Pressione arteriosa, il limite di normalità femminile è più basso

da M.D.Digital)   Uno studio dello Smidt Heart Institute del Cedars-Sinai pubblicato su Circulation ha dimostra che nelle donne l’intervallo di pressione arteriosa "normale" è inferiore rispetto a quello degli uomini. Lo studio dunque, evidenziando differenze di genere nei valori pressori, è in controtendenza alle definizioni contenute nelle linee guida per la pressione arteriosa, che indicano sia per le donne che per gli uomini lo stesso limite di pressione considerata normale.  Questi risultati, commentano gli autori, suggeriscono che un approccio unico per entrambi i sessi nella definizione di normotensione può essere dannoso per la salute di una donna. Aggiungendo che in base a questi dati sarebbe opportuna una rivalutazione delle linee guida sull’ipertensione che non tengono conto delle differenze di sesso. Per anni, 120 mmHg è stato considerato il limite superiore normale per la PAS negli adulti, al di sopra del quale si definiscono i diversi gradi di ipertensione.  In questo recente studio, il team di ricercatori ha esaminato le misurazioni della pressione arteriosa condotte in quattro studi di comunità, comprendenti più di 27.000 partecipanti, il 54% dei quali erano donne. L’analisi ha permesso di confermare il valore soglia di 120 mmHg nell’uomo mentre nella donna il rischio di sviluppare qualsiasi tipo di malattia cardiovascolare (inclusi infarto, insufficienza cardiaca e ictus) correlato all’ipertensione inizia a manifestarsi con valori superiori a 110 mmHg.    Precedenti studi degli stessi ricercatori avevano suggerito i vasi sanguigni della donna invecchiano più velocemente rispetto a quanto accade nell’uomo, confermando che le donne hanno una biologia e una fisiologia diverse rispetto agli uomini e possono essere più suscettibili di sviluppare alcuni tipi di malattie cardiovascolari e in diversi momenti della vita. In tutti gli studi del team il confronto dei valori pressori è stato effettuato nel medesimo sesso (donne con donne e uomini con uomini) piuttosto che con il modello comune di confronto tra donne e uomini.  Se il range fisiologico ideale della pressione arteriosa femminile è davvero inferiore rispetto a quello maschile, gli attuali approcci terapeutici per il controllo dell’ipertensione devono essere rivalutati.     Il passo successivo cui i ricercatori intendono dedicarsi è valutare se le donne debbano essere trattate per l'ipertensione quando la PAS è superiore a 110 mmHg, ma ancora inferiore al valore di 120 mmHg dell’uomo.

(Hongwei Ji, et al. Sex Differences in Blood Pressure Associations With Cardiovascular Outcomes, Circulation 2021. DOI: 10.1161/CIRCULATIONAHA.120.049360)

Herpes Zoster. Ministero: “In arrivo nuovo vaccino, efficacia fino al 97%”

Con una circolare dalla Salute informa che quest’anno sarà commercializzato in Italia, tramite il canale pubblico, un nuovo vaccino ricombinante adiuvato contro HZ, indicato nelle persone a partire da 50 anni d’età e negli individui ad aumentato rischio di HZ a partire da 18 anni d’età. Ricordiamo che la vaccinazione anti HZ deve essere offerta attivamente ai soggetti di 65 anni d’età e ai soggetti a rischio a partire dai 50 anni di età.  Leggi L'articolo completo al LINK

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Medici internisti Fadoi, ‘troppa burocrazia intralcia vaccinazioni’

(da Adnkronos Salute) - "Sui vaccini una burocrazia imperante sta distogliendo i medici, ospedalieri e di famiglia, da quelli che dovrebbero essere i loro veri compiti: curare e, per l'appunto, vaccinare". A denunciare "il peso dei tanti adempimenti amministrativi che distraggono i medici dalle loro attività assistenziali" è Dario Manfellotto, presidente della Fadoi, la Federazione dei medici internisti ospedalieri che "hanno in carico il 70% dei pazienti Covid - ricordano - hanno aderito al 100% alla vaccinazione e sono in prima fila nella campagna vaccinale" anti-Covid.      Il presidente Draghi, evidenzia la Fadoi in una nota, proprio ieri ha sottolineato la necessità di privilegiare nella profilassi anti-Covid le persone più fragili e le categorie a rischio. "Però la selezione delle persone estremamente vulnerabili, che giustamente insieme agli ultraottantenni devono avere accesso privilegiato all'immunizzazione - spiega Manfellotto - viene richiesta da Regioni e Asl imponendo una procedura burocratica eccessiva con la richiesta di dati anagrafici, codice fiscale, codici di esenzione e altre informazioni che dovrebbero essere invece già a portata di click delle aziende sanitarie, se non fosse che solo un quarto dei fascicoli sanitari elettronici sono stati implementati con le informazioni sanitarie complete su ciascun assistito".   "Purtroppo questi dettagli prevalgono sulla valutazione clinica dei medici", osserva il numero uno della Fadoi che aggiunge: "Oggi è di nuovo il momento del 'whatever it takes'. Non lasciamo prevalere il 'whatever it blocks' della burocrazia", invita, parafrasando le parole più note di Mario Draghi.     "L'impressione" del presidente degli internisti ospedalieri italiani "è che tutta questa burocrazia serva a mascherare il problema irrisolto della carenza dei vaccini e i criteri poco uniformi con i quali vengono distribuiti e somministrati, e a guadagnare tempo nell'attesa delle forniture di vaccini. E' chiaro che bisogna dare delle priorità, ma bisogna indicare veri e propri criteri clinici condivisi e di facile applicazione".   "Mi chiedo infatti - riflette Manfellotto - che senso abbia ad esempio aprire le prenotazioni per immunizzare gli over 70 quando fino ad oggi è stato vaccinato appena il 23% degli ultraottantenni. Il ministero della Salute ha stilato una lista delle priorità in base al livello di esposizione al rischio: si segua quella senza creare ulteriore confusione e perdite di tempo. Abbiamo sempre affermato la necessità di un coordinamento unico per affrontare l'emergenza Covid. La nostra piena disponibilità al lavoro del generale Figliuolo - conclude il numero uno della Fadoi - nella speranza che semplifichi i percorsi e agevoli il lavoro di noi medici".

Morti sospette per vaccino AstraZeneca. Non si sa ancora nulla ma per i medici già scatta l’accusa di omicidio colposo. Serve norma di tutela subito

Prima ancora del pronunciamento dell’Ema e dell’Aifa sulla rilevanza scientifica e statistica dell’evento, prima ancora del riscontro autoptico e della valutazione dell’eventuale nesso di causalità, la magistratura italiana, anche per la forza delle norme in cui agisce, è intervenuta considerando la responsabilità inerente l’atto medico con lo stesso metro adottato per le lesioni personali derivanti da un pestaggio o da un omicidio   Leggi L'articolo completo al LINK

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