È la pelle la nuova sentinella di inquinamento ambientale
(da Sanità Informazione) Skin to skin, ovvero pelle a pelle, fin dai primi minuti di vita. È così che il neonato sperimenta il suo iniziale contatto con il mondo, attraverso la sua cute vicina a quella della sua mamma. La pelle ci permette di conoscere più a fondo le persone e le cose che ci circondano, facendocene percepire consistenza e temperatura e, nello stesso tempo, è la prima barriera che ci protegge dall’esterno. Essendo la parte del nostro corpo più direttamente esposta all’ambiente ne assorbe anche tutto l’inquinamento, tanto che la medicina ambientale l’ha candidata a diventare una delle sentinelle più accurate ed attendibili.
L’ambiente si specchia sulla nostra pelle «Analizzando la cute di un individuo sarà possibile identificare il grado di inquinamento del luogo in cui vive o ha vissuto, non solo quando la pelle sarà invecchiata ed avrà prodotto radicali liberi, spesso conseguenza proprio di una marcata esposizione a fonti inquinanti, ma anche prima che i risultati dell’eventuale contaminazione siano visibili agli occhi – spiega Paolo Mezzana, responsabile SIMA (Società Italiana di Medicina Ambientale) Lazio, medico ambientale e specialista in chirurgia plastica, ricostruttiva ed estetica -. Anche i capelli sono attendibili sentinelle ambientali. Anzi, a differenza della pelle, soprattutto se molto lunghi, ci conducono ancora più indietro negli anni».
Effetti a lungo termine In altre parole, da un’accurata analisi del tessuto epiteliale di una sola persona, non solo potranno essere messi in evidenzia i rischi per la salute individuale, partendo dalle conseguenze a breve e lungo termine, conosciute o prevedibili, degli inquinanti a cui è stata esposta, ma anche quelli del benessere collettivo, ovvero di tutti coloro che vivono o hanno vissuto nel medesimo luogo. «Laddove fossero ravvisati dei potenziali e seri rischi per la salute umana, non solo sarà possibile intervenire immediatamente sottoponendo la popolazione locale a screening mirati, così da individuare e curare precocemente eventuali patologie, ma potranno essere pianificate e messe in atto delle azioni correttive che abbassino il livello di inquinamento ambientale, lasciando in eredità alle generazioni future un ambiente salubre», aggiunge Mezzana.
L’ausilio delle nuove tecnologie Per ottenere tali risultati non sarà necessaria un’analisi invasiva della pelle, attraverso ad esempio una biopsia cutanea, ma sarà possibile eseguire test non invasivi con l’ausilio delle nuove tecnologie. «Grazie allo sviluppo delle nanotecnologie oggi disponiamo di sensori cutanei in grado di rilevare i parametri della cute, in profondità e in tempo reale. Il microscopio elettronico confocale ci rivela a cosa è stata esposta la pelle che stiamo analizzando, così da poter suggerire al soggetto in questione cosa evitare per il futuro e individuare le correzioni ambientali necessarieaffinché altre persone che vivranno nello stesso luogo possano evitare di subire nuovamente gli stessi danni», spiega lo specialista.
Effetti a breve termine Tuttavia, accanto agli effetti dell'inquinamento visibili solo a lungo termine sulla nostra pelle, sulla cute stessa o attraverso l’insorgenza di patologie, comprese quelle oncologiche, a carico degli organi più svariati, ce ne sono altri, individuabili fin da subito. «Innanzitutto – dice il responsabile SIMA Lazio -, la nostra pelle può subire un danno immediato ed acuto da contatto con sostanze tossiche che possono scatenare una reazione infiammatoria. In questa stagione, poi, attenzione massima al sole: le conseguenze che scaturiscono da un’inappropriata esposizione, nelle ore centrali della giornata e senza protezione, possono dare origine ad eritema e vesciche, che compaiono subito, o a manifestazioni croniche che, come tali, si protraggono nel tempo. Sono i raggi ultravioletti ad essere nocivi per la nostra salute: il sole di oggi non è quello di trent’anni fa e nemmeno le temperature sono le stesse di quelle percepite alla fine del secolo scorso. Per questo, oggi più di ieri, è urgente porre grande attenzione alla salute dell’ambiente, inscindibile – conclude Mezzana – da quella umana».
Un medico su 5 in ospedale per più di 48 ore a settimana
(da DottNet) «Riceviamo ormai quotidianamente denunce di medici che sono costretti a lavorare per più di 48 ore a settimana, senza rispettare le 11 ore di riposo tra un turno e l’altro, violando la normativa europea sull’orario di lavoro. Una situazione intollerabile, con medici sempre più stressati e in burnout, su cui occorre intervenire immediatamente: ogni richiesta di aiuto indirizzata alla Federazione CIMO-FESMED sarà immediatamente inoltrata all’Ispettorato Nazionale del Lavoro, richiedendo un intervento ispettivo in tutte quelle aziende ospedaliere dove l’organizzazione del lavoro è fondata esclusivamente sugli straordinari del personale, su medici tappabuchi e su diritti ignorati. Invitiamo pertanto tutti i medici vittima di tale sistema a segnalare la propria situazione al segretario aziendale o alla sede nazionale. Sono certo che purtroppo saremo costretti a inondare l’Ispettorato del Lavoro di richieste», dichiara in una nota Guido Quici, Presidente del sindacato dei medici Federazione CIMO-FESMED. «In uno degli ultimi sondaggi promossi dalla Federazione CIMO-FESMED – prosegue – è emerso che un medico su cinque rimane in ospedale per più di 48 ore a settimana, con tutte le conseguenze che un tale impegno ha sulla salute psico-fisica dei professionisti e sulla qualità delle cure fornite ai pazienti: la stanchezza, infatti, aumenta notevolmente la possibilità di commettere degli errori. Inoltre, il burnout e lo stress lavoro-correlato sono tra le principali motivazioni che spingono sempre più medici a dimettersi dalle strutture pubbliche». «Eliminare il tetto alla spesa del personale, in modo da poter colmare i vuoti di organico che costringono le Direzioni a trovare le soluzioni più fantasiose per assicurare i servizi, è la priorità numero uno per salvare il Servizio sanitario nazionale», conclude Quici.
Formazione Ecm. Per il triennio 2020-2022 obbligo formativo ridotto di un terzo. Cogeaps autorizzato ad applicare misura
Arriva la delibera della Commissione nazionale per la formazione continua che ha dato mandato al Cogeaps di applicare dal 31 luglio 2022 la misura inserita prima nel Decreto Scuola e successivamente nel Decreto Rilancio il bonus ECM. . Leggi L'articolo completo al LINKhttps://www.quotidianosanita.it/lavoro-e-professioni/articolo.php?articolo_id=106634&fr=n
Fascicolo sanitario elettronico. Le nuove linee guida in Gazzetta. Ecco come funzionerà
Sono operative le nuove indicazioni tecniche per il nuovo FSE dove si potranno consultare i propri dati clinici, prenotare e pagare le prestazioni, accedere ai servizi di Telemedicina, ricevere informazioni sulla propria patologia. Ma non sarà utile solo per i cittadini: i medici potranno accedere ed utilizzare i dati clinici degli assistiti e consultarsi con altri professionisti. I farmacisti potranno consultare in tempo reale il foglio informativo della terapia e verificare la terapia erogata al paziente. Ma pure gli infermieri gli altri Professionisti Sanitari potranno accedere ai dati clinici degli assistiti che seguono. Leggi L'articolo completo al LINK