FondoSanità diventa FondoPro e si apre a tutti i professionisti
(da enpam.it) Dal 1° ottobre FondoSanità cambia nome e diventa FondoPro, Fondo pensione complementare a capitalizzazione per i Professionisti. Non sarà soltanto un cambio di denominazione, logo e immagine, ma l’avvio di una nuova fase per una realtà che amplia il proprio perimetro di riferimento, aprendo l’adesione a tutti i professionisti e non più soltanto a quelli dell’area medico-sanitaria. La trasformazione punta così ad allargare sensibilmente la platea dei potenziali aderenti e, di conseguenza, a rafforzare ulteriormente un Fondo che ha già costruito nel tempo risultati molto soddisfacenti. L’ingresso di nuovi professionisti potrà quindi sostenere la crescita dimensionale del Fondo, consolidandone il ruolo nella previdenza complementare dedicata al mondo delle libere professioni.
Il passaggio a FondoPro rappresenta un’evoluzione nel segno della continuità. Per gli attuali iscritti non cambieranno la posizione previdenziale, la sede del Fondo né l’Iban utilizzato per i versamenti. Dal 1° ottobre cambieranno invece il nome, il logo, i colori, il sito internet (www.fondopro.it) e i canali social. “Il Fondo ha sempre creduto nell’importanza di una previdenza complementare capace di affiancare quella obbligatoria e, proprio per questo, nella necessità di renderla accessibile a una platea sempre più ampia di professionisti – sottolinea Stefano Mirenghi, presidente di FondoSanità e ora di FondoPro – . L’apertura a tutte le libere professioni è una scelta coerente con la nostra missione e con l’obiettivo di far crescere il numero degli aderenti. Siamo orgogliosi di questo nuovo passaggio, che rappresenta un’evoluzione naturale della nostra storia. Guardiamo al futuro con l’ambizione di costruire un Fondo sempre più ampio, inclusivo e vicino alle esigenze dei professionisti”.
Il nuovo nome sintetizza dunque l’ambizione di una realtà che vuole superare i confini originari per rivolgersi all’intero universo delle professioni. Una crescita della comunità degli aderenti che, oltre ad ampliare l’accesso alla previdenza complementare, potrà contribuire a rafforzare ulteriormente la dimensione e la solidità del Fondo.
Chi tira i fili? Da burattino a essere umano: uso ragionato dell’IA in sanità
«Chi tira i fili?» nasce dall’idea di creare un workshop utilizzando una fiaba come chiave per comprendere l’intelligenza artificiale in medicina.
L’edizione 2026 sceglie Le avventure di Pinocchio: la storia di una trasformazione, dal burattino mosso dai fili al bambino vero. È l’immagine perfetta del nostro rapporto con l’IA — possiamo lasciarci muovere come marionette, oppure imparare a tenerne i fili.
Come Pinocchio, non diventiamo «più umani» grazie a un upgrade improvviso, ma lungo un percorso fatto di studio, errori e cura: è il percorso, non il risultato, il vero fine. Da qui il principio guida del corso: l’IA deve amplificare l’intelligenza del medico, non sostituirla. Non vogliamo «medici di legno».
La giornata si alterna tra i temi più caldi dell’IA in sanità e momenti più pratici per imparare a usare — con metodo e spirito critico — le principali piattaforme di IA generativa, oltre a un panorama delle applicazioni cliniche per specialità. I temi affrontati spazieranno dai fondamenti dell’IA generativa al suo sviluppo ed utilizzo etica passando per i bias algoritmici ma anche cognitivi dell’essere umano come dipendenza e deskilling.
Sette bambini obesi su dieci rischiano di restarlo da adulti: l’allarme degli esperti
(da DottNet) L’idea che un bambino con obesità possa “allungarsi” crescendo e lasciarsi alle spalle i chili in eccesso è ancora molto diffusa. Ma la realtà raccontata dagli esperti è molto diversa. Nella maggior parte dei casi l’obesità non scompare con il passare degli anni e può trasformarsi in una condizione che accompagna la persona per tutta la vita, aumentando il rischio di sviluppare malattie croniche già in giovane età. Il monito arriva dall’Istituto superiore di sanità (Iss), che insieme all’Associazione medici endocrinologi (Ame Ets) ha dedicato un convegno al tema dell’obesità infantile e delle sue conseguenze a lungo termine.
Il problema
I numeri spiegano bene la portata del fenomeno. Secondo gli studi citati dagli specialisti, circa il 55% dei bambini con obesità continua a esserlo durante l’adolescenza e oltre il 70% degli adolescenti con obesità mantiene la stessa condizione anche da adulto. «Diversi studi hanno evidenziato che circa il 55% dei bambini obesi rimane obeso durante l’adolescenza e che oltre il 70% degli adolescenti con obesità continua a esserlo in età adulta», afferma Rocco Bellantone, presidente dell’Istituto Superiore di Sanità. Gli esperti definiscono questo fenomeno tracking dell’obesità: una sorta di traccia che tende a mantenersi nel tempo, rendendo sempre più difficile invertire la rotta se non si interviene precocemente.
I rischi per la salute
L’obesità infantile non è soltanto una questione estetica. Restare esposti per anni a un eccesso di tessuto adiposo può infatti favorire l’insorgenza di numerose patologie. Tra le conseguenze più rilevanti figurano il diabete di tipo 2, le malattie cardiovascolari, alcune forme di tumore e diversi disturbi psicologici. Un carico di problemi che può accumularsi progressivamente già dai primi anni di vita. «L’esposizione prolungata all’eccesso di tessuto adiposo determina un accumulo progressivo di danni metabolici e vascolari», spiega Marco Silano dell’Istituto superiore di sanità. Secondo gli esperti, questo processo può favorire la comparsa precoce di ipertensione, alterazioni dei grassi nel sangue e aterosclerosi, aumentando il rischio di eventi cardiovascolari nel corso della vita.
L’adolescenza, momento chiave
Aspettare che il problema si risolva da solo non è la strategia giusta, avvertono gli specialisti. Proprio l’adolescenza rappresenta infatti una fase decisiva in cui è possibile modificare il decorso della malattia. «L’obesità non va considerata una fase transitoria, dalla quale si possa semplicemente attendere di uscire con la crescita – sottolinea Roberto Vettor, endocrinologo dell’Irccs Istituto Clinico Humanitas Research Hospital di Rozzano – L’adolescenza rappresenta una finestra decisiva: intervenire precocemente modifica la traiettoria della malattia prima che questa si consolidi nell’età adulta». Per questo, aggiunge l’esperto, è necessario garantire un percorso di cura continuo, capace di accompagnare il paziente nelle diverse fasi della vita e non limitato ai soli interventi effettuati durante l’infanzia.
In Italia quasi un bambino su cinque è in sovrappeso
Nel nostro Paese il fenomeno continua a interessare una quota importante della popolazione più giovane. Tra i bambini di 8-9 anni, il 19% è in sovrappeso, il 10% vive con obesità e un ulteriore 2,6% presenta una forma grave della malattia. Le differenze territoriali restano marcate: le regioni meridionali e i contesti socioeconomici più fragili mostrano livelli più elevati di eccesso ponderale, confermando il ruolo che ambiente, reddito e opportunità educative possono avere sulla salute.
Una nuova linea guida per i casi più difficili
Per affrontare il problema, il Sistema nazionale linee guida dell’Iss ha pubblicato a luglio 2026 una nuova raccomandazione dedicata alla terapia del sovrappeso e dell’obesità resistenti al trattamento comportamentale negli adolescenti tra i 12 e i 18 anni. L’obiettivo è offrire ai professionisti strumenti aggiornati per gestire i casi in cui modificare alimentazione e stile di vita non basta. Un passo che riflette un cambiamento culturale importante: l’obesità non è una semplice mancanza di volontà, ma una malattia cronica che richiede diagnosi, cure e continuità assistenziale. Intervenire presto significa aumentare le possibilità di cambiare il futuro di un ragazzo, evitando che un problema nato nell’infanzia si trasformi in un peso per tutta la vita.
24 settembre 2026. DI CORSA VERSO LA VITA I 5 PASSI PER TORNARE ALLA VITA. Il libro dedicato al progetto delle Pink Ambassador di Fondazione Umberto Veronesi
? Giovedì 24 settembre, ore 18.00
? Biblioteca Malatestiana di Cesena – Aula Magna
Un incontro per portare la testimonianza concreta di come ricerca, prevenzione e attività fisica possano tradursi in percorsi di forza, consapevolezza e rinascita.
Interverranno:
Federica Alberti, Direttrice Wellness Foundation
Monica Ramaioli, Direttore Generale di Fondazione Umberto Veronesi ETS
Elena Dogliotti, Biologa Nutrizionista e Supervisore Scientifico per Fondazione Umberto Veronesi ETS
Giulia Cirelli, Pink Ambassador di Fondazione Umberto Veronesi
Modera Federica Mosconi, giornalista televisiva e conduttrice presso Teleromagna
L’appuntamento fa parte della Wellness Week ed è promosso da Fondazione Umberto Veronesi ETS in collaborazione con la Wellness Foundation.
Quando finiscono le terapie oncologiche inizia una fase nuova, tanto desiderata quanto complessa. Alla voglia di tornare alla vita si affianca spesso la paura che la malattia possa tornare. È a questo momento cruciale che è dedicato “Di corsa verso il futuro”, il libro di Fondazione Umberto Veronesi ETS, che racconta il progetto nazionale delle Pink Ambassador.
Il volume è pensato per sostenere le donne nel percorso di recupero fisico ed emotivo dopo il cancro, incoraggiandole ad affrontare quel “dopo” con maggiore consapevolezza e fiducia. Un percorso che unisce scienza e umanità, rigore medico e vissuti personali.
Vi aspettiamo giovedì 24 settembre, alle ore 18.00, presso la Biblioteca Malatestiana di Cesena.
Accoglienza ospiti a partire dalle ore 17.45.
Nel corso dell’evento saranno effettuate riprese fotografiche e audio-video. Accedendo all’area dell’evento, si intende acquisito il consenso al trattamento delle immagini e dei dati personali effettuato attraverso tali modalità. Sarà possibile recedere dal consenso in qualsiasi momento, rivolgendosi agli organizzatori.
Wellness Foundation Team

Nell’era dell’IA la decisione clinica resta responsabilità del medico
(da M.D.Digital) La trasformazione digitale della sanità impone di ripensare anche i confini dell’atto medico. È da questa premessa che nasce il lavoro dell’Omceo Roma, che ha presentato a Roma il volume “Etica e atto medico. Riflessioni e proposte”, curato da Francesca Gambetti, e il Documento programmatico elaborato dalla Commissione interna “Etica e atto medico”. Due strumenti che affrontano l’evoluzione della professione alla luce dell’intelligenza artificiale, della telemedicina, dei social media e della crescente complessità organizzativa dei sistemi sanitari.
Al centro della proposta c’è una distinzione ritenuta fondamentale: quella tra prestazione sanitaria e deliberazione clinica. Procedure e attività assistenziali possono essere svolte nell’ambito di un’équipe multiprofessionale e, nei casi previsti, condivise o delegate. Diverso è il giudizio clinico, che comprende l’interpretazione delle evidenze scientifiche, la valutazione della situazione individuale, i valori del paziente e le responsabilità che ne derivano.
Secondo l’Omceo Roma, questa dimensione decisionale rimane una prerogativa autonoma e non delegabile del medico. Una posizione che assume particolare rilievo con la diffusione dell’intelligenza artificiale nei processi diagnostici, decisionali e organizzativi: gli algoritmi possono offrire informazioni e supportare il professionista, ma non sostituire il processo attraverso il quale il medico assume una decisione clinica e ne risponde.
La relazione di cura oltre la tecnologia
Il volume “Etica e atto medico. Riflessioni e proposte”, con la presentazione del presidente dell’Omceo Roma Antonio Magi, affronta il tema attraverso contributi di clinici, filosofi, giuristi ed esperti di organizzazione sanitaria. L’obiettivo è confrontarsi con una medicina nella quale il medico non è più il detentore esclusivo del sapere, ma opera all’interno di sistemi multiprofessionali e tecnologicamente avanzati. È proprio in questo scenario che viene posto il tema della relazione di cura. Algoritmi, protocolli e linee guida possono contribuire a rendere più appropriati e sicuri i percorsi assistenziali, ma il rischio, secondo gli autori, è quello di ridurre la cura a una successione di procedure standardizzate. La tecnologia diventa quindi uno strumento da governare, mantenendo centrale l’ascolto e la valutazione della persona.
La riflessione riguarda anche i nuovi luoghi nei quali si esercita la medicina. All’ambulatorio, all’ospedale e al domicilio si sono aggiunti gli spazi virtuali e digitali della telemedicina e della comunicazione sui social media. Cambiano gli strumenti e i contesti della relazione con il paziente, ma non viene meno la responsabilità del medico nella decisione clinica.
Tre dimensioni dell’atto medico
Il Documento programmatico della Commissione “Etica e atto medico” individua tre dimensioni dell’agire professionale. – La prima è la deliberazione clinica, intesa come processo intellettuale e responsabile che orienta diagnosi, prescrizione e scelte terapeutiche, comprese quelle relative al fine vita. – La seconda è la prestazione sanitaria, cioè l’insieme degli atti clinici, chirurgici e diagnostici attraverso i quali viene concretamente realizzato l’intervento assistenziale. In questo ambito viene richiamata anche la centralità del consenso informato, considerato parte integrante dell’atto medico. – La terza comprende ricerca, formazione e organizzazione, considerate componenti della professione necessarie a garantire qualità delle cure e sostenibilità del sistema sanitario.
La proposta dell’Omceo Roma non viene presentata come una definizione definitiva, ma come una base di discussione per una professione destinata a confrontarsi con un’evoluzione tecnologica sempre più rapida. Il punto fermo indicato dal documento è però chiaro: l’innovazione può modificare strumenti e modalità dell’assistenza, ma non dovrebbe trasferire a sistemi automatizzati la responsabilità della decisione clinica. Per la Medicina generale, dove strumenti digitali, telemedicina e sistemi di supporto alle decisioni sono destinati ad avere un peso crescente, la distinzione assume una particolare rilevanza: la tecnologia può affiancare il medico, ma la valutazione complessiva del paziente e la responsabilità della scelta terapeutica restano affidate al professionista.