono meno di sei ore al giorno. «Il nostro studio suggerisce che il raggiungimento di una quantità di sonno normale può essere protettivo per alcune persone con queste patologie e rischi per la salute. Tuttavia, saranno necessarie ulteriori ricerche per esaminare se un miglioramento o un aumento del sonno per mezzo di terapie mediche o comportamentali possa ridurre il rischio di morte prematura» afferma Julio Fernandez-Mendoza, del Pennsylvania State College of Medicine e del Penn State Health Milton S. Hershey Medical Centre, primo autore dello studio. I ricercatori hanno analizzato i dati di oltre 1.600 adulti della Penn State Adult Cohort e li hanno classificati in due gruppi in base alla presenza di ipertensione allo stadio 2 e diabete di tipo 2 oppure patologie cardiache e ictus. I partecipanti hanno trascorso una notte in un laboratorio per lo studio del sonno e sono stati poi seguiti per individuare un'eventuale causa di morte. Delle 512 persone decedute, un terzo è morto per malattie cardiache o ictus e un quarto per cancro. Le persone nel gruppo di ipertensione o diabete che hanno dormito meno di sei ore hanno avuto un rischio aumentato di due volte di morire per malattie cardiache o ictus. Gli individui con malattie cardiache o ictus che hanno dormito meno di sei ore hanno mostrato un aumento di tre volte del rischio di morte per cancro. L'aumento del rischio di morte precoce per le persone con ipertensione o diabete è risultato trascurabile se le ore di sonno erano state superiori a sei. «L'identificazione delle persone con problemi specifici del sonno potrebbe portare a un miglioramento della prevenzione, ad approcci terapeutici più completi, a esiti migliori a lungo termine e a un uso inferiore delle risorse sanitarie» spiega Fernandez-Mendoza. Gli autori sottolineano che il risultato dello studio potrebbe essere stato influenzato dall'effetto del dormire una sola notte in laboratorio, perché i partecipanti potrebbero aver dormito significativamente peggio rispetto al solito.

(J Am Heart Association 2019. Doi: 10.1161/JAHA.119.013043  https://dx.doi.org/10.1161/JAHA.119.013043)

Consulenze o perizie medico legali: il “discrimen” per l’esenzione da Iva

(da Doctor33)   In tema di I.V.A.,se una prestazione medica viene effettuata in un contesto che permette di stabilire che il suo scopo principale non è quello di tutelare nonché di mantenere o di ristabilire la salute, ma piuttosto quello di fornire un parere richiesto preventivamente all'adozione di una decisione che produce effetti giuridici, l'esenzione prevista dall'art.13,arte A, n. 1, lett. c), della sesta direttiva non si applica. Trattasi infatti di certificazioni, perizie medico -legali attraverso cui si persegue lo scopo principale di soddisfare una condizione legale o contrattuale prevista nel processo decisionale altrui, che non hanno la finalità di tutelare la salute della persona e che anche nel nostro ordinamento normativa, sono escluse dall'esenzione prevista dall'art.10, n.18 del D.P.R. n.633 del 1972.  (avv.ennio grassini - www.dirittosanitario.net )