Dormire poco aumenta il rischio di demenza

(da Univadis)  Negli adulti di mezza età (da 50 a 60 anni), una durata del sonno generalmente breve (≤6 ore), rispetto a quella che è considerata una normale durata del sonno (7 ore), è associata a (molto) lungo termine a un rischio relativo indipendente di demenza che è maggiore del 30%  L’analisi di 8.000 partecipanti nello studio di coorte prospettico britannico Whitehall II, 521 dei quali con diagnosi di demenza nell’arco di un follow-up molto lungo (25 anni; età mediana alla diagnosi di 77 anni), ha riscontrato un aumento del 30% del rischio relativo di demenza, indipendentemente dalle caratteristiche sociodemografiche, cardiometaboliche e di salute mentale.

(Association of sleep duration in middle and old age with incidence of dementia  https://www.nature.com/articles/s41467-021-22354-2)

Comunicato ufficiale sui comportamenti antiscientifici e/o contrari all’obbligo vaccinale dei Professionisti Sanitari e sociosanitari rispetto alla pandemia da SARS-CoV-2

Le Federazioni Nazionali degli Ordini delle Professioni Sanitarie e il Consiglio nazionale degli ordini degli Assistenti sociali, riuniti in un tavolo interfederativo, hanno emanato un comunicato ufficiale nel quale stigmatizzano le violazioni deontologiche da parte degli iscritti e i comportamenti antiscientifici rispetto alla pandemia da SARS-CoV-2 ed al ruolo dei vaccini antivirali 

Ecco le borse di studio Enpam per i figli dei liberi professionisti

(da enpam.it)   Novità importante per tutti i liberi professionisti iscritti all’Enpam. Da quest’anno, infatti, l’ente previdenziale di medici e odontoiatri, comincia a erogare borse di studio ai figli dei camici bianchi attivi e pensionati che versano la Quota B. Le borse, in totale 300, sono riservate agli studenti universitari.

VALORE DEL SUSSIDIO    Il bando attualmente in corso si rivolge agli iscritti all’anno accademico 2020/2021 e prevede per loro un assegno di 3.100 euro. L’importo viene maggiorato del 50 per cento (diventando di 4.650 euro) per chi si laurea con 110 e lode entro quest’anno. Per fare domanda, attraverso l’area riservata del sito dell’Enpam, ci sarà tempo fino al 20 dicembre.

REQUISITI DEGLI STUDENTI     I figli dei camici bianchi interessati alla borsa di studio devono innanzitutto avere un’età non superiore ai 26 anni. Dovranno poi essere in regola con gli studi.   Con questo si intende avere conseguito tutti i crediti previsti per gli anni accademici precedenti e almeno la metà dei crediti previsti per l’anno 2020/2021.    “Vogliamo essere vicini alle famiglie dei nostri iscritti durante la carriera, negli appuntamenti che la vita presenta – ha commentato il presidente dell’Enpam, Alberto Oliveti –. Per questo la Fondazione vuole contribuire a ridurre i costi sostenuti per far studiare i figli. Oltretutto, investire nella formazione deve essere una priorità per le casse dei professionisti, perché è solo grazie alla qualità del lavoro che si rilancia la professione”.

REQUISITI DEI PROFESSIONISTI   Il libero professionista interessato può fare domanda se iscritto alla Quota B e se ha un reddito che non supera 6 volte il trattamento minimo Inps. Questo limite è aumentato di un sesto (6.702,54 euro) per ogni ulteriore componente del nucleo.  Per fare un esempio, per una famiglia di quattro persone il limite di reddito è di 60.322 euro.  L’incremento per ogni familiare, inoltre, raddoppia nel caso in cui il componente sia invalido almeno all’80 per cento.

STANZIAMENTO    Lo stanziamento per le borse di studio ai figli universitari dei contribuenti Quota B potrà arrivare quest’anno a 1,4 milioni di euro e si aggiunge ai fondi messi a disposizione per gli universitari, figli della generalità degli iscritti Enpam, che hanno ottenuto l’ammissione ai collegi di merito.   Per questi ultimi esiste una borsa specifica più alta, di 5mila euro. In questo caso però, le domande potranno essere presentate solo fino al 12 novembre.

Bimbi a rischio ‘covibesity’, pediatri puntano a stili vita post pandemia

(da Adnkronos Salute)  Si chiama 'covibesity', un termine comparso in letteratura scientifica per descrivere l'aumento obesità dovuto al confinamento imposto durante la pandemia. Con il cambiamento, in peggio, delle abitudini alimentari e la riduzione delll'attività fisica che hanno portato al raddoppio (e oltre) dell'indice di massa corporea in bambini e ragazzi. Proprio per favorire corretti stili alimentari e di vita, la Società italiana di pediatria (Sip) ha aderito al progetto 'Non siete soli' promosso da Eni Foundation, in collaborazione con Cisom, Caritas Ambrosiana e Fondazione banco alimentare. All'interno del progetto la Sip promuoverà campagne di educazione rivolte alle famiglie, ai ragazzi, con alcune iniziative nelle scuole, e ai pediatri a partire da un poster in distribuzione agli 11mila pediatri che aderiscono alla società scientifica.  Secondo uno studio dei Cdc (Centers for Disease Control and Prevention), condotto su oltre 432mila bambini e ragazzi tra 2 e 19 anni, il tasso di incremento dell'indice di massa corporea (che misura il rapporto tra peso e altezza) è raddoppiato rispetto al periodo pre-pandemico, e nella fascia di età tra 6 e 11 anni è addirittura aumentato di 2 volte e mezzo, mentre la percentuale di bambini e ragazzi obesi censiti nello studio in un anno è passata dal 19,3% al 22,4%. E chi era già in sovrappeso o obeso ha guadagnato oltre mezzo kg al mese, un ritmo di crescita che, trasposto in 6 mesi, significa 3-4 kg in più: più del doppio di quello che dovrebbe essere il giusto aumento di peso di un bambino sano.

Per i bambini e gli adolescenti italiani, che già prima della pandemia registravano tassi di sovrappeso pari al 20,4% e di obesità pari al 9,4%, il quadro non sembra essere molto diverso se si considera che diversi studi hanno dimostrato un aumento del consumo di dolci e alimenti calorici e della sedentarietà, rispetto al periodo pre-pandemico. Circa il 40% dei bambini ha modificato le proprie abitudini alimentari durante la pandemia, il 27% ha mangiato di più, incrementando in particolare il consumo di snack (60,3%), di succhi di frutta (14,0%) e di bibite (10,4%). Di contro, è aumentato di circa 5 ore al giorno il tempo passato davanti a uno schermo nei bambini di età compresa tra 6 e 18 anni (complice la Dad).  "Alla luce di questo scenario, diventa ancora più importante promuovere l'adesione alle raccomandazioni di una corretta alimentazione di bambini e adolescenti perché l'epidemia dilagante di obesità infantile, aggravata dalla pandemia, è più silenziosa, ma altrettanto pericolosa di quella ingenerata dal Covid-19", afferma Annamaria Staiano, presidente Sip e docente di Pediatria all'Università Federico II di Napoli. "Oltre a sovrappeso e obesità, diverse forme di malnutrizione sono state esacerbate dalla pandemia da Covid-19. Basti pensare ai disturbi dell'alimentazione, cresciuti del 30%", evidenzia Francesco Chiarelli, presidente Sip Abruzzo e direttore delle Scuole di specializzazione in Pediatria di Chieti e L'Aquila. "Deve essere chiaro - aggiunge - che mantenere un corretto stato nutrizionale è fondamentale per la salute di bambini e adolescenti, specialmente in un periodo come quello attuale, in corso di emergenza sanitaria".

Ma quali sono le principali raccomandazioni per una corretta alimentazione in età pediatrica e adolescenziale? "Il modello alimentare di riferimento è la dieta mediterranea - rimarca Elvira Verduci consigliere nazionale Sip e docente di Pediatria all'Università degli Studi di Milano - ricca di alimenti di origine vegetale (verdure frutta, cereali integrali, legumi, semi), caratterizzata dall'impiego di olio di oliva come principale fonte di grassi aggiunti e da un consumo moderato di pesce, uova, pollame e prodotti caseari abbinato ad un ridotto consumo di carne rossa. Diversi studi su bambini e adolescenti hanno dimostrato che minore è l'aderenza al modello mediterraneo e maggiore è la prevalenza di sovrappeso e obesità".