Metodi che aiutano a riscontrare la paura del dentista da parte del paziente

(da Odontoiatria33)  La paura del dentista è una problematica comune tra la popolazione generale, anche se non sempre viene individuata prontamente dai dentisti, rimanendo non riconosciuta nel tempo. Uno studio effettuato da alcuni ricercatori finlandesi e pubblicato sul numero di aprile di International Dental Journal (la rivista di FDI) ha valutato come i pazienti reagissero a livello emotivo ai vari trattamenti odontoiatrici, individuando chi ammettesse apertamente di provare paura e preoccupazione e chi invece, pur avvertendo simili sensazioni, non le rendesse “pubbliche”.  E’ quindi importante che ci siano dentisti capaci di riconoscere possibili stati d’ansia “nascosti”, sottolinea i ricercatori  

Per individuare più velocemente e più facilmente uno stato d’ansia, vengono valutati lo stato emotivo del paziente, la sua espressione facciale e le sue reazioni durante l’esecuzione di un trattamento odontoiatrico: i dati raccolti vengono poi assegnati ad un colore in base al grado di paura avvertita dal paziente, per esempio il rosso per la paura severa, il giallo per quella moderata e il verde se il paziente presenta nessuna paura o un basso livello di paura.   Un altro fattore che negli ultimi anni ha aumentato la fobia del dentista è stata la circolazione del virus del Covid19, perché ha scatenato una maggior preoccupazione verso i trattamenti odontoiatrici in quelle persone che erano già fobiche e ciò è avvenuto a causa di un maggior rischio di contagiarsi e di infettarsi.  

Nonostante la paura del dentista sia comune e abbia diversi gradi di diffusione, spesso essa risulta di difficile individuazione, oltre a presentare una prevalenza diversa in base al periodo storico preso in considerazione ed ad essere diversificata per età e genere.   Risulta molto utile far compilare al paziente dei questionari nella sala d’aspetto, che vanno consegnati prima dell’inizio del trattamento odontoiatrico: ciò permette un maggior dialogo col paziente stesso e la possibilità di osservare i suoi comportamenti, soprattutto in coloro che avvertono una paura molto forte e quindi di più difficile gestione.   Non è sempre facile per i dentisti individuare in modo preciso le reali sensazioni percepite dal paziente; inoltre dentisti più esperti e con più anni di lavoro alle spalle sono più abili nel riconoscere i pazienti ansiosi, rispetto a chi è all’inizio della sua carriera lavorativa.   Tra il 5% e il 15% di tutti i pazienti presenta infatti una fobia per il dentista e sono pazienti che in generale tendono a ricorrere ai servizi odontoiatrici solamente al bisogno e in maniera irregolare, aumentando così il rischio di necessitare nel futuro di un trattamento odontoiatrico d’urgenza.  

I pazienti che hanno paura del dentista, concludono i ricercatori, non sono sempre facilmente riconoscibili dagli operatori sanitari e ciò rischia di portare ad un approccio sbagliato del paziente e delle terapie di cui necessita, è quindi importante da parte del dentista saper indagare se il proprio paziente presenta uno stato d’ansia verso la sfera odontoiatrica per stabilire programmi di trattamento più specifici e approcci volti a diminuire il grado di paura.  

(Methods Helping Dentists to Detect Dental Fear. Taina Kankaala, Päivi Rajavaara, Maria Kestilä, Minna Väisänen, Hannu Vähänikkilä, Marja-Liisa Laitala, Vuokko Anttonen. International Dental Journal Volume 73, Issue 2, April 2023, Pages 228-234)      

Sindrome da computer: sintomi, fattori associati e soluzioni

(da Univadis)   Trascorrere un tempo eccessivo su dispositivi elettronici come computer, laptop, smartphone e tablet, contribuisce all’insorgenza di una sindrome da computer (CVS) che viene definita come "una serie di problemi agli occhi e alla vista correlata all’uso prolungato del computer o ad altri device digitali". I termini di affaticamento visivo (AV) e affaticamento visivo digitale (AVD) sono stati utilizzati in modo alternativo per identificare la CVS. È noto che l'uso di computer o dispositivi digitali per un tempo > 3 ore al giorno può condizionare lo sviluppo di CVS. La sindrome si può manifestare anche nei bambini in conseguenza alle molte ore trascorse utilizzando dispositivi elettronici, sia per i compiti scolastici che per giocare con videogiochi o inviare e ricevere messaggi di testo (1). 

Scenari digitali globali     L’enorme disponibilità di dispositivi digitali è diventata una parte integrante della vita quotidiana per milioni di individui di tutte le età che sono a rischio CVS. Nei paesi sviluppati, l'impegno delle persone dedicato a dispositivi digitali è aumentato notevolmente negli ultimi anni, coinvolgendo tutte le fasce d'età.   Il problema si è diffuso anche nei paesi in via di sviluppo determinando un impatto rilevante sulla salute pubblica per i rischi professionali, l’aumento del tasso di errore dei lavoratori, la riduzione delle loro capacità visive e le relative conseguenze in ambito lavorativo (1).   Il tasso di prevalenza di CVS varia da meno del 50% a oltre il 90% a seconda dell'età, dell'occupazione, del paese e dell'istruzione. La pandemia di COVID-19 ha aumentato il tempo medio giornaliero trascorso davanti a uno schermo sia per gli studenti con l'apprendimento online, sia per chi lavora da casa con lo smart working. In questi ultimi tre anni è stato documentato un uso dei dispositivi digitali aumentato di 4 ore al giorno e le ore medie di apprendimento on line sono state di 7 ore al giorno (2) e in una popolazione di studenti è stata documentata una CVS nel 70,1% dei casi (1).  

Sintomi della CVS    I sintomi correlati a CVS possono essere classificati come visivi, oculari ed extraoculari. I sintomi visivi comprendono visione offuscata, affaticamento o disagio visivo e diplopia. I sintomi oculari includono secchezza oculare, arrossamento, affaticamento e irritazione oculare. I sintomi extra-oculari sono caratterizzati da mal di testa e dolore muscolo-scheletrico alle spalle, al collo e alla schiena (1).

Fattori associati a CVS    I fattori comunemente associati a CVS includono l'utilizzo di dispositivi digitali per più di 6 ore al giorno, l'utilizzo di più dispositivi digitali, errori di rifrazione e presenza di dolore alla schiena e al collo (2). Nello specifico i fattori personali includono: una cattiva posizione seduta, una distanza occhio-schermo inappropriata, un angolo di visione improprio e brevi distanze; mentre i fattori ambientali e del device comprendono: postazione di lavoro impropria, scarsa illuminazione, contrasto e risoluzione del device, aumento del bagliore del display, luminosità eccessiva o squilibrata dello schermo del computer (1).

Riduzione del tempo davanti allo schermo     Il consiglio per contrastare la CVS è di ridurre i tempi di lavoro/gioco, ma di quanto?    Un recente studio ha dimostrato modificazioni misurabili della funzione maculare rispetto al tempo trascorso davanti a un computer e suggerisce come i cambiamenti possono essere invertiti riducendo significativamente il tempo trascorso davanti allo schermo (3). L'effetto del tempo sulle risposte foveali negli occhi del gruppo con CVS rispetto a un gruppo di controllo (senza CVS) è stato analizzato in un gruppo di studenti di medicina, mediante misure dell'elettro-retinogramma multifocale (mfERG).    La ripetizione di mfERG dopo 4 settimane di drastica riduzione dell’utilizzo del computer ha rivelato un miglioramento significativo nelle risposte foveali e nelle prestazioni visive del gruppo di studio con CVS rispetto ai controlli. Dopo l’intervento, la maggior parte dei partecipanti ha riportato un miglioramento di molti disturbi soggettivi, in particolare del mal di testa, dell’affaticamento agli occhi, della visione sfocata, del dolore al collo e alle spalle: un insieme di prove coerenti con l'ipotesi che i cambiamenti mfERG provocati dalla disfunzione foveale indotta dallo schermo sono reversibili se si osserva una riduzione del tempo complessivo di visualizzazione dello schermo ≤1 ora al giorno.   Visti questi risultati gli autori ipotizzano un completo recupero delle funzioni foveali e delle prestazioni visive originali con l’interruzione completa dell'uso dello schermo.  

(1. Lema AK et al. Computer vision syndrome and its determinants: A systematic review and meta-analysis. SAGE Open Med. 2022 Dec 9;10:20503121221142402. 

2. Seresirikachorn K, et al. Effects of digital devices and online learning on computer vision syndrome in students during the COVID-19 era: an online questionnaire study. BMJ Paediatr Open. 2022 Jun;6(1):e001429. 

3. Iqbal M et al. Analysis of the Outcomes of the Screen-Time Reduction in Computer Vision Syndrome: A Cohort Comparative Study. Clin Ophthalmol. 2023 Jan 7;17:123-134)