Via dal servizio sanitario pubblico. Ecco il bilancio sulle dimissioni in sanità
(da Doctor33) Nel 2021 gli ospedali italiani hanno perso quasi 3mila medici per dimissioni volontarie e circa 2mila tra infermieri e operatori sociosanitari hanno detto addio alle strutture sanitarie pubbliche. A evidenziarlo il presidente di Fiaso, Giovanni Migliore che oggi è intervenuto al convegno Great Resignation in sanità organizzato dalla Fondazione Scuola di Sanità pubblica della Regione Veneto all'auditorium di Venezia Mestre.
"La pandemia da Covid ha solo fatto da innesco al fenomeno delle 'grandi dimissioni' in sanità, peggiorando le condizioni di lavoro all'interno degli ospedali, già difficili a causa della mancanza del turn over e degli organici assottigliati da anni di blocco di spesa sul personale" ha sottolinato commenta Migliore nel suo intervento.
I dati sugli addii degli operatori sanitari elaborati da Fiaso sono quelli dell'Inps, del Conto Annuale del Tesoro e dell'Onaosi, e registrano nel 2021 l'abbandono di 2.886 medici ospedalieri, il 39% in più rispetto al 2020, che hanno deciso di lasciare la dipendenza dal SSN per proseguire la propria attività professionale altrove. Secondo questi dati, la media nazionale dei medici che hanno lasciato il Ssn nello stesso anno è del 2,9%, ma in regioni come la Calabria si sale al 3,8%, e in Sicilia al 5,18%. Nello stesso anno in Lombardia le dimissioni di medici dal Ssn crescono del 43%, triplicano in Liguria, salgono dal 2,04% al 3,29% in Puglia.
"Ogni anno le aziende sanitarie e ospedaliere perdono medici, infermieri e operatori sanitari che si dimettono e scelgono di lavorare altrove nel privato. Si tratta soprattutto dei professionisti impegnati nei pronto soccorso. Alla base degli abbandoni ci sono le condizioni di lavoro stressanti, dai pesanti turni di servizio con orari poco flessibili ai week end occupati da guardie e reperibilità, e il precariato che si protrae a lungo con stipendi inadeguati rispetto alla media europea. Tutte ragioni direttamente collegate con la carenza di personale - analizza il presidente Fiaso,Migliore - Da tempo ormai come Fiaso ribadiamo la necessità di superare il tetto di spesa per il personale, fermo al 2004, per poter procedere con investimenti nelle risorse umane: occorre assumere, anche i medici specializzandi dei primi anni, se necessario, con contratti libero-professionali, per rinforzare gli organici e garantire da un lato, migliori condizioni di lavoro per i dipendenti e dall'altro, un'assistenza più efficiente per i pazienti".
"All'incremento del personale - prosegue Migliore - va associata una necessaria gratificazione economica, in particolare per chi lavora nei pronto soccorso delle aree più a rischio e più marginali. Ma per recuperare attrattività il servizio sanitario nazionale deve poter garantire agli operatori valorizzazione professionale e benessere organizzativo. Tutto questo si fa investendo risorse economiche nel fondo sanitario nazionale, arrivando almeno all'8% del Pil, e sbloccando i tetti di spesa che ci consentirebbero di assumere a tempo indeterminato i nostri professionisti: è questa la richiesta che rivolgiamo anche al nuovo governo".
AVVISO PUBBLICO DI PROCEDURA COMPARATIVA PER SOLI TITOLI PER IL CONFERIMENTO DI INCARICHI A TEMPO DETERMINATO DI MEDICO PRESSO I COMANDI DEI VIGILI DEL FUOCO, LE SCUOLE CENTRALI ANTINCENDI E LA SCUOLA DI FORMAZIONE OPERATIVA
scadenza 12 dicembre 2022
http://www.vigilfuoco.it/sitiVVF/forlicesena/avviso.aspx?a=26362&s=701
La nuova campagna vaccinale sarà un flop. Ecco perché
Se da parte del ministero della Salute l’unica informazione che si fa sulla vaccinazione Covid si continuerà a concentrare esclusivamente sul reintegro a lavoro del personale sanitario no vax, su cosa possa o non possa fare una persona non vaccinata e su chi possa evitare di ricorrere alla quarta dose con i vaccini aggiornati, il rischio di far diventare un grande flop l’attuale campagna vaccinale diventa quasi una certezza Leggi L'articolo completo al LINK
OMS, il cambiamento climatico è la principale minaccia alla salute umana
(da Unvadis) L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha nuovamente messo in guardia la comunità medica sull’importanza dei negoziati in corso in Egitto sulle contromisure da adottare per contrastare il riscaldamento globale e limitare i suoi effetti anche dal punto di vista della salute umana: è in atto da tempo una grave crisi sanitaria responsabile della morte di molte persone, ha ricordato il Direttore Regionale per l’Europa Hans Henri P. Kluge, e si sta facendo ancora troppo poco, e troppo lentamente. L’estate appena trascorsa è stata la più calda di sempre, e anche le temperature medie del mese di agosto sono senza precedenti, secondo le rilevazioni del sistema comunitario Copernicus che segue via satellite l’andamento del cambiamento climatico. Le alte temperature, a loro volta, hanno contribuito a scatenare ampi incendi che hanno fatto impennare le emissioni di carbonio ai livelli del 2007, e causato direttamente e indirettamente altri decessi, tra i professionisti delle emegenze e nelle popolazioni costrette ad abbandonare le proprie case devastate dal fuoco. Secondo i calcoli dell’OMS, nei tre mesi estivi le sole ondate di calore hanno causato la morte di almeno 15.000 persone (ma è una cifra relativa solo a pochi Paesi, destinato ad aumentare via via che gli altri Paesi comunicheranno i propri eccessi di mortalità), aggravando le condizioni di salute di molte persone con malattie cardiocerebrovascolari e respiratorie croniche, e con diabete. Il continente europeo è particolarmente a rischio perché è quello che tra il 1961 e il 2021 ha registrato gli aumenti più marcati della temperatura, secondo un rapporto appena pubblicato dall’Organizzazione Meteorologica Mondiale (WMO). “Le temperature estreme hanno causato la morte di oltre 148.000 persone nella regione europea in cinquant’anni. Poi nel solo ultimo anno il bilancio è stato di altri 15.000” ha ammonito Kluge, invitando ad aumentare decisamente gli sforzi per adottare misure di adattamento e anche di mitigazione.
Esempi di misure di adattamento sono i piani d’azione per tutelare la salute in caso di ondate di calore, per proteggere le comunità e in particolare i soggetti più fragili. Oltre 20 Paesi hanno adottato piani di questo tipo, il che, secondo il direttore dell’OMS per l’Europa, è certo incoraggiante ma rimane insufficiente. Altrettanto insufficienti sono gli attuali sforzi di mitigazione, che devono portare a società – e a sistemi sanitari resilienti e sostenibili, quindi con basse emissioni. “Occorre continuare a ripeterlo: abbiamo bisogno di fronteggiare insieme e con efficacia il mutamento climatico. Abbiamo bisogno di più azioni concrete in Europa e non solo” ha concluso Kluge. L'allarme per le conseguenze sanitarie del cambiamento climatico traspare anche dai risultati di un recento sondaggio condotto dalle testate del gruppo Medscape su medici di tutto il mondo. Il sondaggio pubblicato dalla testata mericana vede il cambiamento climatico al primo posto tra le preoccupazioni dei medici, con il 61% dei rispondenti che si dichiara preoccupato o molto preoccupato. Sette su 10 ritengono che il clima debba essere una delle priorità di intervento a livello globale, pena la diffusione di malattie infettive, respiratorie e cardiovascolari.