Fnomceo: per i medici sui social occorrono linee guida
(da DottNet ) Linee guida e codici di comportamento per i medici che utilizzano i social. Una 'necessità' secondo la Federazione nazionale degli Ordini dei medici e degli odontoiatri (Fnomceo) di cui si parlerà al Convegno Triveneto dedicato all' Ict (Information and communication technology), organizzato dalla stessa Fnomceo e dagli Ordini dei medici di Belluno, Rovigo e Trieste, giunto alla terza edizione. L' incontro si svolgerà a Cortina D'Ampezzo dal 31 gennaio al 2 febbraio e sarà intitolato alla memoria di Claudio Pandullo, il presidente dell' Ordine di Trieste recentemente scomparso. Un appuntamento che affronterà le diverse sfaccettatura del tema. I medici si confronteranno, per esempio, sulla 'Sindrome di Hikikomori', che, in giapponese, significa 'stare in disparte' e colpisce soprattutto gli adolescenti, che rifiutano di uscire e di intrattenere rapporti sociali, rimanendo nella propria stanza a scrivere, ascoltare musica, navigare su internet. Se ne è parlato a proposito del recente fatto di cronaca che avrebbe visto, in provincia di Bari, un' intera famiglia vivere reclusa per più di due anni. Ma se la sindrome di Hikikomori - si legge in una nota della Fnomceo - è un fenomeno già conosciuto nella società dei paesi orientali anche prima dell' avvento del web, la dipendenza crescente, nelle società occidentali, dalle nuove tecnologie, e in particolare da internet e dai social network, ha fatto sì che il ritiro sociale sia diventato un problema globale. Al centro dei lavori del Convegno Triveneto ci saranno, quest' anno, 'Privacy e tutela dei dati in sanità, innovazioni in medicina, intelligenza artificiale, robotica'. Tra gli argomenti trattati, anche il cyberbullismo.
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Studio Usa, una prescrizione su 4 di antibiotici è inutile
(da DottNet) In tempo di malanni influenzali e allarme super-bug, occhio alle ricette facili di antibiotici. Quasi un quarto delle prescrizioni di questi farmaci per bambini e adulti potrebbe essere inutile. Almeno secondo uno studio americano dell' Università del Michigan. Un bimbo su 10 e un adulto su sei hanno ricevuto antibiotici di cui non avevano bisogno almeno una volta nel 2016, suggerisce infatti la ricerca. Complessivamente, secondo i ricercatori, il problema ha riguardato quasi un quarto delle ricette, e circa 1 paziente su 7. Il team ha esaminato le prescrizioni di antibiotici per 19,2 milioni di bambini e adulti americani (con assicurazione privata) tra 18 e 64 anni, relative al 2016: il 23% delle ricette non era clinicamente giustificato, il 36% era potenzialmente appropriato e il 28% non era associato a nessuna diagnosi documentata. La ricerca è stata pubblicata sul 'British Medical Journal'. "L' uso eccessivo di antibiotici è ancora dilagante e tocca un enorme numero di pazienti", dice l' autore principale dello studio Kao-Ping Chua, ricercatore e pediatra presso l' Università del Michigan. "Nonostante decenni di miglioramenti e iniziative educative, si stanno ancora compilando ricette di antibiotici per malattie che potrebbero migliorare da sole". Circa 7,6 milioni (40%) dei 19,2 milioni di soggetti monitorati hanno ricevuto almeno una prescrizione di antibiotici nel 2016 e 2,7 milioni (14%) sono incappati in almeno una prescrizione inappropriata. Non solo, nei bambini, gli antibiotici sono la principale causa di visite al pronto soccorso per eventi avversi legati all' assunzione dei farmaci, secondo un recente studio dei Centers for Disease Control and Prevention. I potenziali effetti collaterali di questi medicinali includono reazioni allergiche, infezioni fungine e diarrea. A lungo termine però, sottolinea Chua, la più grande preoccupazione è che l' uso eccessivo di antibiotici contribuisca allo sviluppo di batteri resistenti, rendendo così malattie che una volta erano facilmente curabili con questi farmaci incurabili e pericolose. E aprendo la strada a un' apocalisse antibiotica paventata dalla stessa Organizzazione mondiale della sanità.
Recupero Crediti ECM triennio 2014-2016
Ricordiamo ancora a tutti gli iscritti che la Commissione Nazionale per la Formazione Continua, nel corso della riunione del 27 settembre u.s., ha adottato una delibera con la quale sono state approvate alcune modifiche che prevedono la possibilità, per tutti i professionisti sanitari che nel triennio 2014/2016 non abbiano soddisfatto l’obbligo formativo triennale, di completare il conseguimento dei crediti con la formazione ECM svolta nel triennio 2017/2019 (al netto di esoneri, esenzioni ed eventuali altre riduzioni). Nello specifico, i crediti maturati entro il 31 dicembre 2019 possono essere trasferiti al triennio precedente agendo direttamente al sito CoGeAPS (Consorzio Gestione Anagrafica Professioni Sanitarie) raggiungibile sempre al link http://www.cogeaps.it
Ovviamente, i crediti destinati al "recupero" del debito formativo e trasferiti per competenza al triennio 2014/2016, non saranno poi considerati ai fini del soddisfacimento dell’obbligo del triennio 2017/2019. Gli iscritti in condizione di "carenza formativa" devono quindi conseguire un numero maggiore di crediti per ogni anno solare, per riuscire a trasferirne una parte nel triennio precedente senza incorrere in una nuova situazione di carenza.
ISS: i medici in Italia sono troppi? Falso
(da AdnKronos Salute) La maggior parte dei medici che lavora per il nostro Servizio sanitario nazionale (Ssn) «andrà in pensione nei prossimi 10 anni (62% dei camici di medicina generale, 58% dei pediatri di libera scelta); per questo, nel prossimo futuro potremmo non averne abbastanza per sopperire alle necessità di salute della popolazione residente nel nostro Paese». Così gli esperti dell'Istituto superiore di sanità (Issalute.it), che, in partnership con l'AdnKronos Salute, smontano le fake news che circolano sul numero dei camici bianchi in Italia. «In molti ancora pensano che in Italia i medici siano troppi, a scapito di altre figure professionali sanitarie - proseguono gli esperti - Da molti anni lo Stato italiano, in considerazione dell'età media dei mediciattualmente in servizio, si è dotato di un sistema di programmazione con il fine di garantire un numero appropriato di medici da formare per gli anni a venire. Dal 1999, in Italia, l'ammissione al corso di Laurea in Medicina e Chirurgia è riservata ai vincitori di un apposito concorso pubblico». Il ministero della Salute e il Miur stabiliscono, congiuntamente, il numero di accessi alle Facoltà di Medicina e alle Scuole di specializzazione in base ai fabbisogni espressi da regioni e province autonome. «Questo sistema dovrebbe garantire che il numero dei medici formati nel nostro Paese sia quello necessario a sopperire alle richieste della popolazione - ricorda l'Iss - È evidente che una programmazione del genere non è semplice ed è in continua evoluzione; nonostante le difficoltà, però, le istituzioni stanno avviando anche un processo di riforma del percorso di formazione medica, proprio per rispondere meglio alle necessità di salute dei cittadini».